^Tr 4y-^a cc^=>oacaoo<=^>ooc^^ocs»c^VT / ^' " k LW* " "" ""-""*■■~^»"~» r^S!^ r; 5f ,| _ .. A.» ' .un. ] in* | .1^ m\s- I he' r\P li ' Jj ft er^'S o ' nJf s .1!* al« # ! « ^jL'EI^YIMA^ DI VITRI osiate. CAPPELLO PARLANTE^ COMMEDIA DEL SIGNOR CAM1LLO F E ^5 ^ DERICI ^ jt ■ \ .tr*|jj ch« n m* * Aì ì ; l,e . PIEMONTESE ss^gv? — V-:- ,^8 ^A.A^.^it&y j^^^^^^^ > NAPOLI MDCCLXXWHi. ^ C ^»*»*>3^»3>> \il f\ l i*> « J/ # A STESE ri Pietro Pcp.ger dal medesimo si vendono nella ma Stamperia aerosi» il Moh'isiero di C Mohtevéi ■* - Co» licenza eie S: ferii, fi , IP ^ ^ licenza eie Riferii ri a,™ / fk. T^a^T^Bg^ Jj ATTORI. MARCHESE di Roccafort, Buone , e Maresciallo. Feudatario : marito di ELVIRA di Viti! , sorella della CONTESSA, vedova , e nipote del CONTE di Vitri . BARONE di Roccafort, zio del Marchese- Un'UFFIZIALE , che poi si scopre il Conte Armando di Vita , fratello di Elvira. VESPINA Cameriera . Il Sigi di LANCOURT, amante della Con- . tessa . PASQUINO Servitore . Servitori , e Guardie del Marchese . La scena si suppone «1 un Castello del M 1 ' cfaese di Roccafort . ATTO I* SCENA PRIMA. Vespìna sola . QUì vi è un silenzio, che atterrisce, e per quanto ascolti, non sento nemmeno l'aria, che si muova , Scommetto, che la padrona non si sogna neppure ciò che suo marito sospetta ; per altro il Signor Marchese non fu mai nè diffidente , ne geloso , e se pure è giunto a concepire qualche dubbio, conviene che abbia le sue ragioni . Questa sua simulata partenza ... L'introdursi per lo più in queste ore segretamente.... Certo la padrona de <\ avere un qualche intrigo... Mi capperi | Questo è un doppio torto al mio mestiero . Uno di non esserne stata messa a parte, e f altro di non averlo penetrato... Ma come immaginarselo, con tonta saviezza , ch'ella dimostrava!.. Eh 51 1 saviezza . .. Basta ... Tuttavia m'in- Cr esce di non averla avvertita delle se- crete intenzioni di suo marino , e temo di aver contribuito , non volendo , a confonderla , e ad avvilirla. Oh Diamine ! chi viene? il Barone. SCENA II. , Barone , e detta . f* f^Ome, Signore , quest'oggi non dor- VJ mite ? Ch» venite a fai qui ? A i ìhr. 4 ATTO Bar. Disgrazia / E tu che ci stai facendo ? Ves. Sto vicino alla padrona , e prendo il fresco in queste ore calde , ed inquiete . Bar. Inquiete ? Può essere credi tu che il fresco sia fitto per te sola ? Me ne approfitto anch' io . Ves. E venite a rinfrescarvi nelf anticamere della padrona? Bar. Ho trovato la porta aperti . Ves. Questo è un' abuso di confidenza. Bar. Darò un memoriale a chi si dee, per ottenerne il perdono . Ves. E già . Per voi tutto è oggetto di scherno , e di riso . Bar. Ne avresti tu alcuno di pianto ? Ves. Oh Jt non mi possono far piangere che gli avari. Bar, Quando è cosi , io posso farti ridere . Ves, Noi credo . Bar, Tentiamolo . Prendi una doppia. Ves. Davvero è un colore , che rallegra , e scaccia la malinconia . Bar. Vien qui : siimi sincera , e pensa, che posso giovarti. Ves. Comandate . Bar. Da che mio nipote è partito , in questa casa non si dorme più secondo il solito in questa ora : V'è chi va, e chi vie;; ne . Per chi vanno , per chi vengono • Per te ? Vesp, Uh buono ! oh che bel sogno ! Bar, Fa conto , che il mio sogno sia un preludio del vero. Ves. Ma Signore . Bar. Rispondimi a quest 1 altra... La w a padrona dorme , o vegli* ? r& PRIMO. G Ver, Noi sò davvero . liir. Infetti il buon soldato fa sentinella , ed ignora tutto . Ma le de?tre cameriere hanno il privilegio di far la guardia , e comunicar le parole . Per farla breve , la tua padrona avrebbe per sorte un qualr die intrigo ? Vtu Di che ? Bar, D' amere ? Oh che inai dite! B*r. Dimando mille volle perdono della bestemmia profferita ; ma non posso ritrattarla . Io credo poco , o niente alle donne . Ho , che penso male , ma spesso T indovino . A dirti il vero ho i miei sospetti . E poi in questo secolo gajo , ed illuminato in cui è virtù per una donna 1 essere amata dal marito, e corteggiata da un'altro . Ella porrebbe a riseli io la •"'reazione della sua bellezza, non sotto- ponendola al giudizio di un Ganimede . ' es ' ( Io scommetto , eh' egli sa tutto . ) Bar. Che te ne pare ? rcs. Non crederia, che una donna si savia, * cesi amante di suo marito... Bar. Ok sei pur sciocca! Non vedi , che } uso giustihea le colpe : Anzi è delitto il non averne. Una donna può amare più d'uno , ed esser savia. res. Dite davvero ? Bar. Te lo proverò! Yti* Io credo poi, che il padrone non pensi come voi. gw. Perchè ? PPerchè ?... Vi è noto tutto il fatto ? A Bar, 6 ATTO Bar. Parla , e vedrò se fi confronta colla mia scoperta . Ves. Ma per cariti non ne fate motto, poic- chè ho un preciso comando di tacere . Bar. Che serve ! Io sono schiavo della se- cretezza, come tn sei del silenzio. Dì pur tutto. Ves. 11 Marchese di Roccafort, vostro nipote , vi avrà detto , che partiva da questo castello per gire alla Corte , e presentarsi al Re . Bar. Vi benissimo. Ves. Che in capo a tre giorni sarebbe ritornato . Bar. Ottimamente. Ves. Secondo i suoi ordini domattina dovrebbe ritornare , Bar. £i ritornerà. Ves. Coinè volete, che ritorni , se non 2 mai partito ? t t Bar. rimettendosi*. Cioè dee mostrare di ritornare. ( che sento ! the imbroglio è questo ! ) Ves. Certo la sua finzione ha per oggetto di scoprire gl'andamenti della Marche** Elvira sua consorte . Infatti prima di congedarsi da lei , per la sua finta lonta* nan/.a, chiamò me in disparte, ed alcun 1 altri servitori, e c'impose rigorosamente di lasciar aperte in quest'ora , che tot» dormono } ed anche nella notte , tutte ' e porte della casa-, Bas. BjI pensiero ! - Ves. Io non 30 se sia bello , o brutto . ^* verità si è, che il Principe sono d a g'° r PRIMO. 7 giorni , che suole venire a quest' ora , trattenersi , e fremere sotto voce . lìar. ( Che scoperta o Barone ! E tu ignoravi una sì bella macchina, ed un raggiro di tanta importanza ). Dunque conviene assolutamente, ch'ella abbia qualche genio secreto, e lo coltivi. Ves. Convien credere , che sia così . Hir, Ma tu dei saper tutto. Vts* In verità non so niente, o non che indizj . har. Ma la Marchesa non ti confidò... Ves. Nemmeno per sogno. Kar. Io la credea ben scaltra, ma non tanto . Vts, La sua può esser timidezza. Bar. Che timidezza ! sfacciataggine ; or via narrami almeno su qual' indizj. ves. Dirò ; piena di curiosità stava all'oscuro , esplorando i movimenti di questa casa , e sentii più volte aprirsi una porta quest' anticamera , che conduce alla sala secreta : indi un calpestio di uomo , cn entrava chetamente nello appartamento della Marchesa, c si tratteneva lunga- pezza discorrendo, senza che io abbia mai potuto intendere una sillaba, per quanto tirassi le orecchie . In fine egli partiva e mi ritirava anch' io piena d' idee , e di fantasmi ; nè mai ho potuto penetrare più di così. Bjr. Che ne dici ? oh ! Una dama così savia, cosi amante di wio consorte . con ironia ves. Almeno tutto il mondo \o\ dice, e le apparenze erano tali. A 4 Hir. 8 ATTO Bar. Le apparenze sono per gli sciocchi ma chi s 1 interna scopre, e prevede . Costei è la più iniqua femmina , ch'io conosceva . Ves. Ma non la ingiuriate poi tanto . Bar. Che ingiuriare ! L'ingiuria c mia , e di mìo nipote : ma egli se la merita , e non io. Egli ha fatto un sì caro matrimonio a mio dispetto . Indi ha chiuso gli occhi, e si è ostinato di avere al fianco una Penelope . Ma io non ho mai dato retta alle sue imposture . I miei sguardi feriscono più in la della cortesia. Egli | adorava l'incanti, che li preparavano il dÌ3sonore , e si è per fine allontanato ài ine , per poter essere meglio ingannato , 1 1 e tradito . Gli sta bene; egli ha cercato il suo diavolo, e mi dispiace, che l'abbia posto intorno anche a me . Ves. Zitto . ( come esplorando alla porta segreta ) . Se non m' inganno , e qui l 1 amico . Bar» Mio nipote ? Ves. No queir altro . Bar. Intendo . Ves. Sento muover la chiave , ritiriamoci.. Bar. Sì , ritiriamoci, e vediamo il fine di questa scena . viano per la por/a «* mezzo: il Bar. tratto tratto metterà, fuori la testa per ascoltare . S C E N A 1IL Un Ujjìzia/e in Sortì'/ con cappello con peri' nacclùera e coccarda del Reg. la spada sotto al braccio , guarda intorno poi batte alla porta cf Elvira » eli esce , uff. PRIMO. 9 Uff. TT ? Un grah tormento il liniere ! f i ardo cri volontà di scoprirmi ; ma non voglia arrischiare l'arcano, i JS/v. Io vi atiendca . Uff. Sono commosso dalla vostra bontà , e tallio d'impedirvi il sonno . Eh: Io trovo un piacere che mi soddisfa nel vedervi , e ragionarvi . Fermiamoci in queat' anticamera ; mi pare che vi spiri un" aria fresca . Sediamo : è necessario che vi confidi un mio pensiero . Uff. Vi ubbidisco. ( Mette la spada ed il cappello su a un turò . Eìv. Voi sapete quanto si debba stimare il decoro. Ho per voi una inclinazione , che non mi turba, e non mi agita lo spirito . L'interesse, che ho per voi, e lx stima, che a prima vista mi avete ispirata , è di conoscervi onesto , non mi turba , e non mi agita lo spirito nemmeno, e ini esime dai rimorsi , che potrebbe cagionarmi la vostra conversazione . Ma noi siamo debitori al decoro anche delle apparenze . 11 Mondo forma il suo giudizio Ordì nanamente da queste ; ed io comincio a dubitare della mia condotta , per ciò che le riguarda . Dall' altra parte io mi esamino, e non capisco. Io vi ricevo nelle mie stanze a quest'ore sospette ; vi stimo , e non vi conosco . Che potrei rispondere se si sapesse,e ne fossi interrogata? Sarei giudicata o pazza , e colpevole, senza essere nè l'uno , nè l'altra. Voi dunque vedete, che io non ho coraggio di privarmi di voi, e nemmeno sopro- A 5 por- io ATTO porvi la via di coonestare le apparenze , e promettervi la continuazione delle vostre visite . "Bar. che di tratto in tratto mette la testa fuori dello stanzino. (Io arrabbio, perchè non posso intenderne una -sillaba.) Uff. Annuirò la vostra delicatezza , ed il modo di esprimerla , e mi rincresce di essere in tali circostanze , di non potervi appagare del tutto . Son Cavalie- ro , difendo la vostra onestà ; posso anche assicurarvi dai rimorsi. Dna sola parola che io pronunciassi , distruggerebbe tutfi sospetti , ma potrebbe anche decidete del mio destino , non perchè dubiti della vostra segretezza , ma siccome un momento d' inconsideratezza può esser CritnOue ai j ili aconiti , ai più politici , cosi io fo a irte stesso una rigorosa legge del silenzio . Vi prego a perdonarmi . Bar. ( Maledetti! se alzassero un poco più la voce • ) Eh. lo non isfimultiò inai il vostro secreto , come non arriverò a sviluppare facilmente il motivo della mia propenzione per voi , che sebbene innocente ( confesso il vero ) qualche volta mi sono immaginata di non potei mi difendere nemmeno dal vostro giudizio . Uff. Io ne conosco più di voi la cagione , e voi la conoscente al par di me , se due anni sono /che ci vedemmo alla Corte j avessi avuto campo di favellarvi. E/i'. Fra tai.ti oggetti , ncn distìnsi the voi wlo , e mi rimaneste talmente iinpressoi the PRIMO. ii che non ho potuto scordarvi giammai ; ma allora le mie pi emure erano rivolte a cercar mio fratello , che si dicea esser giunto alla Corte . Uff. Vostro fratello era allora in altro Reggimento , veniva dall'armata per ricevere secreti ordini dal Re , e subito partì . Elv. Voi dunque lo conoscete ? Uff. Con tutta l'amicizia , e cordialità , e... ( quasi mi scoprivo per suo fratello . ) Elv. Oh è ben uopo , che ve ne interroghi. Egli trovasi imbarazzato... Attendete per un momento, voglio farvi leggere una letrera , che mi sui ve certo Uffizi al e... Ritorno ; ma per ogni riguardo ritiratevi in quelle stanze . Vado a prender la lettera . via Uff. Ubbidisco . E" penoso questo silenzio, ma è per me necessario. Una sorella non saprebbe tenermi celato. fi ritira nelle stanze accennategli. S C E N A IV. Barone , indi Vespina . A Rrabbio di non averli intesi. Par- X\ lavano sottovoce / oh la bella tresca ! Ho il sangue , che mi bolle , ni so chi mi tenga ! Vts, Uscite subito , è qui il padrone . Bar. Viene a tempo , voglio aspettarlo . Ves. Oh! V'ingannate, se credete di tradir-' mi , e di esponili a suoi sdegni, per aver parlato con voi. Partite, o vi graffio gli occhi . &ar. Hai ragione , e ringrazia , che sono manteaitore della parola, va per uscire* A 6 Ves. 12 ATTO Ves. Qualche volta troppo -, e qualche volta poco . Bar. Che dici ? Ves. Aspettate ; se uscite per la porta della sala, rincontrate. Vi nasconderò in questo stanzino . Bar. Tu mi vuoi serrare in una gabbia . Ves. Eh tutt'i pappagalli vi stanno bene. Bar. Impertinente . Ves. Entrate , entrate . Di là potrete vedere , e sentir tutto , per appagare la curiosità . Bar. Il riflesso mi persuade . va per entrare Ves. Presto . lo spinge , e chiude senza chiave Se potessi farlo, non vorrei esser ritrovata quii nemmeno io . via per uscire SCENA V. Marchese , Lancourt , e detti . Mar.f^ììz fate qui ? partite . Ves. K^_j Tremo tutta per lo spavento I è infiammato come un basali sco ! via Mar. La mia sciagura è certa, ed io vi ho fatto il torto di non credervi . Lati, il perfido è entrato per la scala secreta , e voi stesso f avete veduto . Mar. Indegna ! Lan. Non per armarvi contro di lei , ma per dissingannarvi vi apersi il tradimento» Mar. Fui cieco , perchè 1' adorava . Lan. Or qual disegno è il vostro ? Mar. Noi so . vede il cappello , e la spada . Ecco la mia vendetta././ il cani' òio . Usciamo . Lan. E che pensate 2 Mar- Venite, v'ijtiuiiò del mio disegno. M'iino ti ir. PRIMO. 13 Bar. dallo stanzino Io fremo, e rrn diverti). Ho il fiele nel cuore , ed il riso sulle labbra . Ma ritorna . Non lascio questi momenti , se fossi sicuro di regnare una settimana . entra SCENA VI. Elvira, ìndi t Uffiziale . ■E/v.Olgnore ? chiama aW appartamento O dove entrò C Uffiziale. Uff. Sono a vostri comandi. £/v. Non potei ritrovare quella lettera . Uff. Mi rincresce ; ma Signora l'ora è tarda , sono passate k ventun' ore , convergi che mi ritiri , giacché panni anche di aver sentite persone in questa sala . Elv. Servitevi : ma quando dunque potrò ragionarvi sul proposito di mio fratello ? Uff. ( Se sapesse , che sono io stesso . ) Al più presto , poiché mi lusingo di quanto prima rivedervi , senza secreti , e senza arcani. va per prendere la spada , ed il cappello , e non trovandoli guarda intorno . Elv. Che cercate ? Uff La mia spada, e il mio cappello, che io avea riposti qui sopra . Elv. Qui? Che veggo ! questo è il cappel- . lo di mio marito , e questi è il suo pai osso! \ff. Quello ! Elv. E come mai ? Uff. Sarà ritornato dunque suo consorte? Elv. In quest' ore si calde ! Uff> Veramente . . . **f ( Eh gli stupori han da crescere ! ) Elv. Ma qui come ci entra il suo cappello, e paiono? ufft i 4 ATTO Uff. Non saprei al certo comprendere. &. v. Se in prima non vi erano , come adesso... Ujf. Non parnii di averli veduti .... forse la Cameriera . . . Ma comunque ciò siasi , se vostro maiito è giunto, conviene che io m'affretti . . . Ricevete, Signora» i miei complimenti , e compiacetevi di comandarmi, come io desidero di servirvi , e di ubbidirvi. Elv. Supponete dal mio canto i medesimi sentimenti . Uffiz, via per la porta secreta . Bar. ( Eli ne siamo persuasi. ) JSM Non saprei ben dire qual strano risalto mi diede al cuore la veduta di quel cappello , e la mancanza dell'altro . La tema di poter essere dalle apparenze incolpata , mi leva ad un tratto il coraggio.-» Pelò io non intendo bene questo fatto . Come può mio marito aver consegnato a Vespina il cappello , ^ ed il pai osso , fra tanti servi, che ha d'intorno ! E perchè Vespina qui riporli senza farne parola !»• Oh cielo qua! contusione per me s'egli fosse entrato! ma e poi come sparisce 1 altro cappello, e la spada? in quali mani saranno passati?di chi si supporranno? Il caso è imbrogliato . 11 core mi palpi' ta . Ecco Vespina . SCENA VII. Vespina , e detta. Ver. Q Ignora , Signota un brutto accidente' Elv O K' arrivato mio marito ? Ves. Noi so . . . Chiamate un brutto accidente l'arrivo di vostro marito/ £A' PRIMO. 15 Eh. Nò, Vespina , tu non in' intendi. Qua V è l'accidente , che ti turba ? res. Fu veduto uscire un uomo dalla porta segreta del palazzo ; fu arrestato da alcuni Servitori del Marchese , ricondotto , e: chiuso in un appartamento terreno. Eh. ( Mìsera me / Ecco la prima conseguenza de' miei palpiti ! ) Chi l 1 ha fatto arrestare ? Ves. Non saprei indovinarlo. £/i'.,Tu dici; che il Marchese non è ritornato? ''m. Vi dico che noi so . Eh, 11 Barone donne ? "tfr, ( Cogf occhi aperti . ) res* Ancora io non ho sentito nèlui,nè la sua servitù . Eh. Che laccai di quel cappellone di quella spada ? ^Vf. Quale spada ? qtial cappello.'' Eh. t, non gli hai levati di qui ? ^èt. Nemmeno per sogno . Non so niente, non ho veduto niente . E tv. Chi è entrato in quest'anticamera? ^ es ' (Adesso bisogna incominciare dalla bugia . ) Nessuno . Eh. Cerne nessuno ? Ma quel cappello , la spada ... "es. Scusate , Signora , avete dormito quest oggi ? è un pezzo che siete svegliau f Eh. Perchè 2 Ves. Perchè dubito che sognate ancora. Chi volete ch'entri a quest'ora nella vostra anticamera < 5 Ety. ( Io comincio a tremare, ed a con- «oudermi ! ) Ves. i6 ATTO Ves. Ma di chi era la spada, ed il cappello? Eh. Ah noi so nemmeno, io. Ves. Chi gli ha portati/ Elv. Un fatale destino . Ves. Chi è questo destino , un folletto ? Eh. Ah! Vespina, se non è mio manto ,e ^ il Baione , che mi perseguita . lo sono precipitata. Ves. Perseguitata / precipitata ! Come ? perchè ? ( Po una fatica a fingere , che supera la mia abilità . ) Elv. Quel giovine arrestato . Ves. Ebbene ? Eh. Usciva da qui. Ves. Dalle vostre stanze ? Eh. Fummo scoverti , e ne 'paghiamo 1» pena . Ves. Confidatevi... sarete forse rea ? m'intendete . Elv. No : ma le apparenze mi condannano» Ves. E chi è questo Signore ? Eh. Egli non si manifesta . Ves. Come / un incognito ? Eh. Quest 1 incognito ( ricevi la confessione della mia funesta avventura ) l'ho veduto di passaggio due anni sono alla Corte» I suoi occhi s'incontrarono coi miei • 1} mio cuore approvò quest'incontro, e m* nacque improvisamente una inclinazione per lui favorevole . Noi vidi più } , qualche volta me ne sovvenni . Dopo lungo tempo mi comparve una sera fi' 3 qu?ste soglie guardigno , e circospetto • lo credea , che temesse d" ingelosir m'° V marito," ma conobbi , ch'egli ha altre r.i- gio PRIMO. i 7 gioni , per cui tace, e si raccomanda ad uscire alle ore più occulte , con tutta la circospezione . La sua comparsa non mi fu indifferente , e la propensione riprese alimento , e calore . Vts. Voi dunque l'amate ? Eh, Sì, lo confesso , ma senza arrossirne . L' amor mio, eccitato da prima dal suo nobile aspetto, e favorito da' singolari suoi tratti , e dalle sue virtù , non sente nè rimprovero , ne rimorso , ed è ben diverso dal volgare amor di un' amante al confronto di quello , che ho per mio marito , e lo trovo di una tempra assai deferente ; e mentre amo il Marchese con tutti i sentimenti dell'animo mio , questa nuova inclinazione non gli usurpa alcun diritto nel mio cuore. Questo nuovo oggetto m'ispira tai sensi , e tale innocente suavità, che ancor non distìnguo, ma che appaga la mia virtù ., e la solleva . Panni di ravvisare in lui una cosa, che mi somiglia , e che-mi appartenga , ne cerco la cagione, e non la trovo : oppongo i miei dubbj , rifletto,e condanno: ma in line non vi trovo delitto, e sono tranquilla . Ecco lo stato in cui sono, ed e cco il mio affanno . Temo di poter esser creduta infedele, temo d'una supposta macchia all'onor mio . L'ombra del delitto mi turba , e mi sgomenta , ne ho prove sufficienti per dissiparla . In questo stato un palpito mi assale , l'afflizione mi opprime . ves- Quando non vi è p$ di così , riprendete 18 ATTO dete il vostro spirito , e consolatevi . Il Marchese è un marito , che discerne, che ama, e che saprà scusarvi. Elv- Appunto io pavento il suo amore , che può ingannarlo; ma il cielo è giusto, e mi confido , eh 1 egli apra qualche via > perchè trionfi la ragione , e sia salva la virtù, e T innocenza . via, Ves. Ho paura, che questa faccenda s'imbrogli ... ma la padrona è savia, e prudente , e m'induco a fatica a sospettar di lei . Sentirò con piacere , ch'ella possa confondere gli esploratori, ed i suoi ne* mici. via SCENA Vili, II Barone dallo stanzino . NOn mi sono punto annojato nelf ascoltare . Ecco dunque chi fa rivivere la beli 1 età dell' oro .. » Si possono amare due persone ad un tratto, con tutta r innocenza , e la semplicità. Animo Signor» Filosofi, che negate la scuola di Platone) fatevi avanti , una donna è che vi sfida • Signori mariti, la vostra sentenza è prof* ferita . Non si parla più . Una donna può avere due amori , ed essere innocente ' Belle invenzioni , bei raggiri , per dar co- Jori alla colpa! Odorine nate per corrotti' pere i costumi, per seminare la discordici per distruggere 1 onestà / Ma ci rivedremo ali' esame : oh perchè non son io >' giudice! vorrei pure che si pentisse ■ • ' Vediamo, se chi dee vendicarsi ha il c0 { raggio di farlo. Intanto osserviamole 6 possibile, il silenzio, e la simulazione» via nel suo appartamento , SCk" Ifìl » ^ M, ar, PRIMO. 19 SCENA IX. Marchese , e l.ancaurt . ."O Iconosco alfine il mio stato, l 1 or- JLV. rore in cui vivea tranquillo . Quale inganno è la donna/e qual prestigio sono le sue lusinghe , e la sua finzione, lo non credea, che la malizia, eia frode potesse celarsi sì lungo tempo nella mia casa, e sotto i miei occhi. lo l'amava , amico , affidava a lei la mia riputazione , e la mia pace ; avrei per essa esposta la vita , avrei vendicato col fangue il^ menomo sospetto di colui, che l'oltraggiasse . Qual è la ricompensa crudele, che 10 ne ricevo ? perfida / Lati. Ciocché vi avviene è per ordinario ef- , fetto della tolleranza, e del pregiudizio . 11 fidarsi di una donna è un concedere arbitrio alla debolezza . Questi maii prendono forma , e sostanza dal modo di soffrirli, 0 vendicarli, ed il più utile rimedio per le conseguenze è il procurare , che volino sulle ali della mormorazione fuori de' nostri tetti , dissimulare , e pulirli nel silenzio per emendarli- Mar. Un cuore , come il mio, che ama senza limite, e si sdegna prontamente , contrasta colla lentezza , e colla ragione. Schiavo dell'impeto, e del trasporto, punisco me medesimo nel raffrenarlo . Pure è necessario il farlo. Io sarò più rullerò di lei dissimulando , e ne morirò ; ma farò , di' ella senta tutto il peso della simulazione , e del suo mancamento . **vu Mi rimprovero di aver cercato d" illu- «tf- ci & Ma, 20 ATTO minarvi, e di avervi precipitato in un a- bisso di smanie ,' ma vi fui indotto dall amicizia, e dalle vostre ridicole titillante' rie a prò d 1 Elvira . Mar. La perfida si abusava delle mie lodi i e della mia credulità ; ora forse è istrutta, 8 ( e trema del suo delitto . Ella è uscita fot"' * e se per cercare difesa presso sua sorella j . che sa quanto mi è amica . Ma io no» f 1 accetterò alcun compenso , che non ugua* gli il mio affanno, ed il mio dissonore • ? Ho pensato, e mi sembra di poter coni- l\ parire tranquillo in faccia a miei disegni,' 77^ Lari. Qual è il vostro pensiero ? e come vi compiacete voi delle spoglie del vostro rivale f ^ Mar. In queste divise obbrobriose è riposta la mia vendetta. Io la vedrò con app^' renza serena, e tranquilla : non uscirà dal' J '' la mia bocca un rimprovero , non scorge' rà ne miei occhi alcun segno di furore , 0 x \ di pianto ; stupirà delle mie carezze,"'' 1 rj^ tremerà dinanzi al muto accusatore dell' 1 Jl* sua colpa , ella avrà presente un perpetuo ~, testimonio , ed una perpetua cagione di M spavento, e di lagrime : eternerò la mi 3 vendetta... Intanto vedrò l'iniquo che )* Mi sedusse, il complice de'suoi mancamenti' £ Olà . servi escono . Mi si conduca quel Y giovine arrestato . servi viano . $ La/i. Signoresche risolvete di lui? , * Mar. Non so. Dalle sue risposte prenderò Me norma , ed incitamento a decidere . Io non vjj mi sento per lui quell' odio volgare coli M. cui si perseguita un rivale : ma è uopo VJ, * che AI SI PRIMO. at n s . che io lo conosca, e gli favelli. Eccolo. dall' .SCENA X. lite- jV*' z '<" < ' i Servì, due Caporali , e detti. War.X 7"o; vedete, Signore, quaf è il mio odi) ▼ debito verso di voi, e vi accorata, Sete a prima vista, che io vi usurpo coro*' se ->che vi appartengono, e che voi avete la j ^f'tto di ripetere, . Vi ho trattenuto per non P n g'aziarvi, e soddisfarvi. Attendete, che ju3- 10 m | proveda , abbiate la cortesia di cedermi il vostro cappello , e la spada ; m' e < >m- £"pegno, che non 'perderete nel conto U/Fv- me ne sovvenga,ditemi chi siete? vi M- Voi non avreste sì lungo campo d'in- ,tt0 r m ' se non m ' avreste prevenuto J°J1 impadronirvi della mia spada . Son wts ^-valiere, rendetela al mio fianco , ed ap- r a ' ht■ gh i rè la vostra dimanda . lai- ««f. Prendete l'affare con troppo caldo, gè- ù '-te un creditore inesorabile / e che ìni- ,o JKm. Io vi credea più umano. Quale T7/F vostTO mestiere ? I]a Qua1 ^ 51 vostro dir5tto ? r r/>/- r 'p^ ueJ1 ° di non somigliarvi . di .//• ter qual delitto trattenete prigioniero »»/ soldato del Ke ? 1* «r- Voi soldato ! io vi. credea da primati • Pio un assassino ; ma non ne avete f as- f;£ ettQ ' te circostanze vi accusano. -La naia spad.i mi gìukinca^ElIaè prò» a u S ° Voi • lo 11011 ho nulla del vostro » 10 rST'J 1 niio decoro » traditore. J '! W v? 1 ne 8000 »l depositario . « sarete i] Profanatore, vi'* V()1 mentile. *?«r. perfido. ' tf/i a« ATTO Uff. Rendetemi la spada. Mar. Tale oltraggio.... Sai tu che queste sono le mie terre; e che ho l'arbitrio di punirti ? Uff. Non conosco altri Sovrani, che il Re, e non veggo in voi , che un mio pari. Mar. Chi sei dunque ? non può essere , che un vile , colui che si nasconde . Uff. Non mi curo delle parole , ed ho per costume di palesarmi co' fattf . La mi* spada . Mar. Tu mi parli di fatti ? Tu che ti affidi alle ore più misteriose, e solinghe ? Tu seduttore , e violatore delle leggi , e della società . Uff. Voi che parlate di leggi , conoscete prima quelle di un cavaliere ? Mar. Io fremo. Che ardire! qual legge ?. Vjf. Mi rendete la spada . Mar. Sì , traditore ; più non mi trattengo • Elà recate tosto la mia spada.... arma pure il mio furore ... lo spegnerò nel tuo sangue, e laverà l'onta mia... . che fo ? fermate... Tira mi acciecs , e m l tradisce .. . Andate . .. non voglio nulla • Tu t'invola dalla mia presenza . Vanne ■> esci dalle mie terre,o temi la mia punizione . Io ti perdono una colpa , che fa S 1 ' uomini superbi , e che avvilisce le donne . Tu non meriti i miei colpi : ma » aspettino , cosi sperando , quelli di un assassino . Parti . Uff- Voi non mi conoscete, mentre il vO- stro furore sollecita le collere mie. Io vl compiango , l 1 amore vi accicca, e la £ e ~ loti» PRIMO. 23 losia vi fa ingiusto'. Vi farò conoscere , che rispetto più di voi la giustizia , ed il decoro , che so ripulsare la forza, ma che ho la fermezza di attendere il tempo per soddisfarmi. Mar. Un reo , che mi minaccia, quando è in mio potere il troncarli la voce , e la vita ! Potea cimentarmi di più ? Era e gli degno di grazia ? Quanto soffro , e quanto peno / Rimettetevi in calma , o Signore . Io voglio andare a salutare la vostra degnissima cognata . Sono impaziente dopo tre giorni di rivederla . Mar. Siate con lei più avventurato , non re- 'nete il mio essempio . Temer non posso. Troppo prove ha tùto di sua saviezza nello stato vedovile, in cui da tre anni si trova , ed è ben da meravigliarsi , che sua sorella caduta sia in una debolezza . Mar, ì,* impenetrabile , amico , il cuore di donna . Qual sicurezza io non ave» '".lei! Ah fui cieco perchè l'adorava , »ui ingiusto con tutti, mentre ella mi tradiva 1 La?- Ah pensate prima , chi sà, ci potres- sinio forse ancora ingannare . . • Ingannare t può dubitarsi di ciò che si tocca con mano ? Non per armarvi contro lei , ma, pei ("fendervi da un rivale vi apersi il tradimento . Signore vado dalla Contessa > c se colà tiovasi vostra consorte •.. SCE- 24 ATTO SCENA xr. Vespina , e c/etti . r«.CIgnore,in questo punto è entrato nel O vostro appartamento la padrona colla Signora Contessa sua sorella . Vi ho j coinè imponeste , avvisato . Mar. Usciamo . alterato . Lati. Sono con voi. S C E N A XIL Un Servo dall' 1 appartamento del Barone , e detti . Ser.^ Ignore , il Barone viene in queste O stanze. Son venuto... Mar. S'esca da queste soglie. Avverti tu, non far palese il mio ritorno . Set: Non vi è dubbio . Mar. Andiamo « Amico non mi abbandonate . vìa Lan. Non parto chi vostro fianco, via Ser. Vespma ? Ves. Pasquino P Ser. Che ti pare ? Ves. Che ne dici. ? Ser. Scopro de' brutti imbrogli. Ves, Vedo de' gran pasticci. Fine dell 1 Atto Primo. . AT- ATTO IL SCENA L U Marchese dilla diritta, pensoso , p»i il Barone . Bar. T3 Eri tornato, nipote . Mar. O Mi umilio a voi, Signor Barone. si scuote dalla sua ottusità, e cerca di mostrarsi ìlare. Bar. Molto per tempo /Tu ci hai fatta una Sorpresa . Infatti non ti attendevamo , che verso il mezzo, giorno . Hai fatto buon viaggio ? durante la scena darci tratto tratto delle occhiate al cappello; e spada . War. Buonissimo, ««r. Che si fa alla Corte ? Mar. Non vi sono novità ; ma gran gala , e gran lusso . Bar. Me f immagino. E chi è che pi - move? le donne. Oh gian donne /..."A proposto hai tu niente là,che ti piaccia? Mar. E' passato il mio tempo , non bado Più a nulla. Bar. Va bene , va bene ; tu sei tutto moglie, e la moglie è tutta marito . Non è cosi 2... 'j'u sospiri ? come stai? Mar. Non troppo beai! . kar. Avrai dormito poco . E poi il caldo 5 ed il viaggio ... Ti duole il capo ? Il Capp.parl. TJ. Mar. 06 ATTO Mar. Un poco . K7r. _CWè quel cappello ? che razza dì macchina è quella? tu non l'avevi. Mar. Che vi pare ? Bar. E' bello ; ma è troppo grande. Mar Vi piace ? Bar. No. Mar. Perchè ? Bar. Non posso vedere quelle piume. Mar. E pure sono in moda . Bar. Sarà . Ma io andrò sempre all'antica. Mar. Che fa Elvira mia consorte ? come stà? Bar. ( Ora viene il buono . ) Lo chiedete a me ? credo di averla appena veduta in questi tre giorni. Mar. La vostra compagnia era la più propria nella mia assenza. Bar. Ne avrà trovata una migliore : io non ho odori, nè profumi . Forse qualche più [ giovine... ( Ho una volontà di parlare» che mi strozza, e per politica mi conviene tacere • ) Mar. Elvira ha per voi molta stima. Bar. Al contrario ella non si degna di utt zio calzato all'antica, e colle massime sessagenarie . Vuol' esser moda anche nel conversare . Mar. Non capisco la ragione . Bar. La capirete. Mar. Quella, che arriva, non è la Contessa sua sorella ? Bar. Appunto. Ella verrà a far risuonare questa casa degli elogj di sua sorella. Mar. Ella è una saggia Dama. Merita tutto il rispetto, SCE- SECONDO. 17 SCENA II. La Contessa , e detti . Co». TI yr Archese, mi consolo . Voi fate tnt- 1VJL te le cose vostre bene , e rapidamente ; e quel eh'è meglio mantenete la parola . Non avete la crudeltà di farvi attendere . Il vostra ritorno previene il tempo , che ci avete promesso. Mar. Bacio la mano ad una sì degna cognata , e mi compiaccio della vostra allegra accoglienza. Con. Obligante; ma dov'è mia sorella? sembrami strana il non vederla al vostro fianco ... Oh Signor Barone r scusate y non vi avea «.sservato . °ar. Grazie > Signora Contessa y le tributa il mio ossequio . ironico Mar. Ancora mia moglie non sa la mia venula . Stava adesso per portarmi da lei , e sorprenderla. Andiamo dunque insieme a ritrovarla > 1 amore, che vi porta, è tale r che la sorprenderà al vedervi un' infinita gioja . *jr« ( E t | le gj 0 j a / ari te ne accorgerai.) Mar. Andiamo dunque, ^•ft Sono con voi... ma viene ella stessa. ( Svegliati Barone r non perdere un oc-, chiata in questo incontro. ) SCENA UT. E'vìra yVesp. dal suo appartamento yè(fatti Mar. À Ddio Marchesina : scusate se mi -L \ sono trattenuto ... eoa vostra so- r ella appunto or venivamo. °*. Certo a farvi una dolce sorpresa » ^v. (Che veggio.' l'orribile legno del mia B 2 ei- *8 ATTO errore sulla sua fronte/ oh cielo ch'io moro!) Ves. ( Ho paura , che dica davvero . ) Con. Sorella cara, che avvenne? perché..» Mar. Che vuol dir ciò ! Bar. ( Benedetto cappello / benedetto quel capo, che n è coronato. ) Mar. Come la mia presenza le toglie il re* spiro, e la vita ? Con. L'improvvisa gioja spesso cagiona questi effetti nell'anime dilicate , e sensibili» Bar. ( Eh buona sorella , conviene che tu impari a leggere i caratteri, che stanno scritti sulla fronte di mio nipote. ) Ves. Fatevi coraggio . E!v. rinvenendo Che gli dirò! Cieli . . . Mar. Mi sorprende lo svenimento vostro i e vorrei ... Elv. Ah' mio sposo io cado a piedi vostri » Sono rea , non mi difendo ; il mio delitto-» Mar. Qual delitto? qual debolezza è la vostra ? qual diffidenza ? il turbamento vostro può farvi rea presso di me ? questo ai)2» notifica la vostra sensibilità, e vi ren» e più amabile che mai . Elv. Signore... ( Io tremo . ) Mar. Ripigliate i sensi, e la tranquilli'*• Elv. ( Quali oggetti ho d'intorno' ) Mar. Se mi siete cara , 3e io v' amo » pari è l'affetto vostro ... . Con. Sorella, torna in te stessa. Il tuo sP° teneramente ti ama , n è hai motivo • • • Ves, Signora » • • Mar. Sposa. . . - Eh. ( Ah noti resisto 1 ) Signore, 1 ani'™ che ho in seno., .languisce di amorep.^ si SECONDO. 29 voi... Ma se un' oggetto ... un momento fatale ... se la pietà ... barbaro voi non siete ... e non san io . .• nè voi ... ( La sua presenza mi confonde , il suo aspetto mi atterrisce, la voce mi manca, l'anima mi fugge. ) Andiamo . via Vfs. ( Povera padrona, mi fa piangere / e quel maledetto Barone ride, e si di vene- li diavolo se lo pigli- Malefico, crudele, e maligno . ) via M,ir. lo nulla intendo, e rimango sorpreso da confusione ,e da timore. Q uena sma " nia , il terrore... la forza che l'abbandona .. . Che debbo io pensare ? che ne pensate voi, Contessa, che mi consigliate? Co/?. Io sono attonita al par di voi . Pure mi lusingo, ch'ella vaneggi per la gioja. Sapete quanto vi ama ; corro a lei per calmarla. ( Quale sospetto mi agita! esser potrebbe, che ... i sorrisi, le occhiate del Barone, lo stordimento della sorella , e f indifferenza del Marchese ... Tocca a me ad indagar tutto , a prevenire , a rimediar» . ) Con vostra permissione, via SCENA IV. _ Marchese , e Barone . r ^(~\^ che nuvoloso temporale / a ri- \J vederci alla tempesta. ) M "r. ( La perfida è avvilita • Ella trema. Ea mia vendetta è cominciata. Il terrore la consumi , e la distrugga . ) «w. Bravo, nipote , bravo . Non ti credev» capace di tanto . Col tempo acquisterai la fermezza di tuo padre; quegli era uomo: buono co' buoni, ma inesorabile quando si B 3 trat- 3 o ATTO trattava di mantenere i suoi dritti. Mar. In proposito di che mi dite questo ? # Bar. Che serve ; io ho la scienza penetrati; va, e poche cose mi sfuggono; ma so ri' spettare la convenienza . Mar. Non so ili vero qual motivo ecciti le vostre lodi . Bar. Discorriamo del tuo cappello : quanto più 1$ vedo, meno mi dispiace. A dirti il vero ti sta bene, e ti da. una cere' aria d'importanza, che prima non avevi. F» ( a mio modo , portalo sempre , e sapp'» che la sua ombra ti può produrre muftì vantaggi. . ' Mar. Non sarà, m immagino, un cappella magico , da cui scaturiscano i tesori. Bar. Nipote mio, tutto è possibile. Mar. Additatemi la possibilità di questi vaneggi • ' . Bar. In poche parole . Eccoti il primo : _ ella vaneggia ne'suoi svenimenti. B 5 Con. 34 ATTO Con. Dunque ... Mar. Chiunque sospetta di mia consorte, S temerario , o mentitore ; voi siete sua so- reJJa , e dovete rispettare il suo decoro . Non credo ai maligni , e neppure presterei fede ai miei occhi, EJvira non può mancare a se stessa, ed a 1 suoi princìpi • Ella ha l'onore sul labbro, e nel cuore. E chi cere» di adombrare la sua virtù , è un vile, è un' impostore . lo l'abborrisco, e io fuggo; e se persiste, saprò cercarlo, saprò punirlo. via Con. Come va quest' alfare ? Io resto attonita/ L'urta si accusa, l'altro nega; quella piange, e questo si adira . Cui deg- gio credere ? o mia sorella veramente vaneggia , o il Marchese dissimula .. . Ma dissimulare con tanta collera, E che vuol dire quel cappello di cui parla mia sorella? Sarebbe bella -, che tutti questi accidenti non fossero che una supposizione , o una paiticolate unione del raso . Tuttavia fa uopo, che io interroghi meglio, e mi assiemi. Ecco Elvira, e Vespina . Sentiamo , SCENA VI. ^ E/vira , Vespina^ e dmi . Con. COrella, hai tu ben ponderato quello» O che mi hai detto. 'JE/w. lo vengo a ricevete la mìa sentenza. Dalla vostra risposta attendo la morte, o la vita . Con. Jo ti reco piuttosto buone nuove; ma fai male, sorella, a portar le cose all'ecces- 'o. io credo, che tuo marito non «ppia uni- SECONDO. 35 nulla , e tutto il male stia sella tua immaginazione . Ejv. Non vi lusingate, non vi fingete motivi d'inganno. Non esaggero, non mi accuso sulf apparente mia colpa . L'avete voi veduto quel testimonio tremendo , e fatale/? Egli mi accusa, e non parla. Mi giudica , e mi condanna . Non si chiede nemmeno la mia giustificazione ; e per maggior mia sventura , non saprei come avvalorarla. Ah! sorella, il tormento,che io soffi o, è un peso , che mi opprime, e, che mi uccide . Con. Calmatevi . Alfine voi conoscete vostro consorte. Egli è ragionevole, impetuoso , ma buono . Non dovete disperarne* Ves. Glie lo dicea ancora io . Ma, Signora, è più facile consolare, che ricevere consolazione . Elv, Noi riconosco più . Si è cangiato tutto ad un tratto . Nemico del fingere per lo addietro , ora si è abbassato alla più barbara simulazione . Uno sguardo severo, un rimprovero, un'accento avrebbe animate le mie discolpe, e mi avrebbe persuasa del suo amore : ma quella indifferenza , quella calma , unita alla ostentazione della mia debolezza , è l'invenzione di un tiranno , un tormento, che mi atterra , e mi toglie il coraggio, e le forze : io vivrò sempre infelice, tremando al muto aspetto del mio accusatore . Io perdo il riposo, l'onore, e la vita, e mi attende il pianto, la disperazione , e la morte . B 6 Ves. S 5 ATTO Ves. Oh povera la mia padrona/oh siama- V, l edetto chi è causa , e parte di tanti sconcerti . Con. E chi n'è causa? t 1 è noto forse? Ves. Oh! Signora, perdonate, io non deggio». Con, Dei i arlare . Ves. Ma poi forae . . . Con. Forse che ? Ves. La persona, che è a parte di tutto, se non moti ice ... Con. E chi è ? Ves. E' il Signor di Lancourt. Con, Come ? Elv. Quello che vorrebbe condurre alle seconde nozze mia sorella/ Ves. Quello appunto . Con. Come Io sai ? Ves. Sappiate, che il padrone ha finto partire , ma poti si è in due giorni neppure mai allontanato di qui. Su l'ora, che ognuno riposa di dopo pranzo, come pure la sera * tntroducca «egrctameate in queste stanze . Jeri ancora qui si trovò, e vedeste però su quel tavolino il suo cappello, e la spada, che cambiò forse furtivamente.^, già m'intendete. Non volle neppur dopo farsi vedere, replicò a tutti severamente l'ordine di non palesarlo . Era infiammato, che parea un basilisco , parlava col Signor di Lancourt. Io per timore del padrone negai tutto • Dovea seguitare a lacere t ma è tatuala compassione, che mi f.ue, che non ho potuto raffrenarmi. ( Uimè ora che ho parlato panai di essere sollevata da un pWPi SECONDO. 37 che mi opprime» proprio lo stomaco/) Con. Che sento/ Etv, Aie infelice / (■on. Consolati sorella . Ne può essere di giovamento la scoperta di questo arcano . be è vero , che Lancourt ab Ma parte in questi sconcerti , sarà mia cura il farsi , > che ponga riparo agli ulteriori disordini. J'es. Signora per carità non mi palesate,che «e il padrone arrivasse a sapere . . . Con. T'accheta, so come debba iegolarini./ro/7. Ves. ( Se lo dico , è un danno T aver buon cuore a questo mondo . ) Eiv. Sorella, dovreste fare, che il zio . Con. Non temere ti dico . Tu già non gli facesti noto con un viglietro .. . ■E/v. Sì, ma vorrei. . . Cielo/ chi vedo/ Ah soffrir non posso la presenza del motore delle mie disgrazie. Deh/non mi abbandonate . via nelC appartamento Ves. Oh / io non vi lascio certo . Kh uomini , uomini siete veramente nati per nostro tormento ! vìa Con. Peno veramente a credere , che Lan- ccurr... Ma se il Marchese non è di qui partito, anche Lancourt sarà stato con esso, che pur finse con lui di partire . . . Or ben comprendo quanto sia malagevole impresa il conoscere a fondo il cuor dell'uomo. Mi è necessaria peiò della possibile destrezza, onde accertarmi del vero. SCENA VII. i tncourt s e la Contessa. £<77. /\ Mabile Contesta « ho finalmente do- jLx po tre giorni di lontananza il anniento di rivedervi. ^ nc ' 3 8 ATTO Con. Lontananza ? Signore'', io vi credei fin ora sincero ; ma ben vedo', che mi sono ingannata . La vostra condotta è delle più imprudenti, e perciò non incolpate che voi stesso, se mi trovate diversa. Lan. Contessa , che significa mai questo discorso ? qual torbida accoglienza.*: Con. Non v' intìngete. Tutro mi è noto,nè vi avrei giammai creduto capace di cospirare contro di mia sorella . V 1 insegna il decoro , e 1' essere di Cavaliere di larvi referendario de'più reconditi arcani , e di seminare discordie fra marito, e moglie, d'immergere questa nel centro delle afflizioni, e di scagliare al cuore dell'altro il più velenoso strale , qu.il" è quello della gelosia? E 1 questo il dover dell'amicizia, e questi sono gli attestati di quella stima, che tante e tante volte avete fiurato di avere per me ? Andate , the sento arrossirmi di quella propensione , che co vostri seducenti modi cominciavate già a carpirmi dal cuore ; nè sperate di più vedermi proclive a 1 vostri desideij . La". Signora , voi mi atterrite . Son reo » non irti nascondo , ma la mia colpa non è poi sì nera, che meriti da voi sì pungenti rimproveri , e f amara protesta di cancellarmi affatto dal vostro bel cuore . Con. Nò, merita lode , ed una condegna mercede . ironica Lan. Deh! non mi tormentate di più / Credetemi, sono all'estremo pentito del passo imprudente da ine già fatto. Con. Ve lo crederò quando vi vedrò riparare SECONDO. 39 rare con altrettanto bene il male , che avete fatto . * che se il potessi... Con. Se noi potrete voi, lo potrà il cielo, e l'innocenza . intanto vi replico più schiettamente , che non ho intenzione di legarmi ad un uomo, e particolarmente a voi, se vi compiacete di esplorare nelle altrui case i secreti t per seminarvi la discordia, e la disperazione . Che non dovrei attenderne io stessa , e sotto i vostri occhi Passati i primi trasporti, so, che gli uomini divengono freddi , ma sospettosi . cercano l'inquietezza, e la dissensione ; Nò , no io non cerco un Prezzo . uuino a questo ^<"t. Ma, Contessa," voi moltiplicate gli ol- r tra Cgi • Vendicatevi, e partite. Pensate di me come vi aggrada ; ma lagnatevi di voi -, «tesso , che mi avete illuminata. Ingrata; forse ve ne pentirete; stimo »* vostra virtù ; ma conosco, che avete due difetti comuni a tutte le donne ; La vo- lubiiiià , e Palterigia . vìa ton. Avrò vendicata in parte mìa sorella , contro l'autore delle sue sciagure. E pu- re ad onta di tutto sento, the io f amo , e troppo tardi mi accorgo , che ... ma a costo di tutto , a prezzo del sacrificio del cuore si mortifichi , e si oppi ima chi ai "ggio di essere , o debole, o di animo traditore, e protervo, via nelCappaitam. fCE- ùf> ATTO scena vni. oaroni solo , e poi Vespina . OUeste dame non si vedi.ne. / Mio nìro* % te sta serrato nel suo gabinetto , I w inabile ( ggetto è spai ito ! La servitù par divenuta muta , tutto è silenzio , e mistero ; ed io intanto scoppio per non poter sapere ogni arcano j ed ignorare i c più minute circostanze. Ves- passati io Oh presto , presto • Bar. Vespina , Vespina . Vl-s. Fo riverenza al Signor Barone. Bar. Senti. T'rs. Lasciatemi, che ho fretta. Bar. Una parola sola . Ves. Presto , presto, altrimenti la padron» muore. Ba+. Dove vai ? V'et. A prendere un bicchiere d'acqua fresca. Bar. Perchè ? Ves. Per la padrona . Bar. E vuoi, che guarisca con un bicchier d'acqua ? Ves, E che so io / So bene, che il Medico ordina sempre le pozioni di acqua fresca. Bar, 11 Medico è un pazzo . Egli si beva l'acqua , ed a noi lasci il vino*. Ves. Però io non me ne intendo,e conviene , che ubbidisca . B.ir. Come sta la padrona ? Ves. Oh se vedeste , se sentiste . Bar. E così ? Ves. Pare ufi inferno . Bai. Ma fermati . Ves. V ado a prender V acqua, e poi vi dl " rò tutto. via ^' r ' SECONDO. 41 Bar. Che spirito , che fuoco ha quella rapazza'. Mi ha laschto in una curio- 1 « '""V -r^- Mi F eme di sa P e r re... bo, che il Conte m£» j; v'evira è venuto da noi , che l'abbia sgridata , mi* nacciata. Infatti, se sa il suo dovere, dee fare cosi . Se le donne non si castigassero , che divetrteressimo noi f chi le potrebbe soffrire ? Ves. coli' acqua Eccomi ; che vi pare della mia prestezza . Bar. Pare, che tu abbia l'ali. Ves. Eh se mi sono anche trattenuta a gridare un poco col Credenziero . Bar. Meglio ! . . . Ma lasciamo questo , C dimmi , che ha la padrona dunque . Ves. La poverina fa compassione. Geme , e sospira , presa da mortali svenimenti , ed è tutta bagnata di lagrime," non ha riposo , non ha quiete . Tutti i parenti le sono a intorno, e la consolano . Ed ella non fa che chiamare il cielo in testimonio del suo cuore innocente . Bar. Bella innocenza ! Tutti i rei, dopo il fallo , si sforzano di comparire innocenti colle strida , e col pianto - fw. Quando pensate così, non vi dirò pi u nulla, fuorché questo. LI Marchese, e_ Voi siete due satanassi . Quegli perche si Compiace di far disperare la padrona , e voi perche ridete, e vi divertite alle spalle degT infelici. via Bar. Benissimo! Ah/che questa col suo spirito cerca di proteggere le più detestabili mancanze . Eh donne , donne, basta così... Pi! 4« ATTO Oh ecco appunto il gravissimo Conte di Vitn : quando lo veggo , prapfiam»«*« si rimescola il prer* '. TV *? o & N A IX. Il Conte di Vitrì dall'appartamento di Elvira , e detto . il Con. da se T IN'Uffiziale del Reggimenti' to della Regina .. . che sospetto mi entrava in capo! esser non può... Per altro mìa nipote è incapace.- ma il tempo , e le circostanze la condannano <■ ) Bar. Si?. Conte , io sto col desiderio di riverirvi . Conte Addio , Barone. Scusate , non vi a- vea veduto . Bar. Vi compatisco . Noi tutti stiamo avvolti nella medesima inquie mudine . Che ne dite eh/ del belfonore recato dalla vostra nipote a voi , ed alla casa di Roc- cafort ? Conte Vi dirò . Le cose prendono quell' aspetto , che si vuol darle , e riescono a misura, che se ne parla , e che si portano con calore alla vendetta . Bnr. La massima è bella, e buona ; ma in ( certi casi il non scuoterti è una viltà . un approvare il proprio disonore • Nè voi , n e io abbiamo consorte, ma ne conosciamo i doveri. Che direste, se il colpo fosse » voi diretto ? Conte Correggerei un fallo, che ha l'apparenza di esserlo : ecciterei la virtù, e non promoverei la dispeiazione . Bar. Un fallo,, che ha f appai*»»/ a me pare SECONDO. 43 pare, che vi sia l'apparenza, e la sostanza. Nell'assenza del marito, per vie se- crete , con uno straniero, e forse con un bifolco. Conte Offendete il mio sangue . Elvira conosce il decoro . La figlia di Vini non può avvilirsi . itar. La figlia dì Vini è una figlia come tutte le altre, Io non fo sicurtà per le donne, eome non la fo per mio nipote , e per me, di poterci difendere dalle putte derisioni del mondo. Bel nome che ci fa questo matrimonio / Avrò bel dire , che io non l'ho approvato, che fu fatto a mio dispetto ; avrò un bel fare nel colorire l'errore, nel negarlo, o scusarlo/ Mi vedranno arrossire , impallidire , incollerirmi : mi compatiranno , mi rideranno sul viso , ed alle spalle . lo ascolterò i motteggi , e tìngerò di non intenderli . E la tìglia di Vini, che conosce i suoi doveri , non avrà preveduto , che io mi ritirerò bestemmiando col cuore pieno di amerezza , e di dispetto. Conte Signore, ci conosciamo. Quando voi non promoviate il corso all' imprudenza, non vi sarà chi si «ogni , o ardisca di avvilirvi. Ma quando ciò succeda per vostra colpa , avrete la bontà di soffrirlo , come io tollero bene spesso il sentir lide- re , ed interrogarmi de'vostri ditetti . «<"■. V' è chi parla del Barone di Roccafort? che diranno di lui ? Conte Niente di meno di quello, eh'è in effetto . Ch'io ho collocata mia nipote con . un 44 ATTO un Cavaliere , che 1' ama , noto per lo valore , e per la sua nobiltà , e l'ho sacrificata a conviver con un zio, che l'odia, e la perseguita. Che questo zio cresciuto coi suoi principj , nemico di tutti, fuor che di se, esploratore degli altrui difetti senza curare i suoi, severo ne'minimi articoli di falsa cavalleria , catti vo conoscitore della vera , va tutto il giorno impaziente cercando l'inquietezza, quando dovrebbe essere sua cura il mantenere la pace . E' pronto a dir male di un parente , come di uno straniero : non usa 3 ridirsi, ostinato nel nuocere , esaggera su tutti, condanna tutti , ed odia tutto il mondo, che non ha la bella sorte di pensar come lui, e la pazienza di favorire le sue massime . Eppure io ascolto tutto questo , mi stringo nelle spalle, considero che tutti hanno i loro difetti , vi compatisco , e vi perdono. E.ir. Ho capito. Se^to il vostro bel discorso, ed applaudo all'artifizio ; ma ve ne bisogna uno migliore psr convincere . Chi viene * Vi lascio colle massime , e coli* dottrina propria della casa di Vitti . V*<*« SCENA X. Marchese , e Conta di Vitti . M.ir. /""^OntCì v i domando perdono di aver- V.i vi fatto attendere alcun poco; ma... Conte Io non è»iggo , che le mie visite vi «tino di disturbo : bramo il vostro comodo , ne mi annojo in complimenti .11 Barone si degnò di farmi compagnia . Mar. Voi lo conoscete abbastanza per non badare a suoi detti. Conte SECONDO. 45 Conte Egli mi diverte . Mar. Vedeste mia consorte ? Coate Uha veduta , e mi sembra afflitta. Mar. Di che mai? dell'amor mio non può dolersi. Conte Ella lo dice ; il mondo vi fa giustizia , ed io il vorrei credere . Mar. Il dovet? . Conte Allorché io sbaglio mi ritratto facilmente . fi mio stile non è il peggiore , e vi esorto a seguirlo. Mar. Non v' intendo . Cónte Ascoltate . Voi amate la vostra sposa? ella è afflitta ; ne sapete il motivo ? Mar. Non ancora. Conte Scusate y io son sincero : è dunque falso , che l'amiate. Mar. Indovinar non posso... Conte Che indovinare ! In brevi detti ; aborro la mensogna , e detesto la simulazione» Parliamo senza macchina , alla scoperta . Più. non vi riconosco. Il vostro carattere si distinse riti' ora per una nobile franchezza, e per la prontezza degl'impeti, facili a calmarsi , ed a palesare 1' animo vostro . E tutto in un tratto vi avvolgete in un abis*» di odio, e di finzione ? chi ha poratT» cangiarvi ? chi vi ha circondato il cuore di sì nero apparato di disperazione , e di lagrime ? Mar. Posso soffrire le vostre accuse , e non lagnarmi. Ma qual' è il furore, che v» r ? Conte Non il furore, la ragione , il desi- ' derio della vostra pace. Mar. A/S ATTO M ir. Non sono io tranquillo.' Conte- Vi forcate di comparirlo } ma il vostro cuore vi tradisce , Volete esserlo ? dimenticate una colpa leggiera, ed abbracciate vostra moglie . Mar. Mia moglie colpevole ! e siete voi che mei dite.' Conte Vel dice ella stessa : il confessate voi medesimo . Mtr. lo la difendo, e non l'incolpo- . Difendo Vitti, che me la diede, e difendo quel decoro , che la condusse fra le mie braccia «Mia moglie rea? e di qual colpa? Conte i)\ una passione passaggipra, che in fondo non vi dissonora. Mar. Non può essere; Vitrì s 1 inganna ; ella è pazza 4 Conte E voi furioso, e mentecatto . Qual contradizione, qual barbarie , che voi prima di tutti la.era, ed avvilisce i Voi vi immergete nel piacere di prolungare una vendetta ? Deponete quelle stolide insegne del di.ssonore . Vi piace di allettare con esse la derisione, e la maldicenza , e di portare in trionfo una colpa , che dovevate suppriinere nel suo nascimento , e seppellir nell'obblio, e nel silenzio . Annate follemente la vendetta contro di voi medesimo. Lasciate all'anime plebee, M Vili schiavi delle passioni un sì nero artifizio , nè ingrandite i mali colla turpe ostentazione, e colforgoglio . Il vostro dovere è dì punire, o perdonare? Ma la incertezza di risolversi contro il reo , minacciare , e sospendere il braccio, f° r " SECONDO. 47 Wa la crudeltà, e produce l'orrore , la smania , e la distruzione . "ar. Finora ho rispettato in voi il zio di Elvira; ormai più non vi scordo che il Cavaliere . Elvira non è rei, e vel proverò colla spada . Coutt> Io non rinnovo le follie de'prepoten- li Palladini : non ricorro alla forza , ma W giusto, alla ragione. Dalla punta di un ferro dipenderà la colpa , o V innocenza di una donna ? Adunque se io vi trarrò dulie, vene alcune stille di sangue,; farò , se il voglio,che'voi non siate Cavaliere» Oc discendiate dagli Avi illustri di Roc- cafort ; ed il mondo convinto dovrà cedere a questo sanguinoso giudizio ? Codesta furia è ornai cessata ; ed io reputo Maggior gloria £ ubbidire al Mmarca > che lo condanna, che alla folle opinione, che lo so .tenta. Vi compiango. Per sostenere un' errore , chiamate molti altri in ajuto , ed offendete i più sagri legami ... Ma voi vi fate un pregio di essere ostinato, ed io mi affatico invano per combattervi . Addio . Pensate , che questo momento decide della vostra pace , del la nostra amicizia , della vostra felicità , e che ogni istante vi avviluppa in un labe- finto , in cui la prima vittima sarete, voi stesso. Addio . per partir? » SCENA XI. „ Elvira y e Jet ti * e 'v.T~>E rm3 tevi. a l Conte Non ho altra , -C speranza che in voi, e nella bontà di «in consorte • A piedi vostri.. » Mar- 43 ATTO Mar. Io non ho per voi nè rimproveri j nè parole. Eiv. Ah! imploro mille volte la morte più tosto, che questa acerbe voci d'indifferenza, e l'aspetto della mia leggerezza. Mar. Che dite voi ? £7i>. Il vero. Non vedrete, che il vero • Uopo e che io strappi a forza dalle vostre mani il castigo . Altro non cerco 1 che animare i vostri sdegni, e dissipare questa nube tenebrosa , che asconde i vostri risentimenti , e raddoppia le mie ambasce . Non cerco perdono , e non lo merito. Punitemi, toglietemi per sempre ai vostri sguardi } all'aspetto fatale, ove leggo i funesti monumenti della mia imprudenza , per cui ho perduto V amor vo- Kro, la mia felicità . Mar. Se io vi prestaisi fede, sembra j ch e alcune volte abbiate potuto odiarmi. £/v. Odiarvi / e quando mai avrei concepita una idea così orribile? Tutto il mio sangue non compensar'ebbe un momefl w solo , eh' io potessi procurarvi di riposo» Fui sorpresa da una inclinazione, che citava la tenerezza dell'animo mio , u0 sentimento di cui non arrossisco... * 113 non 1' amore . Questo nel momento i« tes ' so, che mi compiacea dell'oggetto , ^ e ni' interessava , volava verso di voi np' 1 ^ to da un' altra origine : riè mi pensava ritrovare sulla vostra fronte irritamento ? e disprezzo, lo m'ingannai ; quando ap" 1 1 occhi, vidi l'abisso, in cui mi som P rC ' • cipiiata : Oh mio zio ! oh consorte / the ha di me ! M ar ' SECONDO. 49 Mar. Io non v' intendo , e stupisco . Vegg o una gara in accusarvi, e vergo , che si tenta di sedurre la mia credulità , come se fosse un trionfo ff ssere puntatrice, lo sono fisso di non credervi tale. .. Ma se mai lo feste,non soffro oltraggi a cesto di ino ri re... Trg'ietevi rer sempre da'niei sguardi. Più non sarei capace di ttr.eiezza , e di reide.no . lo vi perseguiterei furie so , ed implacabile ovunque ,e tempre stnza fìtta , senza n'pcso. Se sitte rea , ecco il vostro destino . ~'Ch cielo guai fi'mire mi celfisceT Conte ìa prende per mano Vtnite, andiamo. Vini rjjprende il ? suo sangue ,e lo difende da un furioso.» La mia casa sarà di asilo^ e di conforto ad una sventurata. Mar Ctale ardire? chi vi astringe.* La sentenza, che pronunziaste. Mar. Ma se fosse tale, quale la dipingete. Conte Ve io dico l'ultima volta: la è... M ar. T(cca a me il giudicarla. Vi abusate della mia sefferenza. Voi avete alcun potere mi di Iti ? E' mio il diritto di comi r date, di r unite , di assolvere. Seno stanco di garrire, rè f offro altri oltraggi. Vi proibisco di rartire da queste soglie : voi ufcite.o restate, se vi piace, Ma sappiate , eh'è mio ntmico chi mi parla di felpe , r> di perdono . Conte Or bene, giacché qui vale la prepotenza ,e l'orgoglio, il Re sia giudice del «utto , il R e decida. Mar. Chi nominaste voi ? il Re ? Vitrì cefi» UCapp.parl.T.1. C K lì* i • *t Ri 50 ATTO sa di atterrirli.i j? Vediamo cottre eg 1 » 1* ' fc ottenga, intanto io qui sono il Sovrano* g Ho le n.ie leggi, i miei vassalli. 11 Re 10 sa , nè me ne abuso • Voi volete pub* bliro il delitto , e la vendetta ? Sono cori' ^ vinto .• Elvira e rea, più non mi oppongo . JMà, a voi consegno Elvira. CustO' ditela : ella non esca da queste stanze » •pena Ja vostra vita. Voi, Signore , uscite tosto dal mio palazzo. Se farà uopo 1 1» chiameiè. vitii è un uomo di onore ; Vi' "* tri cercava scuotermi, e mi ha scosso ' Del fioco , the accendeste , T esca è vostra . Qualunque cosa accada , incolpatene tu 11 vostro orgoglio, e la vostra temerità' 7 ' via . t 3T/v. Questo ancor vi mancava? oh mio zi* 83 oh mio padre / se li getta in tracci' °F tonte t alza Frenate il vostro pianto , e . j^ 1 •perate. Corro a difendervi , o lasciarvi «» ia vita . viano i a * ed ta Fine del? Atte Secondo. è in , c h Har > du eh let ' a Po El Al> Re C ATT O UE pon- uw SCENA PRIMA. ze ♦ isci' e Marchese ) e Ljncourt • , v> ^ . y v *5tnr, * Lfine voi vi affaticate invano.Io sso » . xx quanto ascolti , e per quante ra- vc E''Jni cerchi per iscusarla , il suo errore ,teii< » n ° n ha riparo, nè merita perdono . riti» 7> . Anzi perdonar la dovete, già la mortificaste abbastanza. Se l'ascoltareste, ella zio.' *apria discolparsi. Quell'affano.. , eh- la ,cào, opprime, è un contrasegno certo t ch'ella >, « j* 1 ami. Credetelo . l&Vi * r ' Ella amarmi ! qual contradizione? H- ^ ,a può amarmi, e tradirmi ? Le apparenze spesse volte convincono, 'd ingannano ; ed io pure ne rimasi fatalmente ingannato . Ah! si, amico , ella * innocente, credetelo. Testimonio di sua 'nnocenza sono quelle lagrime Ultore , che le sgorgano dal ciglio. j r * Al più infedele testimonio, al più se- ducente , e fatale dono, di cui abbia arric- ch, to le donne la natura, e l'arte, vo- ,et e, ch'io presti fede * Oh ? sesso Mobile. "Bione di vere lagrime , e di affanno ! dunque all'uomo necessario il sotto- Popi al tuo genio perfido, e traditol e ! **« mi ama voi dite ? crudele t io l'ho lT J C a ama- 52 ATTO . amara, e mi sono ingannato. Per prw»r, curarle un sol giorno felice avrei data''che mia vita. Ella ha avuto coraggio di"**?'*to< figgermi ; ed è tanto più mortale la Per puntura , quanto meno capace io sarei ^Jiiic lo di offenderla giammai. Spietata/' /'idi "lari. Ascoltate dunque il vostro cuore , fl^tr ragioni in quésti penosi momenti, no" "ii< passione figlia de'sensi ,ma il nobile st |£>i timento dell'uomo. Voi conoscete la d'E ( na; perchè è fragile, maggior dovere, ge Astringe a compatirla. Voi sapete, ^consono amico, e la mia frorpo zelante 8t o ; xnicizia veder forse mi fe^e, e cag^'liia tanti amari vicendevoli disgusti . Se <*j fede adunque alle mie parole , abbi te adesso i miei consigli, ed è T atfl'j che colla imperiosa sua voce q* ,l / 7r .(:' sa, e può , ve ne priega. O rea , °, nocente, perdonar dovete ornai alla v0 ! sua troppo afflitta consorte . Qual frutti'.//-, produrria la vendetta? Orro e a tutuw/. ] voi l'odio, a lei la disperazione - Coj'con derate dall' altra parte 1 ira , che si f*. è de gue , l'amore 9 che rinasce , le d^'^ert conseguenze della riconciliazione , e pace ; ed immergetevi, se potete, ' ie "lia bisso del furore , anzicchè ricon*|f e p L dolcezza, ed al perdono. Vi lasci"' Cf >tci voglio abusarmi della libertà, che il* T v cedete. Amico, addio , pensato , e rifl'ftod te da vostro pat i . ( Sia paga aln^' ^. Contessa del mio pentimento, e J' qu in queste soglie la primiera pace ,e ? ° c< to bramata tranqunlità. ) via F« ì > TER ' P r j {• Q«al forza hanno i suoi ^ atl j. e 011 lusingano , ed uniti ad un resto di di tr . a 'nore , che mio malgrado conservo ancor ' a "ti^ er * ni 8 rata t congiurano a disarmare il re»* ^10 sdegno... Ma oh donna perfida, ed * nc tegna del mio perdono / perchè hai po- e i \ u fo lacerare un cuore sensibile come il 11 °"iih 1 ! 0 ' ^' u0 10 reputato crudele , mentre le %p Ven d<<-"0 del più barbaro tradimento ? i P Ur e mentre 1 ira m'infiamma, risor- /erfi.ge dal fondo del mio seno l'amore , la , sì ( .compassione,e vorrebbe... Qual contra- ulte - () ( 1 - , che tormento , che agitazione è la Ci1 ^ 111 • ti getta su di una sedia col ca- >e br#l air» 1 ' ,e tormento, si getta su po appoggiato ad un tavolino . SCENA II. Barone , e ditto «" j tiarone , e ditto . q Jil f r < T?Cco là in quale stato lo ha ridot- i °i Sjj to una donna! scuotiamolo dalla i vo- sua oppressione . ) Nipote . rutttjar. Si gnore<) lasciatemi. u tii #r. No , tu sei afflitto, ed hai bisogno di G° compagnia, e di distrazione . Quando e* * de terminato un certo che , si bisogna dipeso dell* siamo d' ac- . . •*»'" iuuu un w»fvw ----/ k dt » e 11011 P ellsar pÌÙ *-' e ! Eh : se voi conosceste il , f^'Sa.sventura. . . _ er "Lo conosco benissimo , e Ciardo ; ma ti dirò, che il fare da uomo, ,T Vh vi,Kersi costa da principio : ma po» ri« Produce effetti mirabili di compiacenza . V?5?' Io Perdo ciocche avea di più caro • i 1 . QuanHr. ______ ., 0 .,,wm . combat- • !,|Jt 0 ^ uan ^ 0 m'armo alla venocua, e ^ Ollt ro la mia vita medesima 1 r ' ^h! scordati di una donna; abbi sempre C 3 pie- if 54 ATTO presente il tradimento , non le lusinghe e la bellezza. JW,/r. Non so risolvermi , e mentre ho le uxori il castigo, sento che io sarti & pace ancora di risparmiare l'oggetto t 1 T at( ndc . t j Lar. Qsmel che diti? qual leggerezza uomo d,'attui ? tu Maresciallo? tu H u *? tario sovrano , fai dipendere la tua i e lj cita da una donna, che ti ha colmo * offesa? Che diverresti tu, soffrendo & sto torto ? la favola del popolo , e ^\ Corte. Saresti stimato un'uomo molle» « effeminato . Rifletti, che il decoro » ' prerogativa de' grandi, a lui tutto s» t grihea ; ma questo decoro cade senza vendetta. La cosa è divolgata , nota parenti, ai domestici. Che cosa si dir* i be fi Che tu, potendola punire , hai tra**: rato un rivale, che spargerà per tutto j sue millanterie , e che hai ceduto alte ^ nacce di Vitrì • La corte istessa riderà. ^ la bella cosa ! Eh ! per bacco / Se tu n/j tei capace, io non posso soffrire tal' 1 ' sulti , un simile avvilimento , e mi, c °j tento piuttosto di andare a vivere hi deserto , che sentire le voci delle 1° derisioni. ■ . J Mar, Non proseguite, avete vinto. Voi 'I nfcte atrocemente le furie nel mio P e 'a Sarete pago . Sento, che il furore rip'g z l'impeto, e la forza. Si ha da P*" 1 !^ Il momento è vicino.. Ecco la sperg 1 ^, che qui si appressa per mio comando- te voi testimonio della mia intrepide*^ e della mia sciagura. ■ di un vile . Uff. Nella mia spada non troverete viltà • La mia spada e nota al miglior guerriero dell'Europa . Provatela, riconoscerete quella stessa , che salvò la vita all'eroe di Sassonia . J£«ir. Ardisci, impostore, di usurparti la glo* TERZO. 6$ ria di un 1 azione immortale, degna soltanto di quel sangue , ed i quel braccio , che seppe operarla . Invano ricorri alla menso- gna, per sottrarti dalle mie mani. No, non ti vanterai del mio dissonore . Servi, a voi lo consegno. Tu, sirena incantatrice, che vtrsi lagrime, non pel rimorso , ma per la colpa , che si manifesta, e che ti sfugge, non sperare più da me , uè lentezza, riè pietà. Tu la più rea di ogni femina, e la più audace , vieni, e trema della sorte , che io ti preparo, lo stesso, io colle mie mani nel più profondo carcere .... SCENA VII. W Conte , la Contessa doli appartamento , Luncourt dalla porta di mezzo , e detti» Conte He fate ? Con- V.J Cime ! che veggio ! ì~an. Fermatevi . Mar. Mirate la perfida, ed ecco il vii traditore . Oh cielo ! io resisto , e non moro ! Conte dopo breve sospensione Che fo ? Che risolvo f qunl bisogno maggiore per arrischiare un segreto ? a qualVstremo sono io ridotto.... il pericolo ... ma pao daisi, che a quest'ora la grazia... Mar. Servi , in questo momento ... Conte Fermatevi. E voi leggete, ed arrossite. Mar. Qual foglio i Ionie Leggete. Tutti sono in una timorosa sospensione ». ma il ionie» e la Cont. dimostrano fermezza giocai da. Mar. *4 ATTO M ir. Che fia ! Si pone a leggere , ìndi mostri mio segni di meraviglia d) un occhiata intorno , poi sì affissa nelV Ujjìzia- le , e dopo (vieve pausa, dice da se . Che lessi ! che intendo ! quale lampo trapassa , e squarcia le tenebre , che mi avvolgano / qual onta per me t e quale avvilimento / E' d 1 esso , ne ravviso le traode , e la somiglianza . Egli non avea , che dieci anni , quando io l'abbracciai , mentre egli seguiva al campo suo padre, per imitarne la scienza, ed il valore . La passione non me lo lasciava distinguere , ed egli si asconda a al suo giudice nel suo pericolo . ad Elv. Elvira.^ da se Che posso dirle ? . . Elvira ha potuto essere costante ai torti, ed alle ingiurie? Ella era prossima a spirare sotto 1 miei colpi/ Elvira era innocente , ed io ingiusto , e crudele . alfÙff, Signore .. . ( Ah! come passo da una sventata ad un altra .) Veggo qualche lume , per cu? sospendo il mio impeto , e vi restituisco la mia stima >" ma è uopo , che da voi ottenga un iavo- re . Non vel comando , come potrei ; lo chieggo ad un Cavaliere , lo chieggo ali onore , di cui vi mostrate seguace , no» partite da questo palazzo, e degnatevi d» attendere ciò , che sono per risolvei e . Vita perdonate gl'insulti, ed assistetemi >n queste circostanze . Conte Io sono lo stesso per voi. Sono compatibili i vostri trasporti . Bar. da te ( Che cambiamento prodigioso, ed importuno ha prodotto quella lettera nell'ani- TERZO. 65 ¥ animo di mio nipote ? Esser potrebbe , che qualche mediazione. . . Già, tutti i bimanti hanno i suoi protettori / Scornili, tto , eh' egli non mi mantiene la parola . Avvampo dal desiderio di sapere ...) Nipple , io sono sincero . Quella lettera sembra, che ti turbi. Si può sapere,che contiene. M/r. Un pericoloso dovere...Un momento ha distrutta la nostra felicità. Ho oltraggiato il>decoro , mentre volea difenderlo . ! a L.tn. Tu tristo amico mi hai gettato le furie nel seno. Tu hai guidati i miei passi tremanti, ed innalzaste a miei occhi un fantasma , che cadde al cadere della mia tranquillità . Va , mi libera dalla tua vista. Io non iscorgo in te,che Un'oggetto di orrore, d'odio, di abbor- rimento , di ... Che dissi ! Scusate il mio trasporto, lo sono ingrato con voi , come lo sono con tutti. Parlo , e non conosco >1 peso delle mie parole . Non vegga , non discerno, non condanno,che me stes- Sl > . In ciascuno , che mi circonda , trovo un' oggetto, che ini rimprovera , ed atter- tenisce . Saprò punirmi. Ecco gli effetti di un gemo tirannico , e geloso . La mia vendetta ricade sopra di me , e sono vittima io medesimo dell'affannone del- la disperazione . per partire Lo/i^ Fermatevi . Lasciatemi. Ah sposo/ P*r> Oh Dio/ W. Cognato, ancora volete da noi f«gg» r $* Dub- 6$ ATTO DubbJ fone vi lestano suil' innocenza 4» una consulte ? Mar. Non dubbj... rotore , rimorso ... Conte Che rossori, the rimorso Eh ! scacciare onnai questi tiranni dal cuore, e ritornate in seno della tranquillità , e della pace , abbracciando, € palesando» a UUi mia nipote, e vostro cognato» Elv. Oh cielo ! Lqb, Che sento! Bar. Coivi 1 è possibile t Vft. Che dite voi ! come vi è noto £ Con. fi respirar comincio. Conte II come ve lo può dire quel foglio» che già da etto giorni è a me pervenuto. E se la mìa sagaci là non giunse finora a rinvenirvi, fu per la troppo cautela , e per non rendere a niuno palese il luogo della vostra dimoia, onde non porre in rischio la vostra viia, che pur troppo in adesso è mal sicura, se la bontà del Sovrano non aderisce alle mie più fervorose istanze , che presentare li feci , allorché nelle mie mani quella lettera pervenne . Intanto implorate il soccorso di vostro cognato, e chiedetele scusa della vostra stravagante conciotta , che immerse noi tutti nelle più amare inquietitudini i e negli affanni i più tormentosi. Ujf. Ah sì, cognato * perdonatemi vi pria- go , se f inopportuna mia inconfidenza 3 cagionare vi giunse.. . Mar. Eh! non proseguite. Io sono, son io degno di biasimo, e di riprensione, se ho potuto prestar fede alle apparenze, qua»- TERZO. 67 do dovea convincermi Ja lunga esperienza della virtù di una sposa . Ma saprò punirmele . Intanto vi abbraccio, vi accerto della mia stima, delia mia propensione, e della mia difesa. EIv. Ah ! sposo , e a me nulla dite , e nep- pur vi degnate di, rivolger ver me uno sguardo ! proseguir volete ancora a tor - meritarmi con qatl barbaro contiguo , e con quella barbara indifferenza ? Ali / no, non ria vero. Se contento non siete dell •/tarmo , che mi cagionaste , se rea mi credete ancora, se moltiplicar volete le mie pene , immergetemi piuttosto un ferro in seno , che più cara mi sarà da voi la morte, anzi che una vita infelice per vedervi all' amor mio insensibile , e crudo . Sì, eccomi a piedi vostri , 0 datemi la morte, 0 ridonatemi il vostro amore, a voi spetta la scelta, decidete a vostro talento , e siate certo , che in ogr.i incontro sarò la vostra amorosa consorte , la vostra sincera, ed amorosa cempagna . Conte Che risolve I Con. Che mai dirà ? Uff. E fia, ch'ei resijta. Lun. Arrender si dovrebbe Bar. Stiamo a vedere, se risolve da uomo, o da ganimede. Elv. Sposo. Mar. come scuotendosi da un letargo Dove sono ! la mia sposa ... Che vedo . alzati , o donna la più amabile, e cara... Sappi, che ... Ah t vedi le mie lagrime, ti accertino queste dei mio pentimento, e p"B ATTO dell'amor più verace. Eccoti le mie braccia , ti rendano queste il tuo tiranno consorte . Eh- Ah ! che dite ? i! mio sposo amoroso. Bar. ( Non f ho detto io, che dovea finir et sì . GÌ' uditimi oggi giorno non hanno di virile, che l'apparenza, e nella sostanza sono conigli . ) UjJ. Care sorelle, or che la giojsi sul vostro ciglio ritorna , mi sia permesso l'abbracciarvi , e chiedervi sema de'passati dispiaceri . Eh. Amato fratello . Con. Di cuore vi abraccìo • Ma perchè non palesarci... Avete coraggio di nascondervi a me, dopo veni'anni di lontananza? Fos e troppo crudele. Bar. Buono! ecco un fratello sbucato fuori a tempo, nato, e cresciuto più presto di un fungo . Non voglio sentir altro. Vlar. Signor zio. . . Bar. Non voglio sentir altro. SCENA Ultima. Pasquino , e detti . Y*f. al Conte QjMgnore un corriere spedito O a posta dal Ministro vi reca questo foglio . Con. Veggo ii suggello del Re, fosse mai... Ah ! mi palpita il core, legge E' firmato dal Re. Ah '. mio nipote , i ingrazia la di lui bontà, ringraziamolo tutti . Egli ti perdona,e ti assolve. Legger-, Maresciallo. Mar. legge w Volendo no» appagare le pre- „ mu- TERZO. 69 r mure del Conte Aidone di Vit i, e dirti gli un segno dilla nostra Nrnevolcrtza % r, e per la fedeltà , che lo lega alla n >- v stra corona, avuti in elisici razione i v Pesati meriti del ri >vi ie su > nipote , „ per tratto di nostra clemenza condonia- v mo il suo trascorsa , giudicandolo un trasporto di onore , lo assolviamo dal- „ la pena fjlinin.ua contro i duelli ; lo „ confermiamo ritogli impiaghi , e nella grazia nostra, per la etc. Io sento u.ia consolazione uguale alla vostra . La bontà del Sovrano toglie tutti noi da nuove occasioni di offenderlo . Uff. Correrò tòlto a suoi pi di, e gli farò conoscere la mia gratitudine . Elv. Ora è compiuta la mia felicita. Con. Non posso desiderare consolazione maggiore . Bar. Ho capito . Pasquino .* Pas. Signore. Bar. Sia lesto il mio carrozzino t voglio parure . Mar. Come ! voi pariite ? Bar. Non volete Ritorna l'antico tempo delle Fate. Se più mi trattengo, ho parrà di trasformarmi in padre, o in nonno di alcuno di voi , malgrado la baona coscienza di non aver mai voluto moglie • Siatevi contento di rio , che arriva , godete la vostra felicità, io mi godio imi^i quatrini , e disponò a mio talento delie mie facoltà . Addio . Mar. Ma sentite . Co//; £11 lasciate, eh'ei vada» Conti ?o ATTO Conte Sì , lasciatelo . Egli vorrebbe sempre le gare , e la discordia } e voi dovete amar la piacevolezza , e la pace . Amati nipoti., non traviate dalle tracce della virtù , e sfuggite la compagnia de'maligni , e cu» rio«i . lan. Me solo ferisce questa giusta lezione, ma se vedreste il mio pentimento ... JJjr. Egli è verace , h) sò , e perciò vi prego, cognata , di ridonargli h vostra stima . C on. I«j non osto alla vostra richiesta ; ma sia sua cura di dare più certe prove di sua saviezza . lan. Cercherò di meritarmi il vostro amore. E/v. Eccoci alfine tutti contenti, ed io più di tutti lo sono, poiché trionfo della calunnia . Ricupero f onore ; la stima , e la benevolenza conjugale , cresce , e si assoda . Che mi resta a desiderare di più? Non altro, che un liberale compatirne: t