7i Mdo H9 rf. SOCIETÀ FILOLOGICA ROMANA I dialetti di Roma e del Lazio STUDI E DOCUMENTI PUBBLICATI IN MEMORIA DI ERNESTO MONACI SOTTO IL PATROCINIO DEL COMUNE DI ROMA IN ROMA Presso la Società • M DCCCC-XX- CARLO VIGNOLI VERNACOLO E CANTI DI AMASENO 9 N IN ROMA: PRESSO LA SOCIETÀ Via dei Pontefici, 46. M-DCCCCXX- liniversitliisb.biiothek Bonn La Società Filologica Romana inizia con questo volume una Collezione che è destinata a onorare la memoria di Ernesto Monaci, in quanto mira a continuare e ordinare una serie di studi, a cui fu costantemente volto il pensiero e l'attività del compianto Maestro : la illustrazione delle parlate di Roma e del Lazio. A questo scopo oltre i suoi personali contributi e i lavori che promosse e accolse nei nostri Stadj romanzi, da lui diretti, Egli aveva proposto alla Società di procurare una raccolta di traduzioni laziali, foneticamente trascritte, della novella del Boccaccio scelta dal Papanti per l'Omaggio dei Parlari Italiani a Certaldo. La Società attende ancora a questa raccolta, che sarà pubblicata nella presente Collezione, insieme con descrizioni linguistiche e, quando paia opportuno, con lessici, che riescano a dare un quadro vivo delle odierne parlate della regione. Direttore di questa nuova serie di volumi è il socio Prof. Clemente Merlo dell'Università di Pisa, al quale, per la sua riconosciuta competenza nelle indagini sui dialetti centrali, già il Monaci aveva pensato fosse affidata la cura di ordinare e illustrare le versioni della novella boccaccesca. Quando nel maggio del 1918 la Società deliberò d'iniziare la nuova Collezione, si rivolse al Comune di Roma per avere un aiuto che potesse agevolarne la stampa, e l'aiuto fu generosamente concesso. La Società esprime qui la sua gratitudine agli onorevoli rappresentanti del Comune e in particolare all'assessore Comm. Valentino Leonardi, il quale di buon grado aderì al nostro desiderio e sostenne la domanda presso i suoi colleghi, nobilmente affermando che « Roma debba essere presente in ogni iniziativa che riguardi gli studi e in particolar modo la sua grande storia, il suo passato e l'omaggio ai cittadini che, come Ernesto Monaci, la onorarono con l'intelletto e col carattere ». La Società Filologica Romana. INDICE Il vernacolo di Amaskno . . , ■_ ..............pag- I. Il vocalismo......... ^ II. II consonantismo........ ^ III. Morfologia......... ^ Canti popolari........... Canti...... .................. » Indici dei Canti popolari...... 36 63 83 86 in j?j$js$jm&j$m$j$ IL VERNACOLO DI AMASENO La ridente Amaseno, nel medio evo e poi fino al 1872 detta San Lorenzo, è l'estremo paese della provincia romana sul confine con la provincia di Caserta. Le indagini e gli studi fatti finora per istabilire il nome romano dell' oppidum o del vicus, che fu ove oggi è Amaseno, non hanno approdato a nulla. Il Cayro (1), che ha fatte lunghe ricerche, ma con acume critico talora discutibile, ritiene che Amaseno sorge, ove fu l'antica Artena e adduce a prova della sua tesi un passo di Livio, che ... non prova proprio nulla, se pur non prova il contrario (2). (1) P. Cayro, Storia delle città del Lazio, Napoli, A. Paci, 1816, voi. I, p. 136 e segg. (2) Titi Livii Ab. U. e,, Lipsia, Teubner, 1871, libro IV, cap. 61. Ecco il passo: « Cum Volscis inter Ferentinum atque Ecetram signis conlatis dimicatum ; Romanis secunda fortuna pugnae fuit. Artena inde, Volscorum oppidum, ab tribunis obsideri coepta . inde inter eruptionem temptatam conpulso in urbeni hoste occasio data est Romanis inrum- pendi, praeterque arcem cetera capta . in arcem munitam natura globus armatorum concessit, infra arcem caesi capti- que multi mortales . arx deinde obsidebatur; nec aut vi capi poterat, quia prò spatio loci satis praesidii habebat, aut spem dabat deditionis omni publico frumento, priusquam urbs cape- retur, in arcem convecto . taedioque recessum inde foret, ni servus arcem Romanis prodidisset . ab eo milites per lo cum arduum accepti cepere ; a quibus cum custodes trucidaren- tur, cetera multitudo repentino pavore obpressa in deditionem venit . diruta et arce et urbe Artena reductae legiones ex Volscis, omnisque vis Romana Vejos conversa est ». 6 C. VIGNOLI Col Cayro concorda il De Matthias (i), ma è di diverso parere il Nibby (2), che pone Artena presso Montefortino, nelle cui vicinanze appunto furon trovati resti di mura italiche (3). Invece l'Abe- ken (4) crede quelle mura resti di Ecetra, la quale dal Nibby e dallo Smith (5) è posta verso Patrica. Di Amaseno nessuno parla e il Tomassetti (6), che ha scritto su questo paese un'ampia monografia, per la quale ha potuto esplorare gli archivi di Casa Colonna e quelli segreti della S. Sede, non giunge ad alcuna conclusione. E da ritener con lui che il solo passo di Livio non basta per mettere innanzi un' ipotesi e darle valore decisivo, tanto più che altri accenni di scrittori non si hanno e in tutto il territorio nulla si vede, nulla si è mai trovato che faccia supporre, dov'è Amaseno, l'esistenza di un antichissimo centro. Non mura italiche, non resti di edifici, non mosaici, non lapidi, non oggetti di uso domestico, non laterizi, come si son rinvenuti ad esempio a Ceccano, a Castro ... ; solo qualche moneta, come può trovarsi anche in luoghi deserti ove, pur di passaggio, il legionario romano abbia stampato la sua orma. Anche il luogo non fa pensare che lì potesse sorgere un paese nell'epoca, in cui prima (1) M. De Matthias, Lettere storico-topografico-archeolo- giche sopra alcuni luoghi della provincia di Prosinone, Ferentino, Bono, 1849. (2) A. Nibby, Analisi storico-topografica antiquaria della carta dei dintorni di Roma, Roma, Tip. delle Belle Arti, 1849, p. 263. (3) Nel 1830 da Lord Beverley. (4) W. Abeken, Mitlelitalien vor den Zeiten romischer Herrschaft, Stuttgart, 1843, pp. 75 e n. 3 ; 148. (5) W. Smith, Dictionary 0/ Greek and Roman Geogra- phy, London, Murray, 1873. Voc. Ecetra, p. 802. (6) G. Tomassetti, Amaseno, Roma, Unione Cooperativa Editrice, 1899, p. 107. Dal Tomassetti traggo in gran parte le notizie storiche su Amaseno. IL VERNACOLO DI A AIA SE NO 7 ragione per fondare un centro doveva essere o la posizione elevata, — fortificazione naturale —, o la immediata vicinanza di un fiume o del mare per ragioni commerciali o agricole. Orbene, 1' odierno paese è chiuso tra monti e non si saprebbe davvero dove vedervi Yarcem munitemi natura, che i Romani scalarono per locum arduum, come Livio narra nel passo preso dal Cayro a sostegno della sua tesi (1); e inoltre l'Amaseno, — l' Amasene pater, lo Amasenus abundans di Virgilio (2) — è piccolo fiume a una certa distanza dall'abitato, e la Fontana Grande, che neh'Amaseno si va a gettare, non è tal corso d'acqua da giustificare l'ipotesi di un centro. Notizie sicure si hanno soltanto nell' epoca medievale, in cui il paese aveva nome San Lorenzo (3) ; ma bisogna ben distinguere fra i tanti paesi che presero il nome dal Levita, il culto del quale è così diffuso in tutta Italia; solo nello Stato Pontificio, bene osserva il Tomassetti (4), ci son più di trenta luoghi così chiamati, e di essi quattro o cinque nella provincia di Roma. Del paese S. Lorenzo, detto poi Amaseno, e riconoscibile fra gli altri dalla determinazione in Valle o in Valle S. Michaclis, parlano (1) Ved. passo riportato a p. 5, nota 2. (2) Virgilio, Eneide, VII, 685 ; XI, 547. (3) L' amico V. Cantoni, al quale tanto debbo per questo studio, mi dice che Amaseno si chiamò Valle S. Michele prima che S. Lorenzo. Vi sono una contrada e una chiesa di S. Angelo sur una collina fuori del paese, dedicata appunto a S. Michele, che par sia l'angelo per antonomasia; — così anche a Vallecorsa c' è la chiesa di S. Angelo dedicata a S. Michele, — ma non è costruzione troppo antica e non so da che cosa il Cantoni tragga la sua notizia. Forse è nata per errore dalla dicitura « 5. Laurentius in Valle S. Michaclis », eh'è nelle antiche carte. (4) Tomassetti, op. cit., p. 103. 8 C. VIGNOLl per la prima volta gli Annales Ceccancnses (i), nei quali si dice che l'anno 1125 papa Onorio prese Trevi e Maenza, incendiò Roccasecca e Giuliano, S. Stefano e Prossedi, e prese S. Lorenzo, che forse apparteneva ai Conti di Ceccano, — in ciò gli Annali non sono chiari, — perché appunto contro Got- tifredo, Landulfo e Rainaldo, che di Ceccano eran conti, il Papa in persona condusse le soldatesche (2). Nel 1165 S. Lorenzo è incendiato dal Cancelliere Cristiano di Magonza e dal conte Gonzolino, che devastarono il Lazio; nel 1208 vi dimorò un giorno e una notte il papa Innocenzo III reduce da Fossa- nova (3). Appartenne poi ai Caetani e ne fu conteso il possesso da due rami di questa famiglia, finché nel 1494 pare che sia passato ai Colonna per donazione di Carlo Vili e fu allora conteso fra Colonna e Caetani. Il 22 febbraio 1495 si fece una transazione fra Prospero Colonna c Luigi Caetani, il quale per tremila carlini rinunciò ad ogni diritto sul feudo (4), e la transazione fu poi confermata il 23 dicembre 1523 da Clemente VII. Ma ciò non compose la lite tra le due potenti famiglie, anzi le lotte pel feudo continuano anche tra membri e membri della stessa famiglia Colonna. (1) Pertz, Monumenta Germaniae Historica, Hannoverae, Hahn. 1866, toni. XIX, p. 282. 1125, ind. 3: « Hoc anno Idibus Martii venit Honorius papa cum maxima gente, et cepit Trevem atque Magentiam, et cremavit post tertium (qui il Muratori dà « prius ») et Roccamsiccam et Julianum, et S. Stephanum et Prossei, et abstulit S. Laurentium. Postea comites Guttifredus, Landulfus, Raynaldus juraverunt Papae » (Pertz, op. cit., p. 282). (2) Pertz, op. cit., p. 297, 20. (3) Tom assetti, op. cit., p. 156; Archivio Colonna, III, AA, 102, f. 28. (4) Tomassetti, op. cit., p. 159; Archivio Colonna, XVI, 65; Arch. secr. S. Sede, Reg. bullarum Clem. VII, lib. Vili, f. 288. IL VERNA COLO DI ARIASENO 9 Infatti nel 1549 il secondo marito di Isabella Colonna, Carlo Lannoy, se ne impadronisce a viva forza e invano Ascanio Colonna, che sul paese vantava diritti come erede dei fidecommissi, ricorse alle armi e ad un tempo al Collegio dei Cardinali, riunito allora in Roma per 1' elezione del Papa (1), e al viceré di Napoli Don Pietro di Toledo ; non fu presa pel momento nessuna deliberazione e l'Ambasciatore spagnolo a Roma prese possesso, pro-tempore, di Amaseno e di altri due paesi vicini, Sonnino e Val- lecorsa, che pur erano oggetto della contesa. Il nuovo Papa, Giulio III, riconobbe validi i diritti di Ascanio, al quale diede l'investitura di tutto lo Stato coi tre paesi su detti, ma la Corte di Spagna che li aveva in possesso, non li cede, neppur richiestane dal Papa, perché voleva un accomodamento tra Cae- tani e Colonna; accomodamento, che non si dovè raggiungere, poiché nel 1556 Bonifacio Caetani saccheggia S. Lorenzo e vi lascia soldati, e il paese resta sotto l'amministrazione spagnola fino al 24 ottobre 1591, fino a quando, cioè, per decreto del re Filippo II, i tre luoghi contestati furono resi a Marc'Antonio Colonna, nipote dell'eroe di Lepanto. Da allora S. Lorenzo appartenne alla casa Colonna fino al 1816, anno in cui furono soppressi i feudi, e conservò il suo nome, finché il 23 giugno 1872 un decreto reale (2) mutò il nome di S. Lorenzo in quello di Amaseno. Il paese, oggi, è su per giù quel che dovette essere nel medioevo : piccolo centro, quieto, quasi appartato dalla linea ferroviaria Roma-Napoli. È a 112 m. sul livello del mare ; dalla capitale dista no Km.; dal capoluogo del circondario, Prosinone, ne dista ventisei; dal capoluogo del mandaci) Era morto il papa Paolo III. (2) Leggi e decreti del Regno d'Ualia, voi. 35, p. 1437. IO C. VIGNO LI mento, Ceccano, diciotto ; riguardo a giurisdizione ecclesiastica fa parte della diocesi di Ferentino, da cui è lontano trentotto chilometri. Un' ottima strada rotabile lo unisce a Ceccano e una corriera con tariffe minime fa servizio per la posta e i viaggiatori tra Amaseno e la stazione ferroviaria di Ceccano, dove deve discendere chi in Amaseno voglia recarsi. Più vicina sarebbe la stazione di Castro dei Volsci, che appunto per ciò una volta era preferita; ma poi si fece capo alla stazione di Ceccano, perché maggiore si faceva sentire il bisogno di contatti col capoluogo del Mandamento, con la Pretura, con gli altri uffici governativi, coi depositi di privative, coi negozi che sono in Ceccano. La popolazione ascende a poco meno di tremila abitanti, dei quali due terzi vivono in paese e gli altri sono sparsi pel vasto territorio, che occupa ben 7500 ettari, e, come quasi tutti gli abitanti dei paeselli del Lazio, non si dedicano a industrie vere e proprie, benché il carbone bianco non manchi. La scarsità della popolazione, la lontananza da centri importanti, la mancanza di rapidi mezzi di comunicazione (1), fanno si, che le industrie non nascano o muojano appena nate, e tutto il commercio si riduce ai prodotti agricoli locali, ché Amaseno, dotata com'è di vasto territorio fertile e ricco di acque e in gran parte piano, abbonda di cereali, di uliveti, di vigne, e appunto il grano e soprattutto l'olio, finissimo, costituiscono i cespiti principali del com- (1) In queste dimenticate contrade, pur fertili e ricche e a poche ore di ferrovia da Roma, sono ancora un pio desiderio le tramvie elettriche e i servizi automobilistici, che alla ferrovia o ai grandi centri le congiungano. La tram- via, che da Roma si spingerà a Frosinone, soprattutto per dar più rapido e comodo accesso alla Fonte di Fiuggi, non tocca affatto, come la vecchia ferrovia Roma-Napoli, come l'aperienda direttissima, i paesi posti sulla destra del Sacco. IL VERN ACOLO DI A MAS E NO n mercio. Una piccola industria si ha nella tessitura di uno speciale panno di lana, di color rosso sangue, e di tela bianca, ma è industria molto limitata ; poiché il panno rosso serve solo per le vesti e la tela per le mantrìccllc o copricapo delle donne, che indossano uno dei costumi più belli di tutto il Lazio. Ho detto che Amaseno ha dovizia di carbone bianco, infatti ha più di trentasei sorgenti di ottima acqua potabile; alcune, anzi, sono di così pura e limpida linfa, che, analizzate, son risultate batteriologicamente pure e di leggerezza pari alla celebre fonte di Fiuggi. Notevoli fra tutte la sorgente detta degli Schiavoni, eh'è fuori del paese sopra la chiesa di S. Angelo, alla quale manca Vacqua tre volte al giorno nell'estate, mentre nell'inverno è perenne; e la Fontana Grande, per la sua abbondanza, a poche centinaia di metri dall'abitato, anch'essa di linfa molto leggera e pittoresca, perché scaturisce con molte polle e ha un color latteo per le innumeri bollicine di gas acido-carbonico, che la fanno somigliare ad acqua in cui siansi gettati grani di magnesia effervescente (i). (i) Qui l'estetica è in aperto conflitto con le ragioni supreme dell' igiene. Le varie bocche della sorgente sono in luogo pianeggiante e le maggiori di esse, per elevare il livello dell'acqua, sono state circondate da un muro, che ha da un lato un'apertura con un gradino e si è formato, così, Ig Puzzg. donde le donne attingono l'acqua o con secchi o con vasi di cucina, spesso sudici di grasso o di filiggine, o coi caratteristici orci detti rgccolf, se di coccio, o konkoni, se di rame. Subito fuori del muro di cinta si lavati biancherie, panni, capisteri per la conserva, ortaglie, grano, viscere di bestie macellate, estremità... umane; non di rado si sciacquati barili e altri recipienti e l'acqua vien riversata nel pozzo; e io, che per raccogliere il materiale pel mio studio, andavo là ógni mattina nell'estate e col pretesto di passar... I acqua vi passavo molte e molte ore a sentir le argute o veementi 12 C. VIGNOLI L' abitato, nella parte più elevata del quale si vedono ancora i ruderi di un forte castello, è tutto racchiuso da mura turrite, in cui s' aprono le porte di S. Maria, del Colle, del cauto (i) di Marco Testa, e la Porta Nuova. Con le sue vie ben selciate, strette ; con le case di pietra scura, spesso abbellite da fregi eleganti e da artistiche finestre, Ama- seno ha qualcosa di caratteristico, che la distingue da gli altri paesi del Lazio, e i visitatori ne serbano grata memoria non solo per le bellezze naturali, — ché i suoi dintorni sono-amenissimi, ubertosi; le sue montagne, ricche di selvaggina; le sue fonti, fresche e saluberrime; — ma anche per la cordialità degli abitanti, che ancor oggi mantengon viva la bella tradizione dell' ospitalità, che faceva ritener 1' ospite mandato da Giove, e sono di umor gajo e socievoli ; o maligne conversazioni delle donne ; io, dico, al veder lavare lì viscere di animali, estremità inferiori, pur belle, di umani, od ortaglie, facevo spesso solenni rimostranze e cercavo di far notare l'indecenza e il pericolo della cosa, ma avevo sempre una risposta: Ehi e akkwa k$ kkorrf! E non c'era verso di correggere le impenitenti e finii per darmi vinto, ché le amasenesi con i begli occhi neri e grandi, col viso di un ovale quasi sempre perfetto e di tinta bruno calda, col vestito artistico, con la loro bellezza languida, direi quasi stanca, disarmavano me, come avrebbero disarmato il più feroce igienista. Però alcuni amministratori, miei carissimi amici, consci della loro responsabilità, non furono sordi alle lagnanze mie di altri e cercarono di provvedere. Cercarono... perché a lor volta si dovettero arrendere di fronte alla burocrazia, mala femmina, che sciupa ogni cosa. Vennero ingegneri e periti, e, palinodia della montagna della favola, dopo qualche tempo partorirono studi ponderosi e progetti costosissimi e impossibili per le finanze molto limitate di un paese, il bilancio del quale ascende a poche diecine di migliaia di lire. E le cose restarono come prima e così resteranno chi sa per quanto tempo ancora. (i) Cauto (pf cav- di cavus, cavitas) è voce dialettale, che significa fóro, buco. IL VERNACOLO DI AMASENO 13 e infine per la splendida cattedrale, ben nota a quanti amano i nostri tesori artistici. Infatti è monumento nazionale di quelP architettura borgognona, che altri notevoli esempj ci ha lasciati nelle chiese di Fossanova, di Casamari ... L'iscrizione scolpita neh" ambone dice che 1' edificio fu compiuto nel 1291 da tre artisti di Piperno, Pietro Gullimari e due suoi figli (1); ma non si sa se furon fatti allora rifacimenti parziali o abbellimenti di opera già da prima esistente; ad ogni modo la chiesa non può essere anteriore al 1165, poiché, come si è detto (2), in queir anno il paese fu distrutto da un incendio. Il campanile è più antico, ma meno bello; è una semplice torre campanaria rettangolare a più ripiani, staccata un po' dalla chiesa. Notevoli per pregio artistico sono l'ambone, che ha fregi delicati come merletti e bei fogliami ; aveva pur nei capitelli delle colonne, figure, che, — mi si dice, — eran condotte benissimo, ma è voce che siano state tolte da un troppo fervido credente, perché attiravano a sé 1' attenzione dei devoti e li inducevano in tentazione ! ! Bella è anche una custodia marmorea per olio santo, eh' è nella parete di sinistra quasi dietro all' ambone e il Tomassetti (3) la crede della scuola di Mino da Fiesole. Pur a sinistra di chi entra, in una nicchia, è una pregevole statua intagliata in legno rappresentante S. Bernardino. Ricco il coro di recente fattura, tutto a mogano, noce e palissandro scolpiti : (1) « Ave Maria gratia piena. In nomine Domini amen. Anno Nativitatis eiusdem MCCLXXXXI indictione III mense aprilis pontificatus Domini Nicolai Papae 11II anno UH opus huius ecclesiae et istius pulpiti completum fuit per magistros Petrum Gullimari de Piperno et Morisium ac Jacobum filios eius, quorum animae requiescant in pace. Amen ». (2) Ved. p. 8. (3) Tomassetti, op. cit., p. 27. M C. V1GNOLI notevoli anche i quadri della sagrestia ; ma l'oggetto di maggior valore, che il tesoro della chiesa possiede, è un reliquario d' argento cesellato di sapore berniniano, — donato, dicesi, dal cardinal Girolamo Colonna, — in cui è un' ampolla contenente grasso e sangue di S. Lorenzo, il quale sangue si scioglie ogni anno ai io di agosto, quando, cioè, ricorre la festa del martire, che è patrono di Amaseno. Del reliquiario e dell' ampolla così scrive il dottor Silvestri (i) : « Detto Reliquiario è alto 90 centimetri e pesa chil. 123; è situato dentro una campana di tersis- simo cristallo di monte. In una corona vagamente modellata è incastonata un' ampolla bislunga, a collo largo, senza smeriglio, di antico vetro, che contiene grasso e sangue del martire Levita San Lorenzo, nella quantità di circa grammi 50. Questo sangue rinnova da secoli; e precisamente nella ricorrenza del martirio del .Santo, cioè il giorno 10 agosto, avviene il miracolo della liquefazione, che tutti pos sono avere la soddisfazione di vedere coi propri occhi, e convincersi del prodigio soprannaturale (2). « Ed infatti, sin dai primi vesperi della vigilia, la massa sanguigna, prima nerastra ed informe, comincia a sciogliersi e a prendere un aspetto di sangue naturale di denso spessore. In fondo all'ampolla apparisce chiaro un lieve deposito di cenere, frammista a piccoli pezzi di carbone. Al di sopra di questo deposito osservasi la massa liquida di sangue naturale e carico di corpuscoli rossi, come se fosse stato estratto da un'arteria, e superiormente a quella (1) Dott. Clinio Silvestri, Monografia del Reliquiario di S. Lorenzo Martire in Amaseno, Roma, Stamperia Reale (senza data), pp. 8, 9. (2) Riporto il periodo così coni' è scritto con non troppa sintattica correttezza. IL VERNACOLO DI AMASENO 15 un liquido siero sanguigno trasparente, e del colore della ciliegia. « Sfiora galleggiante in questo liquido un piccolo brano di pelle, in parte accartocciata lievemente, ed arrostita, ed in parte libera, naturale ed a bordi sfrangiati. « Soavemente (?) addossato, e quasi a foggia di delicato rilievo grappoloso alle vitree pareti interne dell' ampolla, più posteriormente ed a destra di chi guarda, si osserva una notevole quantità di grasso umano, che diviso e suddiviso in moltissime gocciole trasparenti di varia grandezza, connesse fra di loro da tessuto cellulare, si mostra di un colorito giallo chiaro, talora opalino, a contorni più carichi ed a fondo crema : sono anche esse in istato di semiliquefazione, come se il grasso si trovasse allora allora sotto l'azione del fuoco e del ferro rovente. « Passato l'anniversario del martirio e della festa del Santo, il sangue torna a coagularsi per riapparire nuovamente in un grumo secco indistinto ; il tutto poi diviene una massa grigio-nerastra dopo 1' ottavario della festa stessa, ed il grasso delle pareti appena si mostra visibile sotto forma di una patina quasi oscura, grigiastra. Frequentemente avviene che lo scioglimento del sangue e del grasso incomincia a manifestarsi sui primi giorni di agosto, a principiare cioè dalla novena del Santo, come pure il suo leggero scioglimento si è visto durare oltre 1' ottavario, sino alla fine di agosto: mai però si è verificata una liquefazione completa e distinta come avviene il 10 agosto, 1' annua ricorrenza del Martirio. « Sono queste le fedeli e pazienti osservazioni da me e da altri medici distinti costantemente fatte innanzi alla Reliquia per oltre un trentennio, e che confermano clero e cittadini, visitatori, cattolici ed acattolici. i6 C. VIGNOLI « Nell'anno 1608, come si legge negli annali, la fama di questo miracolo giunse a cognizione del Pontefice Paolo V. « Il cardinale Girolamo Colonna, principe feudatario del paese, d'accordo con tutte le Autorità cittadine ubbidienti all' ordine del Papa, fece trasportare a Roma il detto Reliquiario per sottoporlo all' esame del Pontefice stesso, acciò questi avesse con i suoi occhi constatato il prodigio. Paolo V, Borghese, creato Papa nel 1605 e morto neh' anno 1621, non tardò, in questo suo glorioso pontificato, di ammirare tale portento il giorno 10 agosto in presenza della sua Corte e di molti illustri personaggi. « Il prodigio si rinnovò nello stesso giorno 10 agosto degli anni successivi, tanto che il sommo Pontefice ebbe a dichiarare solennemente esser quello il sangue di S. Lorenzo martire che subì il martirio sotto l'Imperatore Valeriano, fierissimo persecutore dei cristiani nell' anno 260 ... « Della liquefazione miracolosa fu officialmente incaricato il sacerdote D. Paolo Aringhi di stendere analogo verbale da tramandarsi alla posterità, ad perpeluam rei memoriam, il cui originale si conserva gelosamente nell'Archivio Capitolare della Collegiata di Amaseno ... ». Oltre la Collegiata, notevoli sono la Chiesa di S. Michele, anch'essa di stile borgognone, e il santuario di S. Maria dell'Auricola, così chiamato dal colle sul quale sorge. È del principio del secolo XIII e il Tomassetti dice che forse fu fondato dai monaci cisterciensi di Fossanova, che pare 1' ab- bian posseduto nel medioevo (1); degni di osservazione in esso gli affreschi ed un' ancona a tempera, che la tradizione popolare dice donata ad Amaseno da Giovanna II di Napoli. E di metri 1.45 per (1) Tomassetti, op. cit., pp. 49, 59. IL VERNACOLO DI AMASENO 17 1.08 : nello scompartimento centrale è dipinta la Madonna porgente il seno destro al Bambino, e ai lati sono due donne, forse le due Marie ; nei due piccoli scompartimenti in alto son dipinte 1' Annun- ziazione e la Natività. Il Santuario, che era ridotto in tristi condizioni, fu restaurato dai PP. Francescani della Provincia di S. Croce in Sassonia, i quali vi costruirono dappresso anche un convento e fecero aprire la strada rotabile, che da Amaseno conduce all' Auricola. * * * Per molte estati mi son recato ogni mattina ad Amaseno : passavo le prime ore presso la Fontana Grande, fingendo di leggere e, ripeto, di ... passar V acqua per dirla con la brutta e inesatta frase ormai sancita dall' uso ; ma in realtà vi rimanevo per sentir discorrere le donne, che numerose convengon là specialmente nelle prime ore del giorno e vi restano, finché i raggi del sole non hanno infocato il luogo, a lavare, o ad attinger acqua; e poiché, se si fosse sospettata la ragione vera della mia presenza, le donne, messe in soggezione, avrebbero fatto scempio del loro dialetto ... e dell' italiano, ogni mattina in- gojavo con eroica costanza molti bicchieri di acqua. Poi entravo in paese, ove fin verso il mezzogiorno sottoponevo alla prova più aspra la pazienza del sig. Vittore Cantoni, del farmacista Francesco Poli- dori e delle sue gentili figliuole, i quali tutti ora ringrazio cordialmente e serbo loro quell'amicizia, che, nata e stretta da una lunga consuetudine di lavoro, non può estinguersi. Dopo diuturna fatica ho finito questo saggio, al quale mi accinsi spinto dalle parole lusinghiere, che insigni maestri e valenti studiosi mi avevan rivolte per l'altro saggio sul vernacolo di Castro dei Voi- 18 C. VIGNOLI sci. Ho ubbidito, così, alle autorevoli esortazioni del Monaci, del Rajna, del Merlo, e spero di aver fatto cosa utile col dare un altro notevole parlare del Lazio, nel quale è già innanzi l'opera di livellamento per le molteplici cause già accennate pel castrese (i) e soprattutto per l'emigrazione, che anche in Amaseno dà forte percentuale pur fra le donne ; e son certo di aver fatto cosa grata agli studiosi col porre ogni cura nel lessico, che ho voluto offrire ricco quanto quello castrese e forse più. Per ora, come già feci per Castro dei Volsci, pubblico la prima parte del lavoro, comprendente lo studio sul vernacolo, il lessico e qualche testo; poi darò i canti popolari, i proverbi e i racconti, che si stanno raccogliendo. Ci vorrà tempo, poiché le cure della scuola mi assorbono e son lavori, questi, lenti, lunghi di per sé, che richiedono tenacia, pazienza e ... sfacciataggine ; ma spero di venirne a capo in tempo relativamente breve. Nello studio ho usato i segni diacritici ascoliani e fo notare che in genere il § è meno sfuggito che a Castro e in altri paesi del Lazio : nell' amasenese ha quasi suono di e. La vocale finale, che non sia -a o -i, è -e, g e -y; nello studio, però, mi son tenuto fedele al § così diffuso nei dialetti centro-meridionali, e al che pur qui si ha per lo più protetto da gutturale o da labiodentale fricativa, e talora in iato (2); ho lasciato, invece, il g, che ritengo seriore, poiché si ha in molte voci, che pur hanno ed è spesso usato a sproposito. Nel lessico ho raccolto quante più voci ho potuto, — e ve ne son di preziose, che tra qualche tempo forse saranno morte, come chi sa quante altre (1) Studj romanzi, VII, p. 10 e segg. (2) Es. : iy? < e[g]o enfatico. IL VERNA COL O DI A MA SENO 19 preziosissime; — ho rivolto la mia attenzione agli anglicismi degli emigranti, perché mi è parso degno di nota il modo con cui essi han piegato alle leggi del dialetto le parole straniere ; e a ciascuna voce ho aggiunto la corrispondente castrese, se diversa, o un id. se uguale, per rimandare appunto al lessico castrese senza dover ripetere i richiami lì fatti ad altri studi e lessici dialettali. Anche ora ho tenuto presente la Crestomazia del Monaci, i lavori pubblicati nell' Archivio dell'Ascoli, nelle altre riviste di filologia romanza e in Atti accademici, specialmente i lavori del Ceci, del D'Ovidio, del Parodi, del Pieri, del Salvioni, del Merlo, del Crocioni (1), — e sento il dovere di por- (1) Testi consultati : Bianchi, Storia dell' i mediano (in AGII. XIII); Ceci, Vocalismo del dialetto di Alatri {AGIt. X) ; Crocioni, // dialetto di Vclletri (St. rom. V) ; D' Ovidio, Fonetica del dialetto di Campobasso {AGIt. IV) ; // Ritmo cassinese (St. rom. Vili); De Bartholomaeis, Liriche antiche (St. rom. Vili) ; Guarnerio, Note e Nuove note etim. e less. corse {R. Ist. Lomb. XLVIII) ; Lindsstrom, // vernacolo di Subiaco (St. rom. V) ; Merlo, Note fonetiche del parlare dì Bìtonto (Reale Acc. delle Se. di Torino, 1911-12); Dei continuatori del latino -ìlle e Appendice (Zeitsch. f. rom. Phil. XXX, 1; XXX, 4; XXXI, 2); Forficula Auricularia e Bricciche romanze {Reale Acc. delle Se. di Torino, 1907-8); Note ital. centro-merid. {Revue de dialect. rom. I, 2); I nomi romanzi delle stagioni e dei mesi, Torino, Loescher, 1904; Monaci, Crestom., Lapi, Città di Castello; Morosi, // vocalismo leccese (AGIt. IV); Mussafia, Beitrag; Parodi, Il dialetto dì Arpìno (AGIt. XIII); Pieri, Il dialetto gallo-romano di Gombitelli, Il dialetto gallo-romano di Stilano (AGIt. XIII) ; Salvioni, Osservazioni varie sui dialetti di terraferma (R. Istit. Lomb. di se. e leti., serie II, voi. XLIV, 1911); Note etimologiche lessicali (Romania, XXVIII ; Etimologie, XXXI ; Etimologie varie, XXXVI) ; Per la fonetica e la morfologia delle parlate meridionali d'Italia, Milano, Cogliati, 1912 ; Scardigno, Lessico dialettale molfettese-italiano, Molfetta, De Bari, 1903. 20 C. VIGNOLI gere qui le più vive grazie all' amato Maestro Ernesto Monaci e a Clemente Merlo, che tanto mi incoraggiarono e aiutarono. A questo secondo saggio auguro la fortuna, che arrise al primo sul parlare di Castro dei Volsci: sarà così di conforto alla lunga annosa fatica e di sprone a continuare gli altri saggi già iniziati sul verolano e sul tiburtino. I. IL VOCALISMO VOCALI TONICHE A 1. Intatto sempre in posizione e fuori : cerasa, fratg (e -o) frater, kang -a, karna, kjavi (sing. e plur.), rajja; karg -a, zbrgwunatg -a; ala halare sbadigliare; appuzzutà, kantà, nata : i' kantg, issg -a, nuwa -amg, ua -alg ; V kanlava, issg -ava, nuwa -avamg, ua -avalg; kantaig -a ... Intatto anche in ale, àls : fàwcg, kàwcg calce e calcio; fàwèg -a; atrg (e arg in arg ke! ved. less.) altro; i' mg kaz&g, issg sg -a. Di /- prostetico in Janna ... ved. \\ 245, 252. 2. Rimane intatto, — anche dati d-ii, — nei plurali di sostantivi e nei verbi : asgng, -z; atrg, -i; fava, -g; fratg, -»; gurnalg, -i; kavalg, -i; kwinatg, -*; sakku, -i (1). /' mang, tu mani, e così Manti, parli, parti, vaiti ...; tu mahavi ...; tu mattassi ... Si ha q nella 3* plur. dell'indie, pres. di da', fa', sta', e, analogicamente, di V ire, e pur nella 3' plur. di qualche (1) Per la metafonesi peculiare del castrese di d in e in queste formule, noto qui che negli esempi Kampg galerdg, Puzzg Santg Tumesg (v. St. rom. VII, ji 2), più che d-u sarà sempre d-ì; si tratterà, cioè, di genitivi. IL VERNACOLO DI AMASENO 2 I futuro: issi do, fq, sto, vg, manarq che son forme normali dato *-avunt, -avo, -au, ma nei futuri si ha più spesso -avg, -avo o -au e sempre nel plur. di ave : issi avo o au *habunt. Si ha £ nella concrezione lenza (in da' l. dare *ansa ardire, coraggio, dar mano, eccitare). Cfr. mod. lans ansia (Flech., AGI. II, 52), sillan. lansar ansare (Pieri, AGI. p. 339, l 128). 3. Intatto anche per j attiguo: i' pjahe, tu pjahi. 4. Da ' mèlo ' (D' Ov. in AGI. IV, 2) si ha pur qui mite, plur. mela, pianta e frutto, e si ha e in kasleha. Nei verbi si ha e e per metafonesi e solo in i' merke, tu merki, issg merita, issi mrrkcne, con cui va il sostantivo hi merke (o -11) ; ma, contro il castrese, i' kade, tu kadì, issi kadene; V rapre, tu rapri, issi raprene. Per anal. si ha e in i' deva, isse deva, issi devene; i' sleva, isse steva, issi stevene; ed e nei gerundj e nei participj presenti: kantenne, manenne, natenne ... ; addurenle, allappante, gravente, knlente, luccikentg (e /-), pesante, pizzikente (di formaggio ...), rancikenle ruvido (di superficie), raspente (di vino: cfr. ital. razzente), rassumilente, strillante (di voce acuta), talente tagliente. Ed e si ha pure nella 1* e 3* sing. e nella 3* plur. del condizionale presente : V amera, isse amera, issi amerene ; i' kantera, isse kantera, issi kantereng ; P mahera, issg matterà, issi manerene ; i' natera nuoterei, issg natera, issi natergng su le quali forme ormai prevalgono quelle in -aria, -arìgng: i' amarla, issg amarìa, issi amarìgng ... 5. Ad -ario, -aria rispondono -arg, -ara: kraparg -a, ed -erg (o -igrg), -era (rar. -era) : frusterg frusterà fore-, kur- rigrg kurrera corriere procaccia postale; ma sarà italianeg- giante kambgrierg -a. Con altro suffisso : matrikana matricaria. E 6. Lungo. In sillaba aperta, dato -a, -e, -o, si ha e: Fjera e ferija, stadera ; appesa, spesa, stesa ; pjena ; neutri plurali in -gra: jivetgra olivèt-; 1' e 3* singolare e 3 a plurale dell'imperfetto indicativo: -èva, -èva, -gvgng. — Francesg, krastesg, mesg, nglgsg, paesg e pajesg; tgggg sost. ; plur. femm. : appesg, spesg, stgsg; pjeng. -é < -ère: tgné, vgdé. Si ha i ne' pronomi tonici mi, ti (oggetti e complementi indiretti), ma torna e in fot mine/tu *cum mecum, ku tteku *cum tecum. Per kwita quieta ved. \ 7. 7. Dato -ù, -i, si ha 1: citg a]cetu, kannitg, Luritg Lau- rètu nome di uomo (v. # 48), ma italian. la Madonna dg Luretg; C. VIGNO LI pipgtg pèditu (i), rilg *rétu (v. less.), sgring, sivg sebu ; appisg, spisg, stisg, pjing. Plur. : frantisi, kraslisi, misi, paisi; oppisi; spisi, stisi; pjini. 2" sing. dell'ine!, pres. tu kridi, pisi, sìgwiii ... ; 3* plur. dell'ind. pres. non di I coniug. : issi krìdgng; 2 a sing. dell'ind. impf. : tu avivi, krgdivi ... e tu iri (antic. ivi) eri ... Ed anche iridici e trit-, sìdici e sii-. Pur qui kwite e il femm. anal. kwila (§ 6) quietu, in cui il i sarà stato assorbito (v. \ 141). 8. In sillaba chiusa, dato -a, -e, -o, si ha e : erta o je-, stella ... 1* e 3* sing. dell'ind. pres.: i' kreskg, issg kresg o -i; /' self, issg ielg o -i; i' venne, issg venne ... Per set- Iniibre ... si tratterà di -o, metaplasmo (Merlo, I nomi romanzi delle stagioni e dei mesi, p. 153). 9. Dato -«, -t, si ha i: irle (o -«), Ulte, vìskere lombrico (forse da vescu-lu sottile, debole) (2); kalasìùe *cala-scendi saliscendi degli usci. 3* plur. dell'indie, pres. non di I co- niugaz. : isti kris/cene, sìlene, vìnnene vend- ; 2* sing. dell' indie, pres. : tu krisi, sili, vinni. 10. Resta intatto in tenerne, tenete; vederne, vedete (3) ... Forse analogici: leggassìme, leggassìte ... XI. Si ha g in kurera, nue (o nume) novena; arede (e-le) erede. 12. Breve. In sillaba aperta, dato -a, -e, -ì, -o, si ha e: pekera (e peko-), preta, tennero, e plur. ; freve, mele miele, pede (e-le), prete (e preitg) e accupr- * previ te; derete; i'mede he, i' me mer'de, i' spere *spèro, te tenet e prendi!, ve venit; e cosi le 3" plur. dell'indie, pres. ili 1 coniug.: issi medgkene, se tner'dene, sperene. Eccez. : *" segwite. Per sincera ved. § 13. Letterario sagrete, -a *secrétu, ma ved. anche § 13. 13. Dato -ìi, -i, si ha e: jenngrc *g£neru, medeke, pe- kgrg; sagrete *secrètu (ali. a sagrete, \ 12), sincerg *sin- cèru (e così il femm.), serg siero; pedi (e -li) piedi, preti o prciti; tu speri (v. \ 12), te tieni, vg vieni; nzembgra *in- semel; ma italian. Pietrg. Si tratterà di /- prostetico in jerg (o -i) ed in jevii *èbulu (è il sambucus ebulus). Notevole digiti (e dieietna di numero, ma dicìna di peso, ved. less.) per cui cfr. l'alatrino dieice (Ceci, AGI. X, 6), il leccese (1) D'Ovidio in AGI. IV, pp. 148-9, H 6, n; Salvioni, Per la fon..... p. 24 e nota 2. (2) Ma ved. Salvioni, Note lomb. sic..... p. 194. (3) Per -emo ved. Merlo in SI. rom. VI : Gli italiani « amano », « dicono » ... IL VERNACOLO DI AMA SENO déice (Morosi in AGI. IV, i6), sublacense deci (Lindsstrom in SRom. V, 213), veliterno deici (Crocioni in SRora. V, 122). 14. In sillaba chiusa, dato -a, -e, -o, si ha e : erva, finestra, jenka *juvènca, pezza, presa *prèssia; plur. in -a: cervella, nerbgla *nèrb- da *nèrv-, perzgka (piante e frutti); plur. in -ora (-era): lettera (e letti da lette letto); cergwa (masch. cergwg), lenta (masch., però, lente), meza *medja, pella, serpa, terza, vekkja; mmerza *in-versa (o zm- *ex- inv- e lìverza *nivers- da in-vers-); 3* sing. del verbo: issg addgventa, aspetta, penza, resta; ma issg trummentg (o turni-) tiene niente guarda (1); femm. plur.: finesIrg, jenkg, pczzg; cergwg, lentg, mezg, terzg (numer. ordin., ma ved. § 15), bekku (e be-) becco (sost.) ; vcrmg; accidentg, parenig ; lepgrg; — ellg elio eccola, essg en'sso(c) (cfr. Merlo in Zeit. XXX, 4, p. 447) ecco costì -à; peggi pejor (e pgggi pejus ^.k'l: 1) skjina\ skjarì, skjudg, skjuvà; bru- sk/a e pr- bruscolo, miskjà mescol- (recente per n/raskà). Con 7 assorbito: skopp/c, skuppetla *sclopet- (cfr. fiskg -a). Ma notisi aku skujjata ago senza la cruna, che volgarmente è della culli. Aggiungansi : akkramà -ciani- attirare a sé (cattivarsi) la gente, skrokke, skrukkà. 2) nki.: nkjatrà in clatr- \ 124, vkjavukà, nkiuvà. nqstrg inchiostro. 126. t'l: i) kkj: zikkjg secchio, vekkjg vckkja; arruskja- rgsg, arru'skjate * ad-re-ustul- (v. less.); ma abbrusking -bru- stul- tostino e pane abbrustolito agliato e oliato, abbruskà ad-brustul-, fiskg fischio, fiskà, ne' quali lo j è stato assorbito (v. Salvioni, Oss. varie, 13; Per la fonetica p. 28 e nota 3; Merlo, RdDR. 1, pp. 258, 262). Pur qui rufckje se è un *rotulu pezza di panno arrotolato, ceppo. 2) //: spalla, spalla demolire, farsi male cadendo (/' apnzzi spallò.' (1) Ma per vkatrikkjà e skatrikkjà *in- o ex-craticul- v. less., Mussafia, Beitr. 68, 69 e Salvioni, Roni. XXXVI, p. 230 s. carda e nota. (2) Castr. sarikkjg. (3) A Castro : pglleica e pgllekkja, pgllikkjarg, pglliccàrgsg. 42 c. VIGNO LI possa tu fiaccarti il collo o le gambe ...!). 3) Si tratterà tli f / romanzo in w/irfra -biet(u)la, vuirijà voltol-, vutra- tur§ voltolatolo brago, in cui si voltolano gli animali e particolarmente i suini. V. I H2 4 . 127. pl, p'l: i) kkj, ma con anticipazione dello /': kjuppg pòp(u)lu *ploppu (1); e fors'anche kjakkg biforcazione dei rami < ital. cappio (v. appresso kakkjc) nkjakkà < ita], incappiare incrociare le dita (e fig. coire), nkjakkatura, rfn- kjakkà, skjakkà < ital. scappiare (rami o altro), skjappa, deverb., striscia di legno o di corteccia scappiata da un ramo (e fig. ragazzona formosa). Si ha kkj senza anticipazione dello j in kakkjg! voce eufemistica (cfr. ital. cappio !). 2) Normali: pjani; pjing pjena; pjovg ; pjummg; koppja, koppjg *copulu legame delle aste dello ivìlg, akkuppjà (anche solo nel senso di unire), rgstoppja -dupl- (v. less.), restnppjf, spjinaigra. Voce ciotta : zbjandgre. 3) pr in kumprottf o -pio- italianegg., e con sonorizzamento della bilabiale in brebba (o bl-) pleb- (v. less.). 4) Caduto il / in assuppckà e rgsup- se sono da -sub-plicare piegare inclinare un vaso per vuotarlo, o immergerlo nell'acqua per empirlo (v. less.). 128. ol, g'i,: l: lamia gland-, lannà spingerei maiali a mangiare la ghianda, kwalg *coagulu caglio del latte, e vescichette, che si fanno alle mani per rudi lavori; kwalà coagulare; alulfi. Ma sulluzzeke, sullnzzekà (v. Flech., AGI. II. 377)- ngl : n\ Hùmmfrf e dimin, Hummarfttf gomitolo di cotone, da un *inglom- (v. Merlo, Note ital. centro-merid.). Ma ongja. 129. bl, b'l: bbjastema -à, bbjanke -a, Bbjasijf', fibbja fibula e figur. cunnus, nebbia, subbja, stabbjg -à. Ma pur qui obbrggg, ubbrigà. Metatesi : prùbbikg -à, mprubbgka in pubblico. 130. fl, f'l: i) Esito italiano: fjakka (sost.), fjakkezza, fjakkf -a, fjara (e fjarata, fjarà) fla[g]r-, fjalf (-à, raf-), fjokkg floc- e fjukkalg (o s/-) pennacchio, ornamento fatto con fiori di carta colorata, penne di pavone, lacci sottili di varj colori che i contadini comperano, quando vanno in pellegrinaggio ai santuari e portano sul cappello come distintivo e come ricordo ; fjttkkà, fjunttàrgsg avventarsi (con impeto di cosa scagliata con la fionda); gun/jg gonfia, sfjonna fionda (1) E cfr. il leccese chiuppu e il nXoùmtoi di una pergamena greco-ital. del 1124 ap. Trincherà, Syllabus graecarum membranarum (Morosi, AGI. IV, p. 132, jj 40 e nota 1). IL VERNACOLO DI A MAS EMO 43 e striscia di corteccia (di fico, di olmo, di salice ...), i/junnà o -kà *-flundic- scagliare con la fionda od anche con le mani soltanto. 2) fr: Fravia; /ràwlg flauto (v. I 165) e fors'anche /rajàrgsg < flag- di flagrare ardere di desiderio, anelare ... (ma v. indietro //ara, fjarata, /farà). Metatesi : Triol/e (o Triqfilg o Tio-) Teofilo (italianegg.). Ettlissi : faiieìla (v. Salvioni, Per la fonet. p. 31 e nota 4). R. 131. Per lo più intatto, e talora, iniziale, è geminato e preceduto da a (ar-), ma non dà valore iterativo alla parola: ai raggira inganno, indugio, il ronzare in un luogo ; arrag- £irà, arrubbà ■= *rubbà, armine — * renne. Si noti che il prostetico ar- è costante, mentre nel castrese si ha raggiri- e arraggire, rnbbà e amtbbà ... 132. rs: tnìiccike, mueèikà morsic-, e forse MMSSf ni ors u (Diez) viso, muso. J 33- 0 jinnalg * gennai o gennaio, papìlg papiro lucignolo, HlQppe scirop- (e Hluppà, v. less.), in cui per lo s- cfr. l'etimo arabo scharàb e syropus (Asc, AGI. IV, p. 151, nota 3), silukkate sciroc- (v. less.). 2) n : patena patera e fors'anche pel/mia pelurie. 134. Dissimilazione: r-r'mr-l: rasala * ras ori a radimadia e legno, con cui si pareggia il grano sui recipienti (piandosi misura, rasule rasojo ; àrbelg,/rubba/g, murlalf mortaio; e pur qui alale, che sarà *arta/g (Salvioni, Oss. varie p. 17, nota 1). r-r in r-l: Vularding. 135. Assimilazione: Unni iarde ; sempre con pg per: pg rnme, pg He ma qui, più che di assimilazione, sarà caso di geminazione dovuta alla preposizione (# 250). 136. Ettlissi, specialmente dopo /: arate, patine patena, patte *pat[rg\tg tuo padre, atg altro (solo in al' e Hauti, ma per lo più alrg e v. arg nel less.); ma anche, talora, se pre- cedeva il t: nzetg *insertu innesto, nzgtà. Per drente v. \ 138: trenta. Pur qui /uHana < it. frustagno; rmva rub(r)a (v. less.) e ruazzg *rub(r)- pettirosso, v. less.; sab- bùlgkg. Negl'infiniti va sempre perduta la finale -rg, anche quando all'infinito sia unita un'enclitica, se si tratti di voci piane da sdrucciole anteriori « -ère). dicg, dicgsg ; inpQng, mpongsg; streiig, slrengsg ... ; ma non così per voci ossitone da paros- sitone anteriori (< -are, -ere): mahà, mahargsg ; vgdé,vgde- rftf, sgntì, sgntìrgsg ... A4 C. VIGNOLI 137. Epentesi: ceslra; aggestre gesto, prospere pho- sphoru, Skrizze schizzo, scintilla, scherzo, skrizzà schizzare e scherzare (v. Salv., App. mer., 2, nota 1 ; e qui il less.), frappile tappeto, Trasqra (Rampe Tr. nome loc.), trisorf, Triofile (o Triqlfe e Tiof-), trone (e fruttata, ina solo nella frase imprecativa: le desse nu Itone o ita fruttatat ti colga un fulmine! ti venga un colpo apopletico !) ; pressime, che presuppone uno spressirne (1), che non ho riscontrato finora né qui né altrove; nlruppekà * int(r)oppic- frequentativo di ntruppà introppare inciampare (dr. ital. intoppo), rfcintrà recinct-, rekrumà rugumare. Qui tot»' anche lontre pozza fangosa, se è da lutu. Per r estirpator d'iato, v. # 252 *. 138. Metatesi : brevofia e brew-, brewtmuse -osa, abbre- wuìiàrese; fràbbika, -à; fraffalla; frevf, frpbbiii (e mazzafrqb- bici o arrqtafrqbbici forfecchia) ; krapa, kràpie caprone e ca- priuolo, krapare -a; krapicce, -use-osa; krastà, krastatc ; /era- stese; ktupì, skrnpì ; 11 Ir glume ; ntrgsgka inter-sec- pertugio, fessura; nttetante intanto (temporale e avversativo); titrnkkossg *inter-cox- uomo obeso e vecchio, che cammina a gambe larghe; preta; piviale; ramiggà; rancg *cranc- < *cancru granchio e ragno (2), rancikollg, raneikà scriver male (come gambero); rgicqla (e aréqla); rpng *cron- < coni-, rafia (v. less. e jj i83 ;) ); Rummilia, se non è E]rum-; ruppcltg * k\rup- < ital. corp- (j! 183; strenttulf slrennulà (e iIrati stur-); streppa stirpe, strgppena generazione; strippa sterp- rompere con uno sterpo (se pur non è da trippa ventre, dulia pur senso di sventrare) e cosi, strupparg sterpaio, itruppunata * sterponata colpo dato con uno sterpo ; slrupfy'e slrqppja, struppjà storpiare (e cogliere frutti immaturi, fiori non isbocciati ...) ; sturzing cosa sgradevole, che si deve tollerare ad ogni modo, stitrzà ; trenta in la stumana ku trenta, v. 2 206; trummenlg tener mente (e lumi-) ; zropg e pg zropg sopra (ma assoprg). Notinsi raprì e rapgrtg italianegg. Metatesi progressiva : tnmer' la mpurcellila in cui son da vedere imbrunire e cielo (v. % 233). Metatesi reciproca: porla (e por ve la), piirvulare; ggi- lormg. E vedesi \ 248. (1) Così mi faceva osservare il chiar.mo prof. C. Salvioni .a proposito della stessa forma viva a Castro e da me riportata nel saggio sul Castrese. (2) Il -c- del sing. sarà dovuto al plur. (Merlo, RdDR. 1, 2, p. 253 e Salvioni, Rom. XXIX, 546 e sgg.). IL VERNACOLO DI AMA SENO 45 139. 1) Intatto iniziale e interno: vakka, verf ve^ax-isse vo; revenne -vend-, Fravia, gravenU, kavà, kavata; aqiuQl\ (e avvia!). 2) Frequente la vocalizzazione specialmente pt> gutturale o dopo u : nuwe, uzva uva ; uwa voi (e ved. less. a ua) ; tu wo tu vuoi. E con assorbimento della vocale seguente: unita vesc-, ncìne -a \ 68 ; a ddutuperig *ad- vitu- per- v. ? 62 e less., kautà *cavit- bucare, forare. 3) b, con raddoppiamento sintattico nelle seguenti forme di vede: kwand' e bbe le sette (frase ellittica per k. e ku [= che] bbe U s. alle ore sette); vanne ku bbe, vat/ell' a bbitì!, se tu vajja a bbedé; e fors' anche verrà qui Ubbie -a leggero di mente, stupido, se è un *leviu. 140. Assimilazione : v-n in 111-n: menarca *vin- (v. less.); meni e rem-, menule e rem- (ma sempre ve venis, ve venit, vere vengono). Dissimilazione: v-v in m-v: mivuDne * viviiline (in cui il v interno sarà eufonico) violino (l 143 e cfr. il castrese vi- vulìne). i4r. Assorbimento: mila * nu[b]ula, nule-a, runnuld, rute (e nuwe jì 139), arraggrule -à -grovigl-, rekure -à ricover-, ute c]u[b]itu *uule;pqre pqra, pureie -ella, purette -a; e fors'anche arrullate -a tarmato pel vajuolo (francese vé- role). Pur qui kwite -a \\ 6, 7. 142. Prostesi: va/a afa, alito (te la v. talliva e così in composizione, ma abbafà), vora (e Wffra), vurdika, rune (a wuttf a wunf, ma il v- qui è quasi tv), vuttanta. Ma apa (castrese vapa, in cui sarà da vedere anche vespa, cfr. arp. vépa e v. Salv., App. mer. 95, e Oss. varie p. 939, n. 117), e v. lupa less. e § 255. * 143. Epentesi: puveta (e -tve-) donna saccentona, che fa tutto con cura esagerata ; Tuvuddqzzìa Teodosia, videve vedeva (e widewe wedewa), mivuline % 140; dova e dqtva due (usato solo a sé); niwa (o -wa) noi, uva (e -iva) voi. E pur qui forse i' vavg se è vao < vado \ 213 bis 3 . 144. lv : màvula e maw-; mavulqne donna di poco senno; porla (e porvcla), purvulare chi fa commercio clandestino di polvere pirica \ 138. Ma salvatele e salti'-. Per la metatesi, v. ? 122. 145. nv: assimilazione bilaterale : ammidia (e -Ha), ammite ■à (e rum-) ; ammalia, mina ne, mtHféf, mmt;r' e mmerMH ; Icuiii- menle, kummenci convincer.-; kuntntfrH ... 146. sv : zbendela * sven t- ceffone (ma zvirgula nella stessa 4 6 C. VIGNOLI accezione') ; zbelà, zbi'à (e zv-) mettere in via (in moto, in cammino), zbikulà fuggir di soppiatto (quasi andando pe' vicoli), zbrezvnhà, zbu/à svolt-, e fors' anche zbrukkjà, se è uno *svi- lucchj-. w. 147. Iniziale: 1) kwadane (e -ta-), kzvadanà (e -ta-), kwar- djane, ma v. \ 203 e qui i nn. 2, 3. 2) vaio (vocativo di un napoletanismo recente) ragazzetto, -a ; vardà guardare, e, più spesso, custodire (v. n. 3), vasta guastare. 3) gwardjang -a, gwadanà (e -ta), gwardà, e pur qui, forse, gwazza brina, rugiada; ma kazzabbule guazz-. 148. Epentesi: kivitarra chitarra, e, figurat., tosse catarrosa, kwiiarrclla. Ma non sarà epentesi in g-varzone garzone, servo, che custodisce i beni del padrone, se è * gward-j- da gwardà. 149. kw: 1) rekwesla * re-quaes(i)ta (v. less.), rekwete (o fa' la rekwestà) perquisire, ispezionare (v. less.); kwalf * coaguli! caglio, kwalà, kumnte -a, kwattre kwaitordici kwì- ttfói, kwasi; kwandf (rar. -ntif), cui risponde analogicamente andanne allora (v. less. e j> 279). 2) karaesema; ki, ke; ka kkosa; kilg kella; kiste Ars/a; kissf kfssa; kakfduttf -a (e -/«-). 150. Assorbimento della vocale seguente in /curerà, reku- liézia ; kustiong, kuitiunà. 151. Assimilazione: cerca (pi. -e), cercola querc-. 152. nkw: skunkasse à; iinke; dunka; kinga (o ka), keuka qualunque rosa. F. - PH. 153. 1) Saldo iniziale e interno, ma frobbili (sing. e plur.). Per kl, NFL v. \ 130. 2) Notinsi : panlàsema fantasma, spera acpalpa sp(h)aera; con epentesi di ri prospere fi 137; ska- ravazze scarafaggio. 3) Scempiamento : pi/ara piffero, spifarà, spi furala. s. 154. Sordo, tra vocali: kpsa, rosa. Iniziale: 1) i, v. jjj) 156, i6o : '. 2) è: canea sansa (v. less.), Cicilia Cec- e Sic-, ciciliane sic- granturco, ticinese (uva) cesali-, e fors'anche arrabbeietà, se è -visit- frequentativo di vis- (v. less.). 155. Sempre palatizzato (lo s) davanti consonante, è i davanti consonante sorda ; z, davanti consonante sonora (cfr. D'Ovidio, AGI. IV, p. 167, ? 124): ip&vta, ipjqvf, 'stella, storia, stenne; (ma si ha contaminazione in ammasikà. Sai- IL VERNACOLO DI AMA SENO 47 vioni, S. Rom. VI, p. 37); mmaikfra, mmaikrg *maschero (s. m.) uomo o donna mascherati, minai karà (e amm-), na- skgnng (ree. per ngwattà), nfuikà *infosc- istigare (v. less.), peska, pgikatorg, pgskà; nella 1* sing. e nella 3* plur. del pres. ind. degl'incoativi: V kreikg, issi kreikgng; i' kunoskg, issi ku- noikgng; V naikg, issi naikgng (1) ... zbatlg, zbikkjgrata, ibirrg, zbptlg (e bbpttg) caduta ; édulummà *dis-lomb-, zdgl- lassà *-laxare; zganitg (da kang) magro, zgraffihà graffiare; émammd (da mamma mammella) togliere il latte ai bambini; zlacch. K per sj: ruiikà, ranking rancore, invidia covata ; ma si, akkusì kwasi. 156. Dà i in zampoùa, iampuìiarg, zinale, zinaia, iam- mukf, zikkjg secchio, zikkjitni succhioni (v. less.), iuffjaturg, iuffjà (e s-), iulfff, zuzzf zozza ... e fors'anche in zillà saltare, balzare, se è * silio. Mediano: pitie polso, pulHttf italianegg., e v. ? 157 per r + s, n + s. 157. 1) Dà z in r + s, n + s : A-orza, pfrzpna ; perzgkg, urzg; arzenti, che sarà da ars- piuttosto che da ard-j (v. less.); ommurzà; Interza o mmerza in-versa ^e interza *imersa), mmerzu in-vers-. Ma boria e notisi forca (o /or-) forse. nzakkh, nzetf (e né-) innesto \ 136, nzetà (e né ) innestare; nzi non sei, nzing (e né-); ncenze, f mg penzg (e -nie) ; ma niineni'a ... in-fin-... a, niingà, nzikku *in-sic (v. less.), nioìf (e niule) e nittlà (cfr. frane, souille), niova nella frase i' ni- da subare andare in caldo specialmente delle troje < sus-, e vedansi più su nie/e -ti, niing, ?' me penif. Ma iunsfttif consenso. 2) Notisi Linfarqsa Sinf-. 158. -s, -st: nuwa noi, uwa voi (e v. less.); po, dopo, pgskrai post-cras (e v. less.). 159. ss: 1) Intatto anche in mpssg mossa, che ne' dialetti laziali suonano spesso -itg -sta (a Castro, untaste mosto ; a Veroli, mostg -a). 2) g 93. 160. ks: 1) ss : assalile ex amen sciame; assomma escussione di testi (efr. disamina), assalitimi; assftttà scem- as- sgtHata ; assona ; assukà ; tossa, ntrgkkossg (e ntrukk-),lassà(i), matassa, J 138 e less., tassg barbassg, lossgkg e nlussgkà .... (1) Mancano all' amas. le forme palatali analogiche di queste persone, che si hanno nel eastrese : i' kresg, issi kri- seng; i' kunpsg, issi iuftuifnf ; »" naif, irsi naiftig allato a ?" kreikg, issi kreikgng ... (2) Cfr. D'Ovidio, IV, p. 168, ? 132 e nota I. 4 8 c. via NO LI ma vènia (Merlo, Note ital. centro-merid.). 2) s: sakkwà (e res-), sala, salakkivatg -a insipido -a, sapile -a *ex-sap- scipito, -a, senza sale o con poco sale; sella axilla, si ex-ire (ma nella 3* plur. sempre issi jeskene e ved. la coniug. ai 269, 275), sita use- (deverb.), soli ex-solv-. 3) Qui forse éikf piccolo, zikgnile Piccolino, se si tratta di e] xig- (ma éika, v. less.). i6r. ps: 1) isse essa (o je-), kisse kessa, 'sse 'ssa. 2) s o f in nisune o nic- (Ascoli, AGI. II, 126). ts : dicisscttg d e c ( e tn ) - e t - s e p t e ( ni ). 162. A fere si: pasema * spasimo asma (e appasemate -a per cui ved. less.). 163. Ettlissi: Ràjimg E]ra(s)imo. 164. Prostesi: skarcqfela (e kar- femm.), skardilgne , skar- tgece * cartoccio involucro delle spighe del granturco, pannocchia, strasse casso, frego, skassà cassare, scoppole (italia- negg.) e skuppulgne celione, skuffja, spuzze -a. Per z- v. § 'SS (>)• z. 165. Iniziale: 1) raddoppialo e forte: ééappa -à, ééipPf, izuiHpe -à, zzgppe zzoppa. 2) è : cufele (o /ràwle) flauto agreste (# 130 2 ). 166. Interno: j) accuppà (v. su zzgppe). 2) Spesso è geminato soprattutto nelle voci in -zionc -zziong e superflui gli esempj. 167. Per z -f » = zzi v. Salvioni, Rom. XXXI, p. 280. Per la prostesi di z — s davanti consonante sonora, v. \ 755. N. 16.S. Assi ni i I az i mi e : costante, anche nell'interno delle parole;, davanti p, b, tn: 'in paradise, tnbulze, tiiligìza, 'in mezze, 'm mane. Assimilazione progressiva: funtaninc, regressiva: dicinnove dec(em)-et-novem, bilaterale: 'm mgkka, 'm meèe (o -i) (| 145). Per nv, v. g 145; per ns, \ 157; per nd, \ 220. 169. Dissimilazione: lummikf nemico, /.iniziala Annuii-; alli/Jiimanle, Vulardine e v. g$ 176-, 220. Ma vetffttt, vitiHà contro il castrese veletta -à. (1) Ho in ritardo z£ammirre per farne a parte un # di metatesi e rinforz. / L VERNACOLO DI AMASENO 49 170. Prostesi: ndramma Spdxixa (v. less.), nfanga, nfulice felice, nkwanlità ... 171. Epentesi : lanccrta, rangiikja ranocchio e ranunkjare. Pur qui, forse, Ignirc pozza fangosa, se è < lutu (| 137); kjaranzata se è ile] ci ara t io . Prostesi ed epentesi: nfancella fac- v. less. 172. Ettlissi: rafakine se è g]ra(n)f- piuttosto che gjraff- (v. less.). 173. Metatesi reciproca: ali inane o alli- * anima- glio (Merlo, Zeitschrift .... XXXI, 2, p. 158). 174. Geminazione: per effetto della tonica degli sdruccioli: kìmnia cantila, jptnp rf geueru, tenuerc (cinterà ... Notisi H = nn in cenerà, sìherature (cfr. castr. cerniere, scniierature). 175. Geminazione sintattica: a nnua, kit intonile ... 176. 1) Non si ha in iato, ché, ad esempio, si tratterà di nf, particella pronominale o avverbiale di luogo, più che di » eufonico, in locuzioni come sbrigete a un' ire (enne (1). Per n invece di /, v. \ 112 5 . 2) /: RummUia 57, 138), Vur- gilia (e -nta). Pur qui tràpule -a, partic. accorciato di Ira- pu!à (v. less.), se è un * trapan- (cfr. castr. (rapftlf -a), e liverza rovescio ({* 14) se è *niv- per inv-. Altro suffisso : Pcpargle * pep-arolu pep-erone (v. Merlo, Zeitschr. XXXI, 2, p. 158, n. 1). Notiusi: all'aitfntuma a tentoni; viéitala * vicin- clientela (v. less. e cfr. ital. vicinale). 3. Palatalizzato di frequente per 11 + j secondario (da i primario o per iato): roiia, rgiif *k]ron- < cornea, cornei! (# 32 e less.); paìii panni, stane (genit.), assimilici ex-semin- (v. less.); n' 'i — iteti li non Io, non gii. 177. ns: spasa ex-pa(n)sa; spase -a; lise tesa te(n)su; ma rempizzà e il deverb. retnpizzala se sono da re-in-pins - di pi uso pesto, pigio, donde anche l'idea di ficco dent ro ... (2). M. [78, < lem i nazione, soprattutto dopo la tonica degli sdruccioli : femmena (e feiitmeninc) (3), tnemmoria, camtiiurre cim-, kuminaniie *comand- (e kiuiiìiianiia), nhmmere (e nunuiia- (1) Il pleonasmo della particella pronominale o avverbiale è comunissimo. Cfr. te lu dqnge a Uè. (2) Così, piuttosto che risalire a -pizze, che ha poco o nulla a vedere col senso. (3) Di roba dolce, da femine. V 50 C. VIGNO LI retlg), simminarig, slqmmgtg (e stemmata), himmdc tu ni uhi, ummidf, vommfte (e vummfkà) ; gmmgni, vemmgrg; annam- murà, apprgmmetlg, semmenà ; kgmmc, akkommg. Per maskarà e simili « in- anteriore), v. \ 66. 179. Prostesi : mbambing, mbumbong 232, 241). 180. Epentesi : stampelg < ital. sgabello (1); nzembgra in-semel. Ancor qui, in m'r: tambera (Asc, AGI. I, 308, 309; Muss., Ceitr. 16), tambgratanna catnorc-, kambgrierg tambgrera, tutgmbgrg. [81. Ettlissi : stàing stelo secco (di fave ...); tjaitcnne gerundio di un disusato i/aitò (v, less.), se è < cla(m)itare. 182. mh < : ammasala (e min-), ammattì ( e ramni-) imb-, kummattg (v. less.), kamminà * camb-in- da *camba gamba, come ped-inare da piede (Asc): mammoccg, zam- mukc; pjiiuime. Sarà geminazione distratta in i tube (o (' «fo) da » é^c (jfg 228, 241). Italianeggianti : tromba, ktimbattg, mn < «/< : skating scamnu, skannella. E v. | 232. i82 bi ". Altro suffisso: tijang, lìjana, tijanelg, tijanella tegame (v. \ 196 2 ) tegamini (AGI. 1, 525; Asc, id. 1, 54S, a; Flecli., id. II, 56, 57), in cui saran da vedere casi di sampra- sarana. Notinsi : kapomilla caino-; vammana *mamm- levatrice (castr. mammana). Consonanti momentanee, k. 183. 1) Intatto, iniziale o interno, davanti vocale forte: kabbja cavea, Kajìtang, korng, tiinnia, /ninnate -a; akg, affukà, buiteta, citala, frgkà, Igkg, petgra (o -tu-), pjikà, spatg (e -gg), sukg (e -gg), trita. Ma pur qui cappa fermaglio, buca (e zbncà e v. qui num. 2), torca e monca analogici (v. qui num. 2), allurcà. Raramente si sonorizza : sfogg, spagg, sugg (v. qui su), vaga g 185. 2) c (raramente ( o s) davanti vocale dolce: celg, cehgra, centg (dgcenlg ...), cirasg; bbuci (1) Non sarà da scamnu, che è continuato normalmente da stanng, stannella v. # 182. IL VERNACOLO DI A MA SENO 51 (plur. niasch. ; ma ferrini. bbuke), dici, krpci, macera, sgrece, ipaèi (plur. di spake), vammaci; lurce torca da lurco di lur- cabundus, 1 urea re (v. nota 1); munce monca moneo -a (v. num. 1), pince pinco, i' torce (e composti ai-, re-); HHfra- iure (e (-). Sonorizzato in girùggike. Pur qui cika (na cika o na ci') un po' cicu, bell'esempio di neutro plurale fatto femminile singolare, v. \ 258 (ma v. zike, $ 160 3 ). 3) Uà- l(ma (| 190) ràlena e derivati, rame granchio e ragno 138), ranòikfttf, ràntikà (da rantf), rana (v. less.), rotte (v. less.), rullìi *croll- scrollare, rullata scrollata, scossone ripetuto; ruppfttf * k\rupp- da * kurp- camicetta delle donno (cfr. g 248), ute *uutc < cubitu. 4) Notinsi : prihalc corniolo, vikkjare (vikkjara, vikkjarare) con *vn- < *gu sonorizzato per dissimilazione da k-k. Aggiungo qui la voce lett. zgammirre Casimiro, sentita da poco, pel sonorizzaniento, e v. ji 164, mini. 1. Per la prostesi v. f 245. 184. kj : Il 100, 101. 185. kk: akkrukkà (v. less.), akkulà, fjakka (fjakkczza, jjakke -a), sakku ; ackkc (o aj'e-) ; rgkka. Scempiamento : saraka, sarakarc salacca salaccajo, e forse anche, con sonorizzaniento, vaga se è baca < bacca chicchi, e v. g 276: kqci. 186. ccj: 'i 100. 187. nk: # 183: i} ggunkata, j<;>tkc, nkiuitrà, > unicità: aitkpra ... 2) ancine, ncenne * i ncend - dolere, venie. 3) Sonorizzato il k in angwattà, ngarrà (e fors'anche zgarra). 4) Assimilato in kgkkglc conchulo, skukkulà *ex-conchu- lare. j88. kl, k'l, nkl, skl : \\ 124, 125. km assimilato in ndramma, l 170. 189. nd'k: manà {magala, mafiatora) manduc-, se pur non si tratta di n + j secondario (cfr. frane, manger). 190. kr : intatto: krepà; kresema, kresemà. Sonorizzato in gride, sagrcte. Per rà/pna *kral-, v. £ 183 3 . 191. ks: l 160. 192. kt, ktr, kt'r : < tt, -ttr: lette, pcttenc, appetta salire un'erta ripida, quasi a petto, aspetta, fitte; ditte, -a; volte octo; dultrina catechismo, vuttura. Pur qui, con assimilazione progressiva: paltokkc, pallokka, appallukkà-paWuct-; /ralla, sfratta fract- siepe di rami rotti, arrattrajjà -tract-. 193. rk: intatto. 194. Intatto anche in nfukà istigare. Non si ha nel- l'amas. la prostesi del k secondario in ritti (masch. plur.) reni (di contro al castrese krini da *gr-, cfr. zgrinà). 52 C. VIGNOLI G. 195. Iniziale, avanti a, o, u: 1) k secondario: ialina, ka- lardg (m. e f.) kalardezza, kalla *gall- l'atto della copula (v. less. e qui i nn. 2, 3), kavetta tose, gavetta. 2) /: jalla *gall- segno della fecondazione nelle uova (e v. kalla nel n. 1 e ngallà nel n. ^),jamma,jabbg gabbo betta., jabbà gabb-, jaltg, -a. 3) v\ vajjana guaina (cfr. frane, gaine), vaìg gallo (ma v. i nn. 1,30 Merlo, RdDR. I, 2, p. 241 e notisi ngallà), vaìluzzili specie di funghi mangerecci, cosi detti forse, perché simili alle piccole galle, che si formano su i tronchi degli alberi. E pur qui vìkkjara, vikkjarg, vikkjararg pei (piali v. $ 183 4 . 4) Caduto il k secondario in lazzgka gazza, se si tratta di concrezione. I95 11 ". Iniziale, avanti e, i: 1) Intatto in gakanta gigan- tessa. 2) /: jenngrg. 3) v: vinQkkjg gin-. E per la geminazione, v. jj 250. 196. Interno: 1) w o v: fràwula, juvg jugu. E vedi i> 199. 2) Avanti a, o, u : tijana {-g, -elg, -ella, v. # 182'''" ), vajjana (\ 195 3 ), fatijà, matti)à, vanijà, ma nggà; avanti e, i: fijenng (v. Iess.), frijg, rejjg, slrnjjg. In sajella, streja, ma- jestrg -a, majjesg magg- si tratterà piuttosto di j epentetico. 3) Dilegua in làina Xdyavov (e, con metatesi, lanialurg), liamg, allià; auslg, sauratg -a scia[g]ur-. karaesgma; kurrea corri già (più usato pipgtg plur. pepgta, cfr. napol. peppgta e v. D'Ovidio, AGI. IV, pp. 148, 149, jig 6, 11 e qui j> 5), dilg (dililg, ditgng), maestrg -a (v. n. i),piilg pugillu, fulima, kalinia (v. less.), kalanià (1), prupàina propa[g]in-, lilalg, e pur qui haulà e naulg se sono da mia[g]ol- (v. less.). 4) k secondario: kastikà; allukà allog-, ainmakà, se è da * magare (cfr. stregare da strega e simili), gakanta gigantessa, lilgkà, pjjkà, rgkrumà rugum-, sfrakassg * ex-fra[n jg-, s/ra- kassà, sikàrig (e sìkgrg), skalinà (v. less.), skampelg sgabello, renka a]ringa. E v. Salvioni, Per la fon. p. 14. 5) Si ha c in frqca (frucetta, v. less., nfrucatpra, nfrucargsg, sfru- cargsg) se si tratta di frogia ; pricqtlg (fikgpr.) fichi brugiotti, e pur qui, forse, frgccgkà. 196"". Turbamento: sparng asparago. 197. Geminazione: ggentg, ggilata; ammagfcina (e inni-), paggina (ree), aggestrg gesto (per Va), fraggelg (e sfrag- ggllà); leggi (sost.), leggi (verbo), kulleggg, digggrì, riggina. (1) Cfr. il gombitellese kalina (Pieri, AGI. XIII, p. 337, \ 95). IL VERNACOLO DI A MA SENO In gr la velopatale, fatta sorda, dilegua : ralena, ralenac- cata, ralenicce (v. less.), ramaccata (v. less.), ramerà, rancg, diriggg. Ma arruzzite -a irrugginito -a, e notinsi sfuzze diarrea, se è da *ex-fug- (e sfizzà), skaravazze scarafaggio. 198. gl, gr: Iniziale e interno, gl dà /: latina, lannà (v. less.), lotta *glìitta *guttula, alitile -a, aluttì. Rancikà, rang, ranfata, ran/à, ranfikà (ma zgraffinà), ranng -a * grande largo -a, rangsa, ranusare, rasa (l 93), rata * grata (v. less.), ratìkula, rattakasa, fàulf g]ra[c]ulu, Razzia (e Ràzia ma v. dopo), rile, rgsse rossa (e gr-), rutile ; //ara fjarata, fjara) fla[g]r- (v. \ 130) e fors'anche frajarese (? 130 2 ). Ma grazzia italianegg. (famme la gr.), groppa (e kr-), gruhf. Nire nera. Per fila *glir- v. g 248. E v. Merlo in RdDR. I, 2, pp. 251, 252 e nota 2. 199. rg: larlje (sost. neutro di contro al dotto large -a, che è ree. e meno usato di ranne -a), aliarijà; akkqrijese (e italian. akkorgi), resgrije (dell'acqua). Notinsi : brewgna (e -vg-) ; marna (nella locuz. marna marna rasente) mar[gi]n-; caduto in perla per[gu]la. V. Merlo, op. cit. nel \ 198. 200. sg: skwizzà sguizz- da schizz- fuggire, scivolare di mano. 201. ng. 1) Intatto: strenga, ma renka (jj 196 4 ). 2) Sarà •n]k- da -ng- in sfrakasse -d (g 196 4 ). 3) n : anele recipiente, che si usa nel frantojo (v. less.), Sant'Anele nome di una chiesa (ma v. dopo), pjaHi; depeni, tetti, stetti, stretti; rinata digrign- per metatesi da ringor; moni, panghi, pgtii ... Ma /angele, Angiluccg, Angelina, Angeletta, Angelella (anche con aferesi dello a-), puneikà *pungic-. E v. Merlo, op. su citata. 202. ng'l: \ 128 e pgrke cihale cinghiale. 203. gw: i) satike, sanguttate, ma sanà salassare (cfr. frane, saigner e v. Ascoli in AGI. I, 525; II, 455; e qui il less.). 2 ) l 147. 204. gn: i) lena *hgna, sena *sign- (v. qui n. 2, il \ 258 e il less.); kwinatg -a; prine prena * pregn-; kungsi cognosc-. 2) slang, rehikule (e ri-), v. less., sfftf (ed e ssini ka ... o sinal'e ka ... è segno che ... e ved. qui sena, n. 1), s/renà ex-fring-. Ma néingà insegn- segnare a dito (sarà metatesi -ng- per -gn-) e così sponga spugna. Non verrà qui matt ea matrigna, che sarà da jiaxpuia. Su gli esiti di latino -gn- ne' dialetti centro-meridionali v. Merlo in Mem. Acc. Se. di Torino, LVIII, pp. 149-^S e RdDR. 1,2, p. 252. 54 C. VIGNO LI T. 205. 1) Intatto: spatola spallila scotola del lino, staterà; vutella (sing. e plur.), fraterne, patreme ... (ma v. \ 210). 2) Sonorizzato: skudg, skudella, spudalg, subbuludura, merda- rese, spirde, spirdà. Italianegg. : vqlda (degli edificj), ma vota e v. | 115. 3) Notinsi : fràwle flauto agreste (§ 130 2 ), am- mupirgsg ammutirsi (cfr. castrese ammupì, mupìa mutismo) ; armanti, dettanti, \ 57. 206. Prostesi: tekkete, tekkgtile, tekkgtella, tekkgtellg ! eccoti! ... se pur non è crasi di te ek- ...! tieni ec-!; trenta (in la stumana ku trenta la settimana che entra ventura: \l 138, 252). 207. Geminazione: pupìtta pipita (e spupittà, v. less.), skattela, kuttgng, tette cito. 208. Scempiamento, \ 212. 209. tj, l 104; tl, l 126; tn, l 168. 210. tr < dr: ladre -a (e -tre -a) ; madre (dotto e recente e usato solo in madre abadessa), padre (raro per patre e con enclitica, fatto sdrucciolo, sempre patreme, v. \ 205) ; ma pul- litre, matrea (§ 204, fine). E vedesi anche il jj 136. 211. -ATico : kumpanaje. Voci dotte: nlipatike, simpatike; e pur qui filqtike per altro suffisso da filosofo. 212. tt: alutte ghiotto; alititi inghiott-. Ma kwalrini, malatta, e fors' anche pinata pignatta, tirqt§ cerotto, per scempiamento. D. 213. d: i) Cade: * di(es) (cfr. iterza e ist-). 2) Resta nel dotto duttrina. 3) d = l: tukana (e tukanere, v. less.), litale, ? 240. 2i3 bis . -D-: 1) Cade : Pressei Prossedi, anni ad- un-. Per skajenza scad- v. g 89. 2) Resta in kgdanzinzera. 3) v: bjava biada, vave (e vonge) va(d)o se pur non si tratta di v eufonico (cfr. puweta, \ 252 2 ). 4) d = t: brota, ite/a, annutf nodo, kommite, petalini, rate (e ratine) gr-, all' annute nudo, akkummità (raro e italianegg.), mmatìka! ma(le)dica!; avfta, avita, ovetene (ed eia, eteng, o tela tetgng) io avevo (egli aveva) da tu avevi da essi avevano da ... (è la perifrasi costantemente usata, con l'altra formola con tgné, invece del verbo dovere sconosciuto v. \ 255); aggiungasi Amateo (ree. e italianegg.). Ma asside -sed-. Oscilla tra d e t (ma ora comincia a prevalere il t) in staterà e -de- (cfr. j! 221), anidg e •tg, pedg e -tg, plur. pedi e -ti. 5) Sarà creazione da ràniikg IL VERNACOLO DI AMASENO (cfr. ital. rancico e -do) il verbo arrancekì irrancid-. 6) r: ho solo aspre (e aspre surde, v. less.) aspid-. Notisi Pressetia Prassede. 214. Geminazione: addgre od-. 215. dj, | 108. 216. dr: i) anaptissi: derete de -rèt(r)o. 2) karaesema. 217. dt: assimilazione regressiva: pipete pedi tu (v. \ 240). 218. dv: < bb: abbaile (e kap' abb.) ad -valle(m), ab- bampà, abbila ad- vel- (del fuoco, e rabbuia o arràbb- coprire, in senso figurato), abbiarese (e i bbia! e vvia! v. less.), abbi- dind avvoltare, abbise, abbisd. Sarà scempiamente in avenga adveniat (imprecativo: l'av. »' accidenti ■')■ 219. ld, l'd: sqlde, ma surdate (ora, più usato il recente surdate) e v. \ 116. 220. nd: i) <««: barine, lamia (e Janna), manna (e re- mannd e mannatarc) (1) skannere scandalo, stannarde (e -gne figur.), stendard-, ratine -a grand- ma con valore di largo -a, vanna, vitanna vivanda pietanza in genere (cfr. frane, viande e bidande del Ritmo Cassinese, versi 45, 46 e qui v. less.); le mutanna (plur.). Aggiungasi andò. Gerundj in -enne; appaine (mpenne, spenne ...), pennekd *pendic- (e spennekd), pennale, marenna. Qnna (solo in jittd l'ontia, che dicesi di donna di grande bellezza), s/jgnna *ex-flund- <-fundul-; annaskgnne (raro per angwattd). Funne Fondi, fittine, funnatninte, munne, tnùnnie fruciandolo *mundulu (e tnunnezza, munnuzzare), munnd mondare il grano (e rem- sbucciare frutta o scortecciare rami) ; kutinutte, iiiiaitinttd (v. dopo e less.), "sfjunnd (v. indietro sfjgnna), sfunnd. Aggiungasi Santu Vitnnittu S. Ben(e)detto (| 227). (1) Così chiamavasi in Amaseno e a Castro chi urlava al popolo i mandata delle autorità, ed anche oggi ne' paesi laziali c'è il banditore stipendiato dal Comune, ma chiamasi per lo più balio (lat. mediev. balivus); ed in Amaseno la voce mannatarf è rimasta solo in una canzoncina puerile. Più ragazzi si riuniscono pel giuoco del capanniscondi {celacelata), e "lessisi in circolo, un d'essi dice: - A' mentite lu Mannatarf 'Z" Rqkka (= Roccagorga), | à Wall'akkwa kulla bbrqkka, \ la bbrqkka s'à ikuccala, | pizzi, stracci, salukkate. Cominciando ( 'a un compagno qualsiasi, il dicitore tocca ad ogni parola uno dei partecipanti al giuoco, sempre di séguito, e chi è toccato quando vien detta 1' ultima parola, salukkate, deve bendarsi. 5 6 c. via NOLI 2) Scempiamento : anaréle (v. less.), skanale, skanalà, ànice end-, bulinici, ùnici (e vu-). 3) Non si ha l'assimilazione in banda grancassa (e v. less., Kulurinda, kundgtia (in i' pe kk., v. less.), kundgtte (v. less. e qui indietro kunnutte e nkun- nuttà); kunduci, rassikundd, sindike, andg (v. n. 1 fine), kwande. 4) mm: kalemmie calend- (v. less.). 5) Notinsi kalasine saliscendi, pene grappolo (che pende); e le forme dissimilate ràlena, ralenaccata, ralenicce ... g]ran(d)in-. 221. -d per iato (d = t, v. § 213 4 ): ped u' (o pei «'), une ped addakkqli (v. less.), adddwte ad- alt-; ma per addek- kuca, addekketa, addesia, addelleca si tratterà di de preposizione (v. Merlo in Zeitschr. XXX, 4, p. 450, nota 1; e Zingarelli in AGI. XV, 59). p. 222. Saldo, sempre: patre (raro, padre), kapezza capi- tium, kuperte kuperta. Sonorizzato in zbuletrite *spoltr- snello. Notinsi: ska- refalotti se è da scarpa; e luvina o luina seme di cocomero, di popone ... (Salvioni, Perla fonet..... p. 13), se pur non si tratta di v eufonico dopo l'espulsione del p. 223. Geminazione: pippa, pippd, nkappuni (v. less.); dgppe dotto per dapg. Sonorizzamento in risibbela erisipela, subbuludiira, sabbii- lekf e subbulgkre; italianegg. labbgsf. Metatesi : struppje, struppjd. 224. pj, \ 110; pl, p'l, \ 127; ps, \ 161. 225. pr: i) sempe (ed ora anche sempre). 2) abbrile. 226. pp: stroppala canto popolare non indigeno, fandonia (v. Diez, I 3 , 278). Scempiamento: lapa lappola, gpi'e, aupjate *opp- dormiglione. B. 227. 1) Iniziale o interno scade a v o w: vacile bacino, vammaci, vanna banda, narda specie di basto (ma v. dopo bbardella), vase vasà (ora più spesso bbace bbacà), vastarde -a non bene sviluppato -a (di piante), vastardclla (detto solo della vite vasiarda, v. less., e dei foruncoli), vave (f. pl.) bava, và- vuze o vaw- balteu, g 106 e less., vestia, vijate -a (e vijaiezza), vizzoke -a *bizz- pinzocchero -a, vgkka, vgtte (pl. vutti), vqve, vuli, Vunnìttu § 220 1 fine; — avastà (e v. dopo), karevgne carb-, kavale -Ila, nzuvarrite *in- seb- (v. less.), rgwa *ru- b(r)a v. less. e \\ 136, 231 4 ; ruwazze \ 231 4 , sive sebu, sgiva o sgva (in »' nzgxva, v. less.) deverb. di suvà (v. less. IL VERNACOLO DI ARIASENO 57 anche a sqvo) subare < sus. 2) Cade in dijdule (e dijaw-), tdida (e taw-), ute vóto, ute *uute c]ub(i)to (J§ 62, 141, 183 3 ) con assorbimento del b scaduto a z> e poi vocalizzato. 3) Italianeggiami : bbace bbacd (v. n. i), bbardella (da t-arato, v. n. i), bbastarde -a figlio spurio, bbattese * battersi difendersi resistere, bbeve, bbilanca (ree. per staterà), bbisacca, bbqje -a furbo -a, bbgrza; — abbastd (ree. per av-), subbiti, ev. j 228. 228. Geminazione: Iniziale è per lo più geminato (v. \\ 227 3 e 231') e talora anche interno (v. \ 227* fine) e: abbate, abbaine, abbile, abbifd, abbreo, apprubbd -probare (v. less.), blebba o br- (gg 127 3 , 240, 257), bribbgne, libberf -a (e delibberd, la Madonna della Delibberd), libbertd, rgbba, rub- buHezze, sdbbete, Sabbetta, tabbakke, tabbakkone, tubbf. Per la geminazione distratta mb < bb, v. \ 241. 229. Scambio e assimilazione: p: Peppe, Pippine; m: mammoccg; e fors'anche /: /rabbatta, se è *brabb- *barb- < borb-. 2 3°- "J, $ 90, pi; bl, b'l, l 129. 231. br: i) Cade il b scaduto a v: raca bragia, rocce brachiu, ranka branc- (v. less.), ricca breccia (ma la bbretèa la ghiaja), ricci (v. less.), rgkkoli brocc-, rùcgla (v. less.), rùcela *bruc- stigma del vajuolo, cfr. Parodi in AGI. XIII, p. 307, l 22 (cfr. i castresi vraca, vracce, vranka, vricca, vrugkkelg, vrùcela). Qui forse anche riskja *bruscol- (v. less.) e con scadimento di b a p: pruskja (o br-) bruscolo (v. less.). 2) BR-: libbra, uttgbbre, nuvembre; dicembre, e, con anaptissi, labbere labru, libbere libru e libero -a (v. {g 228). 3) freve; rgwa (v. less. e \ 136) ; italianeggiante : bbrqta. 4) Pur qui, forse, ruazze, -Me (e ruw-), se si tratta di *ru(br)- (v. less. e I 136). 232. mb, \ 182. E da n -b assimilato in mm: ammalte imbatt- incontrare, ammìkka se è * in- becc- (v. less.), amtnukkd, ammutiti imbott-, ammuttile imbuto, e sarà discrezione in mute ini- buto (v. less.), in cui -m sarà secondario (-ntu- < -mmu- < -mbu-). Italianeggianti : mbasli, mbastitura, mbambine solo nel senso di Bambino Gesù, e pur qui, per geminazione distratta, mbuiubgnf, i mbe (v. I 241). 233- mbr , mb'r: le morella; settembre, nuvembre, dicembre e fors'anche, con anaptissi e scadimento a p: mmer' la mpur- cellita (v. less. e \ 138 fine). Per murea, che va col tose, meriggio, v. Merlo. 234. lb, sempre intatto: alba, albuceg. 235. rb: i) erva, cerwe cerwa acerbo -a (e le forme ana- ptittiche erewa ...) sgrve (e sgreve pianta, plur. sor èva frutti), 58 C. VIGN0L1 e con espunzione del v secondario poi vocalizzato, turlg torta, nturld, che saranno da *turbul- *turvul- *turul- e, con « atono caduto in penultima sede, turi- (ma, italianegg. turbidg tgrbida, nturbidd). 2) drbglg. 236. bt: assimilazione progressiva: sgltg, assgttg. 237. bp : suppgkd (e assuppgkd, rgsuppgkd), se da * su Implicare (v. less. e § 127 4 ). ACCIDENTI GENERALI. 238. Accento: bbévuta (ma v. less. a bbgvùtd), trepgng *tripone;—participi: privgtg, -a; pruvibbitg,-a prohibitu; bbivgtg, -a; krisitg (detto solo del pane, v. \ 273) ; rgkwesta da antico sdrucciolo *requaesita, e fors' anche pjgvutg, spjgvutg ché mancò al lat. un *plutum e non si ha esempio di un * plovi tum ; — gakkg giacché, gqkka acciocché. E qui pure: »' mg ngustig (acc. a i' mg ngustig; cfr. castr. »"' m'ammagginig). 239. Dissimilazione. Tra vocali: Vurginia Virgi-; pupttta pipita; pumpudqrg pomod-, che sarà da pumpgd- venuto a pumpud- per assimilazione secondaria; Amateo per assimil. con lo A- iniziale; e v. § 58. Tra consonanti: L, \ 112"'*; R, \\ 134 e 140; Kristqfgng, vikkjarg (e -a, -rarg) per cui v. \ 183 4 , n, \ 169. 240. Assimilazione. Tra vocali: Pipping, pricissìong; annastà innest-, dispità, kjakkarh (e -rata); e fors'anche bakarozzg bagherozzolo, bakkamgrtg *beccam- becchino, kargkarqzzg con altro suffisso da gorgozz- * goregozz- (cfr. Pieri in AGI. XIII, p. 317, § 47; P- 334» ? 59! e Mussafia in Beitr. 62). Tra consonanti: l, \ 116 e kurera; r, \ 135 e muccikg, -à; v, \\ 145, 218; n, \\ 145, 168, 220, 232; k, \\ 160, 188, 192 e cerca, -cola; kukuma; t, \\ 161, 168 e titalg; d, \\ 116, 217, 218, 220 e pipgtg peditu; p, \ 161 e blebba se da pleb- (e v. \\ 127, 229, 257); b, <ìg 182, 232, 236, 237 e Peppg, Pipping. 241. Geminazione distratta: kapirkjg, sperkjg spirkjà; mbumbgng; i mbe. 242. Aferesi. Di vocale : gretta, se è a]gr- invece che ♦crepta; tqdena a]laudula, mmarg, -a a]maro, §51, Masena A]maseno, Merita, Nastasia, nkunia a-pt- (v. Mussafia, r m g, n. 50), ngùitia, rena, Ndrga, cerwg cerwa; Libertg o Libb- Alb-, Mbrqsig, sparng, nesg lisina Agne-; mmgrg (in pg mm, ka); nguètijà. E v. \ 51. Kjesia, limosina, patta ep- ; làstikg, Manuelg. E v. \ 57. E pur qui siggg exigere (v. less.). IL VERNACOLO DI A MA SENO 59 Kgna (funicella) sìx«>v icona, nnivia ; inunnuzzare ; ngihuse -uosa ; mmàggina (e amm-) ; nkùtena, filtrante, -« ( e -ittita) ; mpalà, mpalà, nfamà, nginàrese, nzingà, mpt, mpone, ncenne, strul (o -vi, -wì) ; nuanci e in generale tutti i composti con 'm da in-. E v. j 65. Micidiàrie ; ngre, razione, ipudalf ; hi (e aHi) o m n i - ; skurì. E v. g 70. Murea umb-; fors'anche serre usciere. E v, j 74. state (e *ascult- ? 231 ; t, semana o su- (ma anche Sin-, v. \ 63); d, \\ 213*", 216*. 244. Apocope di sillaba: -*': pg puoi, vg vuoi; * tube {\\ 182, 241), mg modo, perzì persino; -re degl'infiniti: amà ... Vocativi : kummà, kumpà e sopra tutto nei nomi propri : lfre (o Ture), Ndre; Aa' Carlo, Ntq' Antonio, guwa' Giovanni. 245. Prostesi. Di vocale: v. \ 131 e anide (o -te), annude (e -te) nodo, annute (in all'ann-) nudo; addumannà, akkalekà, avastd; akkummenente ; akkgmme. Anche qui il presente congiuntivo di puté nelle espressioni imprecative: m'apozza! o k' i' m'apozza! ... e cosi in tutte le persone (v. \ 270). Di consonante: j: Janna (e diminutivi), Jàngele -a (e dimin.), jevii (v. less.) ; jazzà o jizzà;jekke (ma per iato aje-), Jesi (e aje-) ev. j 252. k: kare ke! altro che! e gwappe < *kw-, se da vappa. n, § 170. v, $ 142. s, | 179- T » 2 206. Ma spesso si tratterà di concrezione di preposizioni ad, in, ex: ammaskarà, abbaile, andg (e ndg e addg), "'presempja, nfenta, zbalekà ... 6<> C. VIGNO LI Di sillaba: angunokkja *in- conocch- ròccolo; mpjelra * in- bietola con m da n. 246. Epentesi. Di vocale: a: v. § 56 e skarapelg (-pgl- Hng, -pgllà, pei quali v. Merlo in RdDR. I, 2, p. 246, nota 3); g: \\ 64, 83, 117 3 e in generale negli infiniti con enclitica pronominale o avverbiale (lavàrgsg, pgntirgsg, trg-cg andarci ...) ne' quali l'italiano usa costantemente la forma verbale tronca : lavar-si, pentir-si v. \ 246 e Libberig *A ] 1 ib-forma anaptittica di Alb-; q: lìbbgrg (e libbgrg) libro; u: v. \\ 76, 123. Di consonante: j, ?| 89, 252 1 ; r, \\ 137, 252 4 ; v, \\ 143, 252 2 ; w, l 148; n, \ 171; t, ? 252 3 ; d, 221, 252 3 ; p, pum- pudqrg; b, g 180. E v. Salvioni, Osserv. varie 14. 247. Epitesi. Di sillaba: -ng o -ng: sing! sìng sing! ngng! nong nong! akkusing, allusing; kengf che cosa?; ehngf eh? Lg vq fangf cg vq ìngf stnp.' (sempre enfatici ; la epitesi -ng è più forte di -ng). 248. Metatesi: l, \ 122; r, \ 138 e karmakanna camera di canna, camorcanna ; frelgka fregola smania, brama (v. Iess. e frglgkà, nfrglgkirgsg, ncdnfrgka (in parlà ne-) e ncanfrgkà che saranno da * frane- (cfr. infatti il modo di dire kissg e (o parla) ffrancesg riferito a chi non pronunzia bene le parole e non si fa capire come se parlasse un idioma straniero; rgprùbbika (v. Iess.), frùkkulg *furcul- (v. Iess.); sprubbikà, anche: diffamare ... Sarà metatesi reciproca in marganatg (castr. karman-) melograno, melagrana, artalg (e a/a/g \ 115 1 ), arbglg, rdlgtna e ri/a | 198, con caduta della gutturale del nesso ir- (* kral- per lacr-, k]ril- per glir-), kasurà per karusà. n, \ 173. ibi-, zdi- da bis- dis-: zbillgngg, zbinnqnng-a bislungo, bisnonno-a ; zdglìppd *dislipp-, zdgl- laccà, zdgllassà, zdgllgnzà, zdglluffà, zdglummà, zdgrinà * disrenare, zdgvgzzà *disvezz- divezzare (cfr. campobassano zdglummà ... D'Ovidio in AGI. IV, p. 167, \ 124). Ma Algvira o Alv-, che dimostra come il castrese Lgviera sarà per anaptissi *A]lev- E]lev- non per metatesi. E sarà ancor metatesi reciproca in cufeka */gceka, *cgf-, < faece (Salvioni, Osserv. varie 107, e per la desinenza v. Rom. etym. Wòrt. 94). 249. Non ho trovato esempio di attrazione nell' amasenese. Al castr. aira corrisponde qui arig (maschile). 250. Geminazione. l, § 112"'. r: durrupg, -à; sur- rikkjg, se è da *sariculu < sarculu; tammurrg. z, g 165. N, \ 174. m, \ 178. k: sgllekkura siliqua. g, \ 197. T, l 207. D, l 214. P, § 223. B, \ 228. Valga anche per l'amasenese quel che dissi pel castrese, ma si noti che in Amaseno la geminazione spontanea oltre che IL VERNACOLO DI AMASENO 61 in ppjù (ppì) si ha pure in ddivo * divu e in generale nelle voci comincianti per consonante sonora, sia esplosiva palatina o labiale, sia fricativa dentale. E si osservi che le forme degli articoli determinato e indeterminato raddoppiano costantemente dopo le preposizioni a, da, ku, pe ed anche dopo de (il che non è sempre a Castro). La geminazione si ha pur nelP amasenese : i) dopo le forme verbali sì es, e est (i), sp sunt; da', di', fa', sta', va' (imperativi) e v. Merlo in Zeitschr. XXX, I, pp. 16-20 e note; XXXI, 2, p. 161; Parodi in Giorn. Stor. X, 189 e sgg. ; e in AGI. XIV, 13; Schuchardt, Les modif. synt. de la cons. init. in Romania, III, 1-30; Raina, À propos d'un ms. magliab. in Propugnatore, V, 29, 63; Camilli in Archiv f. d. Stud. d. n. Spr. u. Lit. 1913, p. 1 e sgg., Kleinere Mitteilungen. 2) Dopo ke quid, quale, quanto; ka qualche; ni (o %, nu). 3) Dopo i e t ; no né ; ggà (ggakka giacché) ; ggò (ggokka acciocché) ; si se ; ne non ; a (preposizione, non verbo, ché questo non ha potenza geminatrice: ved. es. a nota 1), ku, pe; ma non dopo de tranne che per le forme dell'articolo determinato o indeterminato; *' e(g)o. 4) Dopo ppjù (ppì) ; ma (ma ssera ; ma ddumane) ; tre anche pei numerali, purché usati per indicare carte di giuoco (tre ddu; tre tire; tre ssette ...) (2) ed abbiano perciò perduto il valore di numerali veri e propri ; ché in ogni altro caso non si ha geminazione (tre centg, ire mila ...). L'articolo determinato non ha facoltà geminatrice. Per ciò che è delle parole comincianti per z, g, 6, vedasi quanto si è detto nel principio di questo paragrafo. 251. Scempiamento. f, \ 153 a . t, \ 208. r>: dv, l 218; nd, \ 220 2 . p, <ì 226. Per koci, v. I 276. k, l 185. 252) Iato: 1) j o jj specialmente tra vocali aspre: meja, teja, seja (o mejja ... allato a mea ...) e tneje, teje, seje (o m fjjf ... allato a me, te, se) con -e quasi nullo; majestre -a, pajese ; ajekke e ajj- (allato a jekke, aekkg), ajesi e ajj- (allato a jesi, aesi). 2) v o w dopo vocale labiale: puveta o -we-; e vvora ; a vvung a vvune; nuva o nuwa (e mia), uva o -iva (e "«)■ 3) d o t con pe solo in pedu (o -tu) per uno, per (1) Anche in e were, 'n e vvere non come a Campob. (v. D'Ovidio in AGI. IV, p. 179, \ I73 6 ) \ ™ a à vere, '« à vere. (2) Ciò dicasi anche pel castrese. 62 C. VIGNOLI ciascuno; forse con a in addekkuca, addekkgta, addesta, ad- delleca (allato a aek- ...) se pur non è da vedervi la preposizione de (Merlo in Zeitschr. XXX, 4, p. 450); addakkqli (cfr. il castrese at akkqle sebbene con diversa accezione ; con kg o ku solo in ku trenta concrezione e metatesi da kilt entra (la stu- mana ku trenta la sett. che entra, cioè: la s. ventura). Per vitanna vitanda cibo pietanza in genere cfr. frane, viande(i). In Wil sarà da vedere un (v)it(i) (v)i(di)! ché tale è il suo significato: vedi ve'!; in ket à? che importa? sarà da veder forse un ti etico: che ti à? sebbene il ke richieda la geminazione * ke lt'àf per quel Che s'è detto nel g 250 -. 4) Pur qui forse il r di tere vere < teo veo tengono, vengono; di dorè dànno (v. g 276 e cfr. Crocioni in St. Rom. V, g 135 e nota 4) se non si vorranno spiegare per analogia di vprg * volunt, por e *posunt (ved. g 32 e Salvioni, Per la fonetica p. 27 ove sono registrati farunu fanno, sur////// sono). 253. Scambio. Tra consonanti: /: saraka, t>rùbbike -à (e ifir-) e v. gg 112-, 124; r: g 133; v: gg 146, 218; s: gg 156, 157; n: g 169; g: gg , 95> I9 6; d: g 213; ò: gg 227, 229. Tra suffissi: ràneike -a e fors'anche tijana: zzampane: épiti, filqtike, karqfule, sellere. Per atale v. g 248. 254. Contaminazione. s: g 155. 255. Concrezione. V. g 245 e aggiungansi la lanka < 5.yX' m > con cu ' andranno allankate -a, allankà; la lapa (come nel gombitellese) ; la lenza in dà lenza v. less. e g 2 e cfr. Flechia in AGI. II, 52; le loke le oche; V allagge l'aggio; Lauggenie Eug-; all' allerta * all'erta in piedi, diritto, levato di letto; all'allqnge ciondoloni; aveta avita aveteng (v. less. sotto ave e v. D ' Ovidio in AGI. IV, p. 183, nota 6 ; Parodi in AGI. XIII, p. 307, nota); trenta v. g 252 3 . Fors'anche leska (v. less.). 256. Discrezione. Mena Filoni-; ma vulikie belli- colo e v. g 242. In mute sarà da vedervi uno scempia- mento di *mmute da ìmb- (v. g 232). (1) Ma mi dànno a sospettare i bidande del Ritmo Cas- sinese (v. 45, 46), che fan pensare a bita (v. 45, 46) vita, come vivanda a viv-, bevanda a bev-. Però vedasi quel che ne pensa il D'Ovidio in Studj Rom., p. 156, a proposito del d da per cui v. anche qui g 213. IL VERNACOLO DI AMA SENO 63 III. MORFOLOGIA NOME 257. Metaplasmi : a) Dalla III alla I: ammàggina, bila, blebba (e br-), cinera, Dgllàida, dola, fama = -e, fanta fante (carta di giuoco), fàwca, fulima, kalinia, kanègna, kama, kum- nmna Comune, Municipio; lapa, lattima, lita. In ma. //tra, nkù- tcna, pella, pesta, pgrvela (e porla), Passetta, raca br-, ràletia, sàwca, serpa, skrima, slama, stramma, ligra, tijana, tgrra, valla, vesta, vita, vglepa (e wg-) e aggiungansi i femminili di aggettivi in -ente (ma gravati e puzzulente m. e f.) e nfama (dal m. nfame), ratina (dal m. rating) * grand- (v. Iess.). j5) Dalla III alla II. S'è avvertito nella prefazione che molti nomi prendono la desinenza -o (recente per -e), ma non perciò saran da ritenersi metaplasmi dalla III alla II, perché in essi la tonica non è metafonizzata. Y) Dalla II alla III : forse la mani (già in latino marna è eteroclito). !) Dalla II alla I : cippa cippu, Masena Amaseno, pàsema spasmu, si/a ax'jtpoj, summarina ros marinus. ») Dalla I alla II: frùkkulg furcul-, gwappe vappa (cfr. castr. gwappe o vappe), kupe arnia (da cupa, ché per la forma pare appunto un barile). Per molti nomi, che parrebbero rientrare in 8, e si tratterà soltanto di casi di genere mutato (v. i 258). 0 Per aku (e -g), laku (e -g) ... non si tratterà di residui di IV declinazione, ma lo u sarà dovuto alla gutturale. *l) Residui di V : bellezze (pi. -izzi masch. ; raro bellezze, mentre è comune il sing. bellezza); rubbustezze; ma contro il castr. kalardezza. 258. Genere. Maschili: arie, kupe cupa, tgpe talpa, vurtikkje, zzampane, marganate (? 248), mite, pire ; aitale, turnice, leperg, pgleèf, rite (v. Iess.), trave. Aggiungansi i plurali maschili epiti epoca, karizzi carezza e -e, stacci (in fà a il-), zzanni (da zzanna) denti, zzàzzeri zacchere, ritti reni, tnmaskrì persone mascherate. Si notino infine alcuni aggettivi, la cui desinenza maschile resta immutata anche pel fem- sa C. VIG NO LI minile : attente attento -a, kalarde gagliardo -a ; leggi leggero -a (D'Ovidio in AGI. IV, i6o, \ 92; Ascoli, id. II, 147). Femminili: circola (e ricc-) urceol-, ceppa, ceppo, radice; cìkwia *cicula da cicu (cfr. cika) cicciolo; iitf aceto ; fikusekka (Merlo in RdDR. I, 2, p. 240, nota 1 ; Salvioni in Rom. XXXVI, p. 246), kalla caldo (afa) e scaldatina, kapa caporiona, kqfana, kqnla computo delle dita nel giuoco della passatella, e statistica del bestiame; kulata, màneka manico, marzullina, Masena, ntakka, pasema, pi/ara, pustema àuiaxYjna, raddutta, revqta, rila, risa il ridere, sena se da si[g]n-, serena, si/a 0x0905, sumtnarina, Una (e v. less. a Une), vùfela; — /anta (carta di giuoco), laltìma, sàwca, tijana; di (cfr. iter za dies tertia e isterza). Anche nell' amasenese, come nel castrese, si tratterà di deverbali o di creazioni indipendenti in ammìcce miccia, an- nisku esca, mbina tomajo, nfanga, vinkja (e - e). Resta maschile cimice e (v. più su) lepere. La testimonia sarà il plurale di testimonium fatto singolare femminile (cfr. qui appresso sena, cika). Neutri plurali in -a : I nomi di piante (cirasa, mela, melàngolo, pera, pronka, sor èva; fjankarecca (v. less.), fgla, fusa, kurala, lena, morella, mutanna, gngja (e ungji di animali fissipedi), prata, ruvaha (v. less.), vaga. Pur qui cika e sena, ora, però, femminili singolari, dagli antichi neutri plurali cica, signa, e v. indietro testimonia. Neutri plurali in -ora (-era o -eia): àkyra (e akera), an- nìitera, bukera (e -ce-), cerkjera, gardenera, kapera, kappellera, lettera, lokera, orlerà, puzzerà, puzzukera, ramerà, si/era (da si/e, v. less.); nerbela (e nervo.) ... Ma si han pure molto di frequente le forme plurali regolari accanto a quelle in -a o in -era (-eia) : kaiile (da kaùta) kaùti (da kaùie m. sing.) accanto a kaùtera ; letti allato a lettera, nerbeli allato a nerbela (o nerva) ... e si aggiungano le altre voci comuni anche all' italiano letterario : anella (e anellera, aneli), cila (solo degli occhi), curuvella, fusa (raro ; più spesso fusero), kqrna (e korni, v. less.), lenzqla, mila, ossa, qva, para, racco, rubbja, vinqkkja, vutella ... Di alcuni nomi si ha solo il plurale regolare; es. : skqrce da -a, mentre a Castro : skqrce e skqrcera. Pei singolari in -u, che, per la protezione della gutturale, mantengono Io -u anche nel plurale, oppure lo velano (-ura) fino a farlo diventare vocal neutra (-era), es. : aku, akura, akera ... ; e pei molti, che han la forma normale in -*, talora anche col palatizzamelo della gutturale (es. : orni/ai plur. -ci, liiinmikii nem- plur. -ci e -ki, spaku o -e plur. -ci ...) si tratterà di estensione analogica della forma singolare o d'incrocio IL VERNACOLO DI AMA SE NO 65 tra le forme in -ura da -ora e quelle in -ì da -I. E v. Sal- vioni, Per la fonet..... p. 18, n. 9. 259. Metafonesi. Dal masch. al femm. : 1) -eie, -ella; -file, -enta (Attutente -lenta), cerwe cerwa, mezze mezza, pezze pezza, raperle raperta, tennere tennero, vekkje vekkja : -ere -era (Jrustere frusterà, kurrere kurrera) ... Ma si notino: attente (agg. indecl.), lente -a, kwete -a; merle -a; kambgrierf -a. 2) -ilg -ella (kile kella kelle); -itti -ella (strittg stretta) ; -ise -esa (itisg St?sa) ; Dumìnfkf Dumc- neka ; irte jerta ; isse essa, kisse kessa kesse, tnissf messa ; kiste kesta keitg; patine patena; pjine pjena, pnllitre pulletra, siitf sekka, tinte tenia, vinte (o l'incute) venta (o vencuta e vinta), widewe wedewa. Ma ditte ditta. 3) -gne -qna (bbgne bbonà), kote kola, kgtte kotta, Ignge longa, novf nova, sgcere sqèera, sotg iota, tote tota ... 4) -usf -osa (pglusg pelosa), cunke cgnka, kurtg kgrta, nfusse nfgssa; pan-untepan-gnta (e v. Sal- vioni, App. mer., 82, 11. 3); mite rgtta; ruzze rgzza, sule sgla (rasule rasgla), surdf sgrda, tunne tgnna, zzuzzg zzgzza. 260. Desinenze del singolare e del plurale: Sing. -a, plur. -e (molto velato) ; pei plurali in -fra v. \ 258 e per la metafonesi g 261. Sing. -e, plur. -i e v. \\ 258, 261. Sing. -e {-g), plur. -a e v. \\ 258, 261. Sing. -u, plur. ti o -i (-ki o -ci) e v. J§ 258, 261. 261. Metafonesi (dal singolare al plurale). I declinazione. = -d-, -d- (manca la metafonesi in -e- peculiare del castrese). >—- -e-, -i- : karezza karizzi; ma trezza -e ... ----- -g-, -«-: kanégna -uni ... ma ipgsa spgse. II declinazione. = -a-, -a-: panne pahi ... (manca lo umlaut in -e-). -i-, -e-o-i-: mite mela, kannite kanne- lera analog. attederà, ma più spesso anìdi (da antde o -te nìdu) e cosi sempre per -i-. Notisi libbre -i (1). •— -e-, •e- o -e-: anele anella, anellera (ma anche aneli), nerbelf nerbala e nerva (ma anche nerbeli), e sempre pezgf -i. - — e -g- : vingkkjf vinqkkja, Igkg lokera, grte orlerà, ngme (rar. nome) nominerà o nqmmena nomignoli (ma anche ng- mi) ; gkkje gkkji, pgrke pgrci ; bbgne -i, mgrle -/', ngstrg -i, vgstrf -i. ■---- -o-, -o-\ mammqccc mammqcci. —- -«-> -g-: tummule tgmmfla (v. less.). (1) Nel castrese si ha libbre, plur. lebbra, che, - fai vami notare il chiar.mo prof. Salvioni con cortesia, di < vivamente son grato — non sarà analogico, ma conserverà 1- di lì'bru e il /- proverrà dal singolare. 66 C. VIC NO LI III declinazione. = -a-, -a-: frate -i (manca lo umlaut in -e-). - ~ -e-, -i- o -e-: -esg -isi, verde virdi, prenci principi (ma anche prencipi). ^—~ -e-, -e- o -e- : .s^r/to j^r^»', prette pretti (o pretti), verme vermi; ma, italianegg., accidente, -i. ~-- -p-, : -p«£, -Km; -gre-uri; krgei kruci, vgce vuci; nepgte neputi, pgllece pùlleci, vgtte vutti o utti ... —- -o-, p-: gmmeni, vgve vgvi ... V declinazione : -e-, -i- : bellezze bellizzi. 262. Nominativo: Asenza, frate frate-r, lampa lam- pa-s, owf homo, jorf soro-r ... Casi obliqui: pgrvela (o pgrla); màrmgrg (voce dotta). Deverbale : rfo/f dolore covato, rancore. Vocativo: kumpa' kumma': fors'anche i nomi propri e quelli comuni di parentela apocopati : Assù Assunta, ce Cesare e Vincenzo, Pe Beppe ma' mamma, no' nonno -a, ta' tata babbo, si' zia -o. 263. Articolo. lu (le), la, lu (le). Per l'articolo neutro v. Merlo in Zeitschr. XXXI, 2; e D'Ovidio in St. Rom. Vili, p. 153 (osservaz. al v. 43 del Ritmo Cassinese). Delti (-e), della, dellu (-e), o, per aferesi, 'lu ('le), 'la, 'lu Ck)- Queste preposizioni articolate son tralasciate spesso sopra tutto nei complementi di specificazione ; non hanno mai valore partitivo ; nei complementi di appartenenza, e trattandosi di persone, si usano a preferenza le forme aferiz- zate (1). Ahi (-e), alla, allu (-e). Kulu (-e), kulla, kullu (-e). Pelu (-e), pella, pellu (-e). Dalu (-e), dalla, dalla (-e). (1) Esempi : la basa lu mmedeke (... 'lu skarpare, ... 'lu spizziale); Maria 'l Abbate = Maria, la serva dell'A.; Rosa 'lu sindike Rosa, la serva del sindaco. Ed anche senza preposizione articolata : Filumena dun Pàwle Filomena, la serva di don Paolo; Peppe dun Anlqnije Giuseppe, il figlio di don (del signor) Antonio ; e notisi : Peppa Meneka cekka Giuseppa, figlia di Domenica, figlia di Francesca. lu file la skjina il filo della schiena la spina dorsale. Uso pleonastico: ki ddi e (o de ki ddi e?) di chi è? Pel partitivo si dice: 'na ci' (o cika) de pane ... (e anche senza prepos. : 'uà ci' sapgne), nu pezze de sapgne: un muceike (o -Me) de pane, certi gmmeni, certe femmine. //. VERNACOLO DI AiMASENO 6j Mancano le preposizioni articolate con in, per le quali si usano : 1) ne' complementi di tempo: alu tempe, 'nkil' epiti, 'nkilu ('nkislu, a kkistu) tempe; itti (mese ...), sta (stumana); kit lire ddi. 2) ne' complementi ciì luogo: mmezz 'alu (alla ...): mmezz 'alu fjume \ drente tu (la ...): drente la kasa; pe (pelu pella ...): pe tterra, pelu mutine, pclla via; a (alu, alla ...): steva alla pjazza. Cfr. D'Ovidio in AGI. IV, p. 169, \ 136. Mancano anche le preposizioni articolate con su, per le quali si usano: 'ncima alu (alla ...): ncima 'alu tittc; — '« prostetico : 'nkgli in (sul) collo; zrgpf (o sr-) usato sempre avverbialmente, e pe èrgpg, pe ssgtte ... Plurale: li, le; manca la forma neutra nel plurale. Dili (che usasi staccato di li), delle; ali, alte; kuli,kulle; Pf li, pelle; dali, dalle. Articolo indeterminato: nu na. Neil'amasenese vogliono l'articolo neutro: 1) i nomi seguenti : accarg, allesse, urgente, assulte, at- tgne, bbasileke, bbene, bbrucalicce, bbrunze, bbutirre, citrale, fffft fene, /erre (ma tu /erre de kazzetla), filale, file (ma lu file in particolare), /ridde, /risku (-e), /ritte interiora di animali, fyke (ma lu /. il focolare o le legna, che vi ardono), ggesse, gguste, kase, ialle, karbure, kjinine, kumpanai, kultgne, kgtte. Iarde, lattg, line, lustre (lucido per le scarpe, justre luce), male, màrmc/rg, mele, muste, ncenze, ngwente, ore, qrè{ (e grije), pane, papile, pepe, pjane, pitrgle, pjumme, pisate, prusulle, rame rame, rang, rase, re/e, risolte, reslf, rise, ritte, rumme, sale, sammuke, sanke, sapgne, sive, serine, sikkg, skritte, skure, sputate saliva, strutte, tabbakku, tamarinde, tgsseke, tgrtu, ùin- midf (carne in um.), gif, v(lene, verderame, verme vermouth, v i«{, viikg, vullute, zzinku, zzukkerc, zzule/e ... e vedasene altri nel lessico. 2) Gli aggettivi e le altre parti del discorso sostantivate: lu bbele, lu bbrutte, ma non i numerali (li dieici d'abbrile), che a Castro, invece, son neutri (le dieée d'abbrile). Con tutte le voci precedenti anche il pronome atono nel contesto del discorso sarà neutro (lu) 264. Numerali. Une, -a (o vune, -a usato a sé), nu na (hi protonia); dgwa (usato a sé), dg (in protonia); trea o treja (usato a sé) (1), tre (in protonia); kivaitre, cinkf, sei e (1) Cfr. D'Ovidio in AGI. IV, p. 151. \ 2 9- 6S C. VIGNOLI se', sette, volte, nove, dieici (i), ùnici o vitn-, dùdici o dui-, Iridici e trit-, kwattqrdici, kwinici, sìdici e sii-, dicissettg, dì- cidqtte, dicinnqve, vinti. Vintuna, vintidgwa (in protonia vin- tidp)... Trenta, trentuno., trentadgwa (in protonia trentadg) ... Kwaranta, cinkivanta, sessanta, settanta, vuttanta, nuvanta, cente (e cente con -e ben distinto e così nei composti). Docente, trecente, kwattrecente, cinkucente, secente ma si usati pure dg centenara, tre ccentenara ... Mille è recente per dieici cente; dg mila, e più spesso, dg milara, tre mila e tre mmi- lara ... Per le frazioni di migliaja, anche in Amaseno si calcolano le centinaja: unici cente mille e cento (cfr. fr. onze cent), dudici cente mille e dugento (douze cent), Iridici cente mille e trecento (treize cent) ... (2). 255. Pronomi personali: i' (enfatico ine o, italian., iu), tu (lune), isse essa (o jessa) ; nua (nuwa), ua [vua, uwa, vuwa), issi esse (o jesse). Non si ha la forma corrispondente a loro *lgre. Nei casi obliqui : 1: 1) me in protonia o in enclisi : me mane kakkgsa mg. ekkeme — Damm-ile ... 2) Disgiunto dal verbo: me o mi : damm-ile a mme (o a mmi) ; peni' a mmi ; ku mmeku ' cum mecum '. II : 1) te in protonia o in enclisi (rar. ti) : mg te facce vede!; ke Ite penzif; ekkete. Ti li dqnge. Vatt-ecci; ekkut-ile -ella (e lek-) ; tglit-ile -ella -elle. 2) Disgiunto dal verbo : ti. Viat' a tti ; a iti te dqnge lu pane ; tekkut-ell' a iti (o retek-) ; ku tteku cum tecum. Ili : 1) li (e rar. lu), la, le (o lu) sempre in protonia o in enclisi: Ke Ile li fai ssu libbre? Ke Ite la fai ssa kartaf Ka le (o lu) dici tu kesse. Damm-ile -ella -elle ; lassai' ì, lassala ì, lassai' i (n.) ; jettele sse pane. 2) In protonia o in enclisi : ce o ci: mg ce (o ci) dqnge nu libbgro ; dicc-elle. Dacc-tle -élla -elle, famec-ell' a ddice. Notisi la enclisi con kwante: n'i kwantela? non vedi quanta di questa roba c'è?; n'ì kwantelef (di cosa di genere neutro). 3) Disgiunto dal verbo: ancora ce o isse, essa (jessa): mg ce le diky, mg le diku a isse ... (1) Cfr. Morosi, 1. cit., déice e v. § 13. (2) Di qui, in nota, una strana constatazione da me fatta : il contadino amasenese per lo più non conta al di là di ottanta, e, per indicare cifre superiori, sottrae da cento. Es. ottantacinque: tenie mene kwinici. Ciò, poi, mi ha confermato il caro e cortese amico Vittore Cantoni. Ved. anche in fine alla prefazione dei canti come Rosa, la mia vecchie- rella aeda, mi disse la sua età : tre wqte vinlicinku anni. IL VERNACOLO DI A MA SENO 69 I* plurale: 1) Oscilla tra ci e ne in protonia e in enclisi, ma, pur non essendo possibile fissare una norma, ci son casi, in cui si usa soltanto ci o soltanto ne. Non si usa mai ce, invece di ci, perché ha valore solo di terza persona singolare o plurale: Ke mine dai? n'à manna? a ddici (mai c'à ...); nua ci vuleme bbene (mai ne v. b. com'è a Castro); famm-ìle -ella -elle (mai face-); manamec-ìle ...; lakulamec-ella (mai laku- lamen-ella). 2) Disgiunto dal verbo : nua : Ke nne mprem' a nnua ? II* plurale: 1) ve in protonia o in enclisi: mg ve donge lu kase ; ke vve pensa? eh ? Farev-ìle -ella -elle. 2) Disgiunto dal verbo: vua (ua ...): ci penz' i' a wua! Ke vve peniate ua? Ili* plurale: 1) li maschile ; le femminile: i'li facce kgrre nuanci ssi vuiteri! V ne mme le mane sse pera ! Tglet-ili -elle ; ekkul-ìli -elle (e lek-, retek-). In enclisi anche con kwante: n'i kwanteli -le? non vedi quanti di questi (oggetti, uomini ...)? non vedi quante di queste (cose, donne ...)? 2) Disgiunto dal verbo: issi, esse (o jesse). Non si ha mai * Igre: mg facce kgrre issi (esse) ... Riflessivo: se: maharese, manares-ìle -ella -ell(. Ss'à manale nu mile ... Per la dissezione damm-ìle -ella -elle ... rimando ancora al Parodi in Giorn. Stor. X, 189 e sgg. ; Trist. Rice, Bologna, 1896, CLXX e sgg.; AGI. 13; e al Merlo in Zeitschr. XXXI, 2, pp. 160, 161. 266. Possessivi. Singolare maschile: meg teg seg (mejg ... o mejjg ...). Spesso, me' te' se' sopra tutto in fine di frase: lu pane meg e, più spesso, lu pane me'. In enclisi solo coi nomi di parentela: ... -me -te (-mg -tg); fràtpnc patremf ziume, ...fiele nonnule, e, sempre con ettlissi, fratte *frat(e)te e patte *pat(re)te. Non si ha mai l'enclisi del possessivo di 3*. Singolare femm. : mea tea sea (me/a mejja ...) e, in fine di frase, me te se. In enclisi coi nomi di parentela e con kasa : -ma : mglpna, kwinatema, matrema o màrema (mai matmn-), filema, nqnnema, zi'ma, sqrema, kàsema ... e cosi con -la, ma si ha P ettlissi costantemente in sor' da *soretà e in kasta *kdsfejla. Manca la forma enclitica di 3*. Plurale masch. : mei tei sei e, in fine di frase, me te se. Plur, femm.: mee tee see (meje mejje ...) e me te se. Ngstrc vgiire, nostra vostra; se di essi, se di esse (che sarà da sei pel masch., da see pel femm.) in sostituzione del mancante * Igre. Enclisi : -mi -me, -ti -te. Mancano le forme enclitiche corrispondenti a suoi, nostri, vostri, loro. Per vostri 7° C. VIGNO LI -e si usano ti -tg: fràtimi i miei fr., sgrgmg le mie sor. ...; fratti *frat(gjti i tuoi (e i vostri) fr., sor' dg le tue (e le vostre) sor. Si noti che non si ha mai l'enclisi con sgcgrg sqcgra, pe' quali si ha: lu sgcgrg me te ... la sqcgra me te ... 267. Dimostrativi. Singolare: kislu (-e) kesla keste (o stu, sta, ste), kisse kessa kesse (e sse o ssu, ssa, sse) ; kihi (-e) iella ielle. Plurale: Usti keste (o sii, ste), kissi kesse (o ssi, sse), kili kelle. Nel plurale non si hanno forme neutre. 268. Indefiniti e quantitativi. King a (o -ka) e kitunka chiunque (soltanto masch.), kenga (o -ka) neutro. Ka qualche (kakkqsa qualcosa); kakgdung, -a (ekaket-); ili e ani; anime, -a ; nicung, -a. 269. Verbo. Indicativo presente. I coniugazione: -e (-$>), -i, -a; -amg, -ale, -ene (ma ved. da', fa', sta' per la prima e per la seconda plurale). Nelle altre: -e (-9), -i, -e; -eme, -eie, -ene. Si noti che : a) gì' incoativi nella prima singolare hanno la desinenza -sku (-skg, -skg) o -se (-so) : i' kunosku o -se , ma anche in Amaseno la forma palatale è recente e non ancora estesa a tutti i verbi ; es. : i' furnisku ha solo la forma gutturale ; p) anche nei verbi con tema in -g le forme, in cui alla consonante seguiva vocale palatale (frigis, v. lat. *frijjì ...), attraggono spesso analogicamente le altre (frigo ...): i' frijje, issi frijjene frigg-; t rejje (e regge), issi rejjene; ma solo i' legge, mentre nella terza plurale si ha issi leggeng e leggene ... Si ha poi normalmente: i' pgne, issi punene ... e così nei composti ; ed anche i' sirene, issi strinane ; i' pjane, issi pja- nene ... da *-nge, * -nje -ne allato alle quali forme si usano le recenti i' slrengg, issi strengene ; »' pjange, issi pjan- gene ... Metafonesi. La tonica, purché non sia a, è metafo- nizzata nella seconda singolare (v. lat. -is) di tutte le coniugazioni, e nella terza plurale della II, III, IV coniugazione: i' mane, tu mani, issi manene; i' pjace, tu pjaci, issi pjakene; i' pare, tu pari, issi par ene; i' vatte, tu vaiti, issi vaitene; i' parte, tu parti, issi par tene ; — i' pese, tu pisi, issi pesgng ; i' vede, lu vidi, issi vidgne; i' venne, tu vinni, issi vìnnene; jempe, tu jimpi, issi Jimpene ; — i' penzg, tu penzi, issi pen- éeng; i' arrenng, tu arrenni, issi arrenngng; i' sentg, tu senti, issi sentgng; — i' komprg, lu kumpri, issi komprgng; i' kgrrg, tu kurri, issi kurreng ; i' kosg *cosio < con suo (Ascoli in AGI. I, 141, nota), tu kusi, issi kusgng ; — i' trovg, tu trovi, issi trqvgng ; V gqdg, tu godi, issi ggdgng ; i' kqlg, tu koli, issi kglgng ; i' dqrmg, tu dgrmi, issi dgrmgng. IL VERNACOLO DI AMASENO Trattasi, dunque, anche nell'amasenese, di e 1, é, o ii, o, che, dati -I, u, danno rispettivamente i, e,u,g; e, data qualsiasi altra vocale finale, danno e, e, o, g (v. Merlo in St. Rom. VI) (i). S'è già detto che Va tonica resta sempre immutata; manca, perciò, la metafonesi in -e- per -z peculiare del castrese (v. il mio saggio sul Vernacolo di Castro dei Volsci, l 2 e nota 1, e | 269) e saranno puramente analogiche le forme del perfetto in -emme, -este ne' verbi di I coniugazione. Imperfetto indicativo. I coniug. : -ava, -avi, -ava, -avàme, -avàte, -avene. Nelle altre : -èva, -ivi, -èva, -avàme, -avàte, -evene. Perfetto. I coniug. : -avi, -asti, -ave (-avg, -avu) (2), -emme, -este, -ere (-erg). Nelle altre : -ivi, -isti, -ive (-tu o -ivg), -emme, -este, -ire (-irg). L'uso degli ausiliari ne' tempi composti è soggetto alle seguenti norme: 1) Nella l'sing. si ha ugualmente ài *ha(b)io e sg sum: i' ài (o sg) manate. 2) È costante l'uso di esse nella 2* sing. e nella 1* e 2* plur. : tu sì mmanatf, nua seme manate, ua sete manate. 3) È costante 1' uso di ave nella terza singolare e plurale : iss' à manate, issi au manate. Cosi in ogni verbo con enclisi pronominale: 1) i'm'ai lavate (m'ai lavate le mani, m'ai pentute) o me sg llavate (me sg llavate le mani, me sg ppentute) ; 2) tu te si llavatg (te sì llavate le mani, te sì ppentute) ; nua ce seme lavati (cg semg lavate le mani, ce seme pentute) ; ua ve sete lavate (ve sete lavate lg mani, ve sete pentute); 3) isse s'a lavatg (s' à lavate le mani, s'à pentute), issi s'au lavate (s' au lavate le mani, s'au pentute). Futuro. I coniug.: -arai (1* e 2* singolare) (3); -ara ; -arau (o -arave, o -arò). Mancano la i" e la 2* plurale. La desinenza -arò è arcaica e ne ho pochi esempi : avastaró, sarò, partaró. (1) Da vari anni sto raccogliendo il materiale per un saggio simile a questo sul dialetto di Veroli, e già da qualche tempo ho posto mano allo studio. Fin d'ora posso dirne che a Veroli nella 3' plur. del perf. ind. la tonica è intatta come nel toscano, mentre, nella 2' sing. per -ì, si ha la metafonesi normale meno che per (2) Vedasi per queste desin. D'Ovidio in Studj Rom. VIII, p. 205 ; Mussafia, 6". Cat., p. 16; Monaci in Rend. Lincei, 1906. (3) Cfr. faraio in Liriche antiche edite dal De Bartholo- maeis in Studj Rom, VIII, p. 228, v. 3. C. VI G NOLI Per le forme mancanti si usano le corrispondenti del presente indicativo. Così, in tutte le altre coniugazioni. Condizionale presente. In tutte le coniugazioni: -aria (-era), -arièti, -aria {-era), -aritne, -arìlg, -arìgng (-erene). Mancano qui le forme vive a Castro nella i* e 2 a plurale : -arìssgmg, -arìssgvg allato ad -arìmg, -arile. 270. Congiuntivo presente. È sostituito costantemente dal presente indicativo o da una perifrasi col presente congiuntivo di pule, al quale si pospone il pronome personale: mg pozza (o m'apozza) cika' i', tg puzzi (o t'apuzzi) cika' tu, sg pozza (o s'ap-) cika' issg, ng puzzamg (o n'ap-) cika' nua, vg puzzatg (o v'ap-) cika' ua, sg pozzgng (o s'ap-) cika' issi. E si noti che la seconda e la terza persona singolare, seguite da essg, o perdono il loro accento o si fondono a dirittura con l'infinito dell'ausiliare: pgzz'essg accisg! s'essg aie.! (o z'ess' aii.!) o semplicemente s'accisg ! Imperfetto. I coniug. : -assg, -assi, -assg, -assimg, -assitg, -assgrg. Nelle altre : -gssg, -issi, -essg, -assimg, -assitg, -issgrg. Imperativo. I coniug. : 2 a sing. -a. Nelle altre : 2* sing. -g , che ha potere metafonetico. Le altre persone, come a Castro, sono sostituite dalle corrispondenti del pres. indie, e la 3* sing. o plur. è preceduta da kg : kg mmaha mg issg! 272. Infinito. I coniug. : -à -are : manà ; riflessivo : maiiàrgsg. Dalla terza coniug.: prgma o mpr- in-premere importare; prg- sumà presumere, osare; sfizéà ex-fug- sgusciare di mano; s/rgnà *ex-frinj- ex-fring&re malmenare; sparijà spargere; urna humere (v. less.). Dalla quarta: affuid *ad- fulcire rimboccare le maniche (e v. dopo affoig) ; fina finire, sprofondare, andare in rovina; sala salire coire (v. less.); sgrvgllàrgsg scervellasi ; zitta zittire. II coniug. : -é -ère : tgné ; riflessivo : tgnergsg. Dalla terza kapé capere entrar dentro; paté da pat- di patior tollerare, patire. Ili coniug. : -g (o -»' specialmente dopo gutturale palatina) : mpong, leggi; riflessivo: mpgngsg imponere sibi (detto di pesi, che si portano sul capo). Dalla seconda coniug. : gqdg (ma anche gudé) ; pussedg (e sp- privar di tutte le sostanze, v. Salvioni, Osserv. varie 133). Dalla quarta: affocg (v. più su affuca) ; alptlg (e alutti) ; tpssg (e tussi) ; volg (e vuli) e comp. rgvoli. IL VERNACOLO DI AMA SENO 75 IV coniug. : -i' -ire : vgsti' ; riflessivo : vgstirgsg. Dalla prima coniugazione: allushì' -lustrare; rgnsuti' di cui ho solo il participio rgnsutitg (v. less.); sfiati' -fjatare; skuri' oscurare; itimi' (e -a") -tonare infastidire; zbjanki' -bjancare; zgradi' -gradare (cfr. ag-gradare, di-gradare e v. less.). Dalla seconda: nduli' in-dolere, eduli' ex-dol- cessare di dolere. Dalla terza : pgrdi' (e perdg), rgpgrdi' (e -g), spgrdi' ; pgti' petere, rgpgti' ; e fors'anche kusi' -suere. 273. Participio. Participio presente di prima coniugazione: -antg, o -entg per analogia con le altre, che han tutte -entg. Participi aggettivi : addurentg, graventg, rassumilentg e v. I 4. Neil' amasenese il participio presente è poco o nulla usato come forma verbale. Participio passato di prima coniugazione : -atg. Nelle altre -utg o -itg: krgdutg (o krisg), liggutg (e lettg), parutg (e parzg), pgntulg (e -itg), sgntutg, spartutg (e -itg), tgnutg, kadutg, pgtutg, vulutg (e -Utg) e v. | 238. Da Aresi si ha kriiittg parlando in genere; krisitg detto particolarmente del pane (1). 274. Gerundj: -enng. 275. Incoativi. Presente (v. \ 269 per le forme palatali nella 1* ung. e nella 3* plur.) : i' fttrnisku (o fgr-), tu fumisi, issg furniig, mia j'urnemg, ua fumetg, issi furniSkgng (e italian. fmiskpig). Mancano a questo verbo le forme incoative di prima e di seconda persona plurale, che pur sono a Castro. /' kapisku, tu kapisi, issg kapisg, mia kapisemg, ua kapisetg, issi kapiskgng. I' Linioskit (o kunnse), tu kunusi, issg kungsg, mia kunusemg, ua kunuselg, issi kutiuskgng. Imperfetto: V furneva (o fgr- o fg-) ...; mia furnavamg, ua furnavatg, issi furnevgng. Manca qui a questo verbo la forma incoativa; ma si ha in i' kumiseva, tu kunusivi, issg kunuseva, ima kunusavamg, ua kunusavatg, issi kunusevgng, e così : **' kapiseva ... Perfetto : i' fumivi (o fgr-), tu fumisti, issg furnivg, nua furnemmg, ua fumestg, issi furiàrg; e così, »' kap'wi ma anche »' kapisivi ...; *' kunusivi ... Futuro: *' fmnisaraì (o fgr- o fg-), tu fumisarai, issg furniiarà ; issi furnisaravg (o -rating) e così, i' kapisarai, i' kiuudarai ... (1) Participi accorciati: putg-a potuto-a; tràpulg (o -latg) -a, se da tra pan-, dgssikkg disseccato ... 7-1 C. VIGNOLI Condizionale: i' furnisaria (o fgr-, e fonerei) ... e così i' kapisarìa (o -sera), i' kunusarìa (o -sera) ... Imperfetto congiuntivo : i' furnessg (o /^r-, raro »' furni- sessg) e così, »' kapisessg, i' kunusessg ... Participio passato : per la III ; -i/e, per la IV : kunu- sute, fumile ... Infinito: -si, per la IH; -ì, per la IV: kungsì, fumi ... ; ma anche kapise allato a kapì. 276. Verbi notevoli. Presente : i décide, appenne, arravqnge raggiungo, assolve, dgfenng, dgpengg, deriggg, frijjg, jardg, kadg, kjudg, korre, krese (e -sku), krqpe (ree. per akkappà), kunoskti (o -se), legge, mette, mone (e mgnge più in uso), move, nasku, naskgnn§ (e, più frequente, annask-), panonge, perde, pjane (e pjange), pjqve (e così e in tutti i tempi il composto spjqve), pone pungo, pone pongo (v. less. ; così i composti kumpong, mpgng, rgpong), prgsumg, pruteggg, raprg, reggg o rejjg, renng (e più frequente arrenng), rgsorijg, rgspgnng, rìdg, rgmpg, skrivg, spenng, stenng, strehg (e strengg), strujjg, teng (e tengg), tqrcg (e, più spesso, attorce), venkg. Perfetto : »' accidivi, appgnnivi, arravuìiivi, assulvivi, dg- fgnnivi, dgpgnivì, dgriggivi, frijivi, jardivi, kadivi {tu kadisti, issg kadivg e kaddg, kademmg, kadestg, kadirg e kaddgrg), kju- dìvi, kurrivi e kurzi, krisivi, krupìvì, kunusivi, Igggivi, mìt- tivi e missi (tu mittisti, issg mittivg e messg, mgttemmg, mgt- teslg, mgttirg e mtssgrg), munivi, muvivi e mussi, nasivi, naskunnivi, panunivi (e anche univi dal semplice * oni), pgr- divi, pjanivi, pjuvivg (e, raro, pjqbbg : così, spjuvivg e spjqbbg), punivi, punivi, prgsumavi, prutgggivi, rapivi, reggivi, rgnnivi (e ar-), rgsurijivi, rgspunnivi, ridivi, rumpivi, skrivivi, spgn- nivì, stgnnivi, strgitivi, strujjìvi, Univi, turcivi (e at-), vincivi. Participio passato: accisg, appisg, arrawunlg, assulutg e assulv-, * dgfgnnutg, dgpintg (e, raro, dgpgnutg), diriggulg, fritlg, jarzg, kadutg, kjusg, kurzg, krg'sutg (e krisitg, \ 238), kupertg, kunusutg, Igggutg (e lìgg- o lettg), missg, muntg, mgssg, natg (e nasutg), naskgstg o naskusg (e an-), panuntg, perzg, pjantg (e pjahntg), pjgvutg (così sp-, § 238), punte (e, raro, puhulg), pgstg, prgsumatg, prutgggutg (e prutettg), rapertg, rettg (e riggutg), rgnnutg (e ar-), rgsurlg, rgspgstg, rìdutg, ruttg, skrittg, spisg (e, raro, spgnnutg), stisg (e, raro, stgnnutg), stritte (e strihutg), struttg, tintg (e tinutg), tgrtg e turcutg (e at-), vintg (e vincutg). Infiniti : accidg, appenng, arrawgni, assqlvg, defgnng, dgpeni, diriggg, frijjg, jardg, kade', kjudg, kgrrg, kresg (e -«), krupi', kungsg (e -i), leggg (e -«*), mettg, mgng (e -i), mqvg, na'sg (e -*'), IL VERNACOLO DI AMASENO 75 naskgnng (e an-), pangni, perdg (e -*'), pjani, pjqvg (e sp-), poni, pgng, presuma', pruieggi, raprì', reggi (e rejjg), renne (e ar-), rgsgrgi (e rgsgrijg), rgépgnng, ride, rgmpg, skrive, spenne, stenne, stretti, strujji, lehi, torci (e ai-), venti. Di * cene si ha solo il sost. centa; di speni, solo spgnta; di * tenne, solo Use, tesa. Le forme dei verbi seguenti non registrate sono regolari e di esse vedansi i 269-274. dgggne (e -z') aggiungere, legare (detto di fili). Presente : a éé9»£? (raro, -ite), tu agguìti, issg agggìtg, agguheme, ag- guhetg, aggunggng e aggi/tiene. Imperfetto: i' aggutteva ... Perfetto : »' aggunivi, -iiisti, -hive, -netnme, -neste, -iiire. Futuro: *' agguiiarai ... Condizionale: i' aggunera o -harìa ... Imperfetto congiuntivo: »' agguhesse ... Participio passato : aggttnte, agggnta. Apparì. Presente : i' apparisku, apparisi, apparise, apparente, apparete, apparane (e apparisene). Imperfetto : appareva ... Perfetto: apparivi ... Futuro: »' appari'sarai, tu apparisarai, isse apparisarà, issi apparisarave. Condizionale : ì' apparisera (o -sarìa) ... Imperfetto congiuntivo : i' apparasse ... Participio passato: apparse (e apparite). Ave. Presente : V ai (o a/i (1) : non si ha, come a Castro, *gnge, né sqnge da esse, ma v. dà, t, stà e D'Ovidio in AGI. IV, 147, \ 2), tu ai, isse à, averne, avete, ave (o an). Imperfetto : *' aveva (o èva o era per le quali forme si fonde con l'imperfetto di esse) ... Perfetto: i' avivi (o appi (2)), avisti, avive (o appe), avemme, aveste, avìre (o appere). Futuro : i' avarai, tu avarai, isse avarà, issi avarave. Condizionale : i' aver a (o avarìa) ... avarìme, avarite ... Imperfetto congiuntivo: *' avesse, ... avassìmg, avassìte, avisserg. Participio passato : avutg (e utg). Forme con crasi della preposizione da ; presente: issg e/a esso ha da etgng essi hanno da ... (e con t prostetico : teta, tetgng, ma forse è qui da vedere te da tgné v. less.); imperfetto: avita avevi da aveta aveva da avetgng avevano da ... (e, con aferesi: già, gtgng). Bbgvg. Partic. pass. : bbtvutg, bbévuta (v. \ 238). Da'. Presente: »' dqngg (D'Ovidio in AGI. IV, 147, 2) dai, dà, demg, detg, do (g 2) e dgrg ($ 252 4 ). Imperf.: (1) Cfr. ajo in Liriche antiche del De Bartholomaeis, 1. cit., p. 228, verso 9. (2) Cfr. lece, ippi (Morosi in AGI. IV, p. 118), cai. e sicil. appi. 76 C. VIG NOLI i' deva ... Perf. : *' divi (o ditti), disti, dive (o dette), dentine, deste, dire (o dìttere). Fut. : i' darai, tu darai, issg darà, issi darave. Condiz. : V dera (o darla), daristi, dera (o darla), darìme, darìlg, derene (o darìene). Imperf. cong. : i' desse, dissi, desse, dassìmg, dassìtg, dìssgrg. Partic. pass. : date. Dice e di' (v. less. e D' Ovidio in St. Rom. Vili, p. 127). Presente : *' diku, dici, dice, dicane, dicete, dikene. Perfetto : dicivi (e dissi), dicìvg (e desse), dicirg (e dissere). Futuro: i' dicarai, tu dicami, isse dicarà, issi dicarave. Condizionale: »' dicera (o dicarìa) ... Imperf. cong.: i' dicesse, dicissi, dicesse, dicassìmg, dicassìte, dicissgrg. Partic. pass. : ditte, -a. Dole (e dule'). Ha solo la 3* sing. e plur. dei varj tempi, ed è, per così dire, doppiamente riflessivo, ché al dativo pronominale atono se ne aggiunge costantemente uno tonico (1). Presente: a mme vie dote (a ite te d. ...) e dolene. Imperfetto : a mme me dulcva, dulevene. Perfetto : a mtHf me dative, dulire. Futuro : a mme mg dularà, dularave. Condizionale: a mme mg dulera (o datarìa), dulergng (o dula- rìgng). Imperf. cong. : a mme mg duiessg, dullssgrg. Participio pass. : dulutg. essg. Presente: i' so (e so) (2), si' e (o je), semg, setg, so. Imperfetto: i' èva, ivi, èva, avamg, avatg, evgng (o je- vgng). Si han pure le forme con r: V era ma sono recenti (e P imperf. di ave). Perf.: »' fuèi (e fa * fu -si: cfr. fii-si in D'Ovidio, AGI. IV, 155, \ 49), fusti, fozg (efu),femmg,feslg,fozgre (ofurg). Fut.: i' sarai, tu sarai, issg sarà, sarìmg, saritg, saravg (e are. sarò). Condiz. : saria. Pres. cong.: la sì (o sia), issg sì (e sia), issi slang. Imperf. cong.: i'fussi, tu fissi, fussg, fussìmg fussìtg, fussgrg. Part. pass. : slatg. Fà. Pres. : faccg, fai, fa, facemg, facetg,fq, \ 42. Imperfetto : faceva. Perf. : i' facìvi (e fici), facisti, facivg (e fece), facemmg, facestg, facìrg (e fiegrg). Fut. : i' facarai, tu facarai, issg facarà, issi facaravg. Condiz. : facera (o fatarla) ... Imperf. cong.: i' facessg ... Part. pass. : fattg. L'inf. è fa per anal. di sta (v. Ascoli in AGI. I, 81). (1) Dule' è poco usato e si preferisce ncenng, che pur usasi solo nella terza singolare e plurale ed è doppiamente riflessivo : a mme mg ncenng, e plur. ncenkgng. (2) Non si ha sqngg, come a Castro, e vedasi ciò che si è detto pel presente di avg'. IL VERNACOLO DI AMA SENO 77 I'. Pres. : ( vqngg (e vavg: v. pres. di ave), vai, va, jamg, jatg, vq. Imperf. : i' jeva, ivi, jeva, javamg, javatg, jevgng. Perf. : ivi, isti, ivg, jemmg, je'stg, ire. Fut. : »' jarai, tu jarai, issg java, issijaravg. Condiz. : i'jera (ojarta), jaristi ... Pres. cong. : isse vajja (i). Imperf. cong. : i' jesse, tu issi (o jissi), jesse, jassìmg, jassìtg, ìssgrg (ojissgrg). Imperativo : va', vacci. Part. pass.: ite, -a. Kqci. Pres. : i' kqke, kqci, kqci, kuceme, kucete, kokgng. Perf. : i' kucivi, kucisti, kucivg, kucemmg, kucestg, kucire. Part. pass. : kotte, kqtta. Del c costantemente scempio v. ? 185. Kqli. Pres. : i' kqle, koli, kqlg, kulemg, kulete, kglene. Perf.: »' kulivi (o kuzzi), kulisti, kulive (e kqzze), kulemme, kulestg, kulire (e kuzzere). Futuro : »' kularai, tu kularai, isse ktdarà, issi kularavg. Condiz. : ¥ kulera (o kularìa). Imperf. cong.: i' kulesse ... Part. pass.: kqtf, kqta. Kundtici. Pres.: »' kunduce issi kundukene. Perf.: i' kunducivi. Fut. : i' kunducarai. Condiz. : i' kunducera (o -caria) ... Partic. pass.: kunduttg (voce dotta). Kurigìd. Come aggotti. Spesso è sostituito da sinonimi {aggqiii, attakka', auni' ...). Muri' (riflessivo). Pres. : *' mg mqrg, tu tg mori, issg sg mqrg, nua ci rmtremg, ua vg muretg, issi sg morgng. Imperfetto : i' mg mureva ... Perf. : »' mg murivi (e murzi), issg sg murivg (o mqrze), issi sg murirg (o murzgrg). Futuro : *' mg murarai ... Condiz. : »' mg murerà (o muraria) ... Imperf. cong. : »' mg muressg ... Partic. pass. : mprtg, morta. Ncenng (v. dute'). Pres. : a mme mg ncenng e plur. ncenkgng ... Nelle altre forme e nella costruzione regolare, in cui ha senso di scottare, bruciare (per febbre ...), segue i verbi in -enng < -endo: »' ncenng ... Nfonng. Pres.: V nfonng ... Perf.: i' nfunnivi... Futuro: i' nfunnarai ... Condiz.: i' nfunnera (o nfunnarìa) ... Imperf. cong. : ? n/unnessg ... Partic. pass. : n/ussg. Noce. E riflessivo e impersonale come dule', ed è raramente usato iu altre forme, che non siano del presente. Pare'. Usasi personalmente e impersonalmente (3* sing. e plur.). Pres. : *' parg, pari, parg, paremg, paretg, pargtig. Perf.: i' parivi (eparzi), ...,parivg (e parzg).....parirg. Fu- (1) Non se ne ha che questa persona: e mmeli ung kg vvajja spiccg (di chi ha da camminar molto) è meglio uno che (= che uno) vada senza impicci. Le pers. mancanti sono sostituite con le corrisp. del pres. indicativo. 78 C. VIG NO LI turo: *' pararai ... Condiz. : i' parerà (o pararla) ... Participio pass. : paride (e parse). Peti'. Pres. : V pele ... (i). Perf. : i' pelivi ... Futuro: i' petarai ... Condiz.: i' pelerà (o pelarla) ... Imperfetto cong. : f petesse ... Part. pass.: petule, -a. Pjace'. Pres.: i' pjace, pjaci, pjace, pjaceme, pjacete, pja- kene. Perf.: i' pjacivi ... Fut. : i' pjacarai ... Condizionale: i' pjacera (p pjacaria) ... Imperf. cong.: i' pjacesse ... Part. pass. : pjacule, -a. Pttté. Pres. : i' pozze, pp, po, puleme, putete, pgre * p o - sunt, l 252 4 . Perf.: i' putivi (e putti), pulisti, polle, pu- trmuie, puteste, putire (e pìtttere). Fut. : i'putarai ... Condizionale : i' pitterà (o putarìa) ... Pres. cong. : %' pozza, puzzi, pozza, puzzarne, puzzate, pozzette (e i' me pozza o m'a- pozza, § 270). Part. pass.: putute. Remarìi. Pres.: *' remane issi remanene. Perfetto : *' rimanivi, romanisti, remanive, remanemme, rimaneste, remanire. Fut. : i' remanarai ... Condiz. : V remunera (o remanarìa) ... Part. pass. : remase (e remaste). Sape. Pres. : i' sacce, sai, sa, saperne, sapeif, save. Imperfetto: i' sapeva ... Perf.: i' sapivi (e sappi), sapisti, sa- pive (e sappe), sapemme, sapeste, sopire (e sappere). Fut. : i' saparai ... Condiz. : i' supera (e saparìa) ... Imperf. cong. : *' sapesse ... Part. pass. : sapute. seli. Pres. : i' self, sili, issi sìlene. Perf. : i' sitivi ... Fut.: *' silurai... Condiz.: i' sileru (e silurìa) ... Part. pass. : sìwte. seme. Perf.: i' è fruivi ... Fut.: i' sernarai ... Condizionale: i' sumera (o sgrnarìa) ... Part. pass.: sernute. soli. Pres.: i' sole, issi splene. Perf.: »' sulivi (o Suzzi) sulive (o sozze) sulire (o suzzare). Fut.: «' sularai ... Condiz.: i' sulera (o sularìa) ... Part. pass.: io/f, io/fa. sta. Come dà. Ma 3* plur. imperf. ind. : storpie stavano. Tene. Pres. : i' le/ige (2), te, te, tenerne, tenete, tere. Perf.: i' lenivi (e Unni) Ignive (e tenne) lenire (e /<»- nere). Fut.: £ lenarai ... Condiz.: i' tenera (e tenaria). (1) L'amasenese pgtete avvalorerà il pelelg postulato dal D'Ovidio, invece di petite, nel verso 70 del Ritmo Cassi- nese, ov'è già confortato dalla rima (Sludj Rom. Vili, p. 176). (2) Cfr. i campb. denghc, stenghe, tenghe, Vfnghf in D'Ovidio in AGI. p. 184, §§ 189, 191 e v. Parodi, id. XIII, p. 300, ? 2; p. 302, § 6. IL VERNACOLO DI AMA SENO 79 Toli. Come soli. Vale. È ree. e impers Pres. : vale, valine. Imperfetto : valeva, valevene. Perf. : manca. Fut. : valarh, valarave. Condiz. : valeva (o vaiarla), valerene (o vaiartene). Cong. pres. : manca. Imperf. cong. : valesse, valtsserg. l'art, pass. : valute. È sostituito per lo più da sta' (cfr. lat. stare) 0 kusta'. Vede'. Perf. : *' vedivi (e viddi), vedisti, vedive (e vedde) (cfr. Parodi in AGI. XIII, p. 304, \ 10) vidire (e viddere). Fut. : P vedarai. Condiz. : ? vedeva (o vedaria). Veni'. Come tene'. Frequenti anche le forme con in-; ma si noti che nel presente si ha sempre v- ; nel perfetto m-, e solo nella 1* sing. e nella 3* plur. anche v-: i' vinni e ninnivi, issi vinnere e menirene; purché, cioè, la sillaba iniziale non sia seguita da -«»-. Vive. E dotto per kampa'. Forme in uso: i' vive ...; f viveva ...; i' viveva (o vivavìa) ...; i' vivesse vivenne. Vulé. Pres.: i' vglg, vq, vq, vuleme, vulete, vprg *vo- lunt, \ 252 4 . Perf.: i' vulivi (e vulli) vulive (e voile) vulire (evùllere). Futuro: i' vulavai ... Condiz.: V valeva (o vularìa) ... 277. Difettivi. Addice. Pres.: addice. Imperf.: addiceva. Perf.: addiente. Fut. : addicarà. Cond. : additerà (o addiéarìd). Imperfetto cong. : addicesse. Di tutti questi tempi si hanno anche le terze plurali. Part. pass. : addicute (raro). Kape', regolare di II coniugazione. V. § 272. Reluce. Come addice, ma non ha participio passato. I mpersonali. Anche nell' amasenese hanno la 3* pers. sing. e plur. 1 tempi non registrati sono regolari. Akkorre occorre. Perf. : akkurrivg, plur. -re. Condiz. : akkurrera (e akkuvvavìd). .hiiì/iera bisogna meret. Ha solo questa forma (1). Bisgna (e abb- e rar. abbina) ... Ha tutti i tempi. Mpqvta importa, interessa. Ha tutti i tempi. ftfprtma (e pve-) preme, interessa, importa. Ha tutti i tempi. Succede accade. Perf. : succedive, plur. -re. Part. pass. : successe e succedute: (1) Si ha pur l'aferesi: minerà. Andrà col mere della 6". Cai. (Mussafia), del Ritmo Cassinese (verso 63, v. D'Ovidio in Studj Rom. Vili, p. 167) e col prov. merir. So C. VIGNOLI Tqkka (e al-) tocca, spetta ; bisogna. Verbi indicanti fenomeni metereologici e stati del cielo : fjqkka (v. less.), lampa, pjqve (perf. pjuvivg e pjqbbe, e cosi spjqve). Fà dì, fà notte ... Locuzioni impersonali: e ncissarie, pare a fforte *parere a forte riuscir grave, molesto. 278. Appendice su i verbi. I verbi, che in italiano hanno -are e -ire qui han solo o -à o -i^ tranne reskjarà, che dicesi solo del vino, e skjarì, che usasi in genere per diventar chiaro, limpido (dei liquidi, dell'aria). Accuppà, ammilurì, ammullà, ammussarese, annalpnà, arraddulukà, arrusà, assurdi, kulurì, mbrurìi, mpatmì (con l'alito), mpazzì (raro: scervellasi per qualcosa; nel senso proprio usasi ammattì); nftacidà (e -là), nturlà, sfjurì (solo dei fiori), skulurì, stranutà, zmagrì (ree. per annecca). V. less. pel significato dei singoli verbi. Qui pure mpì empire; e affoce o affucà che non ha corrispondenti in italiano. 279. Avverbi e locuzioni avverbiali. Luogo: ekku (o /-), esse (o j-) o esi (o -e o aeSi, -e), elle (o j-) ecco qui costì lì. ekke (aek-, ajek-) qui qua ; allqkf lì là colà; e co' suffissi -ca e -la, ma preceduti, allora, ila ad- o de- : dékkuca, -ta (e addek-) qui intorno; addesta (mai -ca, ché non sarebbe pronunciabile, se non come * addesseca) costì intorno ; delleca e -ta (e addel-) li intorno. Non si hanno *allqkeca, -ta, che pur vivono a Castro. Con la preposizione pe per si ha: p' addekknca, -la; p'addesta; p'addel- leca, -ta (cfr. le forme castresi : ped jokkeca, -ta ... in cui, perù, lo d è eufonico). Pei suffissi -ca e -ta v. Merlo in Zeitschr. XXX, 4, pp. 449-450. Andg' (raro, rido; rarissimo, addo') in-dove; d'andg'; andunka *in-de[c]umque dovunque. Ucìne, Imitane (e de l.). Fare in campagna, fuori dell'abitato; da/ore fuori (della camera, della casa, e anche del paese, ma nelle vicinanze). ce (o ci) ci, vi, ne. Ncima (o addawte — ad awte), atterra, zrgpe, pezrgpe (ma assgpre), sgtte, assgtle, pessgitg. Drente, peddrente. Nuanci (o -ti, o -zi) e an- e de- ; derete, pedderete, all' adderete. A mvigntc, a bballe; kap'a mmgnte, kap' addaivte, kap'a bballe; aekke ncima [aekke zrgpe, a. sgtte, a. drente, a. a mmgnte, a. a bballe). Annillà là oltre, in là ; annikkivà o anninkwà in qua, verso questa parte {kap' annikkivà, kap' annillà, allqke annillà ; manca * aekke annìkkwà). A ffjanke, a rumane lungo, allato. Da pede (o -i o -te, -li) giù ; da kapg su {allqke da kape, a. da pede). Addukwella (e -knella) in nessun luogo *ad-de-ubi- quo-velle (v. less.); -enne, enclitico de' verbi, inde: jamec-enne ... IL VERNACOLO DI AMAS UNO Si Tempo. Kwande o kwanne (con -e ben distinto). feri, vgjji {tutta da v. o tutta v.) ; dumang (o ad-) ; iterza o ist- dies tertia jer l'altro; pgskraji fra tre giorni, pgskriiia fra quattro giorni, pgskrqkka fra cinque giorni (disusato), sempre cominciando a contare da oggi (i) ; jer'addumang, iterz' addu- mang, pgskraj' addumang (e fors'anche pgskrin' add. e pgskrqk- k'add., ma non ne ho esempj) ; sera jersera, iters'a ssera, pgskraj'a ssera ... ; stanqttg la notte precedente {tutta da stati.); maddumang {tutta da ut.) ; massera {tutta da m.) (2) ; addumang cettg (o lestg, karrcnng, fijenng) di buon' ora. Prima (o appr-, o 'nuanci); mg, mgng (e mg mg mg); dapg' e pg' {da- pgnc, pgng) ; spissg, sempg (e -prg) ; maji, e mai o majg. Andanng allora (3) ; ntrgmmentg, mentrg. Ka vvqta qualche volta. e ddg mg! è da gran tempo. Kwant'à? quanto tempo è? Ankgllg in quella mentre. Ku nng kreddg in un baleno. Modo. Kgmmg (e ak-); kusì (e ak-), ssusì (e assusì o assi), Igsì (e allusi); bbeng (e bbgng agg. con valore di avv.), tue li, bbravg (agg. avverbialmente usato : sì fattg bbr. !) ; malg, pejji;alattg all'atto, annnlattg a nuli'atto {ep'ann-). Alla frena mamma alla maledetta peggio; all'attgntuma (v. less.), a llgngg ; all' addurmila, alla skwitata, alla skunzidgrata all'improvviso ; alla tikaccuna (e rar. a ppgkuruni); arrelg indietro, all' arre tg, all'addgrelg all'improvviso; all' assgpg (o -prg) a galla; all' assgttg; pg nnientg; a kkap' (o face') annancì; a kkap'assgttg (sott'acqua). Kwasi. Recenti gli avverbi in -mentg e dotti : bastantamenlg, malamentg (usato anche come aggettivo : tu sì mmalamentg sei malvagio) ; gustamenlg. Misura. Pgkg, meng, 'na cika (o 'na ci'), nieutg, pg nnientg, mika, mankg; algmeng (e p'al-) ; tantg, ppjù (e are. ppì) ; propia tanti moltissimi; sulg ; kgmm'a kkél; ibbìa (e bbia!) soltanto. Recenti: bastantamentg, assai, mgllg. Pgrzi perfino. Affermazione. Sì, mbe {imbe ibbe), tube ssì sii Negazione. 'u, che davanti l'articolo maschile dà n: 'n 'i non lo, non li ; 'n 'a non la, 'n 'u non lo (neutro). Non si ha ngn. Nzammai ka (o manku ka) neppure se ... Dubbio. Forca (e / 9. Quande nascósti tu nacque bbellézze, nacque la lita tra la luna i '1 zóle : la luna te donò Ila sua chjarézze, il zóle ti donò '1 zuo zbjandóre : la Matalèna te donò He tricci, i ssanta Lucia li suòi bbèll'òcchi. E ppreggiti (i), bbèlla, ché tte pòi preggiare, ci avéte gli òcchi déglio chjaro sóle. Quande la vòstra madre te stéva a ffare, stéva assettata a 'una sèdia di amóre. Quande te ci purtèrene a bbattizzare, có' ppréncipi e ccavalliéri i ggran zignóri : calau san Luca i tte vénne a ppittare, jalzò '1 pennèllo e tte donò lo zbjandóre ; mi attuccasse a mmé ssa sòrta i bbèlla ! Felice saria tutte fenite (2) l'óre. Cfr. castr. 26, 27, 31, e qui 11 pei due ultimi versi. (1) =■ insuperbisci. Notisi l'accento spostato. (2) = infinite? io. Mazzétto di garòfolo (1) gentile galante, bbèlla, gli' adóro di lèi 'n ciélo si sènte: ci avéte sse mascèlle bbjanch'e rrósse, alla vituccia de lèi 'n ci manca gnènte. Òcchi nerèlli, ó ddio, che bbègliu viso ! chi té gli à fatto ssu filato (2) naso ? chi se gode a vvói, gòde 'nò stato, gòde la glòria dégliu paradiso. (1) A Castro: maitucce de caròfere, (2) = pro-filato? 1. 'M mèzz' al mare 'na bbarca calanta (i), e ritte 'm mèzze (2) 'na stélla lucènte : la prima è bbèlla; sì, ce'è bbèlla tante; la secónda ròbba (3) '1 cuòre alla gènte : ci sèi bbèlla, sì, sèi bbèlla tante; 'm mèzzo al mare ci fai ferma' i vènti. (1) — galante? (2) — proprio nel mezzo. (3) ruba. Quante nascésti tu, gra' ppómi fòro, nacquere tutti........(1) nacquere gli profète gli trendanòve, nacquere pe' rrimirare il tuo bbèl viso: un bacio ti donò ssanto Nicola, in braccio ti tènue santa Margarita: 92 C. VIGNOL1 tu fósti accompagnata dalle giòje fin' alle pòrte dégli paratiso. (i) L'aedo non ricordava bene questo verso, e anche nel terzo la memoria gli deve aver fallito. 23. Séte ppjù bbjanca vói che nn'è Ilo latto, luce la frónte tua ppjù d'uno spèrchjo; sótto alla vòstra casa (1) a ffarci 'n'arco de ròse e ffjóri di ggigli copèrto : se ttu ci passi, bbèlla, sótt'a cquést'arco, cala la luna i tti ssi pòsa 'm pètto : la luna si nni va 'n quill'altre parti: lo zbjandóre rimane 'm mèzz'al tuo pètto. (1) Sottint. : verrò. 24. Sòn pèrle prezzióse da equi 'ntórne, ci stanne a 'scultare gii miei, bbèlla, dólci canti: la luna te gli fa 'n bèi circhje tónno, '1 zóle 'm pètte a lièi fa 'n bèi diamante. . Te luce ppjù dde 11'òro la tua frónte, tante destante ce fai partire gli' amante. De tante ròse che stanne a sto móndo, nisciuna accómme lièi, dònna galante. Cfr. castr. 23. 25. Spiccette quésse tricce imperiale, figlia de 'una crantuca manuèla : sèi figlia di sangue reale, figlia d'una reggina dégliu cièlo. Ci avete Tòro e Ila bbelancia in mano facète le véce di Santo Michèle. Cfr. castr. 47. Ambe le lezioni, castrese e amasenese, mancano di un distico, ma ora l'una integra l'altra e il testo più probabile della canzone sarà il seguente: Sciògliete (o spiccete) (1) le tricce imperiale, figlia de 'nno granduca 'manuèle : sèi figlia di sangue reale, figlia de 'nna reggina dégliu cièlo: ci avete l'oro e Ile bbelance 'm mano facète le véce di Santo Michèle: famme 'na grazzia, se mine la vói fare, sciòglierne la caténa da sti pèdi. (1) — pèttinati. IL VERNACOLO DI A MA SENO 93 16. Quando nascésti tu, bbèlla bambina, la strada fu rripjéna di ròse e ffjóri : quando te cci portarono a bbattizzare, pe' ppaténa ci venne sant' Anna : la ròsa ti donò Ile sue bbellézze, il fèrro ti donò Ila sua fortézze, il gelzomino un bèi vago odóre, Cfr. castr. 19. È canto incompleto: manca l'ultimo verso. 7. Ché bbèlla còppja de sorèlle siéte ! Tutt' e ddui de 'nna qualitate, tutt'e ddui a 'nno lètte dorméte, le canzoncine di amóre ve le 'mparate. Mancano due distici. 8. E ddimme, ròsà ggentile, cómm' ài da fare, sèi tanta bbèlla, non ti pòss'avere: i piedi vònne sèmpre camminare, sèmpre vèrso di lèi vònno venire : gli amóre m' à levato lo mangiare, gliu sónn' agli òcchi non ci vò' vvenire : je ddimme, bbèlla, accómme téo da fare, gliu móde i Ha manièra fatemi capire : e ssi Ila bellézza ne' Ila prepari, mòrto me trovarai 'ntórno a ste mura. Cfr. castr. 2. L'ultimo distico è di altra canzone. 9. A cquésto vicolétto c'è 'nna stélla, nessuno ce Ila prènde eh'è Ha sua. C è 'nna dònna cu gliu pètto bbjanco, 'm pètto gli pòrti gliu pómo d'argènto. Chi la tócca ci arèsta sante, e echi la bbacia ci àrèsta contènte. 30. Me gli potésse n'abbito indossare! da fraticèllo mi vorrèi vestire : potésse la vòstra matre commertire, dòpo commertita, mi vorrèi sfratare; 'na cava sótto tèrra mi vorrèi fare, pe' rritrovarti dóve stai 'ddormita. Cfr. castr. 40 pei due primi versi. 94 C. VIGNOLI 31. A sto palazzétto c'è 'mia rondinella; se ne protègge (1) de sape' yvolare : apprèsso ci va un giovanòtto bbèllo, ci va vedènno si Ila pò cchjappare. Se Ila chjappa, no' Ila pòsa in tèrra, a 'nno ggiardino d'amóre la va a pposare. (1) =■ è superba. 32. Sto palazzétto vòglio 'mbalzamare, d'òro vòglio métte' gli cantóni. Sta camerétta dó' ci spasseggiate, d'òro e dd'argènto sòno gli matóni. A cchisso lètto addò' ce riposate, pjéno di ròse e fijóri è ccircondato. Cfr. castr. 36. 33. Lo (1) bbambinèllo dèlio prim'amóre fin' alla mòrte ci volém'amare. Ti ame con dólce amóre, modèsta sèi, di grazzia e di bbellézza per quanto n'ài. Quando vidi me, muti i colóri ; la risa 'm mócca (2) nen ti manca mai. Cfr. castr, 51 per l'ultimo verso e cfr. qui n. 95 pel quinto. (1) Forse: O. (2) «■ in bocca, su le labbra. 34. Un giórno me ne stava tutto penzóso, sópra una bbèlla pjétra di stare assiso : la viddi una zitèlla tanto ardósa, al pètto gli tenéva un fjóre accéso : io m'accostai tutto vergognóso, pe' ddagli un dólce bacio al zuo bbèl viso ; lèi mi disse che ce'èra (1) dispettósa: — No' vvéti che io sò ffjóre di paratiso? — (1) Sarà forse: co' ccèra cioè: con aspetto. 35. Gli ruscignòlo dalla gabbia è 'scito ci à fatto lungo cammino e à cambiato stato : ci à fatto 1' anido suo bèn guarnito tutto di ròse e fjóri lavorato. Manca la seconda parte o almeno un distico di chiusa. 36. Piccula fusti, sì, ma bbèlla sèi ; Pjù ccrischene gli anni, ppjù bbèlla cumpari. IL VERNACOLO DI AMASENO 95 Tu sola ci pjacésti agli òcchi suoi, compito servitóro sèmpr'averai. La tua bellézza ci à cupèrto '1 vise ; quande sarà che nnói ce ribbracciamo? Cfr. castr. 30 pel primo verso e qui 69 pel terzo. 37. Bbèlla, sèi bbèlla gliu lunedì mmatina, pjù bbèlla sèi '1 martedì sseguènte : il merculedì sèi 'na ròsa tra Ile spine, il giovedì sè' bbèlla veraménte : di vénnerdì sèi 'n'acqua cristallina, il zabbato sèi un garòfolo adorènte : la doméneca èsci 'na stélla lucènte, se ne va'n quell'altre parte all'oriènte. Cfr. castr. 33. 38. Angela siéte cu' ssi bbellizzi atèrne: bbèlla, p'amarci vói i me cci ad danno (1) : Ive (2) ti ame accómme un fjóre atèrne sènza nisciuna màcula d'inganne. Per dispètte de chisti che nne' Ile vònno, noi ci amarne i llóre si addanneranno. Stattécce, bbèlla mia, co' '1 pède firmo, le còse a ttèmpo a ttèmpo si faranne. Il cièle ci ss'à vutate (3) cóntre di nói, le stélle i Ila pjanéta (4) i Ila fertuna. Quande me véde abbandunato da vói, tèrra che tti cunduci in zebbeldura. Cfr. castr. 50. (1) =» danno. (2) aa io. (3) = voltato. (4) = la costellazione sotto la quale si nasce e che influisce sulla vita. 39. Passe e rrepasse, la mamma s'arrufa (1), la figlia ce respónne appassionata. La mamma, che mme vò' vvedé' 'bbruciato, la figlia cu' Ile sue cralime (2) smòrza l'ardènte fòco. La mamma, che mme vò' vvedé' affogato, la figlia me retira a ppòco a ppòco. La mamma, che mme vò' vvedé' 'mpiccato, la figlia la giustizzia trattiène un pòco. (1) — si adira. È imagine tolta dal gatto che, infuriato, arruffa il pelo. (2) = lagrime. . 69. Dio, quanto sèi bbèlla ancora non zai ! tu sóla sèi pjaciut' agli òcchi mièi : spargere viòl' i ffjuri antónca (1) vai: pòrti la palma i Ila ppjù bbélla sèi: gli amante tuo pe' tté se zbenerèi : tu,^bbèlla, pe' llui còsa farai? sóla 'na còsa : tratitóra sèi : védi gli' amante°tuo, pietà non ài. Cfr. castr. '8 pei vv. 5 e 6; e qui 36 pel v. 2; 51 pei vv. 6 e 9; 47 pel vv. 5 e 8. (1) = dovunque. 70. Da quéste parti non ài candato mai, mó pizzicanto 'scóltami un pòco : affacciati alla finèstra, si cci sèi, e viénneci a ssentire il mio vadare (1); che ddu glio régno d'amóre io fui bbandito, senza sapére il perché bbandito : che ttra gli amati io c'èra l'amatóre. Io si ppe' ssòrta non piglianto a vvói, mi piglio l'arma e mine ne vato 'n guèrra. Cfr. castr. 88 pei vv. 5, 6, 7. (1) Sic:'forse: cantare. » La seconda parte, specie nel v. 6, è arruffata. 71. Prentésti '1 còro mio e Ile ferésti, dòppo ferito, me l'abbandonasti: dov'è lla'féte che mm'appromettésti? in che mmaniéra~me_ 11'osservasti ? Meraviglia non è se mmi^tradisti : sèi fémmina al móndo e tanto abbasta, Cfr. castr. 90, 91. 104 C. VIGNO LI 72. Ah, ddio ca so' 'n caso desperato ! ppjì ccérco fedeltà ppjù ssòn tradito. La bbèlla che mi amava mi à lasciato, dóppe de tante bbène mi à tradito : sarébbe mègli che 'n ci avésse nato d' èssere tante amate e ppòi tradito ! Co' 'nno cortèllo a Ilo mio core legato, sènza cavarmi sangue m' ai ferito. 73. Barbara, me zdignasti, non pjù tti vèglio, nò' ppjù tti bbramo, no' ppjù tti desio, nó' ppjù ardo pe' tté, no' ppjù mini zdòglio (1): èra ardènte la fjamma, or è zvanita. Io rincrazzio il cielo da questi imbrògli alla ménte ci à llevato quésto desio. Cfr. castr. 94. (1) = addoloro. 74. Pigliai 'nu libbre i Ile strappai le carte, nel nóme tuo scassai e 'un'altre gli scrissi: sèmpre '1 nóme mio gli' ammentovassi, Saldanasso (1) pòrtet'agli abbissi. Vorria ca glio mare t' affogasse : pjù nnòva de té nen zi sapésse ; 1' ónna déglio mare te recacciasse, sópra a 'nno scòllo (2) mangiato de pésci ; nisciuno per la puzza si accostasse, sólo '1 mio ritratto ci venésse. Cfr. castr. 41. Anche questa è fusione di due canti: i primi quattro versi slatino a sé, come dimostra la lezione castrese della seconda parte, che ad Amaseuo è peggiorata nelle idee, — passa dalla prima alla seconda persona, — e nei versi. (1) = Satanasso. (a) = scoglio. • 75. Bbèlla, gli passi mièiggli sò' Riniti e Ile paròle tue anno volate : ci sèi rimasa con i dènti assutti : co' Ile paròle 'm bócca a ppastigare (1). Pe' mmé si tròva gliu mèglio partito, pe' tté 'n zi tròva ppjù pparentato: pe' mmé si tròva la cava dell'òro, pe' tté si tròva lo fèrro e 11' acciaro : IL VERNACOLO DI A MA SE NO 105 pe' mmé si tròva il paradiso véro, pe' tté si trova l'infèrno scatenato. Cfr. castr. 86, 93, 95. (1) = ruminare. 76. Dònna 'nfedèl non zòno per amarti ór che di fède mi cadésti 'n zòrte : non zólo òdio té, òdio da parte, òdio gli tuòi parénti e gli òdio a mmòrte. Odio '1 vènto che vviéne da ste parte, òdio ancóra l'ómbra che ttu pòrte: t'òdio, se tti véde scritta in carta; t'òdio ppjù dell'infèrno e tt'òdio a mmòrte. Cfr. qui 77. 77. Cara, non è ppj' al fino mai per amarti, ancóra di féte mi cascasti 'n zòrta : io òtio il vènto che vviéne da quéste parti, òtio ancóra 1' ómpra ché ttu pòrti: non zólo t'òtio a tté da parte, òtio gli tuòi parenti e gli' òtio a mmòrte : òtio la tua matre che tt' à fatta, l'òtio fin'agli 'nfèrn' a scure pòrte. Cfr. qui 76. 78. 'n tèmpo che ce'èra piccula pollastra, te 11'ài mangiata tu ca c'èra fresca: mó ce vai dicènne ca c' è gguasta, ci à 'ddeventata 'na caglina cèsca (1). Mancano uno o due (listici. (1) = sudicia. 79. Un giórn' annai a spasso alla Suluvina (r): 'ncuntrai i zzaravagli (2) 'ni mèzzo alla ulunaca (3) ; mi s'abbia pe' 'nna strada di formiche, si credéva 'na strada romana. C'è 'nn'òmo sènza capo vad'a ccercare a llui che mm'à tirato. (1) Nome loc. Selvina. (2) Erba spinosa, specie di cactus. (3) L'aedo né altri lian saputo dirmi il significato di questa parola: dev'essere una di quelle voci dispregiative che talora si coniano da chi è adirato. Il canto vuol essere a dispetto, ma non dà senso a chi non conosce persone e cose. io6 C. VIGNOLI 80. T'arrassomigli a 'nna méta (1) de fave, le dònne 'n te paghèrene 'ne quatrine ; ò ffatta la 'nzalata cu ccént' ammischi (2), vàttel'a mmangia có' gli pari tuoi: degli altri amanti io ne sto provvista, dimme se vvòi venire pe' sservitóre. (1) = pagliajo. (2) = con erbe di varj sapori. 8r. Giórno di fèsta, rontinèlla, pòi, tutta la vigna tua la camminai : la camminai pe' ttrovarcijlèi : stanca stévi a ddormire ; non ti zvegliai : sótto alla pampanèlla (1) ci viddi l'uva: bbòn figliòlo fu' io, non la toccai. Cfr. castr. 120, 122. (1) Dimin. di pàmpino fatto femm. 82. Passere solitario i' sò' cchjamato, da quéste parte io non zò' cconosciuto : a 'nna calérà scura io ci sò' stato, causa ci n'è il sangue tuo nemico. È mmèglie di fa' un anno carcirato, non èssere có' ste dònne un giórno amico : è mmèglie di mandare pane abbroscato nò ppiccióni di dònne e bbèccafichi (1). (1) Per l'accento aperto di e vedasi qui n. 53 nota 2. 83. Sò' state a cquélle parte de Morèlla addò' la néve nen ze squaglia mai : me sò' ccomprato 'na stacca (1) morèlla, ancóra ne' Ila pozze cavalcare. Se cci arrive a mmétte' briglia e ssèlla sènza speróni la fò ccamminare Cfr. qui 6 per la regione Morella. (1) => cavalla giovine ma robusta: diccsi fig. di ragazze ben piantate. Manca un distico. r 84. A cquésto viculétte c'è 'nna mamma, ci avéva tant' annalto la só figlia : ci à 'ppése le coraglia 'n ganna (1) pe' ffarla cumparì' 'na bbèlla figlia: IL VERNACOLO DI A MA SENO 107 ne' Ila pòrta agli sóle ca se squaglia, tira '1 vènto peróno (2) e sse la piglia. Cfr. castr. 113. (1) = canna, collo. (2) Questa voce non dà senso: il testo castrese, di cui questo è variante corrotta, da: aquilóne. 85. Véddi un mónte alto quant' il'cèlo, ma pòi gli véddi tutte in tèrra pjana : c'èra un zerpènde carco di'veléno, e poi gli viddi 'm mano a un ciarlatano : c'èra un cavallo, ci lucéva il pélo, poi gli viddi co' gli passi pjane : tu, rricazzina, ci portavi il vélo, mó sèi restata co' Ile mósche 'm mano. 86. Faccia de 'nna cicória i dde mala céra, cómme t'à fatta ddio sènza colóre: prègo '1 dio che iti rivèrza céra, quando tóma gli mòrte 'n zebbuldura. Cauto Incompleto e di poco senso. È comune nel popolo l'idea che chi non ha viso colorito non può essere buono: di qui le locuzioni: è ffaccia ggiallal è cccra ggiallutal ne' mintile mai culòre i ttant'abbatta I 87. Di tònne si depinze la furtuna : non'pjù di tònne si téve direjmai bbène : in quando ci ne sono sótto la luna, ognuna nel zuo cuòre il vizzio tiéne: si Ile vogliamo voltare a vvuna a vvuna, il male che ssi fa da lór ne viéne : mia'matre me lo disse fin dalla culla: — Fuggi, figlio, le tònne che avrai bbène. 88. El testaménte che fféce Céseróne (1) di amar sèmpre le dònne nó' mmai costringe; quésto lo lascia scritto Salomóne : bbenché la dònna t'ama, eppur ti finge. Gran nerbute e ffòrte èra Sanzóne : pe' cquanto féce la dònna e ppur gli vinze: la dònna è ffatta simulile al carbóne, ché, vvive, arde i bbrucia e mmòrto tinge. Cfr. castr. 142. (1) Forse Ciceróne che talora è nominato nei canti come sapiente: cfr. castr. 15, 35. io8 C. VIGNO LI 89. Sò' ttutti véri, si, ssò' ttutti fatti e ttu, bbaggianèlla, fai gli' amóre có' ttutti: tu sèi cóme la mèla dèlie fratti, cacci gli bbégli fjóri e ttristi frutti. Si une ne pigli e ccènte ne bbaratti, finché fai passare la vòglia a ttutti. Sèi cómme quélle che llava gli pjatti : a une a une ti gli licchi tutti. 90. Quande il c. si bbuttave bandite, la sùrica (1) gli vuléva carcerare. Gli c. se nne ivo 'n cima a 'nna castégna, cugliéva gli cardi i gli zbattéva 'n faccia a Ila f. Allóra il c. se nne ivo 'n cima agli zammuco, la sùrica ce curi apprèsso cóme '1 lupo. Cfr. castr. 146 v. 7. Canto incompleto: manca l'ultimo distico. (1) «- sórca. 91. Alzete sta camisa indanto indanto, mentre mi ss' arrizza il mio struménte ; quande me ss'arrizzave ce gli mise a ffjanche, lèi se rivoltave me lo désse : méttecegli tutte. Cfr. castr. 46 pel v. 4. Canto incompleto e mal ricordato nei versi trascritti : anche a Castro ne ebbi solo il primo distico e non lo riportai nella raccolta. 92. Cara, sul far dell'alba me paréva de star vicin' a tté, anima cara : 'na mano cinta al còllo io ti tenéva, e 'nn' altra 'm mèzzo al pètto che tti baciava. Quélle dólci paròle che mmi dicevi, l'anima dal pètto mio si distaccava: io, pòvero meschinello, me lo cretéva, ma il zògno tratitóre che mm'incannava. Cfr. castr. 79 pel v. 6 e qui 93. 93. Variante : Sull'affaro (1) dell'alba io mi paréva di stare 'm pracci a lièi, alima cara: 'na mano io cinta al còllo io ti tenéva, un' altra 'm mèzzo al pètto, che tti baciava : IL VERNACOLO DI AMASENO 109 sulle dólce paròle che rami dicévi co' Ile mie orécchie se Ile 'scoltava : io, pòvero mischinèllo, me He cretéva, il zògno tratitóre che mm'incannava. Cfr. castr. 79 e qui 93. (i) Sic per: sul far come nel i° verso del n. 92. 94. Glie ggiórne dell'Ascènza bbenedétta ce viddi ddói zitèlle rimutare : se stéven' a mmétte' le sòi pómpe (1) vèste, la sua madre le stév' a 'llacciare. — Figlia, figlia, signi (2) bbenedétta, signi modèsta nello camminare. — O mamma, mamma, ne' Ilo pózzo fare : gli occhi sòn fatti pe' guardare all'amóre. Cfr. castr. 153. Migliore la lezione castrese, che fino all'ultimo parla di due ragazze : qui, poi, è storpiato anche l'ultimo verso con l'aggiunta : all'amore. (1) = pompose, ricche. (2) Notevole questa forma italian. d'imperativo. 95. Fontana frésca e ffontana di amóre, viate chi ce vè' l'acqu'a ppigliare. Ce vade io e cci tròvo lo mio amóre, stéva co' mi' altra bbèlla a rraggionare. Quande véde me, mut' i colóre, ci fa nfinta dello spassiggiare. Cfr. qui 33 v. 5. Manca il distico di chiusa. 96. Sant'Anna quande jéva all'orticillo tutta di còllora e ddi malinconósa, s' appuggiavo sott' a 'nn arbolèllo, ci stéva gli aucèlle a ffa' gli' anido. Mancano due distici che non permettono neppur di capire che specie di canto sia questo. 97. Accant'al mare gli vòglie fabbricare 'na palazzina có' ddói piètre sóle: drénte me cce vòglie renzerrare, pure 'n zò' ttradite daglio sóle : le dònne nen ze vònno confidare, pure gli pagni me sò' ttraditóre. Cfr. castr. 68, 84. Par che manchi anche qui il distico finale. I IO C. VIGNO LI 98. Chésse l'ò ddétt'a tté, fòglia di ròsa, te lasce la bbòna séra, dòrm'i rripòsa : dòrm' i rripòsa sì có' Ilo mi' dólce cantare, felice séra ti vòglio lasciare. Vòglio che F ammidia non ci sia, anche la mia Bjancòna 'n compagnia. Cfr. castr. 151 e sgg. per altre forme di commiati. 99. ClÒPPA. Quandejpòi ci sarà mmòrto, sonaranne le campane : - Madònna bbòna, ti piangerane, ci ss'è mmórte Cavalcati!. Quande pòi ci sarà mmòrto, lu portaranne al cimitère : Madònna bbòna, ti piangerane, ci ss'è mmórte Cavalcato. Ved. quanto si è detto nella prefazione ai catiti, a p. 4. 100. Avu, Maria, grazzia piena, dominine stekg, bbeneditta tu, mmglieribbùssg ; bbenedette frutte ventri sottri, Jesg. Santa Maria, water dei, ra prò nqbbissg pgkkaloribbussg, nunke l' in ora mqrtg nostre, dmmen. 101. Patrg nnqstre, ku esse '« cele, santificete 'n nome 'n tu: adveniate 'n rene 'n tu: fidttg la vuluntd stua, sikete 'n cele ette 'n terra. Patre nnoslrg kwatidiane dà nqbbg ssodig pekkatqribbùssg, mitta nobi zdebbita nostra, sikgtg i mio zdimittgmu zdgbbitoribbussg nqstrissg tra nossg ndukàssg 'n tgnlazziong sg dglibbera nossg a male: ammenng. IL VERNACOLO DI AMASENO in INDICI DEI CANTI POPOLARI I. Dichiarazioni a" amore num. 1-16 Lodi alla bella » 17-36 Settimana » 37 Amore supplichevole e incerto » 38-45 Amore tenace > 46-52 Amore mesto » 53-54 Partenza » 55-57 Lontananza » 58-62 Amore minaccioso » 63-67 Amore tradito » 68-73 Amore sdegnato » 74-77 Canti a dispetto e salaci » 78-89 Canti osceni » 90-91 Sogno » 92-93 Canti aneddotici e varj » 94-97 Commiato » 98 Ciòppa » 99 Ave Maria e Pater Noster » IOO-IOI II. A cquésto viculétte c'è 'nna mamma num. 84 A cquésto vicolétto c'è 'nna stélla » 29 A sto palazzétto c' è 'nna rondinèlla » 31 A un tirbunale d'amóre me cci appellai ». 43 Accant' al mare gli vòglie fabbricare » 97 Ah ddio ca sò' 'n caso desperato » 72 Alzete sta camisa indanto indanto » 91 Amóre mio, ché ddi lontano mi stai » 61 Angela siéte cu' ssi bbellizzi atèrne » 38 Aspetta aspètta, l'aspettare ne' vviène » 40 Avu Maria » 00 112 C. VIGNOLI Bbarbara, me zdignasti, non pjù tti voglio num. 73 Bbarbera, dove so' iti glie ggiuraménti » 6S Bbèlla, chi ti ama té si nnen ti ame io » 16 Bbèlla, co' tté bbeltà tu bbèlla sèi » 47 Bbèlla, gli passi mièi gli so' Sfiniti » 75 Bbèlla, sèi bbèlla gliu lunedì mmatina » 37 Bbjanco bbicchiére 'nnorgentata tazza » 17 Cara, gli squardi tuòi m'anno ferito » 10 Cara, gli squardi tuòi m'ànno ferito » 12 Cara, lontano da té ppatisco tanto » 60 Cara, mi vèto co' Ila mòrte accanto » 41 Cara, non è ppj' al fino mai per amarti » 77 Cara, quande pjacésti agli òcchje mièi » 49 Cara, sul far dell' alba me paréva » 92 Ce sò' vvenuto per volér sapére » 3 Ché bbèlla còppja de sorèlle siete » 27 Chéste l'ò ddétt' a tté, fòglia di ròsa » 98 Chiste è gli viculétte della carrièra » 67 Ci à stato détto i cci à stato abbisato » 65 Ciòppa » 99 Da quéste parti non ài caudato mai » 70 Di tònne si depinze la fortuna » 87 Dimmi, Cupiddo, a cquala scòla alitasti » 18 Dimmi de sì ò nò, dimmi che spèro » 5 Dio, quanto sèi bbèlla ancóra non zai » 69 'do te nne vai candando, mio dólce amóre? » 57 Dólci speranza, si mmi risolvéte » 4 Dònna di pòco sènzo, tu pazza sèi » 66 Dònna 'nfedèl, non zòno per amarti » 76 E ddimme, ròsa ggentile, cómm' ài da fare » 28 Ecco che pparto, bbèlla, e vvato in guèrra » 56 El testaménte che fféce Céseróne » 88 Faccia de 'nna cicória i dde mala céra » 86 Finèstra abbassa i ttu me 11'ài da dire » 13 Fontana frésca e ffontana di amóre » 95 Giórno di fèsta, rondinèlla, pòi, » 81 Gli ruscignòlo dalla gabbia è scito » 35 Glie ggiórne dell'Ascènza bbenedétta » 94 Guarda che bbèlla vertù che cci à la quaglia » 8 IL VERNACOLO DI A MAS £ NO 113 Jèccomi, bbòlla mia, ddutnan' io parto, num, 55 Lo bbambinèllo dello prim' amóre » 33 Mazzétto de garòfolo gentile galante » 20 Me gli potésse 'n abbito indossare » 30 Ména glia vènte spisse i ppènza bbène » 59 'M mèzz' al mare 'na bbarca calanta » 21 Montagna pe' mmontagna sò' vvenuto » 9 ... 1» n' óra mi manti n celo n ora agli nfèrno » 45 'n tèmpo che ce' èra piccula pollastra » .0 78 'na vòlta e' èro un cavallo bbèn governato » 53 Passe e rrepasse ; la mamma s' arrufa » 39 Passere solitario i' sò' cchjamato » 82 Patre nnòstre » 101 Piccula fusti, sì, ma bbèlla sèi » 36 Pigliai 'nu libbre i Ile strappai le carte » 74 Prentésti il còro mio e Ile ferésti » 7i Qua mi assètto, nen vato ppjù avante » 2 Quande il c. si bbuttave bandite » 90 Quande nascésti tu nacque bbellézzc » 19 Quande nascésti tu, bbèlla bambina, » 26 Quande sarà cquél zospirate giórne » 52 Quante nascésti tu, gra' ppómi t'oro, » 22 Quanto mi pjace l'aria palombina ! » 11 Quésta è Ila pjétra mia anticamente » 1 Ragazza che ssei nata tra gli fjóre » 5i Sant'Anna quande jéva all' orticillo » 96 Se cci attaccasse 'n' óra a ccomantare » 50 Séte ppjù bbjanca vói che nn' è Ilo latto » 23 Si ssènti, amato bbène, l'aria tonare » 14 Silènzio, amanti, al mio cantar che invio » 54 Sò' dde cristallo fino, nó' mme spèzzo » 42 Sò' rresulute de 'nna tòrcia fare » 15 Sò' state a cquélle parte de Morèlla » 83 Sò' ttutti véri, si, ssò' ttutti fatti » S9 Sòn pèrle prezz'ióse da equi 'ntórne » 24 Spiccette quésse tricce imperiale » 25 Stélla nen viddi mai ppji' rrilucènte » 6 Sto palazzétto vòglio 'mbalzamare » 32 Sull'affaro dell'alba io mi paréva » 93 ii4 C. VIGNO LI T'amo, t'odio, ti fuggo e ppòi t'adoro num. 44 T'arrassomigli a 'nna méta de fave » 80 Té' gli' òcchi zbacelischi e ffulminanti » 62 Tutti mi dichene che tti lascio antare » 48 Un giórn'annai a spasso alla Suluvina » 79 Un giórno me ne stava tutto penzóso » 34 Véddi un mónte alto quant' il celo » 85 Viso bbèn fatto da sti lòchi stai » 46 Vòglio canta' sótt' a sta friscura » 7 Voglio cantare a cquésta pjazzetèlla » 63 Vòglio cantare a cquésta pjazzetèlla » 64 Vorrébbe addeventare 'na rondinella » 58