' BIBLIOTECA TEATRALE O S I A r RACCOLTA DI SCENICI COMPONIMENTI ORIGINALI, E TRADOTTI Che godono presentemente il più alto favore su i Teatri Italiani c °Rredata di discorsi , e notizie storico - critiche . Aut prodesse valunt , aut delectare Poete, Aut sirnul, & jucunda , Se. idonea dicere vita Horat. de Art. Poct. a. AR^*r* /yfnsrri^—- -IfTlS IN ROMA 18 I 5. ■Presso Crispino Pucchielli Stampatore in Via detta Valle num. 53. Cen permesso c/c' Superiori. PRODUZIONI CONTENUTE M ACEDO INE . ROSMONDA Tragedia del sig. Giuseppe M 1 ' laohisio . LA FESTA'DELfiA ROSA Commedia del Avvocato Antonio Simeone Sograri . IL MUTO , o sia LA FIGLIA DEL MISTER 0 Dramma. GLI AMORI DI TONINO Farsa del sig. Stt^ Scatti , NEL DECIMO TOMO I It MACEDOINE Mille trahitvaries adverso sole colore s. Virgilio ANTONIO SIMEONE SOGRAF1 ' ^ ^ ■ - na fata! notizia , derivata dalla morte del dì luf "io Fratello , aveva per un equivoco eccitati i vaio» s > Tiberini a pi eparare solenne funebre Accademia a ». est " loro illustre Socio Corrispondente ; ma 1' Improv- 1 nuova della sua ottima salute ha fatto sfrondare le j^ e paiate ghirlande di Cipresso , ed intrecciarle diLau- P er coronare le nuove produzioni di questo fervido , "«'«Mi*» G,nlo. LUDOVICO PIO O SIA •N»» è più tempo che Berta filava. tt ,. ' ^con.lissimo Avelloni è stato l'applaudito Auto- " , encfi C ' UeUa ' *' a " ,nat ' i; * pioiiiiione scritta per sema di l) U '° Cacatteii'.ta Vestris . fcccone l' argomento. 4. S ° C '. Jlu ' ire i 4 , ti.iase di questo infelice Re una sola Ne- IV potè , che fu da un fedel suo Cortigiano raccolta, e durante la vita di Carlo istesso tenuta ascosa nel seno delle rupi. Questa è Berta , che cresciuta in età sosteneva p c ' nosamente la vita filando inMisna sulle porte del Pala z ' 20 degli Avi suoi . Successe a Carlo Ludovico Pio , & cui è memorabile il fatto a cui lo condusse Lotario suo figlio ribelle , che sconfìtto dal Padte in quei contorni ricovrò incognito in casa di Berta . L'incontro di Ludovico- ca.11 Berta , la sorpresa di trovare il Figlio > n casa di questa ignota fanciulla , Ja sua pietà nel perdonare al figlio , il riconoscimento della Regia Stirpe, e di Berta, la pena data agli usurpatori , il premio dato alla virtù elevandola al trono , e sposandola a Lotario forma coli' intreccio di varj episodj il filo di miest azione divisa in cinque atti. V UNICA P E L L A N D I- Dopo sedici , e più mesi di lunga , penosa., e desolante malatria , la Compagnia Blanes ebbe il consolante annunzio Domenica 5. Settembre che questa in 1 * «inabile attrice da Verona sua Patria , e residenza tornava fra i suoi bravi , ed amati compagni . Questi con 1 ' binarono sul momento una festa . Con diverse CarroM e volarono ad incontrarla cinque miglia circa fuori dell* porta fra fes tevoli gridi di vera gioja . Giunta in P a ' dova fra il corteggio dell' enunciate carrozze, smonto in luogo preparato , ed ebbe il saluto da due piene orchestre. Si consumò quindi circa un' ora in lauto riftc- sco, e passando quindi in contigua sala adorna 1 di allusivi emblemi ricevette sopra di se una pioggia d or» fra ghirlande di lauro , e di fiori . Allora Carlotta 1»' tempri suo fidj allievo, amica dclsuocuoie, e pnnia ainoiosa della compagnia le presentò, un mazzo di i^ c " V fon? composizioni. Magnìfico fu '/ Pranzo , e Vi si af- ternarano i Brindisi e g ì estemroranei fra qua i sì distinsero un Sonetto dell' Avellani , ed alcun.-quartine in linguaggio Veneziano del Righetti . Dopo altra lauto ri fi esco fra le Donne della Compagnia fu condotta 'n carrozza circondata dagli Attori al suo a ! loggio . Nella sera deldi 11. Setttmbre tornò in scena per la prima volta con laGometffa . / Contraporti. L'entusiasmo fu generale , e si disse che la scena Italiana ri-' acquistò il suo vacillante decoro . Terminata la Commedia Il Capo-Comico Blanes Ie fece trovare l' alloggio r '"ipetto al teatro- guernito di sfarzosissima illuminatone a cera , due Orchestre 1' attendevano nell'atrio , e ricondotta in trionfo fra i compagni , e gli amici ven- •WO tutti serviti di abbondante rifresc*. IPPOLITO Tragedia nuova . . ^'autore , che n'e il Duca di Vcntignana ci fa con- to | C > ' e P'" sicure speranze su questo nuovo rigalo fatto n" ^aliana Melpomene. Egli è sommo Poeta , dota- . energia , c di slavità > e fabro invidiabile di sono- * Vpt"tì * i i i cs ser SCl °l cl > che sembrano coniati appositamente per rtost C ' ec ' aaiat ' su le Sl -* crle • Chi stimasse esagerate ie lui rC ' 0< ^ ' non ' u c ' 1e a svolgere 1' elegantissimo voto lBt r° P to ^ otco Con scelti Tipi dal De Komams indtola- » LaUge nello studio di Canova „ patto della medesima le| '<=usuua p eiail a .. AGNESE Musica del celebre Maestro Paer . ■p;<-d .rsi su le nostre scene questo celebratissì- *l nio Oramma vestito di musica filosofica , ei rende in obbligo di divulgare fianostii eultissimi Associati dueS"- netti dell'unico Mat.tM, scritti in occasione, che fu rapre- spntata / Agnese per la prima volta con decorazioni il' cantataci nell'apertura del nuovo Teatro*/ Ponted'HtU' ro per cui fu espressamente composta. Qui si noti i (i par cateti che il Paer aveva scrittala parte del Fano pe r se • Chi ha avuto la sorte di sentirlo cantare assicura che non aveva azzardato troppo nella cirìeill' aria del secon^ 1 atto . h a ecco i SONETTI ir. E' di Venere il Tempio, o delle Fate Il soggiorno , che- s' apre agli occhi miei ? Incantator dell' anima , qual sei , Che di tanta m'ingombri, e ta! beltate l Certo sua stanza ha qui la Voltittate Compagna inJivisibil degli Dei . Abbiatevi la vostra , o Cirene: , Al gioir de* celesti alme non nate . Ov' io mi volga i ov' io mi guati, è tardo Il pensiero a rapir le belle forme, Che scossi a gara bcon I* orecchio e'1 guardo ' Volan gli affetti del desìo su 1' orine Accelerati da piaceva! dardo . E Ragion che U t Sorride e dorme s I I. 'VII E dorme il sonno a quel de' Numi uguale , Ch' è silenzio di cure aspre inquiete, Col sommerge; le tutte in grembo a Lrte , ì\ ernbrando il bene , e snumorando il malo • Sagace 1'uom , cui del dlciiàn non cale, Disfiora il meplio del-e cose liete . Imperturbabil d' animo quiete Fa che vita mortai sembri immortale» Tal , ai dissimil forse, era Io stato, Che un tempo vide il gran Padre Epicuro, Il popol degli Dei staisi beato. Stillava voluttà nettare puro, Lasciando al Caso sohernitor del Fato Il poter sul Presente , e sul Futuro . SPERANZE Stadi decora alta frturis . Remorini , e Galli Buffi a vicenda , Donzelli pri- 010 Tenore , Coccia , e Rossini Maestri Scritturati per le ^ lle Opere buffe del prossimo Carnevale nel fortunatissimo Teatro "alle ci empiono di dolci speranze ; c d'altronde come dubitar dell'incontro dei due eccellenti Attor Pertica , e Canova attesi con tanta ragionevole ''«pazienza , e che ci empiranno a vicenda di terrore , e diletto ì NICOLA TACCHINARD/ Roma inipaz.ien.ee si affollò nella sera del dì sei ■MI Ottobre per riascoltare questo sublime Ca»fa» te > in un'Accademia a cui invitò ne! Teatro èrgenti»/* • Roma peiò, che non si sazierehbe uni ri' ascoltar' 0 non parve contenta di mia sola grande Aria , e di un Duetto. Si riconobbe però il prediletto tìglio de" a Natura , armonico , espressivo , commovente , e M ae ' stro nella diflfìcil arte della Declamazione musicale » anche la sua tenera figlia Elisa fu molto applaudi* 3 cella esecuzione di una suonata sul piano-forte . ^IWtlfoVbWlihVlWVlWmìMbMi'blilM ROSMONDA TRAGEDIA Di Giuseppe Malachisio . ^vivbìmbmjwt'bìmit/it/iijàim/imybvb S ^ f i vivevi , oggi regnavi, ed oggi E regno* e vita ,ti fu tolta, e udii L'ultimo addio dal moribondo labbro . — Ancor mi suona queir addio all' orecchio , E vi risponde egro affannato il cuore 4 Con palpiti novelli. t , e piango ancora . -* prence infelice , ben amato padre , Ecco io ritorno all' animai tributo Di dolore , e di lagrime . L' accetta ; Darti di più non posso: io qui la tua Urna , non ho , che in altra terra è posta • Funebre pompa empio restai comando Erger mi vieta . E che darò ?.. Segreto' Pianto di figlia accetta ... Ma tu fremi?.. Placati, o genitor . Curi, Vaneggi ? Eoa. ' Sola Lasciami, o Gund< berga , o meco piangi. Di duol meco favella ; rimembranza Fammi di Cunemondo ; il duol m' è caro . , Cun. Sacro è il dolor , Regina , e nella ambasci* Me hai pur compagna , Al ricorrente gior» 0 Nenia vuoisi , il concedo , e vuoisi pianto ■ Ma troppo è il pianger tuo , troppo sei triste • Perche vuoi, che il tuo cuore io disacerbi Con la memoria del comune lutto ? Più non rammenti, che tu stessa festi A me divieto di pai lame? Ros. Allora Speranza avea , che questo Italo cielo , 11 variar di tempi, e di vicende, Primo. j E il volger degli anni in me potasse La memoria scemar de'casi avversi, E in un la doglia . Ma nel petto è vira , E riaperta la crudel ferita -, *'Ù che mai mi martira, e nel duol cerco Alcun sollievo agli infelici il solo -- Oli Dio ! come a una notte a me funesta giorno succede più funesto ! Intorno , dentro stanimi tenebrìa di morte — windeberga , i 0 già senio entro al mio cuore Arcana voce , che di morte parla . ferali, atroci, sanguinosi eventi Io veggo ; io son presaga ... u "' 0 mia Rosmonda , ^ongiunta mia , che mai favelli? E quale fin tu cagion di contristar cotanto * giorni tuoi , non men che i miei ? Deh lascia godesti tuoi male augurati arcani, antiveder sinistro;è giusto il duolo, eccesso no . Credi, 1'angoscia troppa ^Wea le sciagure, e a vaneggiar ne porta» non vaneggio , o cara, e il mio pensiero Non erra a casoentro il futuro . Io dico Jr°se , che vidi, e ancor d' orrore imbianco. 5*. ascolta : di sue tenebre velava ita la notte le create cose . q. t0 er a il mondo, ed in profondo sonno j^' acea !a Reggia. In mie remote stanze j acc ' 1 'usa , io sola non avea riposo j^Knsier miei meco vegliavan pieni SuIi qUCSt0 il ' S iorno di morte al padre . Un 1 Sta . ncIie palpebre aititi discese U e ggier sonno ,e addormentommi i sensi.' riu ia,ma non tranquilla; quando vidi A 3 6 Atto Affncnarrnìsi al letto orribil ombra . Ahi vista! un brividio corse mie membra. Lungo era spettro , e grani») ; rovesciate Cadeau le antiche chiome dalla testa; Eran vote le occhiaje , eran cosparse Del color di sepolcro le mascelle . Squarciato il fianco da ferita , lunghe Vie via di sangue strisele atre grondava , E dolorar parca per quello fianco ; Ditali omeri cadeva ventilando A lisic a liste un lacerato manto . Rotto scettro , e rappreso sangue negro Isella sinistra branca si tcnea , Kella destra un pugnale .Tristamente Il suo teschio terribile agitò : „ Vive Alboino ?.. all'uccisor mio crudo ,, Tu in braccio vivi?,, se mia figlia sei, „ Vendica questo scettro , e questo sangue ; „ Un empio scherno vendica ; ecco il ferro ■ Disse , e di sacro orrore io m' impietrai Fredda mi scossi allor dal sonno , nulla Vidi , che quel fantasma era sparuto . — Gundeberga , m' udisti. Or dì se vano E' il mio dolor , quanto fu mai, se a torto Un orrido avvenir pavento • Gun. I s^nsi D'orror m'empiesti a tal racconto ; cppi ire Teco io non temo . Ah troppa fede poi» In menzognera illusion notturna , f Cui li commossi spirti , e il duol , che t anj Fur causa , il credi, datti calma , e pace . Tutta la fede tua a' miei cousigli le merlo , il sai, Me repngnarc udisti D' Alboino alle nozze ; te sua sposa Primo. 7 Rincuorai , sollevai teco partendo Gli affanni tuoi, che dal fatale nedo Già presagito avea. iOS - 0 mia compagna P«; miei primi anni, e delle mie sventure , Non incolpar tai nozze . I pochi avanzi Infila patria scampar , gli amici , i cari Sudditi nostri, te medesma furo Dura cagioti dell' imeneo con lui . Io nata al trono , alle delizie nata infortunii, e di guai dote perenne Meco portai sul trono. Ed ahi qual seggio Di sangue , di delitti, e di rapine , ~ui fu primier sgabello il mio retaggio De' Gcpidi l'impero , e la paterna Esangue spoglia l -- Deh ! perdona , 0 padre , ^ lordo del tuo sangue un trono io calco , „ irono abborrito , infausto , miserando ! Cessili le tue querele ; incontro al fato resistere è vano . Or tu sei moglie ~[ Alboino -, di lui Partirne fero P' ammollire t' è d' uopo . Esacerbato lutta volta lo vedi allor , clf ei vede *f lacrimante sul destili del padre. ~ ottimo Re , T ottimo padre tuo riangi f \\ consento -, ma in tuo cor segrete adan le tue lagrime pie 1 io stessa ■frangerò teco -, a noi comune è sorte . Ma dolorosa non ti scorga -, fingi ■J Alboino al cospetto ilare il volto . godesti veli lascia , orma di lutto * u te n 011 vegga il Re . Per lui di festa , j£. dl trionfo è giorno-, oggi in Verona Rlcd e Atechiso vincitor dal campo. A 4 • Atto Kos. Oh ! se il tumulto del mio cuor, se l' ombra Del padre mio adirata innanzi agli occhi presente ognora tn vedessi, al certo Oggi non sì pacata consigliera In dmdeberga avrei — Oh ciel ! che ria Di Rosmonda, non so; so ben eh' ei vede Jl mio stato angoscioso , e in lui confido « SCENA 11. Alboino , Romilda . Rotti. S ire , poss* io mostrarmi al tuo cospetto Oltre l'uso giuliva? Oggi posa'io Teco divider qitelf interna gioja Premio ad un Re conquistato!-, che al col» 1(> Delle sue glorie è giunto 'ì Alb 0 mia Romilda , Sempre cara al mio cuor , sempre gioconda Fu la presenza tua ; oggi gradita M' è più d' assai, in oggi che il novello Italo diadema in sul mio cape Con la vittrice man calcai più saldo. Oggi in Verona festeggiar si debbe V espugnata città , che a me dischiude Campo più largo a debbellar nemici , A ricingere il crin di sempre nuove , E più nobili palme . Io non per anco Tocco ho il con/in delle mie glorie 4 un vasto Stadio mi resta a correre tuttora ; Tu non conosci d' un guerricr le brame, Me misurar le puoi : A mie conquiste Sol darà meta di mia vita il fine Non oscuro , ina splendido , e qual nacqui Primo. 9 "ra l'armi, carco di trofei pugnando , E vincendo morrò fra Tarmi invitto — Ma ben mi avveggo che non debbo io tecp Intertcrmi di guerriere ge9ta . A donna , qual tu sei, altro linguaggio , Che non d'ire , e di sangue or si conviene ». td in mia mente immobile il pensiero Sta pur d' altra conquista a questo cuore Quanto soave , non diffidi meno . Ì-Mmmi , Romilda , il credi tu , eh' io t'ami? Il dici, basta; i Re mentir non sanno . Ma se tu Re non fossi, allor , perdona , Dubitarne potrei . Fingi me spoglio Della regale autorità , poi dimmi Che far dovrei , onde merlarmi fede? hom. Argomento d' amor non le parole , Ma 1' opre sono . ^ E queste oltre i mici detti NÒn ti palesali di Romilda amante Alboino il tuo Re ? Pensa die fosti , ^nsa che sei. Abbietta un dì vivevi forili ignobili, oscuri in fra la plebe ; Ceduta a caso te chiamai guai una •Jplle ancelle reali entro mia reggia . *^ on che in beltade qui nel mio favore ~ r, 'sce s ti ognora . Lo splendor , che emana mio trono , te irraggia . Io non rammento Ino primo stato , onde avvilirti, o donna . M* affinchè tu de' beneticj miei ^ossa apprender il prezzo . "'^ E' grande in vero , tal che sempre nel mio cuor stampata ^ c starà la memoria , e grata sempre io Atto Me rammentarlo udrai. Ma ancora un vuoto Sento in me stessa, e con tal vuoto quasi Mi sembrali nulli i tuoi largiti doni. Alb. A bramar che ti resta ? Rom. L' amor tuo . Alb. Non f hai tu questo ? Io già tei dissi • Rom. Sire, Concedi, eh' io libera parli . Alcuno Uom , che ben ama , non patisce alletti , Ne più d'una in suo cor può loco avere . Molta tuttor parte di lui possedè Colei, che pur ti abborre , e teco regna . Alb. Male ti apponi, o donna; poco amai Rosmonda , il credi . E' ver con meco ha trono i Ma n' ho cagione , e grave . Ella sia paga D'esser Regina ,e non presuma i. miei Liberi affetti vincolar . Son questi Per te , Romilda . Rom. Or ben tu il dici, io il credo Ma sarà troppo ardir , qual sono, ancella Un guiderdon sperarne unico , sommo ? Alb. Quale ? parla . Rom. In amor rivale ... Giunge Elmechilde .... ( altra volta il mio pensiero Dirò ) Romilda è tua , Romilda t' ama . SCENA III. Alboino , Elmechilde . Alb. ieni, Elmechilde , op;gi te voglio a parte De' miei trionfi , oggi un novello fregio Iiiteiso a questa Italica corona . Ve' come il fato mi seconda, e coinè Primo. i i Compagna indivisibile al mio fianco Attoria stassi! I bellici miei fasti Oggi tornanmi in mente ,e i miei primi anni Di gioventù cresciuta in armi, in petto Gioja mi brilla , e in volto . In sul mio crine Gli allori sento rinverdir mietuti Di Pannonia nei campi , e que' raccolti Sull'impero de' Gepidi distrutto Dal brando mio . De' Longobardi primo Di bellicir orme il suolo Italo io stampo • A. venerai lo sconosciuto in pria longobardico nome apprende Italia , S qui le fondamenta a un nuovo soglio *08i , che 1' ombra stenderà resrale Sui popoli del Tebro , e del Sebeto . Nullo avran fin le mie vittorie -- Intanto , Come ordinava , oggi partir que' prodi , Che il tributario Avaro in don mi manda Mille astati guerrieri ? Elm. Appunto or stanno L'Adige valicando; e le lunghe aste Innalzano , palleggiano , di scudi Pan bellicoso strepito , e 1' aer rotto Da mille voci rimbombare udresti, Certo presagio di vittoria certa , Del nome di Alboino . -- 0 Re possente Chi te somiglia, o tra gli eroi primiero? j_ più tardi nepoti udranno , e forse Dubbie appo lor aurati tue «està . Grande Inimitabìl sei, e in un felice. "ih. Felice in armi sì, ma non appieno «lice in corte . t '" 7 - E chi può mai far scema La tua felicitade in trono assisa ? fi Atto Aìb. Dimmi } vedesti la Regina? Elm. Fugge De' tuoi il consorzio . In solitarie stanze Dessa s' invola agli occhi tuoi . Deplora Di gramaglie vestita, e i capei scinta In lutto interminabile sepolta La tua vittoria oggi ha due lustri. Alh. Eterno Sarà dunque il suo pianto ? Ah troppo ofì'en^ Ella il suo Re ! — Ma ben saprò vendetta Da Re trarne; saprollo , e in oggi il voglio* D' Alboin glorioso il giorno è questo • Fine delC Atto Filma. lf fcOCCCCCCCCCCeCCCCCfCCGCC€$C ATTO SECONDO SCENA PRIMA Alboino , ElrnechiUe , Grandi del Regno . ^b. udditi miei , qui vi raduno , quivi Del mio trionfo testiinoti vi chiamo . Alachise il mio duce in queste mura ^incitor rientra , e della vinta **via T omaggio a qui depor ne viene . -- la Regina non veggo - Essa al mio ftalico Non. sta . Ricusa partegiar con meco L' onor di questo dì?., saprà ben ella Quanto caro le costi un tal ritinto. SCEMA II. Aìb °'tno , Elmechilde , Grandi del Regno , Comparsa trionfale di Aiachiso , seguito da Ufficiali , e Soldati , marcia militare , Alachuo . 13 Re dei Re , vincesti - Oh quanto caro è il rivederti in questa reggia ciato Dallo splendor del trono ! Oh quanto dolce è innanzi starti , e il venerar la sacra R«gale maestà più degno forse y allor , che dal tuo soglio io fei partenza ! p:,^ ratl mi tuoi sensi, e la vittoria *j» grata assai , perchè bramata a lungo — "fendi un regale amplesso -, abbiti in questo 14 Atto Del mio favore un pegno -- Or dì , mi narra Quanti far spenti de'nemici-, il modo , li tempo, il loco, onde vincesti, dimmi. Qual ti si debbe , un guiderdon ne avrai. Ala. Signor , nulla inci tai. Suddito tuo Unica gloria nel servirti io pongo ; Te T imperare , V ubbidir me spetta . Degni bensì del tuo favore sono I prodi miei commilitoni. Oh come Pugnar da forti lunghe aspre fatiche Fermi soffrendo , impazienti solo Di riportarti la murai corona ! — Già il terzo anno volgea : cinta, e serrata D' ogni lato Pavia tuttor durava Al pertinace assedio , Egri per lame Cadean per via i cittadini suoi, Ma d' armi ancora , e di valor fea prove . Spesso tingea del nostro sangue i brand» » IVla dell' ostil non men ne btbbe il vasto Terren che la circonda, e tuineggianti Del Tesin f onde riportar sul dorso Cadaveri di Grecia entro sue mura . Stanche d i lungo sotì'erir J pili stanch e D' oltre oziai negli steccati uscirò Le tue coorti dal vallato campo, E rf assalto (gridar) cada Pavia , AlC assalto si vada . Il generoso Animo assecondai . Tutto disposi All' uopo -, e scale , e fasci, e scuri , e niaZ zC ' Arieti, baliste , e catapulte In vario 01 din vediesti. Odi le trombe Lungo il Ticino roboare , il tuono De' fragorosi timpani. Già ferve La bellic' opra , e già di alile scudi Secondo. 15 Testoggiu« ferrata il passo avanza . t il chiari per l'aere i dardi, urtano , cozzano Enee le travi, e rotolon diroccano Sfiancati merli . Iirunesa strage accampa Per vie , per fossi nel mura) conflitto . Già lo stendardo Longobardo in alto £H superata torre svolazzava Alla vittoria rincorando i tuoi. Quando di pace un mormorio indistinto, E' d'liliali , e di preghi udissi. lìretto pilla torre maggior vidi il vesillo Y 1 pace , io pace non negai ; di sangue J^Jiian non sei tu sitibondo . Tregua * u ali- ire , al sangue , alla mina ; l'oste £ armi gittò porgendo ai ferri il piede — ~ Cc u •> 0 Sire , a' tuoi pie caini, e deposti y} 1 onorandi trofei , che un dì quel magno Coatan»;,, nrc ci- t \e. ji 0 in battaglia zio — Il guardo volgi; ~ostantin precede, j Viucitor di Masseiuiu — xi gu.uu ~ e }la vinta città C godi) prostrati i Reggitor tributar l'omaggio vi fcd( -'l sudditanza a te devoti— Indomiti, superbi, vincitori ~ el inondo quasi i Greci a te non vile ^ausi sgabello al trono — 0 Re , compiuta ~ opra imposta alla mia mano ; or rendo ?< ue l, che tu stesso mi appendesti al fianco , orando regal. j, Riprendilo ; mcrtato ^ "ai questo brando ; al giovami tuo fianco , J^ne si sta, e sai trattarlo, lì' lampo morte , quando da vagina il traggi ; £ ancora lo trarrai . Ravenna il vegga, 14 come all' apparir 0? ima cometa i6 Atro Tremino i sette colli alla sua luce -- Guerrieri miei , di vostra fè , del vostro Valor scn pago . Eccovi il Duce , lui Per me ubbidite, il suo coniando è mio*' Care mi son queste insegne-, appese Le voglio agli atrj miei regali , eterna Di mia gloria ornamento a chi dappoi Calcherà queste soglie -- 0 voi domati Del maggior dei Re , sudditi nuovi Sorgete , e vi rimembri, che il mio scettro Lieve è co' buoni, a' rei pesanti0 Greci Superbi schiavi , pur vi veggo vili D' innanzi a me l Toglietevi in Pannonia ite a far lede , che Alb.in si appella Il Re delle vittorie ■-- Andiamo ; segui, Alachiso , i miei passi • Alla mia meiiS» Oggi ti assiderai, onor concesso Solo a chi regj può vantar natali. SCENA III. Q Romilda . ui fa la pompa trionfai, qui gìoja Al cuor del Re . Ma vedova dolente Sta la Regina in sue deserte stanze . Giorno per lei di lutto oggi non volle Col Re divider quel commi tripudio» Che sul volto de' sudditi si legge ■« Tal fallo io grande c e fallo pur non ere* 0 '' t'arò al cospetto d' Àlboiu . (^hiel cuore Inacerbir m è duopo-, esso ben poco Amor già sente per Rosmonda,io debbo Cancellarlo del tutto , e trai vantaggio ; Secondo. Giunger con 1' arte al desiato intento. Non tanto amor per Alboin , di regno Quanta il mio petto ambizion consuma Oh se potesse la rivai dal soglio Balzare , ed ivi assidersi Romilda! Come paga sarei, felice quanto 1 l'oichè gran cosa esser pur dee codesto Trono da molti a gran fatica compro, Ed ottenuto di gelose cure Vi si fa schermo, e noi si lascia mai. SCENA IV. Rosmonda , Gundeberga . ^os. \ n ogni tempo , tri ogni loco dunque Vedrotti al fianco mio , padre implacato Lasciami per pietà ...dimmi , che vuoi Da una infelice , da impotente figlia ?-- Gundeberga , nel duol perdo me stessa ; •Pace ricerco ; ovunque il passo io mova , J*ace non trovo. Il dì si avanza , e cresce I>i me la piena dell' affanno . Oh cielo 1 Son nata io dunque a sospirar mai aempre ! Nuova ho cagiou che mi rannnarca -, al tiauco Alboino non venni allor , che giunse Plachi so il suo duce , e so , che n'ebbe Alto dispetto il Ri- . Sai eh' è tremenda *ra regale , e d' Alboin più assai. Ma , giusto ciel 1 tu , che discenti gli imi penetrali del cuor , dì, se ostinata *° recnsava . Già movea i mìei passi *uor delle stanze tcstimonj mute U <-1 mio petosu lagnmar ; quand'ecco 2o//i. X. Ji 4'3 A T T O Sul limitar del maritale alla rgo L'ombra d«l padri- mi si allaccia . Ella era Quale la vidi, e tei narrai . Feroce fsegli atii,e nel sembiante natamente Cenno mi fè di ricalcar la via Ver le mie stanze . Trepida, sparuta A còtal vista, ed a'cotal comando Il pi© ritorsi ; abbandonai f impresa — Certo per questa reggia non di gioja fAa feral giorno è questo . Arcani eventi Codcst' ombra importuna oggi predice — 0 Gundeberga mia, parla, rinfranca L' egra mia mente , e la Rosmonda tua Racconsola se puoi. Cun. Chr dirti io possa , Onde alleviarti , il duolo , o mia Regina « .Non so : so bene , càe de' casi tuoi . Molta ho pietà , che pur son miei. Comprei 1 * Di cotantiinlortunj ogni misura, E il peso di gravarne assai m' è duro -- Che piìi celarmi? Tel confesso, anch'io A paventar comincio. Ahi! quel tuosog» 0 ' Quel terribile sogno in mente stanimi, J\è deviare il posso . Alboin temo , L'ira feroce d'Alboin ; frattanto Chiede, lo sai, il genitor vendetta. . 2i< Ros. Da chi vendetta ?... come 1... e su chi mal Frano al tuo dir... SCENA V. Rosmonda , Gundeberga , Alachiso . Ala. udace uon nomarmi Secondo. t9 Se non chiamato al tuo cospetto io vengo . 10 reduce dal campo al Re dappria baerai gli ufficj di fedel vassallo , K duce ancora. A te , Regina, or piaccia Non denegarmi l' alto ouor di tua Real presenza . Oh prode duce I apprezzo 11 dir tuo schietto ; F animo leale , Mie alberga in te , desso mi attesta . Vieni *rionfator dal campo, io nulla meno Presagiva di te. Al valor tuo Cublica fè non diedi ; ma ne accusa I fasi miei, non mio voler . Ti accerta Alaclùso del mio alto concetto . '^'"« Nulla son io ; molto me £ai Regina , ^j e l tuo pensiero ; onde non curo esterna rompa talor bugiarda. Assai mi basta , J^he me tra i ii.Ii tuoi vassalli il primo Reputi in fede -- Ma perdona , o donna Augu 8 t a , se tropp' oltre il domandare , ~d il desio di saper cose avanzo , J-'. ,e a me non spettali ; perchè mai lugubri li ammantano gramaglie? Al tuo sembiante , *V dire , agli atti , che nel cuor sei mesta, ^ Uìscuu direbbe . Jj s ' Io mesta "... si, pur troppo. '* Ma la cagion poss' io ?.. De' Longobardi fioi =' na infelice esser potrebbe? °a'i ^ Sc " 10 s * • e P ul C ' 1C P ensi U sull ° • 41?**** i B)CÌ credi. E'questo il giorno 1 gaudio al Re ; quale consorte amante r! 01r ., non Può di quella vera gioja , M U cuore inonda dello sposo «muto, f i3 3 se Atto Ros. Quella son io . Ala. E perche mai, se lice ? Kos. Pensier di morte ahi! riunovello . H padr c Oggi mi parla dal sepolcro--Il vedi Tu?... non Io vedi?... Io si lo veggo , c frei» e A questo pianto , che dagli occhi gronda » E disdegnoso il guardo torce — Ignori Tu solo , che de' Gepidi il Monarca ? Oggi han due lustri , perde regno, c vita lì chi l'ha spento ? e eh' io sua figlia ?... Pia» 10 Si debbo al padre estinto, e 1' urna alge» te Scaldar col petto , ed abbracciarla , e pi» nt0 Libar di figlia al cenere paterno . Ma , il crederesti ? Alboin Re 1» vieta - Ala. Al tuo linguaggio di pietà, di dogli» Cupa ripieno , io ben comprendo quale Sia il viver tuo . Or mi sovvien non Giungono a me le tue vicende . Udii Di te stessa parlar -, di Cunemondo Son noti i casi a chi 1' noni prode estiM 3 ' E in un compiange . Il tuo dolore emana Da sorgente feconda ; e , se vi assenti » Teco ne attingo , e te deploro. Kos. Alfine In gueste mura a' miei lamenti sorde Un generoso , un' uom seusibil trovo . Oh prode ! oh raro ! unico uom , che seri* 1 Pietà degli infelici! Ella è bandita Da questa Corte, ma in tuo cuor si aniud 8 ' Deh! perchè., quanto riconoscente io s ia Mostrar non posso ! -- Ma, poiché si beli* Anima liberale il cicl concesse A te , benché nudrito in fra il tumulto Di guerre atroci, c sanguinosi sdegni, 2t Secondo; A un duce caro ad Alboin , potrebbe Sul favor , che ne godi, alcuna cosa Contar Rosnionda, la Regina tua? dia. Contar su me la mia Regina? Tutto, E brando, e sangue, evita; e nulla dono, Ch' io non ti debba. Tu Regii Suddito io sono. AOS. 2gma sei, Ah ! tanto io non ti chieggo Ne chieder lo vorrei. Sol ti domando, Che per me parli ad Alboin . Mi placa j-l Re , lo sposo ; parlagli del mio Involontario duol ; di figlia amante , k di sposa fedcl lo stato pingi . *°rdono ottienmi , se infelice io sono , ^ e di sua gioja io non tripudio . Digli Vuanto puoi, quanto sai , e mi riporta . il suo condono , la mia pace . {?:. Degno credi tu dell' onorato incareo ? j. Capace poi? j! s - Chi più di te? M' è legge W voler tuo ; sì illustre ufficio accetto . j,! 1 ! potessi io tutta al mio Re chiarire •»V ni mitabil tua virtù ; potessi £"tazio di pace a te redir ! Giammai , &o/ C(ìlmi , avrommi più gradevol palma. • Allor , cuor mio, palpiterai di meno. CE NA VI. Alboino . ^ Ile tanto d' Alboin sul cuor regnasse B * zi Atto Romilda, io non credea. A suo talento Essa governa il reggitor di tanti Popoli debellati , In ine una fiamma i)' amore accese inestinguibil ; odio , Furor , vendetta m' istillò nel petto Contro Rosmonda ; onde nuli' altro or brani" > Ch' oggi compirla -- E ben l'avrò ; strumento Preparato Lo tengo ; esso è ferale , Crndo , ma per Rosmonda unico , e caro Ad Alboino : orror ne avrà costei, Io diletto maggior . Ragion di stato Chiamò Rosmonda al talamo regale , Non T amor mio . Sul da me vinto soglio Del Gepida inquieto io star volea Securo ; il sono . Or. aggiogato è appieno Quel popol fero , e più non temo scossa • Che cai, se del suo Re la figlia offendo , E perdo ancor , quando Romilda acquisto* SCENA VII. Alboino , Alachìso. Alb. {jT tanfi opportuno , o duce , teco app 11 Parlamentar volea . Al primo albore Farai ritorno al campo -, ivi disponi A nuove pugne , ed a novelle palme I Longobardi miei — In te fiducia , Vedi, ho risposto , nè mia giusta speme Fallir saprai . Te capitan , te primo Fra miei guerrieri, te colonna, e fregio Di questo trono onorerò , qual debbe Alboin Re -- Ma poiché più si bada Che alle parole , a fatti, alcuna bram» Secolo o". Se a domandar ti punge , al Re la esponi, TP esaudirà , prometto . Ala. Onori . e doni Di Re , benchc- mortati , ai livid* orchi Altrui destano invidia , c cure acerbe A chi n' è segno . Io ne son colmo assai ; A chieder nulla , o desiar mi avanza . , lh . Se non per te , per altri parla. Alt* v II posso? * lh - Dubiti tu? di Re parola e. sacra. Dunque si parli - Ognun si allegra , ognuno tripudia in oggi, e la coitimi letizia Dell' almo dì la luce adoppia : estranea Cagion di lutto alla tua reggia io avrei Creduta sempre : ma pur troppo ... Alb 1 Basta. ti comprendo -, favellar mi vuoi DiRosmonda . Deh ! tronca un tal sermone. Altra inchiesta mi fa; l'unica sia, W io li distorno -- De' Regnanti V ire conoscer non puoi. Ala. Dei Re gli arcani Sacri indagare a suddito non lice; «'spetto i sdégni tuoi ; qual eh' esser possa j-a cagion , sarà santa ; ma concedi £ n istante, e mi ascolta - Io la Regina ^o» assolve da colpa,benché forse che perdon , pietade inerti : Figlia ^rfana fu negli anni verdi ; in noi '•m viva sta la rimembranza prima . 1 suoi natali , se i funesti casi , • ni Se Che ©f E" mal si puote soffocar la voce U 4 X he :gi Fece al tuo cor, del pentimento suo Interpetre son io , e intercessore Del suo perdono . 'Àlb. ( Alla vendetta in oggi Non volendo la via mi,appiana . ) Or bene Più non si parli del suo duol ; le andate Cose sommergo nell' obblio . A lei Si vada. £S'Q' r ■*'*)E2"> T V J 'rrn ' •» r t\* Ì l£LMf SCENA Vili. Alboino , Alachho , Rosmonda . Kos. fa poso , eccomi a te; che tale Pur' sei - Vorrai tu denegarmi un guardo ? Alb. Alzati, dolina - Interi lustri al tuo Dolor son bif vi dunque , onde per anco Non hai fin p«sto al pianger lungo ? Obbli* Pur una volta chi non più respira Secondo. 2$ Aura vitale . In me consorte tuo D'ogn'altro sgombri acquietili si gli affetti. Forse non trovi in Alboin marito D'ogni perdita tua largo compenso3 R° s - Il troverei , se meco Alboin fosse Men crudo , e più cortes*' . *lb. Tal T avresti, Se in te d'amore una favilla sola Alboino scorgesse . Inchiesta tale Non mi attendea da te. D'esserti moglie Rosmonda sa , ne il conju>;al dettame ..^«ora . /?/ *- 11 labbra il dice , il cuor dissente . Mi odii, il confessa , e ognor detesti l 1 opre ,, _ Che il tuo sposo fer grande. ~°s. Ahi ricordanza Funesta troppo !--E che perciò ? Rosmonda Non abborrir debbe colui, cui lega Dover di sposa. Ah 1 tu non senti quello, Che me combatte di oppugnanti affetti domestico conflitto . Orfana figlia Rammento, e il debbo , e snaturata ognuno Me chiamerebbe , il genitore mio . Ed estinto il deploro , per q'.ial mano Non lei ridico, e caro il tengo. Moglie, Vual son t' amo , te onoro , e ondeggia spinto Mio cuor tra il padre , ed il marito mio . 2 b - Ma perchè a pompa trionfai?... r r Mei chiedi?..* Tu me lo chiedi * Alboin , cessi ; il sai, «innovellar aspre memorie è duro , *JUr0 dì trnr\r./x I Pl.n :.. unttt Re ro di troppo 1 Che in eterna notte stia sepolte , lascia , c eh' io men scordi, s6 Atto Se tanta cape in me virtù - Condona , Sposo, nn error non volontario . Io volli A te venire ; non potei ; più oltre Non ricercar Sposo , condona. Aìb. - Mite Oltre che pensi , e facile a'tuoi preghi A conoscermi impara ; abbiti pace . E' d' Alboin tuo Re , tuo sposo pace ; Ma patteggiarla io voglio : oggi al banchetto» Che imbandirò » ti assiderai , e spoglia Di questi veli inaugurati. Udisti ? Ros. ( Ch 1 oggi io vi lasci, o luttuose vesti ? Sacre al mia duolo? che mi adorni a pompa ' Che a un convito io segga ?... ) Alb. Non rispondi? 0 parla , o parto . Ros. Non partir . Alb. Che vuoi? Ros. — Me attendi -, io sarò tpeo . Ma , che impongo »• Alb. Sai Ros. Alb. Quanto vuoi m' è legge . Or ben ti attendo -" ( Donna , tu brami il padre ancora ; in oggi l'arte di lui ti renderò -, berrai ( Tazza regal) del gcnitor nel cranio.) SCENA IX. D Rosmonda . over di mogiie è a me delitto, opadre?" Ma tu implacabil sei — Lasciami in pace ; Io ten scongiuro -, questo pianto è tuo . ■ Fine delC Ano Secondo . 27 cccff.rrcr.r.f rcrTccocrccccCif)*,® ATTO TERZO SCENA PRIMA Sala adorna di Trofei Militari. Mensa aprirsi della scena sì ode una festosa bar- baia sinfonia . Si vedono seduti alla mensa Alboino , Rosmonda , ed Alachìso . £/- ^echide, ed altri ufficiali, e Glandi della Corte in piedi. ^'(V ^^uesto 11 banchetto d'AUioin ; famose j^r lunga etade andrai . I miei nepoti «icorderanti, e coronati ancora , ~? c 'or ria dtiopo , rinnovar la cena Re sapranno--Ombre de' mici nemici Spenti in battaglia , qua venite . E' mensa Regal , non disdegnarla , a parte , è dritto , Dell* esultanza sua, de'suoi trionfi Alboino vi chiama- E tu , Codardo, j^ro inimico mio , Giustin , che premi Costantino il trono, e mai tuo brand» * a ' balenare in marzial conflitto , A che ti ascondi entro tua reggia ? Fuora 3 Cs pi, ti attendo in questa mia -- Non vieni r io verrò: lungo 1* Eusiuee spiagge 9*6 accampato vedrai. Ne' tuoi palagi porterò il ferro distruttore ; in traccia Verr \ di te questo mio brando , il giuro- Bevasi alla tua morte ; or qua le coppe ., a8 Atto (sì portano alcune ta^e , fra le quali formata del cranio dì Cunemofino cassata in argento . Elmechidr la prende) Elm. Prendi la rega! tazza . A égnuft vietato E* 1' appressarla , se dal. Re unn data . Ros( Qual turbamento no in m.^Perchè mio cuo- Palpiti tu ? ) C re Alb, Prima libar, Regina, Del real nappo a te concedo . Bevi ; Di nostra vera eterna pace il prezzo Qui sta ( la mia vendetta ,. e 1' onta tua . ) Ros. Cielo! che veggo 5 grondano di sangue Panni?... o traveggo?... d' Alboin le mani-" Che fu? che sento Magica potenza H i questa tazza su di ine ... Mie membra Tutte mi sento irrigidire... Agli occhi Rifugge il giorno... in tenebre mi avvolgo ••' Fredda di orror già manco .. io non ho lena Repugna in me natura , e par mi dica ISon bcver , no ... Alb. Bevi -- Ros. Bever Ma riso Atroce hai tu ... Alh, ~ Bevi-. Ros. .. Berrò - Ti arresta» C nelT atto di bere si al^a enfaticamente ) Ombra del genitor . Qual mi ti allacci Mostro deforme !... senza cranio U' l'hai?." Tu men fai cenno?... io ii tengo?... Alb. -Siilo tiei»' E.ti si debbe quel paterno cranio. Rcgal dono tcn faccio; tu il rid»na Al padre tuo - Ma bevi — Ros.. Oh dono infame 1: Terzo. 29 *a , che T infamia mia non bevo . C getta la tatf* ) Donna Perfida ! fas. Orrendo non uomo, ma mostro, Dal mio cospetto togliti. Soltanto In vederti di orrore io raccapriccio — Ombra del caro padre , ah I si pur fremi, 'temi , che n' hai cagione . Or di tua vista 1N011 mi abbisogna, ne di serpi al cuore; furore assai m'invade. A colpa infanda Togliesti me, grazie ti rendo. Io vivo A. vendicarti. Ed Alboin non vive ? Perfida ! vivi si, ma d'Alboino filtro la reggia vivi, ed in mia mano ■lua vita sta. Supplizio avrai tu pria ££U' alta ingiuria degno , e poi, se il brami, ** vendica, vi assento •- Or la corona £d il manto rtgal deponi, e piedi, \QS man ti gravin pesanti catene , sia tua reggia , e trono un career cupo Da me ite lungi, 0 sciagurate ìnsegue Del regio fasto , e di delitti, ancora Tinte, e fumanti del paterno sangue, l'ungi ne andate -, di voi solo è degno Alboin di ammantarsi. Oh inai portate _ \» avessi io inai ! -- Eccomi a te , qual vuoi ; Perisci, uccidi \ fora il career premio A mia virtù , se il te veder mi toglie . ■te. Quale avventurai -- 0 Re,11011 men sei grande l'armi tu che per clemenza. E'questa La miglior gemma , che a real corona Intessere si possa , e sulla tua Atto Di bmeficj rai aia intorno splende . JVon badar punto di Rosmonda ai detti ; Demenza il suo intelletto occupa, io temo» Lascia , che in se ritorni-, ella smarrita Da fantasia tumultuali te , e ceca Non sa che faccia , e non che dica . Alb, Import Di questa donna a te ? Pretesti invano Mendichi, iudiino io non coniando mai. Non la Regina , a voi Rosmonda affido Soldati, a lei gravi si addoppili ceppi, In carcere si tragga . Ivi a compagno Abbia del padre il cranio ; lui consulti Sulla commi vendetta , e con lui stogili L'impotente ira sua. Hos. Empio ! tu resta Sul sanguinoso trono tuo; ma stolto! Se men di ine infelice esser tu speri. ^4 erto era molto il tuo dolore , Rosmonda' Era funesto il sogno,e più funesto L' avvenir , che temevi ; assai poteva Sul tuo cuor la paterna oniuia , che a uu oc* 1 ' 1 D' Alboin posponesti il padre tuo • Costei, che in preda a rier rammarco in pia» 10 Struggcasi, lieta discioglica poc' anzi Le brune vesti, e il manto, e la coro»» Riponeva sugli omeri,e sul cap». SCENA II. Atrio. Gundeberga . Terzo. gì Oh male fermo sesso ! oli mi te quanta L'uomo lia possanza ! — Almeii pace non dubbia Il Re proferto avesse . M » peggiore Della tempesta la presente calma Temo , ed un negro antiveder m'ingombrai Temo Albom, ch'io lo conosco , e abborro. Abbonir non lo debbo? A regnar nata N«llf avito retaggio io mi vivea Tranquilla , e ne' regali ozj le cure fastidiose, ed i volgari aiianni Eran barbari nomi . Oh nel comuue Eccidio almen perduta io fossi ! In oggi w Alboin schiava non sarei , ne ancella D' una congiunta ima , ne vedrei questo Usurpatore trionfarmi innanzi. SCENA III. Gundeburga , Elmechilde . L a eran novella udisti ? Nulla udii. sbarrala. p 71 - E se al tuo cuore acerba fosse? Dilla , che assai più nel temerla io temo . J^ a pria mi parla del banchetto ; dimmi p Di Rosmonda che fu ? Rosmonda piangi ; Rosmonda non vedrai - Sta , di persona rumor . Qui tramenerei fora *erigli 0 forse. Altrove andiamo. Orrenda J} 01 i credibile storia, e ciò che penso Udrai - c o sorte , arridi alliu • D' amore 52 Atto Sento in me fiamma per Rosmonda , e il troH° Invidio altrui ; che pur calcarlo io posso . ) SCENA IV. P Alboino , Romilda . Alb. ì." arole più , ma fatti or ti diranno Se per Romilda arde Alboino tuo . Or sei tu mia ? Rom. Pur anco io non son tua ; Ch' esser non puoi tu mio . Alb. Chi il vieta ? Rom. Do» 1 " Teco congiunta in maritai legame . Alb. In un carcere sepolta essa non mai Vedrà il giorno , ne talamo , ne reggia • Rom. Ma vive , e tu marito sei. Chi Ha , Che il ìKido infranga conjugale ? Alb. Opporsi Chi lo potrebbe? Rom. Dello stato legge , Dover di sposo, di natura dritto . Alb. Alboino è il Monarca, io dello stato La legge ; il voler mio c di marito Dover , è dritto di natura, lo tutto Sono . Rom. Ma nacqui io suddita alle leggi ; Alb. Tanto rigor sul labbro tuo ! Qual •« f **j J Foggia d* amore è questa ?.. Ah ! se mi ai"» 5 Te non vedrei fredda cotanto meco Garrir . Rom. Signore , in più seusibil parte Mi tocchi, e il cuor mi laceri d' acuta Terzo. 33 Rampogna, clic non merto. Oh ! il ciel ben vede, Se sia caldo d' amor questo mio petto ; Ma l 1 amor nostro il ciel condanna , augusta finche hai campagna . Alb - -- A che mi stai tu dunque Al mio cospetto innanzi, e in' incateni vi «uovi lacci, e più tenaci? ' to 'n. Or bene Dicesti , e.,se il comporti, anzi da reggia *Werò il piede lungi,ed al plebeo «tato mio primo tornerò - - Mi scaccia Onnq UC Alboin ?.. Dunque Romilda tua A»n vedrà più del suo buon Re l'aspetto?.. ^ Oh ! donna amata troppo , a che mi sforzi ? — Codi, vincesti tu Alboin mai vinto... «'medio ho in mente ... E 1 fero, è crudo, estemo> uno ... Rosmonda è rea ; Rosmonda mora . ^ arai tu mia? °' n - Tolgami il ciel, che sangue * e r me si versi, e sacro , e augusto . Storna j^a te proposto tal. Glie importa? 111 pace fascia Romilda andare . lo il voglio, e basta. ^ a > ti disponi a possedermi. E' rea , «•osiiionda mora. SCENA V. Alboino , Alachiso . Oh Re, di morte ,parli; Cadi 1 « Ual Cap0 la maft ! fta j a ultricc lom. ^, q Ala. E •«4 Atto .-fììb. Su un capo reo di morte . Io stesso La causa vidi, e pronunciai giudizio . Aia. Chi è codesto reo ? Aìb. Noi sai Rosmonda- Aia. Inorridisco ! — A un suddito è licenza, gire , T espor sensi leali ? Aib. Parla. Aia. Reduce in questa reggia io !a rividi Festante in oggi ; e in questo di, eh' è gior" 0 Di grazia ai rei , perchè al mio Re solen» e > Io la udirò squallida , muta , mesta I\on de' trionfi tuoi , ma di ferali Voci in segreto condolersi ? al trono | Domandar la Regina,e vìduato Vederne il trono, e il talamo deserto? Ah ! da tua corte sì lugubre scena Si allontani , o buon Re . Rosmonda offese Te , Sire , poicuè il credi , io già noi credo- Liberi detti in me sopporta: sai Che in una riglia l'insultar del padré Le vrnerande ossa sacrate è grande , i Inaudito delitto — In career chiusa Del suo fallo qualunque a gran misura La pena or sconta . Alla di Re clemenza Ampio perdono or spetta , e tu il darai Che prò-, se a morte tu Rosmonda tragg* Figlia di Re , moglie di Re per mano Di carnefice infame V.. Ah ! tu l'amavi Un tempo , e bella agli occhi tuoi pur era ? E grata sul tuo cor scendea , e soave La compiacenza di sue vaghe forme . Alb. Cara mi fu , 1' odio oggimai. Di tropP 0 i Albom sollre . 11 vilipeso onore Della re £ die maestà , V esempio Terzo. j£ De' sudditi a me impone alta vendetta . Ala. Oli ! se nel cuor de' sudditi potesse Leggere ì) Re , ben altri voti e prieghi Che di morte vedrebbe . Alb. E' dunque amata Costei dal popol mio ? Ala. Se F ama? il sai Sire, nel franco mio parlare apprendi Zelo verace . Lo scampar da infame Morte Kosmonda è mio pensier secondo; Ma la quiete del tuo regno , il trono Più stabilmente raffermarti., è il primo . Cai;a al popolo tuo, cara alle truppe E' la Regina, a me lo credi. In campo Propugnatrici, e vindici de' suoi Diritti forse inalberar vedresti Rubelli insegne . Il Gepida or si tace , Poiché alla iiglia de'suoi Re sul trono De' Longobardi serve . Ma a nuove armi Tumulti nuovi suscitar qual fero Popol vedresti , se dal soglio svelli Di reggia stirpe l 1 ultimo rampollo. Di palme onusto più onorate avvezzo A vincer tu, qual inconcussa annosa Arbor robusta un venticel leggero , Dispregeresti i ribellati a mille ; Lo veggo , il so ; e del mio brando offesa » E del mio petto scudo a te farei. Ma nella popolar mischia le spade Civiche nostre in cittadino sangue Lordar dovremo , e decimar di braccia ^licose il tuo regno . AUor vedrai Ridere a scherno i tuoi nemici -, V armi C a $6 A T T » Ritorcer fuggitive, e dal tuo crine Strappasse ponno , i già intrecciati allori. Ma gnerra in campo aperta iti pieno giorno Al cuor di Re guerriero è nobil cosa ; [ Ma funesta , esecranda , se privata In fra notturne tenebre si attenta . Un vile tradimento entro la reggia Non può appiattarsi ? d* un velen , d' un ferro Chi t'assecura ?Hanvi talvolta in corte Felloni avidi d'oro,e di delitti, E più del trono — Ah 1 se tua vita poco Apprezzi tu , salvala al popol tuo , E in un Rosmonda salva . Vivi a nuove Imprese , Erce de' Longobardi. 'Ala. - Vita Json curo io no, bensì la pace altrui, E 1* amor de' soggetti — Odimi ; io teco Inflessibil non sono, e tu lo inerti) Tu solo , duce mio . Doman Rosmonda A nuova mensa attendo ,e tu sospendi L' andata al campo . Libera ritorni, Ma il mio voler adempia. Ala. 0 Re clemente, Re generoso ! Or sì di gloria carco Andar ben puoi più che per lauri mille • L' opra or compisci ; alla Regina sciogli Tu stesso i ceppi con le auguste mani Dominatrici del primier fra i regni . fieno alior da di questo giorno il gaudio» Terzo. 37 SCENA VI. Alboino . V ■ » a do — Ma , se Rosmonda salvo, io perdo Romilda — Oli come mi cangiai repente 1 E se Romilda voglio , e vita , e regno Io pongo in forse -- Oh quanta guerra fanrai- Desio di vita, ambizion di scettro E prepotente amor di donna scaltra l Fine dtirAtto Jerjo . C * s* CCCC CCDCCOCCCCCCCCGOCCCCCCC ATTO QUARTO SCENA FRI M A. Car-cere . E'osmnnd a appoggiata ad uu sasso , su cui sì?" riposto il cramo del padre . K — O poso spietato , lasciami. Tu indarno T'infingi , indarno di fraudarmi tenti ; No , mai le sacre ossa profani , io mai Di Cunemondo figlia -- 01) Diolmi sveglio Da torpor grave , e par che gli occhi schiu ti3 Da sonnolenza stanchi --Ove son ioì -.{si al$W Qual loco è finito * La mia reggia , il trono > Il banchetto dov'è? — Quale barlume Di tetra luce ! Quali mura 1 I sensi Per doglia intensa , e infermità di mente Ohimè ! perdo, e vaneggio — Ali sì, son queste L' orride mura ai delinquenti stanza , E albergo mio figlia di Re, consorte Di Re — Consorte ? - Ah no , sul trono stai Crudo marito tu ; sepolta io gemo In un career profondo . E' dunque sorte Fra noi diversa . Ma innocente io sono ISel carcere de' rei ; entro la reggia Dovuta ai buoni ad ogni via tu calchi De'sempre nuovi tuoi misfatti l'orme — - Infelice Rosmonda , ecco a qual tino Tratta tu sei ! Ormai son giunta al couu*^ Quarto: (gf D. lle sventure mie . Or che mi resta A desiare , od a temer?.. JLa morte? D 1 ogni infortunio è obblio , triste ai malvagli , Orafa , e soave ai buoni . Oh vieni dunque Da meschini invocata , e sorda sempre -- Oenìtor mio, vieni almen tu-, ti mostra Alia prole de'Gepidi ; la vedi A impugnar scettro nata in ferrei ceppi? Oggi frequente pur ti vidi , or sola Ali abbandoni? — Ma sono io sola forse?-- Del padre mio questo è pur parte ... Oh cranio l Oh terribil oggetto 1 oh caro 1 oh sacro All' amore di liglia !.. Al mio sen caldo , Reliquia algente ,premoti... ti bacio... E ti ribacio ... dei uno pianto a larghi Rivi ti aspergo ... Ohimè ! l'alma ho in tumulto Non ho più Urna ... [ai abbandona sul sasso} SCENA II. Rosmonda , Alboino preceduto da guardie con fiaccole. Alt. O he Alboin discese Dall'alto soglio in questi di sotterra Wffiùi luoghi de' malvagi albergo , Storia, che parli di mie glorie, taci Ritiratevi, o guardie, con Rosmonda Solo lasciate il vostro Re — Rosmonda Ove sei ? Mboin ti chiama -- Tace ... jjtt rintracciar la posso - Invan mi aggiro ^rancolando per questo aere ceco, k non la veggo, e non la trovo -- Forse k 'juesta ... Ah si » non erro , abbandona» C 4 4* Atto A un sasso dorme placida „. Rosmonda, Ti sveglia, olà . Ras. Deh ! chi mi tocca ? c qual e Voce me chiama? Aìb-. D' Alboin la voce Marito tuo. Kos, (si nl^a,e ripulsa Alb.') Va-, scostati -- Marito Non ha Rosmonda — Perfido ! la pace M' invidii anche sotterra ? Ah ! si la pace , Che al tuo fianco non ebbi , io qui ritrovo • JW>. E a te donarla anche al mio fianco io vengo • Kos. L' abbomino tua pace : odio , vendetta, E qual nuovo empio delitto fora . Io te conosco a prova . éìb. Ora mutato Ritorno a te . M' ascolta , e grave danne Tornartene potria , se me ricusi • A tua salvezza or vengo ; io Re , io sposo D'innanzi a te per la tua causa or parlo ■ La scelta a te di morte , o vita lascio. Odimi dunque -, rammentar mi giova I primi tempi , onde comprenda quanto A tuo prò feci, e come poco , o nullo Abbia da te compenso a' doni miei — Soggiogato de' Gepidi F impero Nella giornata sanguinosa , orrenda Di universale eccidio , e a me di gloria Fra il tumulto , fra 1* ire , lo scompiglio , I prieghi, i pianti, i moribondi lai Fuggitiva , tremante per la reggia Incendiata te rinvenni. Morte , O schiavitù da un cenno mio pendea.. Prostesa a terra le ginocchia mie Tu abbracciavi, « rigando il pavimento Quarto. 4» Di singhiozzi , e di lagrime , la vita Da me imploravi -- Lìbera 1' avesti Tu questa vita , e libertà in un diedi, E securtade , e onore a molti tuoi. Gundeberga per te vive , colei Non mai placabil, dura ; ed al tuo fianco Cara a te ancella, ed onorata vive. All' ire ho impo ;to militari un fine ; Benché non sa;:io il Longobardo ferro &el fodero riposi. Quanta parte Ebbi nel doior tuo, donna , rimembra, "oa. Rimembro sì ; ma la cagioit te solo Rammentò pure ... * lb - Taci, parlerai Dappoi -- Dell' amor mio , dell' alta , e vera Pietà di lue sciagure un pegno grande , E da Re darti io volli . Lo splendore Scordai, che me circonda ; te preposi A tante di Re figlie , e sublimai Te schiava alle mie nozze . A te allor diedi Partendo il trono , quanto dar potea Creduto io avria da' benefici tanti Tuo cuor mal compro ; e tuttavia te ingrata? Dà lode al vero; ho in cuor ripulse acerbe « Onte assai gravi, ira placata mai. Di nenie imbelli il talamo , la reggia •Tu assordasti inai sempre . Alla memoria Di estinto padre il tuo consorte vivo, ------ r _„.„ „ --------- amante posponesti. Aitili con atto Al tuo signor rubHlo la misura Degli oltraggi miei tanti oggi hai colmata vrave la colpa fu , l' ammenda grave Uovea seguirne ; già ferri sentenza «* era uscita dal labbro :i sensi primi 42 Atto Di piota ridestoninri in cuor già spenta Alachiso;e tu vivi — Donna , vi di /. Non il giudice in me , non il Monarca Tuo , ma l'amico , e ancor ( se il merlerai ) Dirò lo sposo. Arbitra sii , te elesruo, Del tuo destili : se oltre di viver brami Doman ti attendo a nuova mensa . Kos, Siile Di tiranno , qua! sei insultatore Ne'tuoi modi ravvi .o . Esso fa pompa Di-Ila non data morte , unico , vero , Negato dono a chi il domanda. Io questo Non ricercai, noi niego ; ora inea duole , Pentita or sono-- Ma eloquente parli Di benefìci generoso , e meco Prodigo quasi. E tante osi ? che desti, Che tu rapito iniquamente al mio Misero padre, agl'orfana sua tàglia Non abbi? In pace il genitor regnava Fra sue genti securo ; ei non temea Nemica offesa , ei nullo avea lamico Non invitato a non voluta guerra Dalle ingiuste armi tue forzato venne. Invaso il regno , ed a soqquadro posta Ogni provincia sua vide in un lampo Di miglior sorte ogni sperare evaso iti un campai conflitto . Ah 1 perchè mai Non riponesti la vittrice spada ? Ma di sangue assetato entro la reggia 1/ ira implacabil sospingesti, e un padre Un Re cadente , miserando , imbelle , N"n armato di ferro, ma di pianto... Ahi ! uccio , o parlo ?.. * uneutondo hai spen* 0 ' Orfana, desolala , semiviva » Quarto. 45 Dall'orrnr, dalle stragi, dalla'morte Innanzi n te miei ceppi strascinai. Questa infelice mia beltà velata Da p«nto «rrafrcnabile il tuo braccio Sangue, grondante disarmò -, ahi ! tardi, Clie il maggior de' misfatti era compiuto . Sbramata appieno la crudel tua sete Pietà tìngeati . Rasciugar mio pianto A me imponovi,e disciogliendo i lacci * A me servili ( fosse amore , o ceca Ragion di stato ) di ben altri modi 'esti parola, e prence, e impero aitine. Raccapricciar mi sentii tutta : m' eri D' odio , di orrore , di vendetta obbietto . Inombra del padre inulta agli occuj stava . . Di uotte , e il di, tue mani sangue ancora Stilia vauo , e quel sangue era paterno . 1 Q sì f intesi il fremer di natura , Che le orribili nozze in me esecrava —- P Alboin fu Rosmonda . In me di affetti Jogria allor nacque : orbata riglia, e sposa A un tempo io era, e figlia , e sposa fiu . Pianto donava al cenere paterno y Amor , rispetto , .ubbidienza al imo • Marito Re -- M' udisti .Or qual mi apponi Dritto tu? di figlia pianto ? in petto Kon senti umano cuore?-- Ah no , noi sente jf insultator de'trapassati il crudo Schernitor di una moglie , a cui imperava •Un misfatto inaudito ,e non da dirsi . ^Donna, cotanto ardisci 1 A,me d'innanzi ! -- . *M tra di uoi chi meno umano sia Si vegga: uu fine alle querele nostre Scambiev.yli gi ponga, e taccia ia primo 44 Atto Doinan te invito ad un novel banchetto. Verrai ? Ros. Mal preparato è il tuo banchetto. Di regia suppellettile sfornito SaràLo vedi il rea! nappo ? In mano Di Rosmonda si sta; al tuo convitto Non T avrai, no . Alb. Rampogna amara ! — M s 1 Saprò fiaccar la tua baldanza — Morte , Si morte a te conviensi, e infame , e presta • Ros. Or ti conosco appieno; appien ti mostr" Alboino , qual sei. Sei fatto or degno Della mia gratitudine . L' affretta . Tu questa morte , o barbaro!.. Ma gli occ Tu su ine figgi d'ira pieni... io veggo Un non so ebe di atroce trasparirti ••• . Qual m' ingombra tremor !.. La mia costa' 1 Par che vacilli al tuo cospetto inferma — Sposo , qual hai pensiero truce ? Alb, Io nulla Son io ... tranquillo ... Ros. Oh ! assai feroce cairn' ^ Che a me di morte è lampo ... Ah ! più non s ^ fl Questo aspetto tuo, no ... Mei storna . Parto parto Così mi la?ci? Alb. Poiché tu il vuoi Ros. Alb. Che pretendi? Res. Alb. ( L'estremo ... ) Ros. Parli torbido ... pa*° l V, n~.r; mi tao 5" Un addio... ... Si, lo ricevi- Pronunzi*] tronce ... incerte ... Oggi «n 400 D* orrido ariane era foriero } or cosa Quarto. 45 ■Temer degg' io ? Ma di timore i vili Tremiti in cuor d'una Ro^monda , figlia &i Cunemonde Re ? -- Crudo Alboino ; Non temo io no: guardami in volto: io certo Color non muto; guardami : son ferma . Alb. ferma di troppo 1 ( Oh qual baleno io vidi Da quegli occhi traluceie ferale ! Note di sangue in sul cipiglio scritte Leggo... non sogno io no... sì, le rileggo... Il sangue in vena mi si arretra — f uggi , Alboino ; non è questa tua reggia , Ma di delitti stanza ... Ali ! fuggi , e mai Non ricalcare questa soglia infame ; , n ogi " Una voce entro mi parla -, è forza t ted ere ... ) Donna - Addio . --Tremendo addio! SCENA III. Atrio. Cundebergn , ElmechHde. t? T "p - X ale , Elmechilde , è quel terribil sogno , ' i,e funestò Rosm«nda;io vuò presagio austo dedurne „ 11 ciel talvota parla infelici con notturne larve Ruspici del futuro . Il dì s' imbruna 5 r °pizio ai nostri d' alto aliar disegni . j-ji'iiecuilde fa cuor . Grata ti ria ^osmonda sempre per il nobil tuo g^prendimeiuo. e'* Popoli dal giogo Sgravare oppressi, e mal soffienti, sciorre 46 , A t t o Alla Regina i lacci iit> d< 1 suo signor berteggia VeVac% auxiri' , e il Re solfrir lo delibo . ) Romilda, cesji.lo uè tranquillo sono, I\ó sereno: son tórbido, inquieto. Leg^i m ; m fronte quella , che il mio cuore «era tempesta ora compatte. Calma fu puoi, tu sola r donarmi. * 0 '"- Oh ! s' io Il potessi... Ma son da tanto io torse? *Ó non ho i modi di Rosmunda , io basse rattezze . io ... r; Taci -, da Rosmonda appunto tliber principio i inali miei. La pace £ U per costei da questo cuor sbandita. A,T' Lo,ue V In lasciarla un non so che vid'io , j ue sgomentò i miei sensi . Un fosco lampo », W Morte in fronte balenar lo vidi. Tu Romilda Atterrisci... Ahi ! forse?..Lungi * e ro sospetto — Ma costei non seppe provar perdono? ■fto/rj. % lh - Noi so . °U i Poiché ottenuto l'abbia , e in trono ^allo squallor del caicer richiamata ~ avrai tu stesso , io dipartirmi, e andarne ij£Ul tapina avrò licenza , e udirla T: ram o da te ... Che più resiaimi in corte Vl 8cÙe«ù obbietta , e non instata infamia! No. Ma avrallo, spero 4 8 Vi assentirai ? Atto Alò. Oh del tuo Re tiranna Romilda , è freccia nel mio fianco acuta Questo amaro tue dir . Desisti ; vuoi Che Alboin Re discenda ai preghi? — Tutto A te to' apro , o Romilda; indi ini strazi»' Se ferreo cuor sotto gentil sembianza Si cela a me - di' io t' ami, e molto, oDia Fora inutil udirlo. Tu il concsci , Cjuant' io lo provo . La cocente brama Di possederti in me non cape , ed arde Vieppiù , quanto maggiore argin frapperai* Con infausto imeneo stretto da nodi Indissohiliil di ottenerti speme Deposta avrei , se la consorte istessa Non mi porgesse il ferro , onde troncare L* importuno legame. A quel mi appiglio? Morte prenunzio , e tu 1* udisti. Il colpo , Che già pendea sul di lei capo, il duce Stornò, sospese-- Senza base un trono Male occupato io tengo, se bagnarlo Del sangue il voglio di Rosmonda . E' & esS De' Gepidi 1* amor , L* amor di questi Itali infidi a mover arme pronti. fsottunia insidia, un tradimento , un ferro» Un velen può finir miei giorni, e tonni Per sempre a te . Da non spregiarsi è ^ eS Ragion di stato , ad un Regnante sacra: Con la Regina a parlamento venni; Che ne seguia , già tei dicea -- Or vedi In qual bivio son posto . Alle mie nozZ e Te assumere vorrei , ma per sentici o . Di sangue è duopo incamminarci, e iot< c Jìagnar del nostro il talamo novello • Quarto. \ 49 Rom- Te lascio io dunque iu pace . Abbiti vita, E regno , c donna: io men diparto... Ferma, lo l'impongo. *<"n. ~ Che vuoi da me tu ancora ? L* amor tuo , la tua mano . Rom. Assai d'amore Trovi in Rosmonda tua , benché non tua Del tuo forse ; ina più nobil quello ^he il mio non sia . Plebea mia mano ornai Darti non posso ; Re tu sei regale *arla volendo troppo rischio fora... De' preziosi giorni tuoi ho cura ... Regna felice, e quoto ... il ciel ne invoco ... . Addio ... ^ M'ascolta Ohimè ! mi sfugge -, Torme " e guLamo tosto a ritornarla a noi. Fine dell' Atto Quarto ■ Tom. x. n S ire , la notte avanza I' 1 taciturno occidental viaggio . Mute del dì son 1' opre , e all' alte cure R- e gie tu solo intento sempre ancora ^on lasci, che in soave obblio discenda ^ u stanchi sensi ad assopirti il sonno ? Alo. Veglio , poiché tra gì' infelici ornai Si annovera Alboino ■• Ah ! non è sempre D • & Atto felice tm Re , come la ceca plebe Crede, e lo invidia. Sotto il «ostro manto Stanno allo sguardo altrui Celati amore , Odio, timor vendetta . In noi più vivi E radicati stanno, e piii funesti U' amaro fiel ne attoscano . Ala. Potrebbe Alachiso al suo Re chiederne 1* alta Cagion ? Alb. Non lieve -- A te svelarmi voglio. Il inerti, o duce , che pietoso sei, li lido a prova ; in te sollievo io spero . M' odi... amo donna ... si Romilda , e or salv» La voglio , ed or del mio voler mi pento . 'Ala- Deh ! poiché tanto tu mi onori, parla; Json disdegnarmi alleviatore tuo. Del non volere , e voler f ambigua Vicenda or narra, in cui contrasta il tuo Alto poter sovrano. Alb. Si , mio fido , Rulla celisi a te ... Sappi ...ho qui dentro Una spina , una voce di taluna ... Si di Rosmonda è voce . Un turbamento , Un truce presentire ella m' infuse In partendo dal carcere . Sanguigno Lampo sul ciglio le strisciò . Chi ignoto Orror ini costringea le infauste soglie Abbandonar , nè riguardarle a forza . Ala. Che dici ? Un Re magnanimo , un »i vlt Stìdator di battaglie , uso a spregiare Mille aste , e brandi mille , altin l' eroe De'Longobardi sgomentar si lascia Da puerile illusion V Dea l dona [ Al sesso imbelle, ed alla plebe i tristi Quieto. (f Presentimenti del futuro ascoso , A mortai occhio . Ti assecura , un'ombra Ti allucinò — Ma tranquillarti appieno Brami, mio Re ? Rompi a Rosmonda i ceppi, Che misera la stringono ; consorte , E Regina tu l'abbi; pace piena, Io ti prometto , tornerà a brillarti Sul volto. Alh. K on i a spero . Invan ti adopri. Alachiso ... non posso-.. Afo. Perchè mai? Alb, Il jnio destili mei vieta... Ala. Ah ! tu ben altro Covi arcano nel cuor . Deh ! mei palesa. Unico questo guiderdone imploro De 1 miei per te mietuti allori in campo — Ma odi quai grida ?... Qual tumulto in corte 5 SCENA V. Alboino , Alachiso , Romilda z S ignor te salva... Al fianco tuo me 0 - : P Che avvenne ? °' n - Un tradimento ... ..Congiura ... Ho Parla • p.' Imperversante plebe ^nige il reg a i palagio: urla, minacci; Yp* * disarma i tuoi , le porte assedia j/ A xre 7 e di brandi armata . p . E che pretende ^OdeRfri _____ ____ . _ •} pi.: :i vin soffri oc accia, 'alta u Alb. p" E die prcic» codesto insano popolo?...-Chi il primo D 3 54 A t t • Autor ? Rom. De' scellerati è Clefi un capo j Ma ben altri il motor • A/*. Chi ? Rom. Elmechilde, Ma anch' ei non solo ... Alb. Deh ! cessa una volta Dal favellar si tronco, e schietto parla. Rom. Non posso. Bada a' casi tuoi , indugio Esser potriati irreparabil danno . Alb. Io 1 impongo , favella . Rom. Ciò , che dirti Potrei, orrendo fora ... Alb. Vero ? Rom. Quanto or vivo • Alb. Narralo dunque . Rom- Tu T imperi, il narro . Rosmonda ... Ahi ! parlo o taccio il cuor i»> Alb. Compi il feroce annunzio. (manca. Rom. ...E'rea del tuo Sangue ...Ma tutto del misfatto atroce Non conosci T orror ... Ama Etmeclnlde • Or va, parlai, ti satisfeci appieno. Alb. Oh guai aspide fero in me lanciasti». Che mi dilania il petto !... Chi pugnali, Chi mi da brandi, onde la rabbia immensa, Sfogare io possa in scellerata donna ? Alrt. Sire , raffrena i primi impeti all' ira. Rosmonda è moglie tua , forse non rea ; E tal la fa mendacio forse , o fratide — Tu vero dici ? Rom. Odi „ Rosmonda ,, il JlWo De' nibelli „ Rosmonda „ Odi , e ti accerta- Alb.... iiurie , io vi veggo angui - crinite into* 1 Quinto. Mnarmì danza, e col flagel vipereo A vendetta sospingermi... lxo, n. Che giova Furor non opra? Già la plebe ingombra Gli atrj regali ... La tua vita è in forse ... Già Rosmouda è col drudo . A/fc Ohi taci, Furia peggior Ai quante or veggo , taci -- Amiche hirie , io mi accompagno , il calle Voi mi aprite a vendetta . Il sangue reo FK codesti amator sulf are vostre Fumerà impuro -- A te , Alachiso , impongo I' raffrettar , disperdere la plebe , F farla ancora , se Ha d' npo , in brani — A mia vendetta, a me sol tocca , io volo . SCENA VI. I Romilda . r ^ tratto il dado--Or va, Rosmonda, vanne ^-otterrà, io passo al talamo già tuo, * l tr ono ascendo, e già mi assido. Vieni, ^mbra rivale , ad onorarmi ... Ahi I come ^, ott <> i miei piedi il suol traballa ...Oh quale » apre vorago ... e par m'ingoij !...Deh 1 ferma rida di fuoco... avvilupparmi tenti ?— q 0 rabbiose strida ...Alni dove fuggo ? ve mi ascondo da un negro fantasma ^oronato da un vortice di fiamme , ge me persegue , a tergo incalza , e un cerchio «W appon sul capQ di car boni ardenti?- nj e .'rata Romilda , eccoti il premio , Ile 11 tuo misfatto non adegua. Oh insano D 4 i6 Atto Desio di trono, ove mi hai tratta «... dove !— •. „ ■ t "'n'/** a.1tAlin^T ' SCENA VII. Carcere. Rosmonda . otte , sei pur tremenda ! A me più tetra Del bnjo seno delle meste tombe . Nudrice tu di pensamenti infausti Quai mi dipingi immagini di morte ! Veggo pugnali in sangue vivo intinti , Sangue rosseggia il pavimento , e goccie Di sangue stillai; queste orride mura — Cielo l che mai sarà ? Notte , die furi Con- le tenebre tue del dì le cose Al mortai occhio , toglimi la vista Di sì funesti sanguinosi obbietti — Ma ... quali larve asgiransi "... quai volti Fra quest'Ombre discerno?..Oh ! da quell'antri Chi fuor si slancia, e a me ne viene? Ha sguardo Feroce ... e d' ira , e di morte ripieno -- Alboino ?... tu qui pugnai brandisci ?... Crudo Alboin , ti arresta - A me suoi passi Accelera sbuffando ... oli padre l oh vieni, Salvami tu dal parricida ferro ... SCENA Vili. Rosmonda , Ombra di Cunemondo . Ras..... Ombra se tu?..tu Cuneinondo?..Oh! 8al ' q ii i k t o. m Alla fronte , allo scettro , al negro sangue »' Allo squarciato fianco, ed al pugnale Si , ti ravviso , il genitor tu sei ; Tal lieti* ultima notte mi apparisti. Oh veneranda Ombra paterna , salve... Che vuoi Il pugnale mi presenti ?... e fai Cenno , eh' io il pianti d' Alboin nel petto?... ( cava un pugnale nascosto ~) Il prendo... Ha punta acuta... il vedi ?-Fuggi, Oià da me fuggi?... Oh sospirato a lungo Genitor mio , abbracciami — Disparve -> Ecco il ferro ... Che farne ? .. Tu ministro Di morte ? -- Si, forza in mio braccio sento N*fln conosciuta--Ogni straniero alletto Dal mio sen fu ora ; sol vendetta stia. Tremenda Deità , ma cara iti oggi Atra bile , furor versami in petto . - Eccomi al colpo preparata -- Vieni Crudo omicida , sperditor de' miri , Dppredator del mio ictaggio, infame lusultator d' ossa insepolte , vieni. SCENA IX. Rosmonda , Gundeberga . ^ U *> T i veggo alfin , Rosmonda : ma perdute Ci rivediamo . Arde alla reggia intorno * e ral battaglia ; unico scudo , e braccio Nostro Elmechilde è inferri. U dispietato •fnicidator del padre tuo qui corre A trucidar te figlia ... In quel recesso f} l M' 1 - t'ascondi , o cara... Impugni un ferro?... j^' 1 generosa ! abbraccioti .... Pur io ne stringo- In questo angolo oscuro dilanici -- Non vedute inaspettati $8 Atto Porterem colpi sul tiranno alterni. Fa cuor , presente del tuo padre è l'ombra • Ros. 0 genitor, reggimi il braccio... SCENA ULTIMA Rosmonda , Gundeberga , Alboino con spada nuda . Aìb. — Dove ?... Dove ti ascondi ?... Scellerata donna !... Vittima rea mandarti a Pluto io;giuro . Ros. Eccomi a te qual debbo. ( si slancia sopra Alboino , e lo trafigge ) Alb. Oh tradimento Rosmonda... tu?...per(ida.. moglie !.. io...nioi> Gun. Vieni al mio sen , magnanima Regina . Ros. Sei vendicata , Ombra paterna ; taci » Quale spettacol inai !... Sangue il pugnale •» Sangue mie inani grondano ... le vesti, Il suol di sangue lurido rosseggia — Che tu ? — Qual salma, fredda, orribil, muta ?" Deforme tronco , chi se tu , cui tanto Raccapriccio? -- Alboin marito orrenda Voce ini Miona entro me stessa. Io sento Profondamente rimbombarmi in cuore Questa colpevol voce , e imprecar morte Ti veggo io si sul «egro Stige , oSp"t tr0 ' Truculento di sangue empier le mini , E gittannelo in faccia ... A pi tta ... dolio , Ti renderà di sangue . . ( ne! atto di ferir*' vien tolto di mano il pugnale da Gundeberg aì Gun. Oh Dio ! che U ? Ras. Donna importuna!... a qual vita tu serbi Del cielo orror , me , parricida moglie !.••■ Fine della Tragedia . 59 LETTERA DI N. N. AL SIGNORE N N. i f?. 1 ?* ' la ' replicate voke fatto osservare , che nel- a Critica non v è guadagno , ma nella Lode . Questa ansima , cfae mi si è fitta nella mente unita alla qua- t a del mio Carattere franco, ed intollerante mi Ira .* tto scegliere il partito di abbandonare la società per • J- more i • di macchiare di viltà la mia Onoratezza , t . Portare la pena della mia Sincerità . Nella soli- siin'V 6 r ' l ' rata m ' a V' ta non ' )0 tne ' a lettura, che ba i a " a cor| versazione degl' uomini , clic ho abati? • k C!,mc c * le *°P ra oe n ' altro genere di nr 'I" .letteratura , io prendo diletto delle teatrali Jj t . uz 'oni, segnatamente di quelle , clic per V auste- ^ a delle sentenze , e per il loro tragico fine sono s 'Sgiormente acconcie a soddistare il genio mio , non j^Prei ben dire se rigido più, the melanconico, ho sso a tortura i miei Amici, ;che non sono molti ) de[l *° rn * nn ' ' e migliori Produzioni di questo genere ''ano <|Ua '* s ' la " cco nostro moderno Teatro Itato ne'scorsi giorni assente dalla citta , chiamate ! a Campagna da miei piccioli affari, allorché ginn- Redi n "° ' lu '' r 'zz» un piego , che conteneva la Tra- lachìlì 19 ' lUaIe ha P er titol ° la Rosmonda del Ma- °he n 3 mia 9 arlotta » la quale nella stia giovane età, sente° n - a ^^' ,lnse ' c ' lclin so '° anno al terzo lustro, Se Pr>e P ' U - anc01 di me trasporto per il Teatro, non *iorie ?' SÌSt ? re al1 'impulso di scorrere (niella produ- 'Ocom'- . poìcl1 * la tenera gioventù in questo secolo sy,j„ " ,cian d° a viver più presto , più presto ancora , Pl )a le sue passioni, e segnatamente quella dell' fio amor proprio , concepì essa il progetto di far tr ?' vare al mio ritorno sullo scrittoio disteso in un fogljj! il giudizio che aveva saputo formare del merito ot quell' opera ; intendendo di mostrare cosi quanto profitto area saputo ritrarre dalle osservazioni , ch e all'opportunità non tralascio di farle allorché diaW 0 insieme opera alla giornaliera lettura . Ti sarà facile l'immaginare qmle sorpresa mi re ' casse questo tratto di franchezza della tenera Comp a ' gnia del mio ritiro , e qual diletto provassi nello sco'* pere tanta esattezza d idee , e tanta giustezza di'** flessioni più proprie della penna del Savio consumato nella cognizione del cuore umano , che di una Gio^' ne , la quale come tenera pianticella sembrerebbe a"' bisognar più di nutrimento a formarsi, che abbonda* di succo per render frutta . Soffri, Amico, ch'ioti trascriva qui fedelmeuj* ciò eh' io ho letto con meraviglia . Io non ti acci"" 0 l'Originale . Esso è per me troppo caro, perché 1'»** ventori al pericolo di smarrimento. OSSERVAZIONI SULLA ROSMONDA Del Malachisio . N,, . la Sr ^ C1 "' e impegno di richiamar degnamente sul- fiic " a la rimembranza de' fatti meritevoli del tra- «'rt ,urno sembra a me esser pregio dell'opera Cc(t ? n t'adire per quanto l'azzione, eli severi prc- ftdeìti ^ Ite t *' ammat ' ca *° P erme ttono 1» storica 1,^ L < ,( le pertanto , siccome io penso , si debbe al Ma- f er J lsi ° > . c ' le nel lavoro della sua Rosmonila , a dif- j 0 ' za di altiì altronde celehratissimi Autori , che h oh ef ! erono > ha sfuggito la taccia d'essersi da quel- * re il dovere dilungalo . tj u j 0,1 imprenderò a tessere l'elogio di questa pro- rio^" 6 considerata nella generalità de' suoi rapportasi ' ' Pliche ad essere veridica conviene pur con- c hj h'V clle non un ^i'* 110 v * s * pimenta agli oc- J nel critico indagatole . "^nif ^ Cr accenr >aiTie alcuno che più apertamente sì " esta , il soverchio numero di Personaggi vizio- reremo iiumou «i r t .=«"«s6' r»»T *'formano !' intreccio dell' opera non, persa.- ? e 'i à tutti quelli, i quali sostenendo , che il ieatro J fc ««tttO a Correggere il vizio , e ad ispirala v.r- tanto Pe-mettono d' «scu.o ne' viziosi cara neri 3«»nto é necessario ad ottenere .1 chiaro usa Ito de Annosi . Di sei Personaggi, che figurano Irt questa Jf'Rfdia il solo Alachiso può dirsi "7% da ™ -> *?*»é la stessa Rosmonda , che n' e la Wf™" " fino all'atto (,uinto si rappresenta comeil ber- Sa 8ho della contraria fortuna, edtlla malizia ile Cor- 6e nel tìgiani, e sempre costante nella sua moderazione , quinto se le fa spiegare tal scntimerrto di vendetta» che la porta a piantare ur, ferro nel petto d'Alboin 0 ' che sebbene non amato pur;. gli é Consorte. , Egliè vero , che il pugnale con cui ferisce éq ue ' lo datogli dall' Ombra del Padie,( lochè pure in <■ soggetto non Greco , ina tratto dalla storia Itali*" de'bassi Tempi non sarà commendato dai più s _ e ri) ma none una forza irresistibile, cui obbedi***| non é il Padre che dingge il braccio verso un i >elS t riaggio non conosciuto ; e ri' es sa Rosmonda , cne - e . piena, e decisa volontà uccide il Consorte , chep' riamente conosce, in un momento in cui l'Ombra lascia pienamente tranquilla . Il punto tragico VI*, a mancare di uno dei due effetti essenzialissimi : l"^ Io della compassione: poiché. Lo spettatore non f^ concepirlo verso Alboino , che muore , essendo uno scellerato , che paga il fio delle proprie colp ' cosi che la sua morte eccita al contrario sentirne" ' a quello della compiacenza , non verso Rosmon" ' poiché é vendicata ,e colle proprie sue inani si e P cacciata vendetta . . fl , I caratteri poi non sono per quanto richiede 51 . stenuti . La scena seconda dell' atto quarto P° g e principale argomenta all' osservazione . Alboino » Kosmonda passano da un istante all' altro di P aS ' t ue in passione , senza che sopravvenga circ 0 ' 1 alcuna , che ne giustifichi il cambiamento , s •in*»5 riW r n», e sì temono successivamente , si amano , disprezzano a vicenda . Malgrado si fatti difetti sembra a me di ^, ve t' re in questo Autore una eccellente disposizione {e , so tragico , un caldo di fantasia capace d m *f lt i dj e trar partito dalle circostanze ; una robusi^ ^ ^ sentimento, e di passioni, che meglio al !°^ re cg n ' usate a miglior proposito potrebbono sodisi» anima più libera, e tragica . Or via, che ti pare. Non é sensato il fi ni di*»" K vi , wav. v» (iati. • uni \, jvuj'i.» — '■ f. w Le osservazione della Fanciulla non ti sem ..fifa- sonte dalle regole più rigorose dell' arte Orami»» Ma a proposito ! Io mi affatico a persuaderti , e sser la critica che ti trasmetto giudiziosa , e veridica , e non mi avvedo , che ti r or S° con c '° a " a ne " cessiti di conchìudcre die ti Tragedia del IVIalachi- s '.o inchiude più vizi , che prcpj ; e potrai farmi fiiustamente osservare, che i miei Amici mal corri- (JPondono al mio desiderio , e alla promessa fattami di non inviarmi se non cose per fece , o almcn le {migliori . Non «o , che dire: tu non hai il torto , ed *° ti confesso di aver piti d'una volta fatto loro rimprovero sul proposito. Ma sai tu, che ne ho ritira- *° 'n risposta? Aspetta , che se ne scrivano migliori. „ Poi, che avrai Ietta la presente, scongiuro la tu a amicizia , a voler destinar il foglio ad accende- T e 'a tua Pippa , onde per disavventura non cada ,n altrui mani, e si pubblichi . Raccorrei un pessimo frutto dalla presa risoluzione di ritirarmi dalla Società se potessero sospettare i maligni , che non per >stii{»gi re I* occasioni di essere critico , ma per lordare allievi in questa utile , ma pericolosissima scien- * a avessi abbraciato la vita del solitario . te <>< »<* . > ^ T | ìfot/Wli/Vì/b ■WWlflWVl LA FESTA DELLA R OS A COMMEDIA Dell' Avvocato Simeone Antonio Sograiì . ^^JUiWfMjMIVWVMtlMMi/l ìMWWRflì!*. I Kcco , ecco la casa della bella , fieli' ado- ^ r abi(e , dell' innocente , e virtuosi Cliiarotta . f « Ma qual è il vostro pensiere V Quando be- llc avete fatto all' amore con quella ragazza c 0 q r uale " C saià il frutt0? Qg*' * a f aro mia Sposa , e ... ' Ekl vi pare ! Che bestialità avete mai det- j,? si S»or Carlo ? Voi , il tiglio del Barone , ei tdatario di queste terre sposare una giova- c le di contado 1 V. Ctj' V • se povera è la sua nascita , e luminosa la G er U \,i belk ' 7za ' c la sua virtil • Cat M a vostro P adre? • mio padre s mio padre ... a mio padre ci pen- «erpiiir. . . r . . . tr 0 carità signor Geronimo , non mi vate ostacoli, che tanto mi affliggono . Voi • Atto siete testimonio dell'onestà della mia fianinjfy della purità delle mie intenzióni , dell' on e ' stissimo contegno di C-hiarotta. Ella in i» e ' vestilo di questi cenci, non ama , eli 1 ' u pescatore , in voi un amico . Abbiamo saput* così deluderla , e guai, guai s 1 ella in ine ri* conoscesse un tìglio del Barone di Neudon ' allora la di lei virtù mi impedirebbe d' aW' canarini a questi amati luoghi, e mi renderei' - be misero, ed infelice per sempre. Cer. Tutti questi discorsi vanno bene , ma come finirà una tale facendo ? , ,. Cor. Oggi segue la festa della rosa; s'ella e 1 Chiarotta % coinè son certo , decorata eh'-** . sia d' un si prezioso dono , che farà a tutti conoscere le di lei amabili prerogative , tors non sarà tanto difficile , che mio padre i» e conceda in isposa. Ger. Ma se... < ^ Cor. Ah! non voglio sentire altro; voi, *" V ,. ce di consolarmi, non fate che maggio rllie te impaurirmi . Cer. Fate dunque quel che volete , ma ^ e ^L, tevi di ascoltarmi per un momento • i*^ 81 le, che io non ineriti questo da voi? Car. Parlate . . Cer. Voi sapete 1' amore , che ho avuto per v0 ^ fino dal momento , che vi vidi nascere . . v' allevai , vi fui sempre al fianco , P roCll , r , d'insinuarvi le massime adattate ad una P ^ sona del vostro rango , e vi fui sempre P' 11 precettore , padre, ed amico. Ed ora sxl ^ v0 bel fiore della vostra gioventù , dove sp e L gli elogi di tatti ili ricompensa delle un'- Primo; $ hche , e della datavi insinuazione , voi nort v olete più ascoltarmi : v* annoiano i miei di- sr orsi , non ricevete i miei consigli , ed anzi cercate o«m strada, ond' io muoja prima del tempo ? Voi sapete quante preghiere vi ha costato il farmi vestire di questi panni,onde secondarvi in questa vostra passione . Io condiscesi , ma per una sol volta, ed io credo , che questa sia lavigesima, chequi veniamo. io ve lo ripeto , e ve Io ripeterò sempre , non posso continuare . Voi siete giovane robusto , jo sono vecchio spossato -, voi potete correre , 10 »o -, Voi , per questa maledetta strada del n'Olite , sembrate un cervo , a me conviene nervi dietro, e noi posso. Esentatemidiui- °> Ue da tante fatiche , e se volete porgere allora orecchio alle mie insinuazioni, depone- 1 vostri, benché onesti pensieri, su que- , U ragazza , tralasciate questa vita, e così 10 tornerò a viver tranquillo come prima , voi ° r nerete ad applicarvi ai vostri studj , ed evi- ere »io d' incontrare , io il giustissimo sde- •> n ° d' un buon padrone , voi quello d'un j :,' e 5 e f ors e la sua punizione al caso eli* u s 1 scopra in voi un figlio traviato , in me C n , n "dolente maestro . ^unque , voi , non volete, di' io venga ? N° certamente '. Ger",V' rcll , i ? erche vi amo , ed altro non cerco , che C nr V v S ''° bene - eòi-;.? 1 parlate bene, queste cose Iejegg» an« *ar Ger. Cai, °or io to ; > s > ma non posso staccarmi... Zitto , zit- a Prc la finestra di Chiarotta. E 3 6 Atto Cer. C Addio prediche, addio consigli, addio fatiche . ) Car. Ecco , vedete, signor Geronimo , vedeff quella, che ha destato in questo cuore la pi" pura fiamma , il più sincero amore ? SCENA II. Chìarotta dal balcone , e detti . Chi. A h Giulio ! Car. Ah Chiarotta ! Cer. ( Ah Geronimo ! ) Chi. Vengo, vengo, (parte) Cer. Ecco il frutto de' miei discorsi. €ar. Ah , lasciatemi, lasciatemi per carità • . Dio ! quale smania , qual misto d' affé" 1 10 si desta alla sua vista nel seno . Eccola- SCENA IH. Chiarotta , e delti . Chi. A. ddio mio Giulio . ( con due secchiti 1 Car. Mia bella Chiarotta. Chi. Ohi addio parente. Cer. Parente ! chi ? Chi: Voi non siete il parente di Giulio" Cer. Io? Cai. Si, mio parente , mio parente . Chi. Ebbene, frapoco sarete anche il D»° • ^ Gei: (E che parentado, che sari per ess a , Chi. Ah , il mio Giulio ! Oggi , sono mg u smaniosa . r Primo. ? y\- E perchè ? E iw lo domandi ? Non sai che oggi si dispensa la Rosa : io sono una di quelle tre, c he dovrà esaere la fortunata . Oh Dio ! se toccasse a me ! se mi toccasse ! oh Dio ! quanto sarebbe compita allora la 'nostra felicità . g Quanto staressimo allegri , mio caro parente. ( Evviva il parente . ) Ah si , mia Chiarotta , la tua virtù , la tua innocenza, non deve restar senza pre- ^'jo , ed io , homi presentimento, cuetusa- CV 1 ' k prescelta. r ''■ Dimmi: tu verrai a questa festa? ( Ohimè ! ) q"~' Ah si... si ... vi verrò . q r ' Oinlio , e non vi ricordate più ... q T" Oh a proposito! alla festa non è possibile . E perchè ? ." Perda- mio padre sta male assai , e con- v | e . ne ; eh' io lo assista. Ho rubato questi po- c "i momenti unito al parente, in cui egli ri- Posa p cr yepjjjj a vedere , conviene , che da jtr ] • * 1 ,_ Ul faccia ritorno ; none vero parente? Ah si , i,i -, il pover' uomo è ammalato C/,/ F Quando e cosi., io non u cons f p s ' :ia rlo . Ma almeno questa sera a godere le " c ■•• 1' ilKiminazione . Se io sarò stata la do SCel , ta u mio giubilo non avrà limiti , e ere- c sa 'seguale la tua consolazione, se poi no , <^ le ,. uila nobile inv dia nel cuore , applaudirò * 0)i >. a ' c ' ie sarà stata di me più meritevole . Qui''t'" r ' re P '" ai "'' bilc > sempre più virtuosa » io non li consiglio mai a sera verrò. E 4 ' A T l o Cer. Ma Giulio , sapete ... Car. E che ho da sapere! questa sera Terremo • Cer. Ma vostro padre ... Car. Mio padre non me lo impedirà . Avete capito ? Cer. ( Eccolo bollo , ed appagato . ) Ihì. Cos' ha il parente , che mi pare di m ale umore ? Cer. Vi dirò ... sappiate ... Car. Si, sapete, perchè è disturbato? Perchè' questa notte , non ha preso , che due P e ' sciolini . Chi. E che colpa ne ha la povera Cinarotta , se non ha preso , che due pesciolini ? Cer. Ma se io ... Car. Voi dovete venire . Chi. Aspettate , aspettate , che lo pregherò Mio caro parente t mio buon' amico , e Passibile , che tu voglia privare Chiarotta * piacer di veder te , e Giulio in questa sera/ Ah no \ tu vieni, non è vero , che vieni, ""j caro parente ? Si , egli viene , non c vcfOj Rispondimi, non mi affliger di più , TCrr * l J Cer. _( Ma sig. Barone , sig. Barone , se fo»*° qui, cosa rispondereste a questa bella ra£ ar za , che in tal maniera priega ? ) Chi. E cosi , non rispondi ? Eccomi dinnaiiz 1 te; ma non niegarmi... (s'inginocchia') Cer. Cosa fate , cosa fate . '. . non voglio W umiltà , alzatevi. : Chi. Io non mi alzo sicuramente , se » 10il 1 concedi questa grazia. Cer. Ma io . Chi. Verrai parente ? „ Primo. f » er : Ah ! verrò. Ah benedetto ! ( si ali-n ) " r - ( Semplicità , che innamora!') Mio Giulio viene anch' il parente, dunque ti attendo. "f. Ah si , mìa cara . ( per toccarle la mano ) "'• ( ritirnnrìoln ) E mai che qucst* uomini sappiano parlare senza accompagnar colle gesta 1 loro discorsi . rv' ^ a ,ni ,,ac!o sn questa mano... * Siccome un'aspirante alla rosa , deve van- ** r C la più perfetta innocenza, cosi non vo- -, l'io , che mi sìa addossata la più lieve macchia . e *"- Ma Giulio, il sole ò già alzato . Vostro pa- £," re ,ch'è ammalato ci attende , il sapete. ' Ah si. Chiarotta , con mio infinito ram- g "larico , convien , eh' io ti lasci . p Va pure , ricordati la tua promessa. / ?. r * • mia cara . Jf** Ancor tu ; sai parente ? Si , verrà anche il parente . Andiamo . Mio Giulio, non ti scordare di me , Ah piuttosto la morte t Ma andiamo. Addio parente . Addio bella , addio virtuosa Chiarotta . Addìo . (, Oh povero Geronimo precipitato ! ) qA Poto/ir» ) '• Oh Dio ! che caldo , che fuoco , che sma- ™*. , che inquietudine ! come il cuore mi palpita l oh Dio ! ma il Sole è già alzato . Andia- *jì dal Prussiano a portargli il solito latte , ne a ' ed U1tailt0 mi P*»Wfà guest' agitazio- e • Andiamo . t prende i tecchi ) Cer Chi. Cor. Cer Chi, Cor Ger. I > E' vero -, ma qui ti puoi un poco fermare. Cospetto I Tu diventi sempre >iu bella , pm spiritosa , ed in conseguenza più amabile . ~'"'« Oh Signore , che dite mai ! Sai cjbe io ti voglio bene? Ed io molto a voi. Coinè ! tu mi ami ? Io si, vi amo , rome posso amare una mia amica. Siete un buon Signore. Bih - C Coraggio Bibrak ) Senti , bella Foresetta , "n mi,, psnsiere Parlate . Bib h ( Spieghiamoci. > Ti vidi , ti conobbi ; par- • 'eco, mi piacesti, t'amo,e ti voglio per sposa. • Volete , Signore , una risposta sincera ? fi/A Anzi . ft ' * 1 ' 1 V/"'- Ma non andate in collera . f' h - Oibòioibò.. lhi - Vi vidi , vi conobbi , parlai con voi , non •ni piaceste , non vi amo , e non vi voglio per sposo . 2j*. Ecco il matrimonio belio , e concluso . Ma non vi adirate Signore . B 'l>- Oibò v anzi son debitore alla tua ichtef te zz a del mio disinganno , e della mia quiete . La sincerità mia... , , Blh > La sincerità anzi è quella, ci 10 bramo . uii piacesti assai cosi parlandomi . b <« i2 Atto quest' affare non se ne parli tra noi mai più » mai più . Chi. Ah Signore ! s' appressa sempre pììi l'ora , eh'* li Decani destinano la Rosa , e quanto più ella si avvicina, tanto più , in me cresce il ■ batticuore . Bib. Ma dimmi nn poco; cos'è mai questa fa' niosa festa della Ro»a , che in questi pochi gio^' ni , che mi ha trattenuto la febbre , ho tanto sentito a nominare, ed in Prussia mai? Clv. Come ! non lo sapete ? Bib. Io no ti dissi. Chi. Io ve lo racconterei , ma l" ora è vicina ; I Decani , vedeteli , son là attorniati dai capj della Comunità , e da gran folla.di gente d el Casale , tra la quale alle aspiranti è inllecit 0 di entrare. Bib. Mia Foresetta , fammi questo piacere , hi* eh' essi vengono , che mi sarà iratissimo . Chi. Ebben vi servirò; ma in breve. Bib. Come vuni - Chi. Ascoltate . Per la maggior parte della G er ' mania, onde porre ali* emulazione il talento» e l'industria delle ragazze , che voi chiama Foresetre , nel suo rispettivo casale , viene di v#. •- ' --^ » ■*.--» »U V 1 I .J VUOIIIV , . - triennio,in triennio destinato un premio a qU el ,' la , eh' è stata p ù brava per industria , P llt assidua nel travaglio, d'ili coretti costumi» 15 di candida innocenza . Bib. .Brava . Chi. Questa festa , come dissi , si fa di tre anni in tre anni, ed una soltanto è la premi»" ta. A lei vien data la Rosa con mille TaB-** 1 tu contanti ; uè chiesto- « il solo premio j P 01 ' Primo ij che e seguito dall' applauso di molti, dalla sincera lode dei buoni , e dall' invidia dei ma- l'gni . ^jf>. Ottimamente: mi piace. *»hi. Vien dalli Decani per conoscer la meritevole , destinato un pezzo di terra a ciasehe* duna dell' aspiranti da travagliare da se stessa , ed in quella deve d ir prove della sua industria . Oh quante volte Signore , nel rigido Verno , dal timore , che il troppo ghiaccio , o la neve nuocesse alle piante da me coltivate con tanto stento , onde quelli levare , e possibilmente curarle , mi sentiva quasi inti- r, z• -bravissima. '• finalmente , dopo i continui carni dei Decani nel suddetto triennio -, sì riguardo all'agricoltura, che a lutti gli altri familiari lavori , v 'eii e con tutto il rigore , ed imparzialità , esa- j'miato il candor de' costumi , 1' innocenza , modesto contegno dì ciascheduna , mentre , * e jiza questo , ii resto, per nulla si rimarche- ebbe . Dopo tale scrutinio , la mattina , che aii a solennità del premio è destinata , li De- *™ nominano la fortunata. Si sentono allo- * le grida, gii evviva del popolo , che corre 11 traccia di "lei . Da tutti circondata , vicr »4 Atto Condotta alla propria abitazione , onde att" 1 " dere C ora dal Iato :otenei,te de tinara per co"' fernure nella puldica piazza il voto delli IH" cani, e ricevere la Rosa . . Bib. Ed allora ? Chi. Elia , allora. ve.-,tita di un blando l'no , e coronata di candid'- rosi" , s' .•vv.m/a tra tut' ti i suoi pia strettì parenti , amiri , ed amiche coli' umiltà della più semplice tortore'' 3 nel volto-, ina roll* orgogliosa alidgteiza d'a n pavone nel cuore , ella ... o,t ,. in somma , >° di più non vi d.co . Vi spiegai la tajwaKX» '" il mento per ottenere tal premio ; wot.fWf te , voi qui vi fermate , vsifìtc .mene voi , P re ' gate il cielo , die sia la povera Cliiarotu ^ prescelta se volete . In me vedete tutto W tusiamo della gioja più pura , del pi» viv '° piacere . Bib. Brava, bravissima. Chi. Oh Dio 1 ( cblpo di cannone} Bib. Ch' è rjuesto ? . Chi. 11 segnale .L'hanno già nominata . Oh cielo- SCENA VI. i ^ Giustina , Michele , e detti Giù. F ietta mia, bai udito il segnale ? Chi. Oh Dio ! il mie cuore , il mio cuore Ji eJ petto ... Voci Chiaroira, Chiarotta ... i di dentio) Chi. Dio ! il mio nome , il mio nome . Bib. Uh piaci..' ! . , Giù. 0,i Dm ! tu sei. Signore , ella « mìa f»S lia ' Cliiarotu è mia tìgli». T Primo. i$ V°ci ( di dentro ) Viva C narotta , viva Chiarotta. Ah madie , rtijrdffi mia ! Ah figlia mia I Quanto contento ! SCENA VII. Decani, Lisa j Villici , e rf«ri , entrano tutti gridando Viva Chiarotta . C*- O "'• 1) Dio ! mici cari , mie care , oh Dio ! R La consolazione mi toglie quasi il respiro . E che quasi Tua tolto anche * me. '*• l'uoua amica , vieni al mio seno ; tutti ne a bliiamo piacere . Si , lutti , tutti. £ !,> Oh mio benefattore , tanto bene... ec - Riconoscilo , mia buona figliuola , prima dal c, °lo , poi dalla tua innocenza , dal tuo inerito » dalla tua virtu . SGEN A Vili. Caller in a , Luigi , e detti. ^ at - C hiarotta , mia Chiarotta , lancia , che ti jjMa un bacio . Prendi Catterina. *■ ( La cattiva , cui non la conosce , piange D Per invidia. ) c « tigli miei andiamo dunque a fcste^oiarc c fì virtù . Voi mi f a te morire dalia consolazione . T ec « La più brava... Evviva Chiarotta . ff> Evviva. ' • Mai più tanto piacere in vita mia , mai più ta »to p, acere . Fine dell' Atto Primo . it «ccccocccccccccccccceccccc* ATTO SECONDO SCENA PRIMA Camera del Luogotenente . Luogotenente . FI Ila sarà finalmente mia ; io sarò il ^' lice possessore di tanta bellezza , e di tanta virtii . Ah si ,questo è il momento , in cui p re ' miando giustamente la mia Chi frotta , elladi* venga mia sposa. Vedranno allora i suoi % e ' nitori, che sul dubbio, che il mio amore ii° n fosse sincero , ebbero 1' ardire di negarmi di lei mano ; vedranno la purità della mia ria' 11 ' ma, la verità delle mie espressimi. Ah v ' e ' ni , vieni bella Chiarotta , passa dalle braC" eia della più pura innocenza a quelle del p 1 fervido , e sviscerato amor mio . Ma che p 1 tardo onde s' eseguisca la festa ? Ehi ? SCENA IL Usciere , e detto . U.vc. >^ iguore . . Luo. Fate , che tutto si appresti , e con sol i ^ tudine, poiché io voglio che prima del B> zo giorno sia data la Rosa . ; 0 . Vsc, Io ne darò gì' ordini j ina prima una S Secondo. ^ »t Emetta , unita ad un giovine del contado bra- 'na ^ pa r i ar vi. LlJ o. Diu-gli , che questo non è il momento-, torneranno domani . ° 5 c- Io , veramente , glielo dissi ; ma hanno sog. giunto , che 1* affare è importante , e che conine , che ve Io palesino prima , che sia da- » ta la Rosa . Kuo - Ebbene , entrino . ( Usciere parte ) Oh Dio I come alla mia impazienza , sembra lungo ogni 'stame , che passa ... ina eccoli • SCENA III. Cattenua , Luigi , e detto . ^«t. ^ ■ tu n linore • q uo > Mie voiete ? • Conridarvi un importantissimo arcano, che 01 ivien , prima, che si eseguisca la festa , ch'io Ponga nel vostro seno • Io sono una delle ' Ue _. che dopo Chiarotta , sveano il diritto d' s Pirare alla Rosa . Abbiate la bontà di ascoltar Uli 1 la f" ve ngo ad implorare giustizia , e voi me t e . arete senz' altro , e scorgerete , che siterà 1 " ^ aunato liel dono ^ 1 uel P remi ° » Cne sia 3 ,ne ' °PP ure 3 Lisa dovuto , se l'ipocri- se j Ula ? scller ata col velo dell' innocenza non tuo s • Se a PP r opriato . Coti R P I? §atevi » e chi è questo giovine ? tàn 0 UU abitant e del Contado , mio lon- ci rc pareute , a parte ancor lui di tutte le l stanze del fatto , è venuto onde testifica- Xom C v- nprovare la verità di quanto sono per " F «I Atto dirvi. Voi già sapete , clic dai Decani f' 1 a Chiarotta destinata la Rosa . Luo. Ed a ine tocca di dargliela , conferii)^' 100 il loro giudizio . Cat. Voi non glie la darete, voi non conic 1 ^ rete tanta ingiustizia . Luo. Ingiustizia! perchi-? C(tt. Perchè se Chiarotta è in molte cose a B? superiore , è inferiore a ciascuna in queli* 1 P 1 necessaria , che richiedesi dall'aspiranti- Luo. E in quale ? , Cat. Nel candore di costumi . Oh Dio 1 con 5 ua pena son' io costretta ad accusarla , Luo. Nel candor de' costumi '? Possibile ! . Lui. C Benedetto ! con qiul calore riceve cosa. ) Luo. E come il sapete ? Luì. lo più volte la vidi. .j Cat. Ella non senza scandalo di quasi tutt0 , ,\ villaggio, fu più volte veduta sul nascer giorno , sulf imbrunir della sera in vietato ai"'\ reggianiento 1.011 un giovane pescatore, a £ Iacea da to= cimano un vecchio parente Luo. Tanto può darsi? Lui. Si e d.,to , Signore, si è dato . Luo. Ma 1 Pdcaui... f() Cat. l'ai laudo dei due Juniori si riportano in t° ■ alla decisione del Seniore , che coni' è a tu noto ha una decisa parzialità per lei non * za la foite infljfHK di un certo ricchiss" Prussiano , che dimoia all'Albergo . Luo. V e un Prussiano in questo Casale - Cat. Come 1 non lo sapete V Non *ià p cr . 11 Jff diare V altrui fortuna , che non »' invid' Secondò. *9 tali fortune -, ma lo sa bene Cluarotta , che gli reca latte , e fiori, e .. • ^*o, E che?.. C<«. Ogni mattina all' Albergo, jjuo» Chiarotta al Prussiano? Non posso più trattenermi. Ehi ? SCENA IV. 67 se. s. k.j iarn Usciere , e detti . gnore A nTe quel Prussiano , che dimora all'Albergo , e tosto . C VMkm pane ) E voi tau* to potete asserire ? T"'• iSe daremo garante la nostra vita. Lua - ( Afa Roberto , Roberto , tu fosti scclleia- Umriitc ingannato!) . - Cnt - Oh come ingannano certe fisonomie I lo , a quella di Cluarotta avrei accordata tutta la mia IVde... non per questo le voglio male 7: Uo - Ditemi : e i pescatori sono conosciuti I } nt - Non si può sapere chi siano . Ma pure se io , ed i miei compagni lì temessimo , li conosccrcssimo alle vesti ; io poi ; . P'ù di ogn' altro , perchè li ho veduti tre volte . *-lin V . •> u - vendono qui spesso t 7«' Mattina e sera . Senti: se mai li vedi , fa subito suonare c impana a martello , e falli arrestare . C L' avrò io finalmente . ) E chi sarà reo tremi dell' ira mia , e del- a ""^ punizione . V 2 w6 Atto Lui. Ma noi resteremo occulti? tlat. La segretezza... Luo. Trattandosi d 1 accuse di questo genere l'<' c ' cusatore deve stare a fronte del reo , ou& e udir le discolpe , e confrontare la verità • Cat. (Oli cielo I ) Lui. ( Oh poveri noi ! ) Luo. Come i non avreste detta , per avventura » la verità ? Parlate . Lui. Io ... io ho detto quello , che ho veduto • Cat. Io non mi ritratto da quello che deposi. ( Invidia , quanto mi costi ! ) Luo. Andate dunque , e disponetevi ad asserì'' 6 il tutto . Partite . Cat. ( li primo passo è fatto , non conviene te* mere il secondo. Luì. Ma dubito , che la strada , che noi cai»' miniamo sia molto fangosa.) (partano) Luo. Cielo 1 Chiarotta di tanto capace 1 Quc' 13 «la me creduta la stessa innocenza ! Quel*' ' a cui , benché di tanto dìspari condizione » avevo risoluto di donar gli alletti miei!i° s fuori di me ! SCENA V. Usciere , poi Dibrak , e detto . Use. Il Prussiano è qui. Luo. Entri. Biò. Servitore umilissimo del siff. Luogoten« lte ' (.forte ) Luo. Ison sono già sordo. Bit. Pailo così con tutti. Luo. ^ui non si parla forte. R Secokdo. ar Hlh - No -, non forte ? Piano dunque , ed io par- lo rò pinno quanto comanda-. Chi e vonra signorìa f Chi son io? Si , chi è lei ? f h - Chi son io? *go. Si «li dissi. » fPrussiano . Nativo? Di Berlino . Condizione » ?*Otfésfà. ' Padre ? T £ • Incognito . W" iP- P ro ^ ess,one ? nxi soldato , diventai per merito , in qnesto | r ado , andai in Francia , tornai, mi battei in r "ssia , passai per questo casale , quando fa ~' s 'atto a ferro , a fuoco , attesi al mercanti- e . > tornai in Francia, passai per la Spagna, «si ora bene , ora male ; fui sempre onesto , «d ingegnoso , tanto è vero , che dopo aver a nto girato, tornai in Prussia , dove adesso , ~°Po di aver fatto mangiar male tanti, e tan- > s ono arrivato a mangiar io: ecce mi *ag- Luò° i" 1Ia vita del si ?' di ^ brak • %ib 'tv * iu ' 1 qual motivo la trattiene? t ' Ul core . D ' ^dole* L ll0 ^ ett «oso". stiere* dovea sapere , che qualunque fora- deli' qUl ve "S a , deve a me dare contezza Bib k Jj}"* **o . l'ha J dovea sa P erc > che vi ftt > &i B1 * * «npedito f 3 22 Atto Luo. Cmtie ! chi potè aver tanto ardire ? Bib. Ma ... vi fu . Luo. E chi? Bib. Una mia nemica . Luo. Ella verrà severamente punita . Bib, Punijela. Luo. Ma chi c costei? Bib. La febbre . Luo. La febbre? Bib. Si ; comanda altro? Luo. No ; può partire p^r ora. Bib. Servitore umilissimo . ( Non mi sono po r ' tato male, non mi sono portato male .) ( parti} Luo. Questa figura per niente mi piace , Sac'irt™ alla residenza. Ma non pensiamo a 1"' • & a '. diamo : si privi Chiarotta della Rosa , e f° darla ad una di lei più meritevole , si pani 5101 _ Decani di questo Cacale , e sopratut- t ,?..'° » il Seniore , vi notifichiamo aver noi 'l'iiiientemente e scrupolosamente , esaminati tutti i lavori , opere d' industria , illibatezza , e candor di costumi di tutte le fanciulle aspiranti alla Rosa , e senza oscurare il inerito j* d alcuna , f assiduità della maggior parte, il uon volere di tutte , averne tre ritrovate , ^ra le quali una di giustissima incontrastabi- . e P^'iiinenza , perlochè, noi vi presentiamo *) essa il vero modello dell' onestade , e della V'rtude . Eccola -, ammiratela , Signore , ella è lÌ p 0t . u BiJfeafcMI • 0 a- *° ' cllc S0 P ranltc,1< i ei " deggio al buon dine di questa festa , ed alla più scrupolo- ' e d imparziale giustizia , rispondo a voi, e cani di questo casale , che fortissimi 1110- ?] mi obbligano ad annullare la vostra de- I) 1Sl °'ie, pronunziata su fallacissimi fondamenti. Cte £ u fallacissimi fondamenti? Oh Dio ! Uw sento ! 'Wibile ! Oh povera Cliiarotta ! Ma spiegatevi un poco di grazia , Signore , Gi u r*- Bih. Dee, t Recatevi tuo - A tutti è noto essere il candore de costit- «liprincipale prerogativa alle aspiranti alla Ko- sa • Ella , invece , con secreta amorosa tresca , comprovata , testificata, diede , e lascio a ? altre fi diritto di poterla possedere- abbia eil a adunque in adesso il rossore di vederse- ae priva . I? 4 *4 Atto Bib. Mi vien freddo, e caldo tutto in un puitt° • Dee, E Chiarotta non dice nulla? Chi. Chiarotta , Chiarotta uscirà dal suo sbaio 1 " dimento; Chiarotta si rianimerà ; Chiarotta pa r ' lerà , e renderà palese la sua innocenza . IN 011 piangete , no , miei cari genitori, non piang e ' te , rasserenatevi. Vostra figlia ha V innoce 11 ' za in fronte , ma la calunnia tenta di strap' pargliela , ed oscurar la sua virtìi ; ma i llV f* ce , che questa rimanga vilipesa, la cai"'" 1 '* sarà trascinata per i capelli là , là davanti pubblica opinione , e Chiarotta se la calpestf rà sotto a 1 suoi piedi. 0 voi tutte, o genti» che qui vi ha raccolte la festa mia, non lo r ' mate alcun giudizio sopra di me ... no, 110 ' io sempre fui, e sarò degna dell* amor vostro* Quella Rosa mi si dovea -, invidia , e calmi 11 ' 1 tentano di strapparmela -, ma sarà mia que sarà mia Ila quell» Rosa. Cielo ! tu ine lo dici Rosa. Bib. Brava , brava , brava , bravissima Giù. Chiarotta , la mia cara figlia , accusata d'i' 1 '* lecite tresche ?Non è vero , non è vero • k lla fu calunniata, e voi v'ingannate col pr' var " la d'un premio ad essa dovuto , perchè » ,e ' ritato . La vostra giustizia , clic deve essef . imparziale , scoperta la calunnia, renderà »? essa il suo onore , la rimetterà nella pnbbl 1 ; ca buona opinione di prima , e la prem iera della Rosa. Bib. Anche voi brava. Ltio. Di quella Rosa ho io il potere di dispor" 6 ' e già ne dispongo. Cat. ( E^ii m i premia . ) - Secondo. 25 Ella non deve esseri ne della colpevole , ne d-'lP accusatrice . Abbia Lisa la Rosa. (Lisa?) E Lisa risponde ; che conosce la virtù di Chiarotta , che non vuole accettare un premio , ad un' altra giustamente dovuto -, che sulla rovina degli amici , mal si fonda la pro- Pria fortuna, e di' ella rinunzia la Rosa. y'". Bravissima . Come • La ricusi ? £' 4 Ella è di Chiarotta . g'/o. Chiarotta non 1- avrà . jf' 0 « Si, che mia figlia P avrà gfj 0 - La festa della Rosa tramonti E risarga per me quella delia Viola per conto «no . Decano , prendi, questo è il fiore , io ti «aro mille talleri , e qui , qui dentro in qnest' °S?i si deve fare la festa della Viola in onor Uiiarotta . Io sono il sig. di Bibrak . È7>°* ^ llesto e mi OItra ggio alla mia autorità. ' • Non si oltraggia la vostra autorità, prote- £endo P innocenza , e col!'onore , che si reti- £ e a "a bella virtù . Io sono il sig. di Bibrak . £j Cc « ,> E noi la faremo assolutamente . e °- Olà, olà! che parole son queste , chetuo- ''Ominacciuso si addopra? Ove vi son le leggi, he imperano , e uomini, cIk le custodisco- *° » h delitto il farsi giustizia di se . Quelta j^Ppresenta P immagine del nostro padrone . uiiffnp rispetto a lu\ e sommo rispetto . Guai, | Ua ' "' det to poi questo , il Decano Seniore ag- Cw A 8 ? 6 * ° lle s ' ,l PP ella di »lla vostra decisione . Lun i- 1 inio benefattore ! lu - li dove ? z6 Atto Dee. Alla residenza del padrone, al Castello . Olà» Mastro di posta , due de' vostri migliori cavalli , che ... Luo. Olà , Mastro di posta v' è impedito d'usare d' uno d' essi. Dee. Come 1 quale soverchieria ! volate ... Bib. ( Taci, Decano , taci , che tengo io due Poliedri Transilvanj , che ci guideranno , se lo vuoi, siuo a casa del diavolo. ) Luo. Tutto per ora si sospenda , e s' attendi» 0 le mie risoluzioni . E voi altri calunniatori » bugiardi, preparatevi a render conto del vostro oprare . ( pane ) Cat. (Sia maledetto il punto, in cui ho ascoltato L'invidia.) (parte con Luigi) Lìs. Voglio correre -, guardare , parlare , sapere > spiare , per poscia avvertire di tutto la IP 1 * povera amica . ( parte ) Chi. Ah mio benefattore 1 ( a Bihrak ) ÌSìb. Zitto . Tommaso da la biada, e prepara to* sto i cavalli . Zitto Chiarotta , Decano , ve ' nite con me . Chi. Dove ? Bib. Al Castello . Dee. Ma ... Bib. Zitto , venite. Vieni virtuosa Chiarotta , con' fida nel cielo , e nella tua innocenza . ( par 1 *} Chi. Ah !.. si, in lui solo , ed in voi mi collido . (patte ) Fine deir Alto Secondo . a* ®««ccc«cef)cceec©©f)ecect)f)©i,© ATTO TERZO SCENA PRIMA Camera dpi Feudatario. Cario , e Geronimo in qala . Cn V r - -I a così, comi' va sier. Geronimo , v* è passata ancora la stanchezza? w. Wrrmente no: ini sento uu Wribil dolore ' lp l'e ginocchia, e nei pi'di * e s'io seguito a a <" mesta vita, finisco i miei giorni , perchè a Wia complessione non si può addattare a q •«Bili strapazzi . <7r ' Ma che lazza d'uomo siete voi? Il solo Vo d re Cataratta', salutarla, favellarle un istan- tp compensa di gran lunga il disaggio del viag- Q e j ìr > - r d ogni stanchezza . r \ Ma se siete compensato voi, non lo sono S'a io . Chiarotta ama, voi , e non me , ed il TOCere , che provo dopo d' aver camminato , .quello d'esser testimonio de'vostri discor- » e facendo da candeliere meritarmi il ti- Car n * vostro mezzano . si' s ! ? asc ' a,no a d p i>so questi inutili discordi " " e "tite -, adesso verrà qui mio p.'dre -, noi ' r ° ni ° > che mi importantissima astrouomi- osservazione , di'* dobbiamo fare , ci chia- * sulla cima del monte , auderemo a godere le feste , che sue- 28 Atto cederanno al dono d' Ila Rosa , ch'io son to , sarà toccata alla mia bella Chiarotta • Cer. Oh questo poi no ! Car. No ! come no ? Non vi ricordate forse p' l J la parola , die avete data alla stessa Chiai otta • Cer Ma caro sig.Carlo ascoltatemi per nii'istan*'' Car. Già , opposizioni , ed osticeli , io non lie voglio sentire , Cer. Ma degnatevi per tm momento , sentii ' lascio da parte il rammentarvi, che son v eC '. chio , che le gambe son deboli , e eh • 1 ue viaggio , per me , è un peso insoportabile '< 1/13 ditemi, se mai vostro padre , cosa , che ai 1 ' dando innanzi una tal tresca , deve per c e! ' to succedere , s' accorge d' un ta! ragg' r0 ' tutto il male, addosso'chi cade ? Tutto al V°[ vero Geronimo . Egli in voi perdonerà un sporto giovanile , e in allora s'accrescerà mia colpa d' aver secondato i vostri capr^j di non estremi opposto a' vostri voleri , non avergli svelato il tutto . Sicché , tutta eolpa , cade sul povero precettore . Car. Che pensa adunque il sìg. Geronimo? Cer. Il precettore pensa di parlare col p ad del suo discepolo , ed avvertirlo di tutto ■ Car. Ma potrebbe poi succedere , che il dis c ^ polo irritato, disperato per vedersi distacca da queir oggetto , eh' egli ama più della p r ^ pria esistenza , sapesse vendicarsi sul P reC tore , o con du^ palle d piombo nella tes o col tnpasar^li con una spaia il cuo re parte a parte . e( . Cer. Eh tacete , tacete , figliuol mio ; il P re r „ tore non parlerà , uqu parlerà- C Oli P° me ! ) P Terzo. Ecco rjvù mio padre ; ricordatevi di quanto abbiamo concertato , e non mancate alla vo- Sl ra parola, pena la ima indignazione, C 0 u povero Geronimo, in «jual brutto imbroglio son io. ) SCENA IL t Barone , e detti. B A ar - ddio , add o , mio caro tìglio -, sig. Ge- c 'Ottimo . q"' Sig. padre . fi ' r ; Sig. barone. r ,' ( Questa mattina , figlio mio, ti sei alzato q *" u tardi del solito ? ^° «padre mio, ma mi sono trattenuto col *§• Geronimo , nella mia camera , alla lettu- ^ 1111 dilettevole opuscolo . £ ' ( E che opuscolo I ) '"• ttravo il mio caro figlio, bravo il sig. Ge- r *eaimo, uè»- r o Èfj ' \ sapesse tutto 1 ) '•Sediamo un poro . Cosa avete il mio caro & Geronimo , che mi sembrate di cattivo r u '"ore. "fr Vi a: x cs L„ r S J dlrò • Sapp.ate ... ta \ l pover ' uol "° > 11011 na chiuso occhio in tut- la notte , a motivo , di una forte emicrania ; Cer° n 1 Ver ° si§ - Geronimo? Kar ^ t,nicraili a ! ) E' vero , è vero . jj e ^ ue to mi dispiace . Sentite , io vi voglio " e ' Voi siete il Mentore di mio tìglio ; cucite!© , come fece il Mentore di Te le ni ac e 3° Atto , figliolo d 1 Ulisse , amatelo , ed assicuratevi <» u ' eterna mia riconoscenza. Cer. ( Se ne accorgerà ,se ne accorgerà- ) Bar. Oggi , tìglio mio , voglio , clic unito al mentore , andiamo a fare tuia visita di fl guardo. Cer. Oli bravo .bravo ! ( Così non audcrcnio a" a Osta . ) Cnr. Ali no ! sig. padre dispensatemi . Cer. c Ohimè ! ) Bar. |£ perdi 1 ' - V Cai. Dimandatelo astronomo pon al sig. Geronimo . Un celebri oggi un rimarchevole i» 0 ' ▼[mento d' un corpo celeste ; quindi non vo" filiamo perdere una sì bella , e ptHUM oss"" ▼azione; ed abbiamo stabilir., di portarsi cima del «onte , onde di li -.cute mente M**' ▼aie snlf emisfero una tal novità. Bar. Ottimamante . Trasporteremo la visita a dimani , ed oggi , attendi pure alle tue studiose incombente . Cer. C<^ttasiquaaì mi viene volontà di dirgli * u£ " to . ) Ma sig. JB.irone .. Bar. Los' è ? Ger. Oggi saia HH>gfio , che andiamo a fare I» visita ; il corpo celeste 1' osserveremo dima'»' v-nr. Come! Bar. No, tTO . d 0Vt . t ,. ;lIld3r 0 „y lt ji M'"' tore parla Cosi a Telemaco t Qn§J M<'« tl,r< l.' che deve second irlo , ed ispirargli sempre P m la volontà di studi Iffc , onde erudirsi* No Cai' 0 ' io non telo impedirò mai, e resto meravig 1 ' 3 ' to molto del sig. Geronimo. Va pure, va servare Otranto vuoi il tuo corpo celeste • Terzo. 31 voi il mìo caro M ntore siate più conditetn- Sciite , ed accompagnatelo . y 1 ?- ( L' ho vinta , l'~lio vinta . ) Ger. ( Ali, che non posso più ! 8' egli sapesse, che il corpo , che andiamo ad osservare non e celeste \ ina terrestre . ) (Jli mie padre ! io dunque me ne vado. Si , va pure , il mio caro tiglio ; a rivederci sig. Mentore , ricordetevi, che Ulisse affila interamente a voi il suo Telemaco. Aon dubitato, eh' è bene a hi dato . (S'egli sapesse cosa Telemaco , ed il Mentore vau- -, 11 0 a fare fuori di casa ! ) g nr - Addio mio padre . J"- M.o caro tiglio, addio sig. Molitore... er ' Kon duhiti , non dubiti . ( Oh povero Ge- r "iiiinti ; qu.il terribile precipizio mai ti sovra- g Stj • (. pentono ) '"' Piacere della beneficenza quanto mai sei s °ave al cuore dell' uomo . Felice quello , che favorito dalia loituna d' un stato comodo , e ^vizioso , nel giorno, pensa a soccorrere i •Uoi simili, e va a riposate la notte fra il pia- Cer e di avergli giovato i e le benedizioni dei eil eiieiati . ivi a qual uso devono essere destinate le rierhez/.e ? Pera u^ucl prod'go scia- equatore , che quantunque di ptagitfl | atri- ln ^iiio tornito , non pensa , che ad appagare vizio , e passando tutta la sua vita in Crd pule , ed in lascivia , mai si ricoida del misero ; ma solo a soddisfare le proprie passio- consumando , in tal modo» tutte le sue o^tanze. Pera quel sordido avaro , clic quau- K i ue vecchio , e col pie sulla tomba , tiene 3i Atto 1* oro in ferrato scrigno racchiuso , mena ' a sua vita miserabile , onde non toccarlo ; c co' 11 " piacendosi tutto «ionio di riguardarlo , q" a * 1 adorarlo , mai si ricorda della misera urna'*'* tà . Ma che vado pensando dei vizj altrui • Attendiamo noi di fare più bene , die poss' a " mo , e lasciamo , che ognuno pensi a suo modo» SCENA III. Usciere , e detto . Use. (Questo foglio spedito dal Luogotene»t e di Neudurff è a voi diretto . Bar. Recatelo . . Use. Fuori vi sono du« abitanti di Nendorft , un Ufficiale forastiere , cu e bramano essere tf>* trodotti. Bar. Entrino . ( Usciere parte ) SCENA IV. Bibrak , Chiarotta , Decano , e detto ■ Bib. ^ erviton? umilissimo del sig. Barone • Chi. Mio Signore. Dee. Nostro buon padrone . Bar. Attendino . ( leyge piano ) . « ( Bib. ( Egli è un uomo presso .1 poco della in ia . Chi. Si ; ina per carità, non vi opponete m» 1 '* Bib. Perchè ? f » Chi. Perchè egli è un ottimo Signore j m * in collera per nieute , e grida • Bib. Adunque è del mio temperamento- Terzo* 33 'ChK Per f appunto. B*i Ti prometto di regolarmi. Come! Egli mi guarda bruscamente dimenando il capo ? Chi. Per carità, Signore. £ec. Vi prego aneli' io, Avete ragione , compatitemi • Senti Cina- rotta , se mai parlando con lui mi riscaldassi, tirami per un lembo del vestito j così mi cal- rnerò siili 1 istante . Chi. Ebbene , mi raccomando . ) *^"". Bravi, bravissimi. Si accomodino. f'h. Con chi parla? Chi. Tacete. "or. Voi se non m' inganno , siete il Decano del m i 0 Casale ? P f t- Si signore . jw. E voi? ( a Chiarotta ) Chiarotta di Bajesfeld , eli e ... Ed io sono il sig. diBibrak Ufficiale Prus- t s 'ano. f; 0r > Non glielo avea ancora ricercato. Llb - Ed ; o lo dico liberamente , perchè non ar- ^ r °ssisco nel proferirlo. n fìr ' E cosa volete? *Jer. V— i • ... V e „ghiamo ad implorare la vostra giustizia . 9*. Che vogliate proteggere U mia innocenza . Di tanto vi supplico ancor io , che diteu- do la vera virtù . gf"-- Voi la difendete? Certamente . , , . J?»-. Temo , che la vostra difesa sarà debole . a ' h . Sarà debole , quando voi non vogate usa- u re la vera giustizia . ° a r. Come l Jom. X. ti 5T4 Atto IMp. Questa radazza è innocente . . Bnr. Vi sono dib. Saranno tutte cal ale , Imposture , per nigrare la di lei virtù,. Voi non mentite i siete ingannato , B«r. Nemmeno . B/7>. Come! non erodete 9 Mi fareste questo W r \ to ? Osi.te voi d 1 otlendemri , percaè no" conoscete V Smio un uomo d' onore , e mi viglio , che ..• Non tirarmi più per il vesti " ' elio già è iiaitile . Io quando Conosco d' a *** ragione, non taccio , se iossid' avanti il Sultano . ) 'Bnr. Legga questo foglio. B'/>. A me ? hfir. Si , a lei ; legga fort3 , che tutti B«tt**£ B/7>. Sono a sei virla .,, Con mio di-piacere vt «r*\ *» v» i m r ir I «iiii A/M. la doverosa mia vigilanza dalla maliziosa benagine d' alcuni capi di questo casal qui si minaccia un insur*ezione.,, Come ! non è vero ioH e Dee Kib. Taci là , taci . „ fcra stata dall' opi» 1 ' ^ di molti prescelta, e destinata ad avere Rosa Chiarotta Bajesfeld -,e questo vot'\ confermato dall' assenso del Decano S el1 ' re suo protettore . Ma Signore ... r . Taci là , ti dissi „ Quando venne scoj^ ^ „ to , testificato con le forme le più ^ r $« „ che Chiarotta era indegna d' uu tal * hi/,[ >•> •55 Tbh«. SS „ mio , mentre avea offeso il candòr de' co- » sfumi. Oli calunnia infernale! Io ci*. Taci, taci . „Si scoprì una segreta tresca „ con un Pescatore , che ha per mezzano un „ vecchio parente ,c di più la frequente pra- » tica di Un Prussiano d' equivoca figura „ ■. lo equivoca figura l ~hì- Ah Signore ... De c Seguitate. Io sono il sìg. di Bibrak . ,,La frequente prattica di un Prussiano d' equivoca figura , che dimora all' albergo. Io lo mandai 5< a chiamare , ed egli , audacemente , con- ■» fermommi, che lo trattenevi un motiv» ^ 5, affettuoso ,,. £ 0r . Eliclo avete detto ? Non lo niego. jT nr . Ah vedete ! dunque è vero ? lb - Ma convien vedere di qual sorta sia (jucsC g a ttetto ; convien conoscermi. r,?/"- Avanti, avanti. 5, Per la qnal cosa, onde ovviare ulteriori »> disordini , attendo le vostre risoluzioni , 5> avendo intanto fatto sospendere la l'esca -, e," e ar. Anche al Luogotenente? 5 Chi. Si signore . Bar. Già , questa è ima ragazza , che i l0l J vuole essere di alcuno , fuori , che del suo Giulietto. Chi. Oh ! a quello poi gli voglio bene . I«soi«' ma , Signore , appagate i nòstri voti, venite scorgere la mia innocenza ; portatevi a I* ca dori!, ve ne scongiuriamo . Bar. (Questa è U mia residenza . s j Chi. bn pur troppo lo so, Signore ! sono g n due anni, ciie non si sente più . s«o ^tr.ccccr/ececcccDCCCcecccf*)* ATTO QUARTO» SCENA PRIMA. Camera del Luogotenente . Luogotenente. 0 aale sarà mai 1* avvilimento , il dolore J*« indegna Chiarotra nel vedérsi priva d'un tanto gradito premio,e quasi disonorata. Ah 81 tutto T amore ,che ho per lei tanto ardente nutrito nel seno , s' è cangiato iu odio , ed lu desio di vendetta. Ehi? SSi, SCENA II. Use/ere, e detto . d ' ^ i è avuta relazione dell' arresto dì que' C/^Wi ? dè d ° U si ? 110re • La madre di Chiarotta chiedo v),P lese "tarsi a voi. llif'pcon essa Chiarotta ? è' , u ? rot M T Come , Sig., non sapete , ch'ella Vp Uta Per la residenza? chi » residenza ? Come , quando , con ^Sc. h luo ^ n 11 Decano Seniore , e col Prussiano . PmI , 11011 ave * io inibito , che i cavalli di. 4° Atto Vsc. Il Prussiano con due poliedri di Trans' 1 ' vania l'ha condotta . Luo. (Ah indegno Prussiano! me 1' ha fatta» ma ine la pagherà, e se ne pentirti. ) Fa e11 ' trare colei, e quando essi ritornano dalla residenza , fammeli ventre innanzi . ( Ujc'^ parte') Ella alla residenza con il Decano, ed il Prussiano 1 Lo potrebbero ... si lo potrebbero indurre a qui portarsi... ma è tanto tempo , che qui non viene . SCENA III. Giù. A.h Signore! vengo ai vost supplicarvi della mia povera figlia ; voi mi avete gettata , Signore , nella più orribile dv'solazio' Jie , liberatela ,non la Opprimete . Luo. Kon opprimerla, difenderla. Qual nu l0re può mai avere un innocente a fronte di ^ nV . guc malediche , che tentano oscurare la-di ^ virtù ? La calunnia non deve essere smascb e ' rata ? Non ha da essere sua la Rosa ? i" u£i dunque sone le vostre preghiere . Giù. Ah Signore ! ben comprendo , che ades^ r °" è sincero il vostro parlare . Ma ch c v abbiamo mai fatto , die ci odiate ? Luo. E ancor Io chiedete?Mi nefaste la i» al1 di vostra figlia . ^ Cui. Essa non avea il suo cuore inclina 10 3 aulirvi . Luo. Eli si, dite bene , perchè lo avea impegni Giustina , e detto . Quarto. 4r col pescatore , e col Prussiano • Intendo , intendo . Ah ,non è vero! E che ! Oseresti" negar quello , eli e qui fu deposto , e comprovato . Genitrice indolente , mvece di custodire, vegliare su vostra figlia , come esigeva il dovere , abbagliata dalla di lei apparente modestia, e mentita innocenza , nv«'te lasciata libera la figlia . Osservate gli effetti della vostra dabbenagine , e pregate il ciclo , che non sieno per divenire funesti . ,u ' No, che il cielo non sarà mai per permct- t p re questo . Voi , che mi chiamate indolente 5 oli' educazione della mia Chiaro 'ta , ditemi, •juai prove ne avete «Forse , perche vi è sta- to i chi ha deposto contro di lei ? Avrete , forse > per questo , sicurezza , che quella abbia dp tto la verità, e che non possa esser stata 0 invidia, o maldicenza, che I' abbino spinta a "a calunnia? Ah Signore! pensatevi... ma Pensatevi bienè , prima d' opprimerci . Tutto 11 casale può far fede dell' onestà di mia fi- ■w; come ancora della vigilanza sopra di lei uta . Io , questo pescatore mai non lo vidi, e fomenta la calunnia addossataci ? E' il voto animo contro di me , reso cattivo , per- ' e 110,1 vi volli dare la mia figlia ito isposa ; l ea 8a PP ia telo pure: prima , essa , non vi vo- av '. e se anche vi avesse voluto lei ,io glielo 1 sein Pre impedito. Un tanto disugual ma- 4s Atto trimonio , formato da caprir io , ed m enns c ' guenza , soggetto all' incostanza , avr'l'b 6 cagionata la di lei infelicità per tntra la vi* ta . Ed io , che altro non bramo , che U di lei bene non acconsentirei mai. Così opr a questa madre , che voi chiamate indolente • negligente , cosi fa quella madre , che am a sua figlia , così parla quella madre , che da voi ingiustamente oppressa , punita ali» sua Ciiiarotta unita , commovcrà con instancabili lagrime , se ncu potrà la terreste , la celeste giustizia , e questa saprà ridonare la tranquillila al suo cuore , V onore a sua ti* glia , e forse forse punire il vostro disumano rigore. Luo. Essa è andata dil Feudatario, e lui ritrattando tutti quegT ordini, eli" io ho tutte il P°" tere d' emanare le renderà quella giustizia » di cui è ben meritevole . Giù. Ma ella è andata con ... Luo. Si, col Decano Seniore , e col Prussia» 0 suo caritatevole protettore . Lo so , lo so . Giù. Signore , sappiate. Luo. Non voglio saper altro . Saprete quanto pr J " ma le mie decisioni. Giù. Deh , Signore . Luo. Tacete . Giù. Ma almeno. Luo. Tacete , e partite . Giù. (Oh Dio I che inai sarà.della ini» povtf* fi&lia. ) Quarta. 43 SCENA IV. Usciere , e detti. ^W. C^) uesto foglio dalla residenza viene a j v oi diretto . Leggiams . ( legge ) Trattenetevi, trattenetevi , sentirete le determinazioni del Feudatario, e le mie; trattenetevi. £ 5c " Q^i fuori vi sono le persone da voi ricercate. Uo ' Giungono opportunamente . Entrino tosto . C Non potevo attendermi una più piacevole '«posta . ) SCENA V. librale , Chimono. , Decano , e detti. q^' ^ ervitore umilissimo . Mia buona madre . fi** Sono stati alla residenza? E vero? Ss • £ • 01 signore . Hanno fatto buon viaggio ? . • Buonissimo . Con felice esito? ' ,v erto : e qui arriveranno , fra poco , le declinazioni del feudatario ; ed io impazien- » te le attendo . °; 8er«a che lei abbia questo disturbo ; Sap- È;7, la « ' ' clie queste sono di già arriva;», r/f' Arrivate? Possibile ? ec « E tia vero? sUO. ;ì ìi 44 A T T 0 Ltia. filielo assicuro io . Jiìb. Sentiamo, adunque , sentiamo, Luo. Vuol sentirle? Blb. E forse non ho il diritto di saperle? Eccomi pronto. „ Fate voi, braVo,JÌ|^* do. Bramo, Òhe dentro V entrante sctt»" mana vi portiate dame, mentre , ho da che lei ne fa dell' impartitale autorità • Luo. L' uso , clf io ne fo è questo. Donian 1 > verso il mezzo giorno , darò la Rosa , ad UH* ' eh'' sia più di lei meritevole. Chi Oh cielo i Luo. E mi torrò dagl' occhi certe persone ar ' roganti , che ... Bìb. Come sarebbe a dire? Si spieghi. Luo. Vuole , che mi spieghi ? Ebbene , ? a PP l dunque , che dentro d' un ora , io gì' in ti» 10 ' eh' ella esca dalla mia giurisdizione , per 110 tornarvi mai più . Chi. Che senta 1 Bib. Io esiliato t Chi. Ali signore 1 Bib. Taci /taci . . Luo. Lei esiliato, e se avrà l'ardire di resi st re a miei voleri, la forza armata , che te 11 » la costringerà ad obbedirmi . Bìb. E non posso tornare mai più ? Luo. No . un ora. Quarto. 45 Bib. Questo è quello, che non farò , *"UO, Come ? Bib. Perche qui ci tornerò , e dentro d' **ur>. Dentro d' un ora ? Bi b. Si , dentro d' un ora -, e Io giuro da militare d' onore . Con lei, già conosco , sarebbe vano l'altercare, eie soggiungo, che non «lidegno di giustificarmi. Cqsì parlate ? Bib. Vieni qui la mia Foresetta , venite qui buona gente . Sentite ; vi sono a questo mondo , delle persone di pessima indole , di contaminati costumi, i-quali trovano piacere nel far male al suo simile . Ma ve ne sono , ali incontro , deal' altri, che non cercano , che di giovarli. Nella mia giovane età fui puntiglioso all' ultimo seguo , e quando mi cacciava in lesta una cosa vi riusciva a tutto c osto . Bastivi diie , che per vincere una 8 conimes>a , in un giorno ho mangiato ottanta ova -, guardate dunque adesso , che si tratta di pioteggere l'innocenza , e la virtù , se "011 mi adopperò con tutto il cuore per voi. Mia foresetta, mia buona gente , addio. Fra Uu ora, signor Luogotenente , fra un ora, si r "-orui bene , fra un ora . Servitore umilissimo ? )"'- Ali SignoM ! e perchè mai esiliate tal uomo 1 ^ Uo - Egii menta tutto il rigore della giustizia , lf » quale , comincia ad agire anche su di voi, e v'intima, che al nascer del sole non vi v.eg- r fa in questo casale . J*». Cornei Uiu - Cue sento 1 46 Atto . n Luo. E' tempo, è t^mpo alfine , die si vf?a questo rasale , liberato da persone gnas te _' contaminate , che potrebbero con li loro P eS _ simi costami far cessare nell'Ottime, ed 1,1 riocenri ragazza , F ii nocenza , e la virtù • Chi. Oh Dio! qu.^ìi stragli! Der. Ah, questo è troppo! Luo. Preparatevi ad obbedirmi. ( Conviene at' t ri irli .) Chi. Ah ignore ! rivocate ima sì barbara sefl' teiiza . Luo. Kon ria mai. Chi. La morte piuttosto , signore , la trì0 te . Essa , meno mi atterrisce di 1 n ^ eh." allontanarmi da queste mura , che dero il nascer mio, e dove fui allevat a ,j Oli Dio ! Voi non potete comprendere colpo terribile , che mi ha cagionato la v ° 5 crudel decisione. La Patria per me k, tut j a ! di essa amo tutto , iti essa tutto il rni° cere ritrovo . Se ho errato , se di casiig 0 gna mi riputate, carceratemi, che sapro I j ff portare in pace la mia sciagura , ma v * , ripeto , non mi staccate da queste mura • comi ai vostri piedi , eccovi quella ^ n *^y ta, per la quale tanta protezione nl ° 3 j r i 0 fe te , che colle lagrime dal più inteiiso d° spremute , vivamente ve ne scongiura • . e Luo. (il pianto di costei potrebbe s t''"^' ''i li gente onorata. ■ L " r ' Strepi:. un ahro accento , o ad indug- r giare, o a part re, vi farò cacciar via dai Soldati.. V*i Dai S„ d .ti ? Un Ola! Snidati di guardia? ( entrano un Caporale, ,-rluf Soldati) AIadi< , U> cano , venite , qui uniamoci rotti assieme, e facciamogli vedere , clic usci- ^ r ''' rio ui ([u.i morti; ma non vivi. Uo ' i^si . u ne , staccate coloro, e cacciateli dal C/ " l "> raI v/o . £*• ISon sarà mai-, abbiamo cuor di resistere . q U • kh .i. li., mia ! j ^ rc Virtuosa l biarotta ! Uo ' Dividateli, ve lo comando ( ti sente una r , c «>Mi ovata) Oa i>.o i Jg *3hp 8 ento! '".* V u al segnale è mai questo 1 ( altro colpo Ciu' p?"? 0 »* > ^ *ussu)iie ! t/iT v :i1 " - vorrà dir ciò 7 , • Vorrà dire, cue T innocenza, a dispettò / l, iviùia , e della calunnia sempre trion- r A • ( altro colpo ) ■*Utt : Ut i • , " . ■* tuo ' • ' tMuÌ ' °* COh Dio ! che colpo è questo 0 (altro colpo) Atto SCENA VI. Usciere , e detti. Use. Fi arrivato il padrone ; tutti s' affollali* > e gridando gli vanno incontro . (parte) Luo. ( Oh cielo ! ) Chi. Oh vedete Signore; dal vostro smarrim el K to si vede chiaramente , che questa visita spiace assai. < n Dee. E' qui , è qui signor Luogotenente il " cano dei Decani, è venuto lui, e sapià * e ' derci giustizia . Luo. Ma buona «ente ... s Giù. Bttona gente , buona gente ... è tropp 0 l f* di signore , dovrete adesso renderci conto vostri ingiustissimi insulti. ,j Chi. ( Aladre mia facciamogli paura, rna 1 gli facciamo male . ) Luo. Ma il mio dovere .... ' j r g Chi. Il vostro dovere è forse quello di P lU ie , la calunniata innocenza V Sentite , adesso ^. ne il padrone , e voglio dirgli tutto , e " mi renderà giustizia, e sarete punUo af j si ...(Ma sento proprio , che non sono per far male, se duro fatica , perlino a gerlo. ) Dee. E quanto mai tarda! £(J /nO Chi. Andiamogli incontro, (si sente alt' 0 di cannone 5 Q U A R T ». 49 SCENA VII. Usciere , e detti . Et qui il padrone . ■^"0. Andiamo ad incontrarlo . ( Fosse almeno partito il Prussiano. > y 4 f. Lo complimenta T Uffizialc prussiano! ( Ah maledetto l ) Us c- Eccolo , eccolo. SCENA Vili. Barone ,Bibrak , e detti . V .g""'* -Al h signore! (s 1 inginocchiano 5 Alzatevi ... alzatevi dico, non mi fate an - tiare in collera. Hot Quale improvisata. è mai questa, che... j • L' improvisata grande è la mia ,- signor luogotenente , avevamo detto un ora ; ecco > sono passati quarantadue minuti, sicché , mi Pare d aver mantenuta la mia parola . Quart- 0 poi lei saprà quello che ho fatto-iu-questì; ^J^rantadue minuti... malo saprà ... si, Io sa-; Qttal'è Ja cagione, o Luogotenente , per; £ U[j l 1 ue sto Casale e in tanta agitazione? rv| . llc cessità di ingollate la decisione de» fi/6' Si sul,a I' osa ) P er certc prattiche ... Bnr foras tiere equivoca figura. giacete. °- Parlo più . 7 °"i- X. H $o Atto Luo. Queste pratiche testificate da molti, hanno richiamato la .vigilanze} della mia giusti' zia . C Bib. ride') Bnr. E così'. Bib. Non parlo più ; rido . Luo. E stante V ordine vostro, e l'autorità co»' cessami ... Bib. Mi avete esiliato , Bar. Tacete , o vi fo andar via . Bib. Non sarà già la prima volta. Bar. Ed io dissi per modo di dire. Bib. Ed io feci per modo di fare. ( Ma intanto P aliare va sempre piu a buon fine , ed >0 ho il piacere di averlo condotto . ) Bar. Ma quanti sono i testimoni , che condai*' nano Chiarotta? Luo. Quattro. ? Bar. E voi, in vostra difesa , quanti ne avete • Chi. Tremila settecento cinquantaquattro t c , tanti appunto sono gli abitanti di questo c *' sale . Bib. E col forastiere equivoca figura tremila s e tecento cinquantacinque. Luo. Ma i quattro depongono legalmente ■ Bib. E la legalità di quattro potrà forse st*^ a fronte della spontaneità di piu di tren" 1 * • spontaneità di pi Se per condannare il suo simile e comp vare i suoi delitti bastassero quattro testi»' 0 ,' ") , qual' è quell' uomo al mondo , benché 1,1 nocente, che non possa avere quattro i' eHJl ' ci , eppure , qual' è quello , che non P° s5 temei e di quattro traditori? Luo. Per altro udirete questi, e sentireteS*' lo cùe dicono. Olà, i testimoni. Quarto. 5* Io , per altro, dubito che anche questi quattro si ridurranno al niente , e che trove- mo il zero della circonferenza . Ih ! se lo troveremo . SCENA IX V S aere poi Catterìna , Litìgi , Testimoni , e detti . jfec. 'Vengono i testimoni . (parte) ( Oh Dio ! quale rossore ! ) Dee. Che veggo ! yti- Catterina ! c "f. Ah si pur troppo, purtioppob vero; tremante io lo confesso , con mio rossore lo dico: tu sei innocente. Invidia, que'la tiranna passione comune agi' uomini, e non contraria alle donne, me animò, me ha sedotta , onde involarti alla Rosa • Perdona amabile , e virtuosa Chiarotta , eccoci a' tuoi piedi : tutti , tutti noi ti chiediamo perdono , accordacelo per carità. Blb - Ecco U zero della circonferenza scoperto dall' equivoca figura. 7t Uo - ( Sono confuso ! ) ~«f- Mediti , l'orse , la nostra pena' P CJKl ? s j | ecco i a p ena t che t be pena , cìie tutti dovreb- ix proprj nemici , e ch'io volentieri ti r-~fl —J - — '—.....--- Q t> ; sorgi, dammi un bacio, siami amica, c c tutto mi scordo . Ah virtuosa, ed innocente Chiarotta ! Ib - Oh! signori miei, perdonate signor riaro- llc • fasciate , clic mi sloghi pcrcarUà. Jirava, "li a Atto evviva , brava . Mai p'n) tanto piacere ; ni8* .più tanto* SCENA. X. Usciere , e detti . Vsr. Jl) iversi villani del Contado , stante 1*0'' dine del signor Luogotenente , hanno arr * stato i due pescatori , c legati ve li con<* tt cono innanzi. Chi. Oh Dio ! vedrete Giulio , vedrete il parente. Bar. Dite ; diamogli Giulio . Bib. Diamoglielo pure. C/zi. Vieni , vieni Giulio , sarai mio finalme ntc ' SCENA XI. Carlo , Geronimo , e detti . Car. ) O ' Cer. ) |3 inginocchiano ) . g. Bar. Come! cue vedo! Questi è Carlo , è uno » gl'io-, e quegli e Geronimo suo Maestro. Car. Pietà. Cer. Misericordia . Chi. 0,iUol sono tradita. Bar. A tu no , io son il tradito , ma vogho a ^ Cora èssere vendicato. Costoro siano auC ^ n . ricondotti in cu cere , lui sia arrestato ■ -' stei sia custodita . Anche questo , queil a ^ Voi poi , me ne r eliderete con la spada distazione ( parte ) Tutti . Aa signore di tiibrak ! . Bit». Zitti, zitti, venite giù voi ; a no , cUe Quarto. $ 3 te arrestati. Vieni tu -, ali no che sei custodita; tu no , che non puoi -, io , io debbo andare a battermi ... e... . Ah Signore !... B'b. Zittì , i)on dubitate , non vi smarrite : appunto , perchè e orribile il guazzabuglio , Bibrak vi si mette con tutto il cuore , con tutta T anima. Ah, nostro benefattore! wu; Homo generoso ! Ì! m ' • Signore l °it'. Zitti , zitti . Sentite . Se avrete da stare dieci in prigione , avrete per quinto la mia compagnia. Fine dell' 1 Atto Quarte . H 3 ; 54 OCCCCCCCCCCCCtOCCOCCGCCCCC ATTO QUINTO SCENA PRIMA Signor rf/ Bibrak in spada . A^l a guardate ehe diavolo ha da succedere ! Èra tutto vicino ad un felicissimo sviluppo , 1' innocenza di Chiarotta era palese , la calunnia smascherata ... e tutto ad un tratto ha da scoprirsi il figlio del Barone per Pescatore, uell' altro il di lui Maestro . E<1 era, come andrà a finire una talfaccnda. I" devo battermi, e...Oh eccolo . Coraggio Bibrak; ti giovi la tua destrezza in questo punto. SCENA II. Barone con cappello , e spada . Si pongono an 1 ' bedue a passeggiare alT incontro , tra" 9 tratto si fermano , e si guardano. Bar. k^ervo del signor di Bibrak . Bit. Servitore umilissimo del signor di Neudor»- Bar. Colla spada ... eh! eli ! colla spada . Bib. E con che si combatte in NeudorlI, for sC a colpi di testa ? Bar. Ma voi venendo gui con la spada mi ave tt preso per un vostro nemico . Bib. Ma voi sfidandomi, mi avete l'atto conosce' re , che siete tale . Quinto. «jg Bnr. Ma dovevate voi comprendere , che ne avevo ben tutte le ragioni . B/A. E voi, che neppur io ho il torto. "nr. Conviene ben essere di genio sanguinari» per armarsi subito , onde venire a battersi con nn amico. B/6. Genio sanguinario ? ... Io ?... guardate . Non ho mai deposto la spada con tanto piacere , ni vita mia , quanto in questo momento .Nella mia giovane età, allorché combattevo in Prussia , ne avrò ammazzato otto , o dieci. Mi ammogliai onde rifare la umanità del danno , che io gli avea cagionato . Ma non fui c apace , che di rendergliene cinque , dei qua- li un solo me n* è restato ... un solo ... che ... "tir. Ah sapete ancor voi adunque cosa sia l'amor di padre ? " vedrete se noi, siamo Marionette . Bar. JVla cosa volete dire con ciò V . Bib. Clic voi ascoltiate queata. geme, elici»"'' noi de- Quinto. JÌ7 te le Icro discolpe, che pensiate alle umane passioni , Che puniate , ma con clemenza chi è reo , ed assolviate , chi è innocente, •Bf"". No , non vo. lio che ... Ecco T inflessibile . ^nr. Ma se ... ^"b. Ecco il duro . fini'. Ebbene , le udiry . Ma subito. A tale oggetto sono ttitti nella sala vicina . Venite , venite tutti. SCENA III. Tutti entrerò con ordine , e detti . ^ nr - *S i avvanzi chi è il primo. (Tocca a noi. ) Eccellenza . j"r. Calunniatori, detrattori 1 bugiardi! Ma io vorrei... S ffi - Va via . ? tì f. E ardiresti.... ■J"- Giustificarmi. Va via . c lo passa alT altra pane , e così seguito gli altri. ) ( co// riverente ) ~ n '' Genitrice indolente ! Ma mia rLlia ... *J;A rii • |V -, laci la , taci. °r> Arrogante . ù.. lJec - (. tóa riverente ) C Queste loro difese almeno sono un cape p d opera . ) f"'- Ho fatto il male. t ne pagherai la pena. 58 Atto Luo, ( per parlare ) Bar. Zitto. Bih. Bravo Demostane. Li». La cara ami... Bar. Eh 1 Li*. La cara ami... Bar. Via . L'in. La cara amica. Car. A voi signor Geronimo . Ger. No , signor Carlo , tocca a voi. Bar. Erano qiWle le tue astronomiche osserr»* zioni? rra quello il tuo corpo celeste? Car. Si signore. Bar. Ah ! Si signore ancora ! ma già è deci' 0 il tuo destino . Car. Ah povero me ! m e rovinato 1 Bar. S' avvanzi, si avvanzi pure il signor M el1 ' tore , e che Mentore ! Egri ha saputo sì b e ' ne custodire Telemaco , che merita una sorte pari alla sua , ed Ulisse glie l'ha già preparata- Ger. Ma almeno .... Bar. Via . Ger. Ma sappiate , che ... Bib, Via. Ger. ( Povero Geronimo precipitato I ) Chi. (Tocca a me: oli Dio !) Bar. Accostati, chi sei ? Chi. Chiarotta, riglia di Michele, e di Giustina Bajesfeld . Bar. Ahi tu sei l'ultima a comparirmi dina"' zi , perchè sai , che sei stata la prima cag J ne di tutto ; Temeraria , imprudente . Chi. E' poco . Bar. Ah, è poco 1 Civettacela , arrogante •. Quinto. 59 E ancora poco, "or. Lo confessi ancor tu eh'è poco - Dimmi : conoscevi tu Carlo ? Non signore. *W. Come no? Io conosceva un Giulio, c non potevo mai immaginarmi, che un Giulio diventasse Carlo , **'o- Da un Giulio a un Carlino ; ci sono due soldi, c mezzo di differenza . Ma dimmi: Sapevi tu , che cos'era amore ? J-' 1 '- Si signore . " r . Ed hai tanto coraggio di dir si signore ? j Dunque non signore . Non lo sapevi , e ti eri innamorata "di Carlo ? ( k"'. Ma V ho da sapere , o non 1' ho da sapere ? rv' k'hai da sapere-, ma non l'hai da dire. Ed io dunque non lo dirò . ar > Dimmi quanto pagheresti a non essere en- r . l . rat a in questa tresca! J/ 2 '- Niente. CV* V° mc "'ente ? Già non è possibile trattenersi . L' hadet- ^ -^Io non sono già una fanciulla. (é!ij t te " • . l >ou signore sono ima marionetta . Le pas- , tirano le fila , una gamba va qua , un r accio là, le mani fanno cosico.-i , tutti sia- 10 marionette . Deh , voi signore , che siete Brrr P ( IU gra " dc dì tuttl lloi ••• 0UlC ' *° il Marionette) più grande? lNon volevo dirvi Martinetto . Voi che sie- 1 uomo più grande di tutti iu bontà , ed potere , v i facete voi un preggio di per* tìou,lt e fl 110i tuUi , 6o Atto Bnr. ( QttPSt' ultimo discorso ha molta malizi» > e poca semplicità • Bib. E' inondo , e' è di tutto . 3(ir. Eccovi qui col vostro mondo . Bib. E da quando in qua, il mondo è stato mio • ) Ber. Uniamola; se mio tìglio la vuole in I S P 0 ' sa 1' abbia , ma uon conti più su gli ail ct " mici. Chi ) _' f Ah signore ! interponetevi ... Bib. Voi dunque non volete riconoscere Cat'' per vostro figlio ? Ebbene , giacche eg 1 ' 11 accordato , cfie tu sposi Chiarotta -, vieni 9* Foresetta , io stesso vi unisco, amatevi, f< V a me troverete un padre amoroso . lo sono i lC co , voi resterete con me , e sarete 1' u" 1 consolazione della mia vecchiezza , e i»no ltr . - \ sU proteggerò tutta questa gente di loro le mie beneficenze, Bar. Come! eoa* è questo? Bib. Taccio , onde farvi ve spander» . vedere a' quali rog v' avrà reso soggetto la vostra inflessioni la vostra durezza. "Bar. Io inflessibile . Bib. Si. Bar. Io duro ? Bib. Si . uà ? Bar. Voi vorreste superarmi m generosi , Non ci riuscirete . B*b. Perchè? Bar. Perchè comincio da questo »°* e "^Ì V ad rimar Carlo , unito a Chiarotta, c " e " gl qual'altra mia figlia, ed a seguitare a spa & te j mici tesori su questa popolazione • .E'poco. Coinc è poco? V è da perdonare Qui N T O él a tutti, fuori che a me ; Perchè non so d' aver commessa colpa alcuna , " flr Si, a tutti , fuori , che al Luogotenente , e d al signor Geronimo. Anzi a quelli. E che virtù vi sarà nel per»- donare le picciole colpe d'usar un aito di generosità ? nelle grandi la è dove il core sen- s »bìle fa pompa di sua grandezza, e di virtù • Ebbene , perdono anche a loro . Ma me » * hai fatta mo.to brutta il mio caro Mentore . q. Ui • Evviva Chi arotta... Evviva il padrone . Viva il padrone, va bene, ma viva Clua,- g-i 0tta i c ' ie niai senza la Rosa? ; Alai più tanto piacere in vita mia , mai P- 111 tanto . Signor Luogotenente d'unenticate- » Vl ogni altercazione tra noi seguita . Uo - Signore che d,t< ! Io altro non desidero , g.y le il vostro perdono . 'J 1 '- Abbracciatemi . ! ' S'^nor Barone , signori, mio Carlo , amici » j m ''-ic , non ha limiti lamia contentezza..., ^ 'l'asporto della tuia gioja. E questo farà a Rfcfcj vedere , che la calunnia è impossibile L Clie possa oscurare la virtù , l'innocenza f '•fi^rìga. che presto, o tardi venga scoperta . || » Illvit . j,'.. ■> - i l i« Fine della Commedia. OSSERVAZIONI jVf a perché eo^l rimproverarci una cjualchc leggerezza e . . • eptimus Me est » > qui minimi* urqetur . . ■ T.a betta della Rosa é uno di que' lavori sce< ?} n tt che non mancano mai del loro ctietto . Oh ! Eccell^, Assuma l'erotti , rome ad onta della tua negativa „. giadiia di torme hai innamorato tutte le anirr> e . | sibili sostenendo il carattere di Chiarotta ti) non superabil Pertica , qual gloriosa memoria » lasciata della tua maestria nel recitare il P r0S Ufficiale I he [ja II Maestro Pavesi desumer fece da questa Commedia un bel Libro , e Io armonizzò con "j^n grazia . Rinomato é il duetto 5 Io ti vidi, ti ni " m ' tratto dalla Scena V. dell'Atto Primo , e che tro »u tutti i Cembali dei Dilettanti. tll r3' Signori Accademici, che amate la bella, e na le declamazione, non gli urli del Trivio , e de a . scherie , voi amanti della verità, e nemici OW |ie il ricatura gradite il dono,che pretendo di orni j ra ti** affrettarmi a presentarvi questa comica desia sima produzione i G. F ' *&mii/bì/b lìMM'M.'M.WM. WWWÌfo VWt IL MUTO 0 SIA LA FIGLIA DEL MISTERO DRAMMA ^ WWWMMMW l'i WWW WWW ?• Entrambi hanno un figlio , ed in questi pu- e V! è grandissima differenza , uno lo dete- t0 con tutto il meglio» cuore dd mondo, Uel mentre, che l'altro ... I 2 4 Atto Lia. ( sorrìdendo ) Lo amate più sinceramente.» hon è egli vero ? Cnr. Tu sai se merita 1' amor mio . L/s. Valerio è il miglior ragazzo , che m* abbi* mai conosciuto , e sono ben sicura , che far* merebbe la felicità di una sposa . Cor. Oli sì è vero ! io pure ho sempre pensato lo stesso. Ah 1 ah ! ci avete pensato eh ? Madamiijf 1 ? Ja , non è ancor tempo , voi siete troppo g 10 ' vine , e nella vostra età non si deve ancora •■• Ou via , via ! io sono persuasa , che se il Duval non fosse vostro Tutore non avrebbe alcuna difficoltà di unirvi a suo figlio. Cor. ( vivamente ) Lo credi ? lìti Ne^ sono sicura . Voi ben vedete , eh 1 W non è già cieco, e che a guest' ora si è be« e accorto della mutua corrispondeza , che p aS ' sa fra voi delicatezza e Valerio ; ma le convenienze .. forse il Mondo direbbe , ch e profittato dell' ascendente , che ha sopra di v pe r inricchire suo tiglio . Egli è un' uomo m to delicato su tale proposito. _ JL Cnr. Cara Lisetta, io m'impegno di appi** 1 tutte le difficoltà» ed ogni riguardo , c°; cusare qualunque progetto , che le venisse to . Saprò dire francamente a mio zio \ , 0 Valerio solo meritò V amor mio , ed esse arbitra della mia volontà le olirò la mia no , il mio cuore , c la mia fortuna . Itti, Lasciate l' impegno al vostro Tutore assicuratevi, che... Duv. Lisetta?Lisetta 1 . e a Lis. Sentite mi chiama . Vorrà forse ver» ni*' d Primo. S prendere il fresco in questa sala . Vado ad incontrarlo . Aspetta ancora un momento. w«. Non posso -, voi ben sapete , che quando e tormentato dalla gotta è impaziente . Vuv. Lisetta ? . . ( verso la quinta ) Eccomi, vengo . ( indi osservando dalla parte del Giardino ) Consolatevi , ecco chi potrà farvi Compagnia meglio di me . ~"r« Fermali ascolta . Sono sicura, che se rimanessi più a lungo mi licenziareste . €or. Perchè ? M*. Perchè la gioventù non ha bisogno di testimoni . &uv. Lisetta? Eccomi , eccomi. ( />rme melanconica? *- f ""- Per dirti il vero l* arrivo di mio zio Da- cronais mi cagiona dell' afflizione . r al - Tuo rio Ducronàls viene qui? V? r ; Sl aspetta. Quando ? a ''« Questa sera, o dimani. I s f> A T T 0 Val, Viene egli solo ? Car. Assieme a suo tìglio . Val. Carlo ? Sai tu il motivo di questa visita- C'ar- No . Val. Io credo d'indovinarlo ... si tratta di matrimonio . Car. Di un matrimonio ? Oh cielo ! Val. Padre , e tìglio sono le anime più sordità » ed avare . Sanno , che i tuoi genitori ti h» 11 " no lasciata un immensa eredità, che mio P' 1 ' dre n' c V amministratore , e può decidere del' 3 tua mano , e della tua fortuna , onde essi vcij' ?ono qui per chiedere e Y una , e l'altra . M>° padre li stima , e forse sarà debole a segn° di sacrificarti alla loro cupidigia. Car. Perchè tu dici, che io sarei sacrificata ? Val. Perdonami, questa parola mi è sfuggi' 3 ' Difatti non è niente impossibile , che voiV r0 ' viate dell' amore per Carlo , e forse crederei una fortuna il conseguirlo . Car. Ingrato ! éd hai cuore di burlarmi in sin"' guisa ? Val. Io non ho il diritto d' amarvi , che COI»' un congiunto , e non posso aspirare ad alti" la distanza , che passa fra me , e voi rig« ar " do alle sostanze . £ar. icori un poco dì collera} Bravo , bravo sig. Valerio , già lo so , che voi non ini ai» 3 ' te, che come una vostra cugina. Val. Voi conoscete ben poco il mio cuore ? Car. Tu giudichi molto male del mio . . Val. Dico il vero , che tanta Ducronais C«w» suo tìglio gli odio non poco, e non so CO adesso debbono venir qui a turbare la»e sl p-cc, e la nostra tranquillità • r Primo. 7 l-fir. Se il solo avviso della loro venuta .ci cagiona tanto dispiacere , che. sarà poi quando Aiteranno in questa casa? Io ne comincio a provare dell' inquietudine . l a/, però simili presentimenti... Ogni volta, che si parla di coloro m' investe mi segreto terrore , che io non so co« Pascerne il motivo . Gli ultimi accenti della mia povera madre mi sono sempre impressi 11( 'Ua mente . Figlia mia , ella dicevarai rivol- gj tutta la tua tenerczia al tuo zio Duval egli jf e dogno , ed un giorno formerà la tua ferità. Non fidarti della famiglia Ducronais , ^ e glino sono capaci di tutto . a '' Carolina , scacciam lungi da noi così Insubri idee -, speriamo tutto dall' avvenire , dalla "unta di un padre , e cerchiamo invece quella giovialità, che sola puote formare la conten- ^ ll zza de' nostri giorni. o""- Dici benissimo .. y***' Sì, si, Lisetta , sarà così. ^,Questo è mio padre. " r - Perchè grida cosi forte ? Si direbbe , che lus *e in collera . SCENA III. Lietta .sostenendo Duval, che và a sedere alla Poltrona , e detti . ^'è h. . ^'£ 110re ul Cl ° > cnc mi ordinate vi flc U' inumanità , e giammai potrò piegarmi £ùy C °v" lnettere WW tale i"^' 1181 ' 2 ' 1 » • v i ho detto , che voglio così . Corpo di I 4 " ATTO bacco 3 non sarò più padrone in casa mia? X/J. No, signore, no. Fintantoché vi sarò io» ■ non vi permetterò di commettere un' azio» e così cattiva . Cnr. Qua! è la causa di questa contradizione* %as. Il padrone vuole , ch'io scacci di casa qU" pover' uomo , che abita qui sono oggi otto gi° r ' ni , col pretesto , che la stanza occupata ve servire al sig. Ducrouais . Cor. Caro zio , colui è un infelice ; ma sei' 1 ' bra un' uomo onesto . Vni. lì' un miserabile , e bisogna averle co» 1 ' passione. Vuv. S' è miserabile non ne sono già io la W gionc . Vorrei sapere un poco quale prcm« r * avete per un disperato , che non conosce'" «iente di più di quello , che lo conosco K> : e che forse abusando della mia sensibilità s ) è introdotto in casa mia con l'intenzione d j stabilirsi. Perchè tanto v'interessate. P crlll .V Car. Il sentire pietà degl' infelici non è un <*'" fetto I*». Qual interesse dite voi ? Quello deve avere per tutti i sciagurati , k^——■ mo io non so chi sia ; ma ha una certa ti ^ nomia , che previene in suo favore , s 1 v F ___ 9n t' j: che si Queir «o i iti essa il candore dell' anima sua . Egli di g nal * ecte do , in quando slancia sopra di me sguardi c * si espressivi , che bisogna sentirne V iet ? : y ■commetto , che colui non è , se non un 11 felice oppresso d.ille sventure . Duv. Chi te lo ha detto ? f a . \Jt. fson già lui, poiché è privo affatto del a l velia ; ma la su» profonda tristezza > ic Primo. 9 ci? del duolo imprese sulla di Ini fronte, tutto ciò me ne rende sicura. — uv. Sei una pazza . Lis. Oh già chi sente voi sono tuUì pazzi ! Alle volte siete troppo mal prevenuto contro di qualcuno , e propenso per ... ma basta , ora "on parliamo più su tale articolo ; vi dirò solo , che anderei via piuttosto io di casa vostra , che vederne scacciato quel pover' uomo , °ì>« Questo è un' abusarti troppo della mia pazienza , c della mia bontà . Giuro al cielo, in casa mia non sarò pin il padrone? ^' s ' Ah Signore ! se voi aveste veduto sette an- *» sono lo stato deplorabile di tradì 1 infelice , forche io lo trovai ne' contorni di Chambery , non potreste a meno di provarne della coni- Passione , e non lo ridurreste al punto di cedere forse al suo tristo destino con qualche azione da disperato . I f' v - Ma tu giammai ini parlasti di lui . Si , signore, ve ne ho parlato-, ma ora più non vi sovviene . i ',' v - Parla, raccontami quello che sai . '*• Una sera ritornando da Clumbery dove mi avevate inviata . Affaticata dal viaggio stava a sedere sulle falde della montagna d' ArpC- «agc vicino ad un molino , quando delle penetranti grida mi ferirono le orecchia . Due Uomini armati coperti di sangue uscirono dal osco vicino , e fuggendo passano a me vici- W , salgono la montagli* Wntosto dei gemiti soffocati c spariscono uscivano dalla . e mi"fecero b«'ii prevedere , che non Si giaceva la vittima di que' scellerati .La foresta , luti 10 Atto pii^tà fu in me più forte del timore . Mi alzo > e mi avanzo nel più folto del bosco , in* di non lunge scorgo un uomo disteso sul suolo , sfigurato ; ed intriso nel proprio sangue . •• r interrogo egli mi risponde con cenni , clic «pici due assassini le avevano recisa la li»' sua , e mi stende una mano tremante in atto- di chiedermi soccorso . Cor. Sventurato ! "Lia. Non potendo da me sola apprestarle qnei pronti soccorsi, eh' csiggeva la sua disgrazia alzai le strida , accorsero a queste diversi ino»" lanari , clic si fecero un preggio di arrestare 11 sangue, che in gran copia usciva dalle su« ferite , indi lo tresportarono al molino del buoi 1 Michele da voi ben conosciuto , ed egli in>* mediatamente le prodigò tutti i rimedj » e " cessarj . Duv. Infelice ! Lis. Giudicate , se rimasi attonita pochi glori 11 sono d'incontrarlo coperto di cenci , e pr e " gandomi con cenni a sovvenirlo di qualc° e cosa . Le signirichai la mia sorpresa nel vC' derlo , egli allora , mi riconobbe , ed in q liel instante vidi brillare sul di lui volto stig 11 **" to u 1 lampo di vera gioja . Vi richiesi di accordarle un' asilo per qualche, giorno , vt accoasentistc : poiché ad onta dell' esterno v°" k ii filtro burbero , e severo avete un cuore buono , e sensibile . No , sig. Padrone , voi P ' persisterete nella vostra risoluzione , c sC g mie preghiere, ed i miei sforzi non P ot , ra)1 e i ottener nulla sul vostro cuore radunerò tto vi annoja , e v' infastidisce , ed io avrò la consolazione di avere con un tenue sacrificio sottratto uno sventurato alf obrobrio, ed ali ot- i"ore del suo erodete (testina . ^t*. Caro zio , abbine pietà di lui . *■'/« Almeno qualche tempo ancora ... ^i-V Ma dove potrà alloggiare per quel tempo , che il sig-, DueronaW rimarrà qui? In questa sala . Là vi è quel canape , si accomoderà come potià. Du v. Benissimo . Lisetta , le dirai , eh' egli è Perone di restare presso di me fintanto . . • (intanto che le piacerà. *?**« Bravo sig. Padrone. Oli come sarà lieto per t;i le novella ! quali benedizioni non invocherà da.1 cielo sopra di voi? Du ». Il racconto , che mi hai fatto desta la mia curiosità , sarei molto contento di vederlo, e di rilevare da lui medesimo qual sia la sorgente di sue sciagure... Sa egli scrivere? Credo di si. t>u v. Dunque vanne ,e conducilo a me ; voglio giacche non può spiegarsi con 1*lingua-, che n ù scriva le sue avventure . Se da queste scuo- Ptirò , che sia un' uomo onesto , potrebbe dar- _ .si... Coudu ilo qui . **** CCi sono finalmente riuscita.) Ve lo conduco subito . ( parte ) Il Atto SCENA IV. Duv, G Detti,partita Lisetta, osi sarete tutti contenti, non e sii vero Val. Caro padre, guest' indente inerita , che si abbia per lui tutta la compassione . Io sol vostro esempio ho appreso a non fidarmi troppo di simile sorta di persone -, ma guest' il 1 " spira il più vivo interesse. Car. Ogni mattina, «juandoesco dalla mia start' za , io trovo a sedere presso la porta avendo in mano un mazzolino di fiori, che me lo pr e ' senta con la più dolce cmozziour . Val. Possiede un talento non indifferente , e b^ 1 si conosce , che non è nato nel basso stato in cui si ritrova . Duv. Del talento, dici tu? Val. Si, disegna molto bene . Duv. Sono mollo contento di sapere tutte ? lie ' sto cose -, ma però è ben giusto di conoscer 6 chi abita in casa mia. Val. Eccolo che viene . SCENA V. Cug. S Lisetta , Guglielmo , e detti leni*' nulla ( O i avanza con aria timida y mente ) Duv. Avvicinatevi, amico , non temete - Lisetta rimani , se io non comprenderò i suoi cernii tu me li spiegherai. Siedi"* Primo. »$ ttiomo , mi piace la tua risonomia , essa pre~» viene in favor tuo 1 FigH '"iei allontanatevi, la vostra presenz i potrèblv darle«pggrfzjou»» ^«/. Carolina, andiamo. (70 «no rfi partire) ( »ì prestamente , li pretifo per mano, e lì conduce al loro lungo) Duv. Via dunque rimanete , giacché lo desidera . Amico qui è una penna , ed il calamaio: avvicinati a questa tavola , risponderai -n fritto alle mie domande , giachè tarlo non puoi altrimenti ; ina sopra tutto palesami la verità . Gag. ( accenna , eh' è incapace di mentire ) Dùv. li tuo noni' ? ( ne rive, e L ietta agni volta legge dopa , eh' (-gli ha .scritto ) Guglielmo Umbert. f'jv. La tua età ? ***• Quarant 1 anni . Chi fu la causa di tue sventure* Vi' V amere , e V ambizione . j'W- Tb amavi , ed eri ambizioso? Non io -, ma un' essere crudele , da cui ri- r u v. Lisetta mi ha raccontato , eh' ella un giorno ti ritrovò vicino al molino d'Arpeiiagc tra- r to da più colpi, c bagnato nel tuo sangue . E'vero. Vu pi Chi furono i scellerati , che ti ridussero :j i tale stato? li conosci tu? ~!'3' C accenna di si . ) [ ( getta uno sguardo a" espressione a Ca- 14 Atto Duv. Perchè un tal mistero: Lis 11 ten.po Io j. ve it-rà . i)uv. I tuoi persecutori ? L/3. Dite i miei assassini . Duv. Sono di questo Paese? Lis. Pur troppo , 'Duv. Di qual classe nella società ? Lis. Possenti. Duv. Sono in considerazione j Lis. Assai. Duv. (. redi, die io li conosca ? Lis. .Moltissimo. Duv. Qual enigma! spiegati più chiaramente *f lo voglio , lo esiguo , e se non lo fai ti scaC ciò da questa casa . SCENA VI. Duprè , e detti , indi Ducronais . Dup. ^ ig. è giunto il sig. Ducronais. far. Mio zio . Val. E' di già arrivato ? Duv. Dov' è 'ì Dup. Mi slegue ... Eccolo . ( parte ) . 0 . Guy. ( allorché sente nominare Ducronais si sC ^ te , e si ajfa atterrito , si slancia vefS0 ^ porta per mare, e si trova in faccia « cronaìs, che rincula qualche passo att0 , n 0 J Egli gira altrove lo sguardo , e parte subii $ Duv. (. maravigliato , e seco tutti ) Dove co'_ ^ Qual vertigine lo ha preso ? Lisetta cor conducilo qui » Primo. j 5 Lis. Vado subito . ( parte ) Val. lo pure vado a raggiungerlo . SCENA VII. Duval, Carolina , e Ducronais . ( 1 ^ imetto prontamente dalla sua sorpresi si volge a Duval, e affetmosamente) Buona sera sig. Duval. Non vedeva 1] ora di venire io stesso in persona a visitarvi, e sapere lo stato di vostra salute , però mi sembra assai buona , e ine ue rallegro . ( si abbracciano ) Mia nepote è molto bella . Inclita è tutto il retratto di vostro fratello. Duv. Al contrario; tutti dicono , eli 1 ella rassomiglia molto a sua madre. Duc.'A mia sorella? non mi pare ... ma che importa , ella è bella in tutte le maniere , e mio tìglio ne sarà molto contento . Bijv. Dov 1 è vostro tìglio?non è venuto con voi? ^"c. l^gli si è fermato a Ginevra per fare acquisto di qualche galanteria da presentare a sua cugina . tra due giorni al più egli sarà qui . lo non ho condotto meco , che il mio servitore Germano . D"v. Sedete , Signore . Une. Volontieri Malizi devo parlarvi di quell'affare , che già trattammo 1' ultima volta , che fui in questa casa , che sono ormai sette anni. «nr. Caro zio io mi ritiro. Vtiv. Si vanne pure , e cerca di fare tutto il possibile per rinvenire quei forastiere. r<"< tarò quanto mi dite . Signore vi son ser» i6 Atto va . ( Ha una fistinomi* metta equivoca. ) ( parte ; SCENA V II L Duval , e Vucronais . Duv. ]SJ oi siamo soli. Di/c Voi Signore , ben sapete quanto amava iu ,a sorella, la povera P&onua, ch'ebbe 1'o»ar e di sposare Alessio vostio t'atello . Un contratto bizzarro strinse questo nodo , che poteva divenire fatale per mia sorella se 1* imein'O non avesse prodotta una rulia a vostro fi -3 " tello . Carolina venne alla luce; ma dopo breve tempo perdette i suoi genitori , clic le**" sciarono una eredità considerabile . Voi aveste la bontà d' incaricarvi dell' amraùiiaW*" zione de'suoi beni, e dell'educazione di lo non voglio averne , clic sul di lei cuore • "e. p er 5 vo j potreste .. . Costringerlo ?No giammai. Quando si trat- dover unire due persone , e che questo no- d° «on deve infrangersi, che siili 1 orlo della tpmba , il padre , i parenti perdono ogni di- r 'tto sul cuore de' riglj, i quali devono essere , J Cr una scelta tale , in una piena, ed illimi, r/ata ii berti . ggj Ma alfine?.. ùy * Persuadetevi ; la violenza non servirebbe £>t/ c. Oh perchè volete turbarvi la mente con leggere quel foglio ? Già non saranno , che «uovi piagnistei, domande indiscrete ... poiché, simili sorte di persone non sono giammai soddisfatti per quanto si faccia per loro. Crede- te mi , non vi riempite il capo di tali menzogne .Proseguite verso di lui la vostra generosa inclinazione , ma non eccitate fuori di Proposito la vostra sensibilità fino al punio , iterare il vostro riposo , e la vostra sari C * "i>. Panni che diciate benissimo. "e h perchè non vengavi più in idea di leg- S e re simili frasi dettate dalla poca voglia di ir " cne • • • C 'e prendi- In lettera di mano , e vuol lacerarla , ) K » £t> Atto Cor. (gilè la strappa) Perdonate , Signore Incaricatami di dare questa lettera a mio zio ho promesso a colui di recargli la risposta , onde a me preme , ch'egli la leg ga . ( la rende <* Duv al , e Durcanais si turba ) X)nv. bene, quando vuoi così la leggerò . (l'apre) ,, Uomo generoso io non posso più rimanere lungo tempo presso di voi senza turbare la „ pace della vostra famiglia . Ho risoluto d l „ ritirarmi penetrato dalla più viva ricouo- „ noscenza. Gradite i miei saluti , ed i vafcf ,, ringraziamenti, assicuratevi, che ovunque „ mi guidi il mio destino conserverà sempre impressa la vostra memoria , e quella de fìglj vostri. ,, No , non voglio , ch'ei parta ' Pur. Che v' importa , ch'egli se ne vada - uomo simile puoi (issare la vostra attenzione • Duv. Moltissimo. Nepote mia corri, dille , ch e le proibisco assolutamente di partire da qu e ' sta casa , che si trattenga questa notte j e cu e dimani parleremo meglio . Corri. Cai: Non perdo un'instante, (parte) Due. ( Saprò ben' io allontanarlo. ) SCENA X. Duprè , e detti. Duv. d ìie vuoi ? ,j l)up, L arrivato il rostro Medico , e brama ** vedervi. • i ' • Duv. Dille , che passi . Ho molto bisogno di «* ' La gotta mi tormenta ognora put. Dup. (ollaporta) Latrate , entrate S^ llor Primo: Due. ( volgendosi vede il Medico, e resta sorpreso) C Che vèdo ! qui costui? ) Permettete , che».. (vuol partire) SCENA X I. B„, Andrevon , e detti. And. lenona sera sig. Duval . Scusatemi se jorì non ho potuto venir da voi ; ma. . • • C nelF avanzarsi scorge Ducronais , e rimanendo colpito ) Voi qui^Siguore? Dive. ( con fredderà ) Non avendo V onore di conoscervi non so se la mia presenza possa interessarvi, o dispiacervi. And. (/<• dà uno sguardo di dispre^o ; poi a Duval ) Addio , amico , ci rivedremo in un, altro momento, (parte) tW. Dottore , Dottore , uditemi... che diavolo !.. è divenuto pazzo... Duprè corri dietro a lui, digli, che ho bisogno di parlarle... (Dupré parte) Signore .scusate se vi lasc o-, ma insogna, che l<- parli astutamente . Due. Colui è ben stravagante . Panni di conoscerlo . Duu. Stravagante ! Il Dottore Andrevou 1 e stimato 1' uo mo il pi ii sensato della Savoja. Buona notte sig. Ducronais ; qu^Uo è il vostro appartamento ( accenna la camera a destra ) Cliie- " pure quanto vi abbisogna, e sarete ser- dete Vito ^ Uc : Basta , ch e ve nga il mio domestico . Non ^ ln i occorre altro . UVl Ve lo manderò subito. Buona notte . ( Ve- £s Atto gI;io redere il Medico ) (parte aopoggìato d bastone . ) £)t/r. Notte felice . ( lo accompagna fino pile jporta , ) SCENA XII. Ducronah , e poi Germano . Due. di he malfarà in questa casa quello sc' a " gurato di Guglielmo ? Credeva di essermi reramente liberato di lui... senza dubbio eg 1 ' si è introdotto qui con V intenzione di « ll0 ' cenni, s' egli svela qualche cosa distrugge ogff mio disegno , e forse io stesso ... fremo al* 0 " lo pensarlo. Cer. Signore , mi avete domandato ? Due. Si, ed ho molto bisogno della tua persona • ( questa scena va eseguita a me^a voce > ' con mistero . ) Cer. Commandate . Due. Guglielmo è in questa casa. Gei. Lo so . Due. Se mai svelasse ... Ger. l'uò rovinurci.il sig. Duval ?.. Due. Non sa ancor nulla . Ger. Ma tutto può scoprirsi da un momento all'altro . Due. Il tuo parere adunque Ger. Il vostro ? Due, M'intendi ? Ger. Ho capito : basta così, n . Due. Scellerato Guglielmo l pagherai col tuo sa gue le inquietudini, che ini cagioni. Primo. SCENA XIII. Carolina dal fondo con precauzione , e ietti . Gfir, ( Parlano fra di loro . Ascoltiamo. > ( entra pianino nella porta a sinistra , e ti* mane in ascolto . ) y er - Non bisogna far rumore . VUc. Sai tu dove dorma quel miserabile? ~ er - Egli deve venir qui. D "c. Qui ? Ce/-. 1/ hanno levato da quelle stanze per dar luogo a voi. Otte, Entriamo nel mio appartamento • ^ er - E quando ognuno sarà al riposo... Due. A mezzauotte . E se resiste?., p''. E' morto . £|uc. Ritiriamoci. ( prende un lume ) Gir. ( (0n n capo fuori ) ( Scellerati ! ) Di. Lui ?.. va bene . ker. Ritiriamoci. Due. P.-rchè. Ger. Non è ancor tempo . "uc. Tu stai ai i„ glur dia ) C entrano pian piano W. E voi agirete . ) nella stanca a dritta n -) portando via i luini.y var. (Iniqui!) K 4 M Atto SCENA XIV. 'Lisetta con lumi , Guglielmo , e Carolina nascosta . Lis. aro amico ne provo un grandissimo d»' spiacere Ricusi 1' offerta mia (. come sopra ) Miserabile ! Tu credi dunque d'incutermi timore ? Saprò ben' io farti uscire di qui. (, Ca va un pugnale , e si scaglia sopra di lui * Guglielmo fa fuoco dalla mano sinistra t nel- ' atto , che Germano si slancia , e lo disarma dalla destr a . Tableau") -A A T T 0 SCENA XVII. Carolina , poi Duvnl , Valerio , Lisetta , Duprè ani fondo , e detti, Car. (gridando) ]VI io Zio , Valerio, Lisetta accorrete .. ( alle sue grida Ducronais , e Germano lasciano Guglielmo , e si allontanano ) Gag. (alja gli occhi ài cielo con la più viva espreS' sione ) Due. ( si avvan?a con sicurezza verso Caroline') Che avete Nepote ? perchè tai grida V Car, Avete commessa un'azione malvagia . ' Duv. Con guai diritto , signore insultate *• «omo in casa mia? Una"tale condotta m'i' 11 " pegna maggiormente , in favor suo , guanto mi rivolta contro di voi. Due. Queir nomo mi ha ingiuriato , doveva «• dunque sottrile in silenzio gì' insulti di u» 10 scellerato ? Duv. Questo sparo, che fi ('•udito?... Due. Sopra di me è stato diretto . Duv. Da chi ? Due. Daini, i accennando Guglielmo^ Duv. E' Égli vero f Gag. ( afferma ) . . g Duv. In tal ìiuisa tu rispetti 1' ospitalità- ( Ducronais ,'eGermano danna.seqni di0̰1 n \ Car. l'aro Zio, egli vi fu r 0 , frettò dalla viole» 1 ' za, tjjo volevano usare sopra di lui* Due ( irato > Madamigella ?»• ata Kar. Si voh-vate obbligarlo ad uscire da 0 i , figlj miei, ho deciso , e per troncare ojiii speranza al signor Durronais , Iio risolut di conclncleré le vostre nozze questa stia medesima. Sono stato ttn momento indeciso per la sua proposizione , ora però , eh' egli s' dichiara nemico , Do una ragione di p^i per acctllerare la vostra felicità . Nepote mia tu nai bisogna di un difensore , e non posso dartene uno più zelante di Colui, che ti lia innata tino dall' infanzia . Cai. Voi siete T arbitro dei mio destino, ed accetto con piacere tutto ciò , the parte dalla vostra volontà . Duv. Oli in quanto a questo poi credo , che un' altra ragione un poco più forte della mia volontà sia quella , che ti faccia accettare le mie proposizioni! Car. ( abbassando gii occhj ) Caro Zio... Val. Via Carolina, questa sottomissione sarà ella figlia dell' ubbidenza ? Car. (^ual piacere entrambi avete di farmi a r " rossirc ? Duv. Cara Nepote , allorché una passione è diretta dalla virtù non si deve arrossirne ; maplW tosto esternarla con il maggior sentimento • Lisetta vanne , e sollecita acciò sia pronta la colazione. Lis. Subito, (un, eviene disponendo la tavola per la colazione ) Secondo. 3* Duv. Intanto, eh* stanno preparandola sediamo, ri.j.Ij miei, e discorriamo di quello, che più importa. ISepote mia la pingue eredità lasciata da tuo Padre .-i è aumentata di piti per i risparmj da me fatti , al giorno d' oggi tu sei una d( j II>' piìi benestanti deflaSavoja. La condotta di Durronais mi fa veder chiaramente , che richiedendoti per suo tìglio , cercava piuttosto di appropriarsi i tuoi beni, che di (ormare un felice imeneo . Questo è stato il punivo , che mi iia indotto a fare una risolti/ione forse un poco troppo precipitata. Val. Forse ne sirte pentito ? Duv. Caro Figlio, il Àlondo è inquieto , e sempre pronto a giudicar male degli Uomini i più pro- • bi. Potrebbeto accusarmi di aver sedotto il cuore di mia Nepote , di aver abusato dell* ascendente sopra di lei per unirla ad un giovane senza fortuna , e che non possederà dopo la mia morte , che un' eredità molto limitata, lo doveva per delicatezza condiscendere al progetto del signor Ducronais se fosse stato onesto; ma ora, che ho scopertole sue inique intenzioni , mostrandosi .agli oc- ciij miei per un' uomo di un carattere non troppo buono ho colta P occasione di appagare i vostri voti coronando un 1 amore puro, •e virtuoso . Car. Caro Zio , io sono riconoscente al sommo all'amor vostro unendomi a colui, che di già possedeva il mio cuore ; ma vi confesso il vc- .0, le minacele , C le ultime parole di Ducronais mi spaventano . b il- Timori fanciulleschi ... clic possiamo noi 3S Atto temere da colui ? I beni di vostro Padre sono chiari, e bene acquistati il di lui testamento li assicura a sua figlia, voi siete V unica sua Krede -, per quello, che riguarda l'amministrazione di mio Padre non credo , che vi possa essere alcun dubbio in contrario . Dunque noi non abbiam nulla da temere. Duv. Abbracciatemi rìglj miei, questa sera voi sarete uniti. Facciamo colazione, indi parleremo del resto . ( Lisetta con caffè,biscotti ec ~) Lisetta » chiama quel t'orastiere , dille * che venga a prendere il Calle con noi. L'S. Subito . ( parte ) Duv. Amo , eli' egli pure sia a parte della nostra gioja . Val. Un galantuomo , quantunque miserabile non fa disonore fra le oneste persone. SCENA III Guglielmo , Lisetta , e detti. Vuv. .A. vvicinati amico , son certo , che il mio invito non ti recheià dispiacere. Cug. ( esprime , che prova la più dolce soddisfa' '^ione ) Duv. -Siedi tu pure . Lisetta versale il caffè . ( Lisetta eseguisce ) SCENA IV. Germano , e delti . eggete , signore . (porge una lettera Secondo." 3 5 -' fi Duvnì , e parte. Tutti si aliano attoniti ) Duv. Che sarà mai? ( apre , e legge piano ) Oli rossore! sono tradito! sono disonorato! Val. Che dite? far. Che sento? i/i. Oh cielo ! Cug. ( h' agitato ) Duv. Ah non più Imeneo , non più amori 1 ! V. dolore , l'angoscia , il disonore , ecco ciò , che mi rimane nella mia vecchiaja.. Val. Spiegatevi. Car, Parlate mio buon zio... Duv. ( respìngendola ) Non sono più tuo zio . Tutti. Non è più suo zio? (pausa') Duv. 'No -ella non è mia Nipote ... udite , fremete , ella è figlia del delitto , e del tradimento . Cug. ( sembra colpito sensibilmente ) Val. Caro Padre vi avranno ingannato. Duv. Leggi. Val. (prende la lettera , ed osserva la souzocri- yione ) Dncronais ! è una calunnia . Duv. Leggi. Val. ,, Carolina non è vostra Nepote , ella non ,, è riglia di vostro Fratello -, egli fu inganna- to dalla sua perfida sposa , c per mia fata- ,, le sventura quella femmina crudele era mia 3 , sorella . Paolina ebbe quella fanciulla da uno ,, sciagurato senza beni, e senza costumi . „ Io vi mando il certificato della sua nasu- ta , ed ivi Vedrete , che non porta il no- ,, me di vostro fratello , infine ella non vi ,, appartiene in modo alcuno Jota. X. L S4 Atto Duv. Ecco il certificato della sua nascita . ( le porge una carta ) Val. „ Estratto battesimale della Parrocchia di „ S. Stefano di Servoz . Questo giorno pruno „ Maggio 1744- verso le dieci della sera è na- ta Carolina Figlia di Paol na Ducronais , e „ di Guglielmo Ubert . ,, Gag. c getta mi giido , e cade sopra uua sedia ) far. Voi mio Padre . Cug. ( si alqa le stende le braccia } ed eli a vi si precipita ) Val. Possibile ? Duv. E tu sciagurato! non contento d'aver disonorato mio fratello hai osato perfino d'introdurli in casa mia, e d' implorare la mia pietà , c permei te vi , che io stringessi un nodo il pia obbrobrioso ? Vanne , fugai dalla mia presenza , e teco conduci il frutto de'ruo» colpevoli amori . Val. Cardini è innocente, Duv. òlio Padic è un mostro... Uscite , uscite entrambi. Cug. ( die durante questa stena ha tenuta Carolina fra le //e braccia si al^a fieramente , e v& verso il fondo ) Duv. {volgendosi ) Fermati, disgraziato !... deverai? senza asilo, senza mezzi, senza danaro dove pensi di condurre quella fanciulla? Dovrà forse ella perire di miseria perche suo padre fu uno scellerato ?... prendi questa borsa , quando saràriniia mi farai sapere dove dimori > ed i miei benericj ti seguiranno . Cor. Ritenete pine il vostro danaro : noi non Itì meritiamo . Secondo. 3."> Duv. Tu non sei colpevole perchè debba privarti de miei soccorsi. Val. (vivamente") Padre mio !... Duv. ( bruscamente ) Zitto , taci... no non voglio più vederli... Andate via . Cnr. Addio, Valerio ... Lisetta, addio . (piangendo ) Val. ( /' arresta) Alino ! mia vita non partirai, saprò trattenerti ad onta .... Duv. Olà? ( escono alcuni .sanitari ) Trattenete costui. Sciagurato! ed avresti cuore di contradire a tuo padre ? Val. Si i saprò seguirli da pertutto . Duv. E vorrai abbandonarmi ? Q à Gàglfèttftp ) Purtite . (ai savi accennando Vakiio) li voi divideteli. Jjs. Ah mia cara ! ( abbracciandola ) Car. Addio , Lisetta , più non ci rivedremo » Val. Ino, non partirai -, se La crudeltà di un Padre ti discaccia , l'amore di un tìglio saprà im>- pedirlo. Caro padre eccomi a'vostri piedi., pel" quanto v' ha di più sacro non mi dividete dalla mia adorata Carolina, mirate le mie lacrime . Abbiate compassione di un' innocente oppressa dall' ingiustizia della sorte , vi muova a pietà il suo piamo , 1' amor nostro . Rammentatevi la tenerezza , che aveste per lei , le tene* re cure , eh' ella ognora vi prodigò , e se riguardar più non la volete come vostra IVpote , riconoscetela per mia sposa . Questo dolce , e sacro nome scemi in voi 1' odio per suo Padre ; accordatele la grazia vostra, e rendeteci èn traini»* l'elici . Duv. ÌSm odo preghiere, non mi coinniuoro a- L $ 36 Atto tai gemiti, sono inflessibile nella mia risoluzione . Val. Dunque volete V... Duv. Che parta . Val. Udite ,.. Duv. Nulla . Val. Seprò vostro malgrado ... Duo. Che? Vrrl. Seguirli . Duv. Ti attenetelo , e voi and.ite . ( Carolina , t Guglielmo sì àtfoihattartó sfattiti da Lisetta ) Val. ( §ì dibatte con i sei vi, ìndi cade sopra unti sedia ) Lasciatemi spietati, o ch'io ... Ah ! non la vedrò mai più ! Duv. Reprimi queste grida, che mi offendono. Dimentica Carolina , fila nyu c più per te , non. è più ttìa cugina . Voi. Ella è di più . Duv. Come ? Val. E' mia amante. Duv. Ed ardisci Val. E sarà mia sposa. Duv. Insensato ! Val. $\ partirò, la seguirò da per tutto , la trarrò a' piedi di un" altare , e le giurerò la mia fede. Duv. E senza beni, senta fortune. Val. Voi la renderete ricca abbastanza \ 1* odio non puoi radicarci nel vostro cuore . Duv. Ingrato ! ed avresti coraggio di abbandonarmi , di abbandonare un povero vecchio , che non ha altri, the te nel Mondo per consolarlo ? Val. Unito a Carolina formeremo la vostra con- Secondo. |» solazìbne . Voi me l'avete promessa, ed ella sai a mìa , e la morte sola potrà dividerci. Duv. Se mai tu arrivassi ad eseguire il tuo insensato disegno avrai la mia maledizione . Val. La maledizione di un Padre non è approvata d i! ciclo quand' essa è ingiusta. Duv. VA ardisci mancarmi di rispetto? Val. Voi 3iete cagione di mie sventure . Duv. Ingrato ! Val. Padre inumano ! Duv. Esci di qui, allontanati dalla mia presenza : Val. Oh cielo ! vi sono più sventure per ine ? ( parte ) SCENA V. Duval, e Lisetta . Lis. J^) unqne ; signor Padrone , voi volete far morire tutti dalla disperazione . Non me lo avrei mai immaginato ... Ecco , che cosa sono gì' uomini . Coloro , che sembrano i più buoni, sono quelli di cui bisogna ridarsene meno . Duv. Vorresti anche tu opponi a'miei voleri?Si Ducronais aveva ragione, se voleva , ch'io scacciassi di casa mia quello sciagurato. Lis, Il signore Ducronais è un mostro . Duv. E tu pure vorrai... Lis. Si lo ripeto è uoo scellerato I E* capace di aver, falsificata quella scrittura per vendicarsi del vostro rifiuto. D'iv. Un tal certificato è autentico , e merita tutta la Ode . . , £>/,?. B quando ci'> fosse vi sembra, che questa * sia una ragione sufficiente per infrangere la l 3 3p Atto felicità di due innamorati? Per scacciare di casa vostra una fanciulla , chi voi avete allevata, avendo diviso assieme a vostro figlio , per Io spazio di dodici anni le cure vostre , e le vostre tenerezze ? Ah , signore , nulla puoi giustificare una simile inaiustiza ! Duv. Sai, tu ccn chi parli ? Lis. Con un'uomo ? . che ha il cuore duro come un macigno . Duv. Disgraziata ! Lis. E quel povero Valerio , che ha egli fatto per essere colpito in tal guisa ? E voi credete , che se ne starà tranquillo , ed abbandonerà facilmente colei, che voi le avevate ordinato di amare? No, signore, egli non se ne scorderà , ed invano potrete ritenerlo ... Egli fuggirà, raggiungerà la sua bella, e tutti , e due lungi di qui godranno di quelle felicità , che non gli è permesso di gustare presso di un padre crudele, che glie l'ha accennata per un' instante , per poi colpirli più sensibilmente . Duv. Mio figlio non sarà cosi stolto di vivere nella miseria . Xù. Quando si ama di cuore ogni ostacolo sparisce . Duv. Vattene , vanne tu pure fuori di questa casa. Lis. Sì , si : anderò via , non ho più nulla da dirvi; partirò da questa casa; ma senza alcun rimorso d' avervi giammai ingannato , e voi avrete il barbaro piacere di aver scacciata >nia femmina, che vi ha servito con fedeltà per lo spazio di venti anni , e perchè ? per avervi detta la verità a ciò provocata dalla vo" Secondo. S9 stra indignazione vedendovi commettere un* ingiustizia . Si , anderò ; ma almeno voglio avere la soddisfazione di dirvi f animo mio i di dirvi , che siete un crudele , cattivo , ingiusto, e che voi pure sarete da tutti abbandonato , menerete una vita languente , stentata , e la gotta vi tormenterà ognora di più, e non trovarete nessuno che vi compianga , perchè chi non ha compassione per altrui, non merita d 5 averne lui stesso . Si vi dirò tutto questo cento volte , e poi me ne anderò. Duv. Disgraziata ! se non fossi com« sono... Lia, E diverrete peggio . Duv. Il Diavolo ti porti. Lis. Porterà via voi . Day. Corpo di Satanasso si può sentire ... Lift, Sentirete di peggio . ì SCENA VI. ». ] Valerio , Andrevon , e detti. Val. "Venite , venite , signore , unitevi meco L -. per rimproverar mio padre delle sue crudeltà . And. Ed è vero quello , che ho inteso ? Voi ave* ta te scacciata vostra nepote ? Duv. Ella non è più mia nepote . ia ftk&> Come lo sapete ? lU Duv. Da questo loglio . 0 i And. Da chi lo aveste ? ita ^->uv. Da Ducronais . Ità And. Colui è uno scellerato . 3 er *#*t Andiamo molto d' accordo nelle massime » f# Val. L' udite padre mio ? . L * 40 Atto Zits. ( n Duval ) Ebbene , signore , non vi ho io de'.ta la veri ti ? V)uc. ( ad' Andrevon") Dunque voi dite ?,.. /jffJ^ La verità. Ali! caro amico, se il cuore degl'uomini si potesse scoprire interamente , non si farebbe un passe senza incontrarsi in un'essere corrotto , in un' uomo immorale» Dui;. Dottore , voi ben sapete qual sia la mia opinione circa gli nomini , ma un' incolpazione di simil natura è troppo grave perchè io vi abbia da prestar fede così leggermente . Permettetemi dunqua di non esser persuaso fintanto die non abbia prove più chiare di quanto mi dite. And. Volete delle prove ? voglio soddiofarvi . Dui\ Parlate. And. Sono ormai sette anni, e non aveva 1'onore di conoscervi, che ritornando una sera dalla piccola città di Cluse , dov'era stato a visitare degli ammalati , saliva la montagna à' Ar- pcuage ,. quando due nomini agitati, coperti di sangue passano rapidamente al mio fianco , come se awessero commesso uu qualche grat* delitto. Lis. ( (^iial' avvenimento. ! > And. Non avevano fatti cento passi lungida me ,. che colui, clip, mi sembrava- il padrone , vacilla , e cade al suolo bagnato,nel proprio sangue, (vorrò pr< ssu di lui , e ben tosto , apprestandole dei pronti soccorsi , si aUa- , ed acquista forza bastante per giungere a casa: mia , dove passò la notte. 17 interrogo sul di lui strano accidente , come pure il suo domestico, tutti , e duo aiE-;ruuiio v , eli; sono stati isMliiW* Secondo. 4t dei masnadieri ., però i loro abiti lacerati , una considerabile morsicatura, che il primo aveva nella mano sinistr i , ed altre ferite , cne sembravano fatte da un'uomo s p n/.* armi , e più di tutto una specie di confusione, ed inverosimiglianza , che regnava nei loro racconti, mi fecero concepire dei sospetti, che si aumentarono di più allorché io seppi, che il Mo~ liuajo vicino , il giorno antecedente nel luogo stesso ayeva ritrovato un' infelice trafitto da più colpi, ed orribilmente mutilato nella lingua. Lia. Il Molinajo V... vicino alla montagna d' Ar> penage ?... sono sette anni?... Duv. Lasciatela terminare . Aad. Allora non dubitai piti , che costoro non fossero due scellerati. Uscii con l* intenzione di avvertirne la giustizia , che di g:à ne an dava intraccia; ma allorché ritornai essi erano spariti. Entrai nella stanza dov'erano alloggiati, e vi ritrovai una borsa , ed una lettera - (la fa vedere ) Duv. ( osservandola ) Questo è carattere di Du- crenata . And. Giudicate or voi della mia sorpresa , allorché |eri sera lo vidi In questa casa. Non sono stato più padrone di trattenermi ; ini sono portato in glieli' instante ad avvertirne i Magistrati , i quali hanno spedito dei Soldati , che lo cercano da per tutto-, e chi sa chea quest' ora non sia di già condotto a Ohambcry per servire di esempio ai scellerati suoi simili. Duv. Avete fatto bene: la terra dev' essere purgata da. simile sorto di ^ejite ,. Cae ne infestano la supenicie » 4* Atto Lìs. E quell' infelice soccorso dal Molinajo ?.. And. E bene? Val. Era qui . Lia, E' il padre di Carolina . And. Chi quel miserabile? Val. Appunto . ]> persecuzioni, che Ducronais gli ha fatte provare celano senza dubbio qualche mistero . Duv. Certamente-, ma come venirne m chiaro? Colui è partito . And. Ed aveste cuore di scacciarlo ? Duv. Ma allora ... And. E duepo rinvenirli entrambi. Val. Correre sulle lcro traccie . Duv. Dove saranno andati? And. Io gì' incontrai poco di qui lontani . Carolina mi disse, che andavano da quello stesso Mòlinajo . Duv. Andiamo , andiamo a trovarli. Val. Caro Padre, voi le renderete la vostra tenerezza ? Duv. Se la meriteranno. And. Non sono che sventurati . Duv. Saprò compiangerli. And. Non basta , bisogna.» Duv. So quello, che devo fare. Nell'età di set- tautacinque anni so come devo regolare la ini* condotta. Andiamo datemi U mano . l.is. Bravo , signore . Val. Cielo esaudisci i mici voti , fa trionfai f innocenza , oprimcndo il delitto . ( tutù pcif' tono ) Fine deIV Ateo Secondo .. 4S r « « • « r » c $ c r < r r r c r r f c r c « c • « « ATTO TERZO SCENA PRIMA Campagna deserta , nel fondo, due rupi , che sono unite da un rustico ponte di legno, sotto del quale si precipita un torrente. Da un lato una Casa con Molino , finestre , e porta praticabili. Varj sassi p'r la scena ( Durante la sinfonia si ode da lungi il rumore del tuono , terminata il temporale si rende più furioso , a seguo tale . die la natura sembra sconvolta . Ducronais vestito da Contadino giunge con ariti di timore , scorre il Teatro , come fuori di se . D ove fuggo ? • • Dove corro a nascondere l'onta mia , il mio rimorso ?.. sembra , che V tmi- • verso intero mi abborisca , e mi rigetti ... Errando dall' apparir del giorno fin' ora in queste rupi deserte invano cerco un' asilo , onde possa sottrarre il mio capo al supplizio , che 1' attende. Invano ho cercato un' antro tanto oscuro , mia caverna tanto profonda per ivi velare i miei atroci delitti . Sotto queste grossolane spoglie reso ignoto alll occhio più penetrante , temo di tradirmi da me medesimo , ed abbassando al suolo lo sfigurato mio volto , temo nel rispondere alle altrui richieste . .. Sembra , «he tutto si unisca per accusarmi... '■terribili accenti mi colpiscono l'orecchio , non 44 Atto v' ha riposo per V assassino ! Vendetta ! vendetta ! Ila sua voce r percossa fra t sassi ri- spande vendetta 1 ) Dove, sono ? qu,;i minacciosi accenti ! .. ( osserva Intorno ) ('he vedo? quel ponte ... quelle rupi ... quel torrente ... è là , là dorè 1* omicida mia mano versò , senza pietà il sangue di un'innocente . Apriti , o terra , inghiottì ivi seno tuo un mostro in J degno di respirare l'aure del giorno !.. Oh cielo 1 che da sì lungo tempo disprezzai . . . vedi i miei rimorsi , il mio sincero pentimento , versa sopra di me il balsamo salutare della tua bontà .. . t' arresta sciagurato , e più non oltraggiare il cielo co 1 tuoi accenti. Sp<'ri perdono? clemenza? questo favore non è serbato i che all' uomo giusto , e tu giammai, giammai potrai ritrovare un memento di riposo » c di calma a' giorni tuoi • V onta , V obbrobrio , il rimorso, un patibolo ecco ciò , che li attende ; e sfuggire non puoi . ( siede ob' battuto sopra un sasso ) Se 1' uomo potesse penetrare pria di commettere un delitto , •» riero rimorso , che lo segue ; quanti scellerati di meno sarebbero sulla terra . La virtù oltraggiata si vendica crudelmente . ( durati^ questa scena la tempesta resta diminuita .) S C E N A LI. Michele dalla cima di una rupe , e detti. Mie. ( ) ii via è cessata quella diabbolica -but' rasca ! il mio molino è rimasto al suo luog 0 ' credeva , che il nuore dell' acqua lo aves^ Terzo. ^ fatto Cangiarti di porzione ... anch' io ho cor- 60 rischio di esser port.ito via dai tonanti... e se inai ciò fosse accaduto tanto meglio paline , la morte punto non mi spaventa , olii si trova paura sono i scelt -rati - Due. ( a queste parole si al^a atterrito ") Oh c><'- lo ! sono scoperto . ( si nwitn^a , e vede Mi- chele , che discende ) Funesta cOHsegWitta del delitto ! ovunque panni di ritrovare degli accusatori . Rimettiamoci. C aìtdt ) M e. ( vedendolo ) Che fate là galantuomo? Due. Mi sono rifugiato per cagione d' Ila tempesta . Mie. Entrato nel mio tugurio , e colà staremo meglio. Due. ( Se potessi in tal guisa involarmi alle perquisizioni 1 ) Ai/c. Non sarete già andato in collera , se vi ho offerto un tugurio ? Due. ( E' duopo accettare l'offerta . ) Caro amico , anzi vi dovrò tutta la mia riconoscenza . Wc. Mi sembrate inolio abbattuto ... senza dubbio sarà effetto del cammino . Dt/c. ( interdetto ) Si del cammino . Mie. Venite da lungi ? Due. Da Ginevra. M/r. E andate ? Due. A Cuteray. Avete ancora sette leghe , non pensate già d 1 arrivarci questa sera ? Due Se le forze mie lo permettono . Mie. Scusatemi ; ma forse voi mi trovaretc un poco troppo ardito facendovi tante interroga- 46 Atto zioni ; ma a din' il vero , sono un poco cu- n'oso , ed ì' "1 "'io diletto . Io pure sono sincero , franco» leale, e non avrà la menoma di.ffii:olrà di narrarvi tutti i fatti miei persa- pere i vostri . Dit ini avete voi passato per (hamhery ? Dw. 'Non è quello i) mio cammino. Mie. Avete ragine . Sono poche ore , ch'era colà , e sono st to presente ad un grande atto di g usti/ia . Non sò se voi abbiate mai inteso a pa/lare di un fatto successo saranno ormai sette anni ad un giovine pittore per nome Guglielmo , che k> lo trovai colà mezzo morto , ed orribilmente mutilato. Due. ( con incìiffeiarja ) Si, panni d'averlo sentito , e se non erro una tale avventura fece molto strepito . Mie. Per molto tempo hanno cercato l'autore di tale assassinio ; ma invano; ora, vedete un poco se è la verità , che un delitto giammai rimane impunito ?Jeri sera il Dottore Andre- von Medico di questo Cantone nell'entrare in casa di un certo sig. Duval , riconobbe « scellerati assassini di quel povero Guglielmo ; non perdette un momento corse a darne parte alla giustizia , subito dei Soldati corsero ffCf arrestarli, non vi ritrovarono , che i( Servitore , il quale 1' ho veduto io stesso condurre i' 1 prigione . . . Jigli ha tutto confessato , ed ora le faranno il Processo , e la cosa non andera troppe in lungo . Due. ( Raccapi ìccio 1 ) Mie. Che avete i Due. V idea del delitto mi spaventa . .. Mie. (battendole sulla spalla) Assicuratevi» 1 ' Terzo. 47 servo è arrestato , il padrone non pnò tardare ad esserlo . I Soldati visitano minutamente o_ni angolo pili remoto di queste montagne , le capanne , insomma ogni più miserabile tugurio , ed è impossibile , ch'egli shigga al meritato castigo .--In fede mia quantunque non Ilo mai bramato il male del mio pro-simo ; 1' amicizia , cne ho per quel povero Guglielmo mi fa desiderare , che la punizione di queir [ empio sia pronta, ed ose ■ 1 pi ,i re • ( volgendosi verso la montagna ) Ossei vate , ossei vate , ecco una pattuglia , che viene verso di noi. Oh se fosse qui lo scellerate ! SCtN A Ui. Caporale , Soldati , e detti, Due. \_J n momento prima io era perduto . Gran Dio !.. 1' incontro di gai st' uomo sarebbe mai la mia salvezza'?., vorresti tu sottrarmi al supplizio , che 1111 attende . (1/ avvicina a Mie. (Ite sarà andato incontro ai soldati , che discendono ossei■ vanào dall' alto del Monte} Amici, cercate voi qualcuno? Cap. Si; galantuomo» noi cerchiamo un certo Ducronais , ed abbiamo ordine d'arrestarlo o vivo , o morto . Ecco il suo ritratto in scritto , ( mostra una carta ) Due. ( 6011 perduto. ) Cap. Francesco Ducronais , età anni quarari- ,, tasette , statura cinque piejii , fronte alta , ciglia , e capelli neri, occnj neri, ed inca- ,, vati, naso aquilino , bocca mediocre , mento rotando , viso lungo , UUUJMMM truce , vo- />, ce Iurte , passo ardito , abito verde gallo- 49 Atto nato , con ima larga cicatrice sulla mano ,, sinistra . ,, Dite. i ponendosi prestamente la -nano in tasca ) ( Io Iremo ! ) Mie. Io non lo conosco ; ma ne Jio inteso a parlare . D'/f. E'un gran scellerato a qm-l che diiono ? Cc/p. E' tale , che la giustizia t uta tutto per. averlo . Mie. Fa benissimo ne ho piacere , tanto più , clic sono amico intrinseco dell' infelice , che fu vittima di questo Ducronais • Per altro non ' credo , che colui sia rimasto in un luogo dove ha commesso un tale delitto , e potrebbe essere riconosciuto. Cap JSon può avere avuto tempo di portarsi molto lontano -, ci hanno assicurati di averlo veduto trascorrere queste montagne . Mie. Chi sa , che non abbia di già passato di là dal fiume . Due. E' facilissimo . Cap. Difatti la parte opposta è molto più de» serta. Mie. E si sarà creduto più s'euro ; di là sarà andato per Chamony lino a breet, ed una volta arrivato là si renderà facilissimo di sottrarsi ad ogni perquisizione . Cap. Dite, benissimo . Mie. Sarebbe meglio, che voi dirigeste i passi verso quel luogo. Cap. Si sarà meglio. Addio amici. Mie. Non perdete gran tempo . Cap. Marciarerao con tutta diligenza. Addio.» Mie. Buon viaggio. ( i Soldati risalgono il Monte, T e r r. o ; % 49 e traversando ìì Ponte passano dal? altra parte , ed egli accompagnandoli ) Fate tutto il possibili" prj- rinvenirlo . Due. ( Se potessi rimanere qui fino air imbrunir della notte , chi sa che non sfuggissi ad ogni ricerca -, ma chi mi assicura » che il destino mi sia favorevole una seconda volta?) Mie. ( parlando ai Soldati , che sono già saliti, e panono ) La pioggia caduta ha ingrossato i torrenti , e bisogna , che la giù giriate a inanq inanca , <"d ivi trovarete un ponte . ( restando iuW alto ) Due. ( In tal caso corro più rischi» dì errare per la campagna, dove la presenza di un'uomo solo eccita la curiosità , che di rimanere in questo luogo ... ma se sopra qualche indizio cosini scoprisse in me il colpevole ?.. Sono armato, e potrei alla prima aggiungere la la seconda vittima ... Un' altro delitto ?.. e non tremo .. . con nuovi misfatti spererò d'involarmi al castigo del primo ? Mìe. e discendendo} Oh via ! hanno trovato il buon cammino . Amico , si fa tardi, le strade sono cattive , e vi si rende impossibile dì giungere questa sera a Cateray : credetemi , passate la notte in casa mia . Voi avete l'aria di galantuomo, di uomo di mondo : credo di avere colà qualche vecchia bottiglia di vino , Un boccone da mangiare , staremo ■allegramente . Io ho servito , ho fatto quattro campagne vi racconterò le mie avventine , e voi laretfr lo stesso , e senza accorgesene passerà la notte, e dimattina partirete a buon' ora . Ah cosa vi pare ? Tom. X, M 50 Atto Vuc, Accetto con piacere le vostre offerte. Mie. Oh bravo I così va bene . Entriamo , che vi riposerete . In questo frattempo preparerò qualche cosa da ristorarvi ; clii sa ? forse prima di partire avrete il piacere di vedere arrestato quello scellerato di Ducronais . Vuc. (Oh voglia il cielo , che non si compia una co^i terribile verità. ) Mie. Via state allegro , andiamo.( lo prende per mano sinistra} Oh diavolo ! avete una cicatrice su questa mano ? Due. (jrnjbaraffato} ( Oh cielo !) Una cicatrice ! ( l'unettendosi ) Ah ! pur troppo •, è una ferita ricevuta all' annata : vi racconterò questo fatto • Mie. Sembra tale , come fu descritta nella carta , che aveva il Caporale . ( ridendo ) Corpo di Bacco ! sevi avessero creduto quel briccone , di cui vanno in traccia, credo , che non vi avrebbe fatto troppo piacere ... Dico questo per ridare sapete , non anderete g=à in collera? Ah sono molto contento, che voi pure siate stato militare , così avremo un motivo di più per discorrere . Entrate ... via non fate cere- monic . Vuc. Come volete . ( entrano nel molino ) SCENA IV. Guglielmo , e Carolina daWalto della montagne • C Cug. ( O ostiene Carolina, che appena puoi camminare , e le accenna , che quello , è il luogo ove riposeranno . ) Car. Siano finalmente al termine del nostro viario ? Terzo. s*- Gug. ( accenna sì: scendono , e siedono. ) C < detti. IN I z Si Atto Oh siete voi amico mio ? Da Michèle come sono non vi intendeva così presto. Car. ( a Guglielmo ) Che ? sarebbe lui queir ho- mo generoso , le di cui provide cure vi han- iio salvata la vita ? Gug. ( accenna ài si. ) Af/V* Jvon lio forse f aria da Galantuomo , o Madamigella ? Car Caro padre , io Ini sento inclinata ad amarlo al pari di voi. Mie. Siete voi Carolina sua figlia ? Car. Appunto sono io quella. Mie. E quale strano accidente vi conduce in queste montagne ? Car. Ho voluto seguire il mio genitore . Cug. ( sembra addolorato ) Mie. Sembrate entrambi afflitti , che vi è successo ? Gag. ( cospira , ed al^a gli occhj al cielo . ") Car Èra sul punto di stringere la mano di un* amante a me caro... mio padre gioiva in secreto d'Ila mia felicità... Mie. Ebb -ne?.. Car. Allorché un mostro ... M/c. Terminate . Car. Ha svelato il mistero della mia nascita . Mie. E chi è costui • Cor. Lo scellerato Ducronais . Mie. (glieli' iniquo ? lo inseguirò da per tutto ; il suo seivo è di già nelle mani della giustizia , ed egli non tarderà a capitarci. Car. Il cielo si «arebbe musso a compassione di noi ? Cug. ( etprime , che q uesto è un princìpio di giv Terzo. 53 ntl^'ia , che giammai bisogna disperaje dàlia bontà del cielo . ) Mie. Ma voi amici miei avrete bisogno di ristoro . Entrate , entrate nella mia piccola abitazione . Cai: Fra poco , per ora lasciatemi qui a respirare 1' aria aperta. Mie. Restate pure ciacche vi fa piacere ; ma sappiate , che nella mia capanna non trovare te al certo i comodi della città . Car, Un tugurio qualunque sia sarà bastante por me . Mie. Vado a prendere qualche frutto da ristorarvi . ( parte , e torna ) Car. Padre mio potevate consegnarle quell' involto . Oug. ( accenna , che lo porterà luì, e si avvi- cina al molino esce Michele con un canestro di frutti. ) Mie. Potevate darlo a me ? Gag. ( accenna , che lo ripone luì stesso , ed entra . ) M/c. Prendete , bella ragazza , eccovi dei frutti deliziosi , sono nati nel mio piccolo orticello . Mangiatene . Car. {prendendone) Quanto vi sono grata. SCENA VI. Guglielmo , e detti . Gag. ( E sceprecipitoso, pallido, e spaventato.) Mie. Che aVetf ? ) (. andandole in- Car. Perchè un tale spavento ? "> contro ) M s $4 Atto Gug. ile addita la casa con orrore, significandole , che rinchiude un uomo da temere ) Car. Che volete voi dire? Mie. Quell'uomo vi ha spaventato? Cug; { accenna , che malgrado il suo travestimento lo ha riconosciuto . Mostra la mano n Michele actennandale , che dovrebbe aver ravvisato in colui il suo assassino ) Mie. Possibile ! sarebbe , colui Ducronais ? Car. Ducronais ? oh cielo ! Cug. ( accenna di si. ) SCENA VII. Ducronais alla finestra , e detti . r* Due ( hi mai pronuncia il mio nome ? ) C senqa esser veduto . ) Mie. Corpo di bacco ! i Soldati erano qui ... e non ho saputo indovinarlo ?.. era pur facile... quella cicatrice ... ah Michele , Michele dov' era il tuo spirito in quel momento ? Car. Fuggiamo , padre mio , allontaniamoci da queir iniquo . Due. ( Ho inteso abbastanza ritiriamoci . ) (.chiude la finestia') SCENA Vili. Detti , partito Ducronais . Mie. ( (Questa scena và eseguita a me/^n. voce ) Guardatevi sopratutto dall' allontanarvi , sono ancora in tempo per riparale ali» Terzo". & mia DfcStialitì ; i Soldati non possono essere* molto lontani , corro dietro loro , e li riconduco - Il mostro , chi- ha commesso il delitto invano tenta sottrarsi al meritato castigo . ( parte ) Gag. C 1° ferma . e gli accenna , che Ducronais potrà fuggire . ) Mie. Avete ragione ... Oli stordito , che io sono I dimenticava il più esenziale , eh 1 è quello di fermare la porta . (chiude") Avete voi armi ? Gug. ( cava due pistole dalla saccoccia . ) Mie. Bravo datemene una , e con l'altra tenete in soggezione il galantuomo , se mai tentasse di passare dalla finestra ... Se le mie grida non sarano udite dai Soldati, con un colpo li farò accorrere a me ; Car. Non perdete un' istante . Mie. Coraggio , e prudenza . C sale il monte , e parte ) SCENA IX. Ducronais , Carolina , e Gugìiemo. Due. ( apre la finestra ) 1^1 on odo più nulla ... il momento è favorevole con una pronta fuga mi porrò al copeito d' ogni perquisizione • ( monta tu la finestra , e s; arrampica in guisa , che discende pian piano . Durante qHe-to tempo Guglielmo , e Carolina saranno -tati ad osservare il di dietro della ca-a - Allorché Dncionais è disceso a' avvanqa fino alC angolo , e li -xuopie ) Due.' ( impugna due piatole ) So ti muovi sci Atto ' morto . ( n Guglielmo , e ritorna indietro ) ( Salirò da questa parte . ) Cug. ( Si scuote , e corre per impedire il passo a Ducronais. ) Car. Padre mio? Due ( sarica il colpo ma in vano ) Muori , scellerato ! Car. Oh Dio ! soccorso ... ( apre il molino vi strascina il padre, e ne chiude la porta ) Due Eccomi liberato da costoro, {.sale il monte , e nell' atto che vuol passare il ponte , si preienia un Soldato , che lo arresta , egli con un pugnale si scaglia sopra di lui , e lo getta nel torrente ) Vano inciampo a' miei p.issi • Caporale , Soldati , Michele , e detto . caduto il Soldato si avanzano gli altri , egli vorrebbe resistere ; w a è co tiretto a (edere, discende, ed i Soldati si piecipìtano sopra di lui, ri Caporale lo ajffara , e vuol ferirlo con la scia' bla ; ma è ti attenuto da Michele . ) Due. ( k3 odo perduto ! ) ( discendendo > Cap. (sul piano) Muori scellerato I Mie. (trattenendolo) Fermatevi, la legge sol* deve punirlo . Cap. Sfraschiamolo al suo destino. Due, ( 0a rabbia ! ) ( i Soldati lo circondano ) SCENA X. Terzo. SCENA XI. Ditval, Valerlo , Anrlrcvon , e detti . Viti. \\ re oli , eccoli , ercoli ... che vedo ? Da- cronais è in potere dei Soldati. Mie. Si, si : lorr io , che ha eseguita questa bella impres i ; ma un momento di più era io pur cagione , che costui fuggisse il suo destino. Diw. Caro amico ! ( fi Miihele") Ma Carolina, e suo padre non sono e» ino giunti in questo lu. g i? And. N'd'n gli avete veduti? Mie. trailo qui • SCENA ULTIMA Guglielmo , Caiolina , e detti . 1"» 4 ccoci, eccoci . Vai. ( (oire/iclole ne.ojitW) Mia adorata Carolina! Amato Valerio ! &uv. Qnèlf uni uo è dunque in potere della giu- stizi.i ? Due. Il solo dolore che mi rimane, è divedere «fuggito a' miei colpi qmllo sciagurato • Ah ! prrchè non l'imolai al mio furore , uu sentimento di una vile pietà fu quello , che arrestò il mio traccio , ed ora mi conduce al supplizio . possa il mio spirito errante , ed insanguinato fare sopra tutti voi la più atroce vendetta. <™fc. Voce $ impiecsto non passa la forca. 58 Atto Due. { a Guglielmo ) Vieni amico, vieni al mio seno; io ti ridono tutto l'amor mio , e lamia compassione ; ma chiariscimi un poro sulla causa delle p>iseduzioni di Ducron iis .contro la tua persona , e quella di tua ni 1 i . Gug. ( cava di tasca una carta , e la dà a Valerio piegandolo a leggerla . ) Val. „ Un matrimonio segreto mi univi da due mesi alla bella Paolina sorella di Du- „ crcnais , ed ella già portava nel feno un frutto d' Ila nostra reciproca tenerezza , al- lorquando fu veduta da vostro fratello , che le propose di sposarla . Dticronais vedendo » ,, che un tal partito era molto convenevole ,, alle sue mire avare , ed ambiziose , s f, nza ,, rispettare il nodo palesatole dalla sorella , ,, l'obbligò astringere quest' unione, essen- „ do io pe' miei interessi lontano . „ And. Che scellerato ! Val. ,, Carolina venne alla luce : disperato io al sommo d' aver perduta una sposa , e volen- „ do conservare sopra mia figlia que'diritti» ,, che mi assicuravano l'imeneo , e la natii* ra , la feci rapire a chi l'avea in custodia » e la feci battezzare con il mio nome . ,, questo ne nacque l'implacabile odiodiDu* „ cronais , e la sua costanza nel persegui" ,, tarmi.,, Duw (^ual enormità ! (.stendendo le braccia vnMMWMWMWMW' 1 '* GLI AMORI DI TONINO FARSA Di Stefano Scatizzi . libq/llWWfc tyWVlWllMMMWMMMM-^ -— y ' %iad'*r*4*~ ~7>~//v$> ^cyu—^"'*^^^^ e -—' e^"*****- - rvi.^*^*2-• , --- ) *r i 3 1om.X* ATTORI. BEODEN Padre di SOFIA Amante corrisposta di LINDOKO TONINO Amante della sudetta RUFFILLO Locandiere Due Camerieri di Locanda. La Scena si finge in un picciolo Villaggio,' 5 «c©c>cee>ec©ceccecf>cf}©f>Cf>ee©» ATTO UNICO SCENA PRIMA. Sala connine di Locanda con più porte Tavolino , e Sedie . Kuffillo. jSJ on si può... non c'è mezzo: quel maladet- to burbero la tiene sempre nascosta . Ma corpo di tutta la generazione infernale non son chi sono se non te la faccio tenere. SCENA II. Tonino , e detto . Jan. Ij permesso ? Ruf. Venite avanti sig. Tonino. Tori. Com'è andato .1'affare ? ■R"/. Ottimamente. Toh. É la lettera? Ruf. L' ha ricevuta col maggior piacere del mondo. 7on. Dunque. ?.. Ruf. t'innamorata di voi senza conoscervi. Te///. Eh! trattandosi di scrivere non la cedo ad alcuno . Ruf. Mi non avete coraggio dì parlare? T-Qn. LT auiyre m imbroglia la lingua. N a % Atto Ruf. Pure è necessario , die V esaminiate . Ton. I,' esaminerò . Ruf Quando ? Toth Quando l' avrò sposata . Ruf E se allora non vi piace più ? Ton. ri' troppo carina. Ruf. Delle volte le donne compariscono da lontano , quelle che non sono da vicino . "Ton. L' ho guardata col canocchialetto . Ruf. Da dove ? lori. Da un finestrino dirimpetto . Ruf. D.-lla Spezicria di vostro fratello ? lori. Appunto . Ruf. E vi siete innamorato così? Ton. Mi piace tanto di vagheggiar* una bella radazza , e di non esser veduto . Ruf. Non so che razza di compiacenza sia la vostra . Ton. Allora le dico tante belle cose... Ruf. E senza annodarla, Ton. Mi sento un trasporto ... Ruf. E sempre invisibile ? Ton. Una smania amorosa... Ruf. Guardate , che gusto da radazzo . Ton. Ma è sempre un gran gusto . Ruf. Ma come volete voi ch'ella possa corri' «pendervi di cuore se non le parlate almeno una volta ? Ton. Mi vergogno . Ruf. Cosi non può esser vostra . Ton. Eccoti altri tre zecchini : mi raccon»» n * do a te. Ruf. (.Bisogna tenerselo caro questo sciocco. ) Ton. £eusa tu al modo di contentarmi. Unico'. 3 Ruf. C Egli è ricco . ) Toh. Se ti riesce di farmi venire alte strette... Ruf. Alle stretti- ? Ton. Al punto del matrimonio. Ruf. E bene? Ton. Te ne regalo cento. Ruf. (Bagattella! ) Ton. Cosa mi rispondi ? Ruf. Farò in modo ch'Ella non vi fugga. Ton. Cento zecchini, saranno tuoi. Ruf, Ma ajutatevi un poco anche da voi. Ton. Come ? Ruf. Parlandole una sol volta. Ton. Non ho coraggio . Ruf. Oh cospetto ! si tratta di una volta . Ton. Non ci sarebbe modo di parlarle senza , clic mi vedesse ? Ruf, Che stolidezza ! Ton. Ftr esempio all' oscuro 1 Ruf. La notte è vicina ... Ton. Dammi questa consolazione . Ruf. Non devo esser' io quello , che deve Consolarvi . Ton. Altri due zecchinetti. Ruf Lasciate fare a me . Ton. Me lo prometti ? Ruf. l>a Locandiere onorato. Ton. Male. Ruf. Perchè ? To/i. Perchè i Locandieri non fanno inai i conti « iusti. ' N » 6 Atto SCENA III. Broden , e detti . Bro. Li hi? Ruf. Comandi. (Suo padre 'lon. Quanto è brutto!) Bro. Ci sono medici in questo Villaggio? Ruf. Figuratevi ! Muojono tante persone . B'o. Uno per mia figlia . Ruf- K ammalata V Bio. E' indisposta . Ruf. Ecco un bravo Speziale. Bro. Voi? Ruf ( Dite di si. ) lori. Sig. si. Bro. Aspettate, (porre) lon. Fuggo via subito . Ruf. Oibò, egli certo vuol farvi visitare sua figlia . 7on. Oh povero me !.. Ruf. Ecco , la sorte vi offre 1' occasione per vederla da vicino . To/7. Lasciami andare. Ruf Perchè ? lon. Si le vado accanto non apro bocca. Ruf. Potrebbe anche darsi la combinazione , cltf vi lasciasse solo. Ton. Peggio , tremerei come una foglia . Ruf. Ala siete voi un'uomo? Ton. La natura almeno mi ha matricolato pc r tale . Ruf Ma dal vosrro modo... Umico. 7 loti. Addio , addio . liuf. Restate non siete più in tempo. SCENA IV. Broden , Sofia , e detti. Ero. \^ ua , qua una sedia . f>°f- (Se tu sapessi guai'è il mio male!) Ton. (Che begli occhi!.. Che bella bocchina !.. Ale la mangierei come un sfogliata ripiena di fravole . ) Ero. Si-.'. Speziale v'intendete di polso? lon. Che debbo dirgli? ( a Raffilo ) Huf. Se il si?. Tonino s'intende di polso ! Sapete voi, che prima di essere Speziale ha fatto una prattica lunghissima in uno de' migliori Ospedali d' Italia? Ton. ( Cosa diavolo dici ! Rnf. Accostatevi. Ton. Ci sono . ) Bro. Osservate , che spossatezia . Sof. Ahimè !.. Ero. Sempre in deliquio. Sof Un medico , un medico : ue ho veduto uno alla Spezieria. Ton. Andrò a chiamarlo , Bro. No , restate : vi ordinerà qualche cosa . Sof. Un bicchier d' acqua . Ruf. Vi servo subito, (.parte") Sof. Un madido i ÌPWO\. (finge svenire") Bro, ln. E poi via dai Villaggio . Sof. In un calesse. Tou. Tutto sarà preparato« Sof. E voi V... i6 Aito ?on. Ed io ?... Sof. 1 uggite ecco mio Padre . (prende il lume , e parte ) To/i. Oli povero me L. sono all' oscuro .Dove vado ?... Non vorrei inciampare . L SCENA Vili. Broden , e detto . Bro. urne , lume ... ( viene tentone inciampa, in Tonino che fuyge) 0il povero me I chi è «jnel manigoldo , aie mi aa rovinata una spalla ? Lume , lume . E SCENA IX. Ruffillo con lumi , e detto Buf. J \ ccolo , o signore L Bro. Vi era qua qualcuno nascosto? Buf. Era un cammeriere ah' oscuro . C Era Toni" no , perchè 1' ho incontrato .) Bro. Villan.iccio ! Buf. Comandate altro? Ero. Buona notte . Buf. Vole-te cenare ? Bro. No, il mio costume è di andare a letto appena si fa notte . Buf, Coinè vi aggrada. Bro. l'or cerò la pillola d' Oppio a mia figlia, e poi.» Cos' è questa lettera?... C vedendola lettera . che in avvenentemente Sofia ha laici ani òiil K 1 ' volino ) lilla è diretta a mia liglia. Leggiamo • Unico.' 17 Ruf. (Che sin la tetterà di Tonino lasciata fm* pensatamente snl tavolino 1 Oh ! per bar 0 !... Il vecchio si contorce, si sdegna, batte i piedi... non vorn'i ... ) B10. Cosa mi tocca a sentire . Oh povero me ! Chi l'avrebbe mai credute?... fàaladetti gli svenimenti , maladette le convulsioni delle Donne 2 sono bugiarde , sono false come loro; ma tocca a me a rimediare . Ruf. Cos'avete sigm-fre? B10. Quel medico è un briccone. Ruf. lo non lo conosco. B10. Bisognerebbe bastonarlo . Bufi, Cosa vi ha fatto? Bro. vuol portar via la figlia. Ruf. Eh ! irmi sorpresa ) Bro, Ah ! ( hurlandohy , Ruf. Come lo sapete? Bro. Leggi questa lettera . ( Ruf ìlio la prende , e legqe ) Gli voglio fracassare le ossa , e poi ga- stigherò ancora mia figlia : che mondo è il nostro ! Ai nostri giorni f amore si traveste da servitore , da cailettiere ,ed anche da medico... ma aspetta , maladetto, ti voglio medicare io come va. Ruf. Oh sangue di Satanasso! questo è un tradimento . Bri. Aiutami a vendicarmi . Ruf. Disponete pur di me come vi piace . (Sosterrò il signor l'ouino più che posso : mi premono troppo i suoi Zecchini. ) Bro. Si: voglio fai così-Va nella mia camera e aspettami , lati metterò a parte di tutto. Ruf. Come volete .(.parte) 13 Atto Bro. La lettera fingerò di non averla veduta. Chiamiamo la figlia: la sua corrispondenza non mi mette in dubio , ch'ella non si sia risoluta a fuggire . Sofia ? Sofia dico ? Eccola . Indegna ! SCENA X. Sofia , e detto . Sof. vTomandate signor padre . Bro. Come stai? Sof. Molto meglio . Bro. Ecco f oppio. Sof. Credo , che non ne avrò bisogno . Bro. Prendine , e prendine molto . Sof. Perchè? Bro. Perchè sarebbe bene , che questa notte tu dormissi. Sof. Passerà l'incomodo: dormite piuttosto voi • Bro. Hai piacere , eh' io dorma ? Sof. E come ? Bro. E bene ; vado subita a letto . Sof. Così di buon' ora ? • Bro. E' il mio solito . Addio , a domattina • Sof. Lasciate , ch'io vi baci la mano . Bro. Non impoita, non importa: buonanotte. ( pane) Sof. Oh povera me!... Hi lasciata la lettera sul tavolino - Eccola qua sempre : fortuna , che mio padre non l'ha veduta ! Ora ci vuol r0 ' raggio : le scale sono sempre all' oscuro • E iul caso che capiti un foretti eoe in questo looM>"« E'meglio allrc tt.irsi : già mio padre quando e entrato in camera non sorte pia: facciamo»! - Unico. cenno , e scendiamo abbasso senza perder tempo . ( parte ) Notte . Strada con locanda da un Iato . Tonino con ferajolo da una parie , e L'indoro dall' altra . fon. ( I 1 segno è fatto : stiamo vicini alla porta. ) Lui. ( V oscurità di questa notte mi favorisce . Non ci sì vede niente - Frattanto la mia cara Sofia mi ha fatto intendere , che scende le scale . Accostiamoci pian piano . ) Broden , Ruffillo , e due Cammerierì con lanterne serrate , e ha atoni. ( ai Cammerierì ) Tenete ben chiuse le vostre lanterne , e facciamo tutti bene la nostra parte. Ruf. Siate certo , che vi secondo con tutto il piacere. ) Li/i. ( Parmi di sentir rumore , sarà lei ) Ton. CMa il cuore mi batte fotte forte . Ma al bu- jo ho piti coraggio , che di giorno ; (.tutti ai accostano alla porta ) SCENA XI. SCENA XII. 20 Atto SCENA ULTIMA Sofia , e detti . Sof. ( J^l essuno se n'è accorto: sono già sul« la porta ) Eh ! eh ! ( tifa sentire ) Lin. ( Eccola ) Ton. c Cara !... Benedetta !... ( pende Raffilo ) Lin. Viscere mie . ) {prendono Broden uno per Sof. Sono con voi. ) parte , e vengono avanti ) Ruf. (Oh che bella presa , che tu hai fatto ! ) Ton. Vita mia , vita mia . (gli bacia la mano ) Euf. (Baciami pure per tutto , che non me ne importa niente . Sof. Fuggiamo subito . Lin. Si mio bene ; si idolo mio . Sof. Ohimè! mi stringete troppo. Lin. No anzi vi tengo leggermente . Ero. (Indegna! ti voglio storpiare . ) ( la stringe fòrte ) Ruf. (Gli voglio far due carezze.) (gli da deipi%' Ricotti ) Jori. Ahi ! ahi ! Sof. Abilitar Lin. Ma di che cosa vi. lamentate Ton. Ahimè !... Che amore tormentose ! Sof. Compassione. Ero. Compassione il diavolo , che vi porti itti*' gni, traditori d- 11* onor mio . ( I cammeii& 1 aprono le lanterne ) Lin Cos' è questo ? Ruf. Signor Tonino '. Ton. Ah birbante ti ho regalato perchè tu ini Ie- vassi la pelle L Unico. a i Ero. Bastoniamoli. Sof. Signor Padre ... ( tir padre ... subito in un ritiro . Lin.ISo rospi'ttod' b.icco: Queste sono due pistole : ( tirandole fuori} Chi si accosta a me,o chi t-trapazza Seri;; dovrà discorrerla colle palle (in vi sono dentro . Eia. Qua! prepotenza l To/7. Ma S< ha non appartiene a voi. Lui. Se ci avete qualcue pretesa venite , e battetevi meco. To/7. Eh ! pi r me non batto che «li abbiti quando hanno della polvere . Uro, Signor medico... Li/i. Che medico !... Io sono il Cavaliere Ernesti, e se voi non mi concedete la mano di vostra figlia colle buone , mi vendicherò ci Ile cattive. So). Signor padre voglio marito , e se non me lo date colle buone , lo prenderò colle cattive. Ero. Prendilo ; ma senza un soldo di dote . Sof. ison ho bisogno de'vostri denari. Ecco delle cambiali . To//. Sono mie , e le rivoglio , se vei non volete sposarmi. Lin. I\on m'importa dell'oro degli altri ; sono ricco abbastanza . Volete fare questo matrimonio di buona volontà , 0 volete che dichiari guerra a tutti ? ( intanto Sofia ha ritornato le Cambiali a 'fonino ) Ruf. Signore la piazza non la potete tenere, che malamente. Perchè volete opporvi? Bro . t ate quello , che diavolo voi volete . Il cielo vuole, che resti senza figlie : ci vuol pazienza . *t A T T D Sof. Oh me felice! Ioti. Ed io?... JRuf. E voi non dovete abbandonare la risorsa d - l finestrino. To'/. E gli zecchini, che ti ho regalati? Ruf. Gli noterò in anticipazione di qualche altra fatica. Toa/. Ecco il bel risultato dei miei amori : denaro speso, seni.ila nei volto , pu^ni nello stomaco , e pizzicotti nelle briccia . l'i accia al cielo, eh il male derininiqu», e eh* io vegga Compatito almeno il mio capriccio. t Fine della Farsa . OSSERVAZIONI P * oche ore bastarono al facile Scatìzzi onde scrivere questa Farsetta perla serata di Bcneri- ; ó 'l'unaprima Donna appoggiando il carattere di Tonino al picciolo Fracanzani , che lo disimpegi o per eccellenza . Fssa è una dcilr tante produaioni merlite , che noi rendiamo di pubblico diritto, e che «.e non può chiamarsi una sublini ?à , non é almeno indegna di trattei eie qualche istante lacunosa attenzione de' nostri Associati Noi ci ri-pai miamo di stendervi sopra delle mare critiche , perché é tanta la desolante scarsezza di buone Farse, che bisogna conte.ita:si anche delle mediocti . fvoi inviliamo tutti iji|e' signori , che le posseggono a volercele gentilmente lavorile per utile delle Accademiche Società ; t pe"r diletto de' leggitori . Dillo Scatìzzi abbiamo parlato nel Tomo II. e nei IV., e nel VII e ne riparleremo altrove pu WiOamfa la Sua Marchesa di Gange , e la sta Lezione d 1 esperienza Drammi ambedue inediti. M.p. IMPRIMATUR, Si vìdebitur Reverendissimo Patri Sacri ì\ latii Apostolici Mastro. .Candidiis M. Frcillini Archlep. Philipp. Vicesg. APPROVAZIONE. vendo riveduto per commissione del Rnio Padre Maestro del Sacro Palazzo Apostolico Filippo Ad tossi il Decimo Tomo della Biblioteca Teatrale non vi ho trovato cosa alcuna , che si opponga ai dogmi della nostra santa tede , ne ai buoni costumi, onde stimo , che se ne possa permettere la stampa . Dato nel Convento di S. Maria sopra Minerva fVVtto di ly. Ottobre 1815. F. Giusippc Fornì di de Predicatori Maestro , e pubblico Professore nella Sapienza > IMPRIMATUR. Fr. PhilìppuH Anfoxsi Orci. Prenci. Sacri Palatii Apost. Magata. Sa- ■>p» no eira »i ai irvi '» tu